Partito Comunista Internazionale

Il Tranviere Rosso 2

Il sindacato operaio

E’ l’organo di difesa dei proletari. Vi aderiscono i salariati e gli impiegati. È un organo della classe, ma non è un organo rivoluzionario. Solo il partito comunista, quello vero, ha come obiettivo storico immediato la distruzione violenta dello stato capitalista. Il sindacato, invece, non ha scopi che superino la società borghese. Lavora nella società attuale per tutelare gli interessi economici e di categoria dei lavoratori, nel rispetto delle leggi dell’economia. Non postula l’abolizione del capitale e del salario.

Tuttavia il sindacato è un organismo indispensabile per i proletari. È la prima forma di organizzazione collettiva che unifica gli sforzi dei lavoratori per la conquista e il mantenimento di condizioni di lavoro e di remunerazione meno degradanti. Il partito comunista, quindi, obbliga i suoi iscritti a lottare nel sindacato per innalzare i proletari al livello del partito, ad avere, cioè, una visione storica generale delle loro lotte, per superarne l’angusto limite economico, per collegarle a tutti gli sforzi collettivi del proletariato, superare le divisioni di categorie, di settore e di azienda. Così i lavoratori si sentono veramente classe, quelli della fabbrica metallurgica del Nord e quelli dell’azienda tramviaria del Sud. Sentono così che hanno lo stesso unico problema: DISFARSI DI QUESTO TIPO DI SOCIETÀ.

Quando il sindacato ostacola o impedisce che le lotte si estendano tra aziende, settori e categorie diverse; frena gli assalti operai alle strutture capitaliste; telefona al padrone i piani dell’azione rivendicativa; elemosina il diritto ad affiancarsi alla direzione aziendale; si preoccupa del suo riconoscimento giuridico da parte dello stato: allora il sindacato cessa di difendere anche gli stessi interessi immediati dei lavoratori e diventa un organo corporativo, uno strumento, magari incosciente, dello stato capitalista, della politica borghese di repressione del proletariato e di difesa del capitale. Quando il sindacato sfugge all’influenza del proletariato rivoluzionario ha un solo compito da assolvere: puntellare il regime sociale esistente.

I veri comunisti lottano, come nel passato, appunto per indicare ai lavoratori che ogni lotta è momentanea e limitata se non viene considerata come un valido esercizio per un tipo di lotta più matura e decisiva: quella politica, che mira al cuore del nostro nemico.

In questo lavoro politico i comunisti rivoluzionari trovano l’opposizione più dura degli attuali dirigenti sindacali e dei partiti opportunisti; i quali hanno interesse che l’attuale stato di cose non sia scosso, che l’idilio tacito tra padronato e sindacati non sia turbato: che gli operai non si sveglino da questo lungo sonno.

Non siamo, quindi, contro il sindacato, come si sussurra da parte nemica; siamo contro l’opportunismo che dirige il sindacato, contro le mille forme di corruzione delle lotte operaie, contro i bonzi sindacali che considerano questo organismo come un ufficio per fare carriera in qualche modo.

I lavoratori incominciano già a rendersi conto di questo andazzo, prediletto dai mandarini. E questo è il segno della ripresa della lotta in senso giusto; quella per la quale i veri comunisti lottano da oltre un secolo.

Di male in peggio

La CGIL è in vena di buffonate. Il suo appello al Papa per la pace è come se un condannato per delitti altrui chiedesse la grazia ad uno dei suoi carcerieri.

500 lire per la tessera

I sindacati si adeguano: aumenta il caro-vita, aumenta il prezzo della tessera. Basta una circolare e tutto è fatto. Ma dove vanno i nostri quattrini? Il sindacato è ormai un ministero, una succursale della greppia governativa.

Il caporale in pensione

E’ già che ci siamo, facciamo la colletta al caporale in pensione. La società borghese è fatta di lotterie, di sottoscrizioni e di pensioni. Le prime servono per mantenere un esercito di “fortunati fannulloni” che così credono nella divina provvidenza, la seconda per le vittime straordinarie di questa società; le ultime come miraggio più o meno felice per servi e schiavi, perché non si ribellino. A quale categoria appartiene il “CAPORALE”.

Il canto del filisteo

“Tu l’ordini – e si calmano pacificati i mari mugghianti – Tu l’ordini – o chiara si leva la splendida aurora. Tu l’ordini – e nelle morte steppe, nascono giardini fioriti – Tu l’ordini – e scorrono nella sabbia, torrenti d’acqua viva”.

Così belava un poeta russo per Stalin.

Ricordate le mistiche lodi di Ingrao a Mussolini? I tempi mutano? La musica è la stessa.

Non uccidere

Il governante borghese dice al proletario in casacca grigioverde “Uccidi i nemici della patria per difendere i sacri confini… della mia borsa! Uccidi i tuoi fratelli che insidiano la pace… del mio portafoglio! Uccidi i rivoluzionari che sovvertono l’ordine… dello stato del mio sfruttamento.

L’opportunista dice ai proletari: non uccidete nessuno, neppure i vostri nemici, con i quali dovete collaborare per il bene supremo della nazione!

ROBA DA VOMITARE!

Questione privata

Per il falso social-comunista e per il bonzo sindacalista sono questioni di classe solo quelle che toccano i suoi interessi di partito piccolo-borghese e di funzionario. Tutto il resto è un insieme di questioni “private” che si risolvono nei corridoi di Montecitorio, nelle sedi ministeriali e aziendali. Ogni tanto una commissione d’inchiesta per “appurare i fatti” e placare così la santa collera proletaria. La sorta dell’impiegato sotto l’inchiesta dipende solo dal paternalismo del capoccia.
Per noi hanno sempre ragione i lavoratori. Se lavorassero meno – cioè 2 ore al giorno – senza [parola illeggibile], avrebbero i nervi più saldi… e le idee più chiare per manovrarli a dovere.

Consiglieri dei padroni

Tutti i sindacati tricolori nella conferenza-stampa di martedì, hanno suggerito alla Direzione il modo migliore per ben guidare la barca dell’ATAF quando si accingeranno – bontà loro – a dar “consigli” ai lavoratori per rovesciarla?

Dimenticavamo: essi sono per la collaborazione!