Partito Comunista Internazionale

Il Partito Comunista 107

L’epilogo borghese della rivoluzione cinese si legge nel suo passato Pt.25

Prima parata delle Guardie Rosse

Sei giorni dopo la chiusura dell’XI Plenum, la Rivoluzione Culturale mostrava all’attonita opinione pubblica mondiale la sua prima spettacolare manifestazione che segnava altresì il primo chiaro risultato della lotta politica svoltasi nei mesi passati.

La direzione del partito si presentò in nuovo ordine, con dirigenti promossi che avanzavano, altri che retrocedevano, altri ancora che non comparivano neppure. Era il risultato del difficile e non decisivo, per l’evolversi della lotta politica, XI Plenum che rimaneggiò l’interna gerarchia del PCC.

Mao, stella solitaria ed irraggiungibile era seguito da Lin Biao, Zhou Enlai, Tao Zhu, Chen Boda, Deng Xiaoping, Kang Sheng, Liu Shaoqi (precedentemente al secondo posto della gerarchia) e dal vecchio Maresciallo Zhu De che scivolava dal quarto al nono posto.

Dai resoconti di stampa si poté apprezzare anche le modifiche del vecchio Politburo: ne uscivano Liu Shaoqi, Zhou Enlai, Zhu De, Deng Xiaoping, Peng Zhen, Peng Dehuai, Liu Bocheng e Li Jingquan; era clamorosamente promosso Tao Zhu ed entravano nel massimo organo, Nie Rongzhen, Ye Jianying, Xu Xiangqian (tutti e tre marescialli), Li Xuefeng e Xie Fuzhi, generale e Ministro di Pubblica Sicurezza. Conservavano il loro posto i discussi Chen Yun, Bo Yibo, He Long e Tan Zhenlin, la cui presenza era il sintomo più evidente che alla fine un compromesso c’era stato, anche per la necessità del regime di mostrare alle masse un’unità degli organi dirigenti. Oltre a Lin Biao, ormai definito come “Il più vicino compagno di Mao, erano in chiara ascesa Chen Boda e Kang Sheng, mentre l’influenza di Liu e Deng era in netto declino.

La manifestazione ebbe un carattere essenzialmente militare, con il gruppo dei massimi dirigenti di Partito e di Stato in uniforme, e con il milione di Guardie Rosse che sfilavano inquadrate in compagnie e battaglioni veri e propri. Tutto era marziale, tutto riandava alle passate lotte eroiche ed epiche del PCC, in cui potere politico e potere militare erano un tutt’uno, con il primo anzi che dipendevano dal secondo, tanto che l’esercito aveva garantito ed assicurato la vittoria di Mao, prima all’interno del PCC, poi contro il Generalissimo. La rievocazione, anche l’appellativo Guardie Rosse era preso dagli anni Venti, doveva infondere alle masse coraggio, vigore e spirito di sacrificio, questa volta non per i destini nazionali e borghesi della grande Cina ma per la conduzione della Rivoluzione Culturale e per gli obbiettivi produttivi.

Ad altro scopo la rievocazione doveva servire: se da una parte si screditava l’apparato di Partito, costantemente accusato di aver concesso posti chiave amostri” ed ageni malefici”, dall’altro era necessario innalzare il prestigio del puro e fedele a Mao, Esercito di Liberazione, il cui schierarsi aveva probabilmente tutto deciso, e che i fatti di nuovo chiamavano a importanti compiti politici e civili, esattamente come negli anni Trenta. Non secondariamente, tutto serviva a dare carisma e prestigio al Ministro della Difesa Lin Biao che si voleva al secondo posto nella gerarchia ma pure di scarsa personalità di fronte ai dirigenti che rinculavano.

Il discorso principale fu naturalmente tenuto dall’insipido Lin Biao, a cui fece da contraltare un più lucido Zhou Enlai mentre il simulacro Maocon il bracciale rosso recante la scritta a caratteri gialli “Hong Wei Bin, rigido ed inespressivo, contemplava la fiumana umana scorrere e rendere omaggio al grande Uomo immobile.

Mentre Lin Biao lanciò appelli alla battaglia ed alle epurazioni: «Noi abbatteremo quelle autorità che hanno imboccato la via capitalistica, i dirigenti controrivoluzionari borghesi che si oppongono con ogni loro atto alla rivoluzione, noi annienteremo tutti i fantasmi e mostri. Noi sradicheremo con la forza tutte le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi, le vecchie abitudini delle classi sfruttatrici (…) noi spazzeremo via tutti i vermi e sgombereremo tutti gli ostacoli»; Zhou Enlai sarà molto meno barricadero e comiziale: «Il presidente Mao ci ha insegnato che per fare la rivoluzione dobbiamo contare sulle nostre forze. È da noi stessi che dobbiamo educare, liberarci e condurre la rivoluzione. Tutti i rivoluzionari devono servire il popolo corpo ed anima, divenire suoi servitori, essere allievi delle masse prima di essere suoi professori. Devono opporsi risolutamente a chi si tiene al disopra di esse e le comanda alla cieca».

