Partito Comunista Internazionale

Il Soviet 1921/16

Uscire dalla Confederazione del Lavoro?

Sovente accade trovarci a faccia con così detti estremisti, i quali osano contestarci – si capisce il perché – che i Buozzi, D’Aragona, Modigliani, Treves, Turati ecc. non sono da paragonarsi ai social-democratici di Germania, Austria, Ungheria e ai mescevichi russi. All’incontro noi affermiamo, essere quelli qualcosa dippiù di questi, e non ci stancheremo mai – fino a completa sazietà – di additarli al proletariato quali traditori della loro causa.

Il connubio tra social democrazia e capitalismo nostrano per mettere sul lastrico i comunisti, le malefatte federali e confederali riversate sui comunisti a Torino, i licenziamenti di comunisti e simpatizzanti in tutti gli stabilimenti ove impera federazione e confederazione: tutto ciò è l’indice sicuro di una grande offensiva sferrata contro il partito comunista e tutto il proletariato inquadrato nelle sue file. Urge provvedere, per arginare e contrattaccare il «toupet» confederale, onde sventare a tempo tutti i connubi occulti e palesi che danneggiano il proletariato minandone la propria esistenza.

Date le losche alleanze, non ci meraviglierebbe affatto sentire domani, che la Camera del Lavoro di Torino sia stata conquistata dai social-democratici – anzi, ne siamo certi – dopodiché il carino Buozzi nel suo giro elettorale ed ai suoi fidi lacchè, di già enunciò tale grandioso avvenimento con queste testuali parole:

– Vedrete fra giorni che succederà a Torino.

Avete inteso, proletari!

Dopo si viene qui a dire che la colpa della situazione di Torino è dovuta esclusivamente alla tattica comunista. E in tutti gli altri centri d’Italia, di chi la colpa! Altro che metodi comunisti; sono le vostre trame ordite, che hanno prodotto e producono simili situazioni, e mentre credete levarvi dai piedi i comunisti, danneggiate tutto il proletariato per soddisfare la vostra brama.

Ciò che al nostro scritto dà un’importanza affatto speciale, non è solo il denunziare volta a volta al proletariato tutte le mene social democratiche, ma è il trovarvisi enunciata per la volta la richiesta – da parte nostra – agli organi centrali in armonia col comitato esecutivo della terza internazionale, di rivedere le tavole programmatiche del nostro partito in rapporto alla tattica sindacale. Sarebbe tormentoso per noi, il continuare a rimanere nelle federazioni di mestiere e nella confederazione generale del lavoro, senza rimetterci i nostri migliori uomini sorti nel campo proletario.

Sarebbe ancora estremamente pericoloso, il volerci fossilizzare nel contenuto teorico e programmatico della mozione di Imola approvata a Livorno, senza compromettere seriamente le sorti del nostro partito.

Rimanere nella confederazione del lavoro, aspettando il giorno che possiamo impadronircene, e rimuoverne tutti gli uomini per sostituirli con i nostri – dati gli attuali sistemi confederali – significa decretare la morte per miseria o fame di tutto il proletariato comunista inquadrato nella organizzazione del partito, significa allontanare vieppiù il giorno della riscossa e della completa emancipazione della classe lavoratrice; infine, significa rendere un cattivo servizio alla rivoluzione russa che tanto a cuore sta al proletariato italiano.

Il 20 gennaio è passato, ma da quel giorno ad oggi – molt’acqua è corsa sotto i ponti – si sono verificati moltissimi cangiamenti e tutti a detrimento del proletariato comunista. L’opera nefasta dei social democratici si è quadruplicata. Le vittime comuniste si contano a migliaia in tutte le città di Italia con la supina acquiescenza dei «bonzi sindacali» che tengono bordone al capitalismo. I licenziamenti sono a profusione con la pretesa formula – per mancanza di lavoro – che ormai è divenuta la parola d’ordine per tutte le industrie. Quella famosa legge per la disoccupazione – che tanto torto hanno i comunisti di Torino a non voler riconoscere – è una vera turlupinatura per il proletariato. Che fare dunque! Assistere impassibili all’esaurimento dei nostri bravi operai! Consentire, qua e là, alla lenta agonia a cui sono condannati dalla difesa passiva dell’organo confederale! Varrebbe la pena, creare un nuovo organo confederale che attiri le simpatie di tutti gli strati operai rivoluzionari che finora sono fuori della confederazione, onde risolvere il periodo storico in corso e far fronte agli avvenimenti politici-sindacali che si susseguono! Rimanere in attesa della conquista è viltà, e suicidio morale e politico.

Gli avvenimenti di Torino sono tali, da non consentirci ulteriori indugi – se il movimento del partito comunista creato in Italia non deve essere sorpassato –. Occorre non solo la propaganda, per rompere il dorso ai social-democratici, ma bisogna opporre diga a diga, istituzioni a istituzioni, organismi ad organismi. Conquistarli, equivarrebbe conquistare lo stato borghese con tutti i suoi difetti, con tutto l’ingranaggio burocratico. All’inverso dello stato borghese è necessario, creare per abbattere, sbarbicare quell’albero confederale che è pieno di foglie ingiallite e secche. Comprendiamo purtroppo che la social-democrazia brandirà un’altra arma contro di noi, accusandoci di dividere il proletariato. Troppo tardi, non sortirà alcun effetto perché il proletariato – con le sue azioni da lupanare – è già virtualmente diviso.

Credete pure – compagni del comitato esecutivo – che non usiamo la penna per diletto, costa molto lavoro lo scrivere, a noi proletari, che viviamo nella famiglia proletaria. Pertanto riteniamo dovere di ogni buon operaio comunista, raccogliere e rendere pubblico il pensiero e la volontà degli operai, i quali sono stanchi dell’opera svolta dalle federazioni e dalla confederazione generale del lavoro. Una buona moltitudine non aderisce, né vuole aderire, malgrado le nostre continue esortazioni. Quei compagni sono irremovibili – non hanno tutti i torti – essi vogliono un organismo nuovo, una pianta giovane con foglie tenere e verdi che sia all’altezza di comprendere il periodo storico in cui viviamo, e che li sappia guidare per la via più breve e sicura che conduce alla sua definitiva emancipazione.

Prospettate – compagni del comitato esecutivo – alla terza internazionale, la nostra critica situazione ed accogliete la enunciazione di questa proposta come meglio vi aggrada e nello esclusivo interesse del proletariato comunista. A noi, basta la soddisfazione di aver compito il nostro dovere.

CARRABBA LUIGI

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Abbiamo dato posto all’articolo di Luigi Carrabba perché è bene che sia noto il pensiero dei compagni su argomenti di così vitale importanza, quali quelli riguardanti la tattica sindacale. Senza dubbio lo scritto del Carrabba trova la sua legittima giustificazione nella lotta sorda e tenace che i papaveri confederali fanno ai Comunisti nei Sindacati, e nel loro vergognoso sabotaggio ai movimenti diretti da comunisti. (Le elezioni per le Commissioni interne nelle officine di Torino insegnino!).

Ma non possiamo non notare che la proposta per la uscita dalla Confederazione ci pare per lo meno inopportuna, oggi che i comunisti si battono strenuamente per l’entrata nel massimo organismo proletario italiano di tutte le organizzazioni che ne son fuori.