Le chiare differenze di tono, più che risultato delle diversità fra le due personalità, erano certamente il riflesso nella testa degli oratori dei difficili quesiti con i quali si trovava a fare i conti la Rivoluzione Culturale. Stringiamo: il ritorno definitivo ad una politica di mobilitazione sociale si potrà avere senza prima sbarazzarsi di buona parte dell’apparato di Partito e di Stato ? E se a questo bisognerà arrivare, ciò non minerà l’unità statale della grande Repubblica gialla ?

Dal 18 al 31 agosto i giorni epici della Rivoluzione Culturale

Questi tredici giorni, fra la prima e la seconda grande manifestazione di Guardie Rosse, furono il primo atto della lunga recita di quelle organizzazioni studentesche sorte, sembra spontaneamente, poche settimane prima. Apparse nella scuola media dipendente dell’Università Qinghua, le Guardie Rosse si estesero rapidamente nelle scuole medie e nelle Università della capitale, per poi interessare tutte le città. Il nome era chiaro indice del tentativo di rievocare il passato, dalle Comuni di Shanghai e Canton, alle “basi rosse nella Cina Meridionale, e soprattutto era dimostrazione del fascino dell’Esercito che imponeva modelli paramilitari e marziali. Anche altra terminologia ricordava la vita militare: a partire dagli ultimi giorni di agosto furono istituiti “Comandi o “Quartieri Generali per coordinare l’azione dei vari gruppi di Guardie Rosse denominatisi “truppe o “reggimento.

Inizialmente, le Guardie Rosse riguardavano solo gli studenti ed il solo criterio valido per entrarvi riguardava l’estrazione sociale del candidato. Potevano essere Guardie Rosse i figli di contadini poveri o medio poveri (classificazione fatta con i primi movimenti di cooperativizzazione), di lavoratori manuali, di quadri rivoluzionari, di soldati e di martiri della rivoluzione; in seguito, il criterio di ammissione sarà più permissivo e le Guardie Rosse inquadreranno impiegati statali, amministrativi e commerciali, infine si confonderanno con la pletora di organizzazioni di “ribelli rivoluzionari” che inquadreranno invece, spesso, solo operai dell’industria.

Due giorni dopo la manifestazione oceanica del 18 agosto, Pechino è il grande teatro delle Guardie Rosse a cui Polizia e Stato cedono piazze e strade. Nella mattinata del 20, con giornali murali le Guardie Rosse ordinano di distruggere in una settimana tutti i resti del passato borghese e di quello feudale. Era l’inizio di vasti disordini, con squadre di Guardie Rosse che si accanirono contro ex borghesi, insegnanti, intellettuali e quadri spesso molto alti di Partito e di Stato.

Squadre volanti a piedi o in bicicletta, accompagnati da una scenografia di tamburi e di gong, provocarono e picchiarono tutti coloro che si discostavano dalla massa per abbigliamento od altro. I dazibao vietavano infatti lepermanenti”, i capelli lunghi stile Hong Kong, i pantaloni stretti. Gruppi di giovani, accompagnandosi con l’immancabile ritratto di Mao, eseguirono accurate perquisizioni distruggendo qualsiasi cosa che ricordava il passato o l’occidente: libri, dischi, oggetti d’arte, foto familiari, archivi e documenti privati. L’ondata spazzò via ogni piccolissima manifestazione di frivolezza o di lusso. Sospesa ogni vendita di prodotti occidentali e di antichità, venne ingiunto ai negozi che vendevano articoli per matrimonio e da regalo di cessare la loro attività; sorte simile toccò ai negozi ed ai privati che vendevano fiori, pesci rossi, gabbie per uccelli, piccioni; per quelli che vendevano bare e abiti per i morti l’ingiunzione di cessare l’attività era accompagnata dall’ordine di consegnare il legname alle fabbriche che lavoravano il legno.

Altri negozi furono costretti a cambiare il loro nome con appellativi rivoluzionari: ristoranti, sarti, fotografi, librerie d’occasione vennero addobbati con manifesti minacciosi, mentre tutti gli spacci di vino e molte case da tè furono messe sotto sigillo.

Professioni “sconvenienti” come pugili, espositori e venditori di immagini, narratori comici, cantanti con tamburello, furono proibite, e spesso chi le esercitava fu costretto a ritornare nelle campagne.

Anche le testimonianze architettoniche del passato subirono l’azione distruttiva delle Guardie Rosse che si sfogarono contro le facciate decorate e scolpite delle case, contro statue, tegole colorate, tradizionali draghi e leoni di pietra.

Il 22 agosto, le Guardie Rosse si dirigevano verso le tre ultime chiese di Pechino che, spogliate e saccheggiate di mobili e ornamenti, vennero chiuse al culto. Saccheggi e distruzioni colpirono pure moschee, tempi taoisti e buddisti della capitale e dei dintorni.

Xenofobia e nazionalismo caratterizzarono poi le manifestazioni contro le poche religioni straniere che allora vivevano a Pechino, fustigate e umiliate pubblicamente, come anche la devastazione del cimitero occidentale.

Le manifestazioni dei giovani ebbero subito l’appoggio del “Quotidiano dell’Esercito”, della rivista “Bandiera Rossa” e, infine del “Jenmin Jihpao” che il 23 agosto, con l’editoriale titolato “È bello, affermava:

«Le Guardie Rosse, le “Squadre combattenti della Bandiera Rossa” e altre organizzazioni del genere create dagli studenti rivoluzionari sono delle organizzazioni legali in regime di dittatura proletaria. Le loro sono azioni rivoluzionarie, cioè legali. Chiunque contrasti le azioni degli studenti rivoluzionari contravviene agli insegnamenti del presidente Mao e alle decisioni del CC».

Nello stesso giorno, veniva diffuso, a ulteriore sostegno dell’azione delle Guardie Rosse, il dazibao stilato da Mao il 5 agosto passato, durante lo svolgimento dell’XI Plenum, dall’esplicito titolo: “Fuoco sul Quartiere Generale”, in cui il placido e immobile presidente dava ulteriori colpi ad “alcuni compagni dirigenti, accusati di avere una posizione reazionaria, di aver instaurato una dittatura borghese, di voler abbattere il nascente movimento della grande rivoluzione del proletariato.

Il proletariato era però, nonostante Mao e l’agitarsi delle Guardie Rosse, in assoluta calma, pensosamente ammirava e studiava la bufera che si abbatteva sugli strati medi urbani, già colpiti dal regime durante il movimento dei “Cento fiori”, nel 1957-58.

Il proletariato notava che le insegne dei quartieri, delle strade, erano cambiate, come cambiati erano i nomi delle fabbriche e delle officine in cui giornalmente si recava a faticare e sudare. E questi piccoli cambiamenti, che mandavano in brodo di giuggiole giovani inesperti e studenti, non ispiravano né entusiasmo né fiducia, visto che le Guardie Rosse niente dicevano sullo sfruttamento di fabbrica ma testardamente si accanivano sui più piccoli e miseri lussi e consumi, atteggiamento che faceva riandare agli appelli morali del 1958-59 che avevano preteso fatiche e fatiche dalla classe lavoratrice, fatiche che non potevano certo essere dimenticate con la richiesta delle Guardie Rosse di un sistema di custodia gratuito delle biciclette !

Violenze e distruzioni si placarono una settimana dopo, il 28, quando ufficialmente l’editoriale del “Jenmin Jihpao” invitava le Guardie Rosse alla calma e alla disciplina, a “convincere, a “non battere sia che si trattasse di sconfiggere un gruppo di controrivoluzionari, sia che si trattasse invece di dirimere i contrasti fra i vari gruppi di Guardie Rosse.

Anche se gruppi di studenti cominciarono una capillare predicazione di moderazione, gli incidenti – pur diminuendo, continuarono fino alla seconda grande manifestazione delle Guardie Rosse, il 31 agosto.

Così l’editoriale del “Jenmin Jihpao”, il 29 agosto, “Omaggio alle nostre Guardie Rosse” descriveva la settimana di passione di quegli eroi semiseri all’assalto di mostri e vampiri:

«Nell’assalto alle posizioni avversarie, le Guardie Rosse giocano un ruolo di punta (…) Niente resiste al ferro della loro azione. Esse hanno battuto i mostri, i costumi e le abitudini di tutte le classi sfruttatrici. Tutti gli elementi parassitari celati negli anni in numerose posizioni non riusciranno a sfuggire al loro sguardo penetrante.
«Questi vampiri, questi nemici del popolo sono adesso presi per il colletto, gli uni dopo gli altri, dalle Guardie Rosse. L’oro, l’argento, i gioielli e le altre ricchezze che nascondevano sono stati mostrati in pubblico da queste ultime. I registri segreti e le altre carte che conservavano nella speranza di un cambiamento della situazione, le armi che nascondevano per disegni criminali, tutto questo è stato sequestrato dalle Guardie Rosse e mostrato in pubblico. Queste sono le imprese meritorie di questi giovani combattenti».

Nemmeno tre anni passeranno e queste imprese meritorie saranno belle e dimenticate, come anche tutti gli ori e gli argenti ed i denari sequestrati non faranno fare un passo avanti alla formazione di una moderna e diffusa industria nazionale come nella proletarizzazione delle campagne, ben altre risorse necessitava e necessita l’accumulazione e riproduzione capitalistica dei magri risparmi delle classi medie urbane.

La Rivoluzione Culturale segna il passo

Il 31 agosto si ha la seconda grande riunione con 500 mila Guardie Rosse; Mao arrivò con la prima macchina del corteo insieme a Lin Biao, He Long, Xie Fuzhi, Yang Chengwu, mentre gli altri dirigenti vengono così elencati: Zhou Enlai, Tao Zhu, Nie Rongzhen, Jiang Qing, Deng Xiaoping, Kang Sheng, Liu Shaoqi, Chen Yi, Zhu De, Li Fuzhun, Chen Yun, Dong Biwu, Ye Jianying, Xiao Hua, Wang Renzhong, Liu Wenzhen.

I due discorsi principali, come per la prima occasione, sono sempre di Lin Biao e Zhou Enlai.

Il primo ribadì che, seppur con il ragionamento e non con la forza, andavano attaccati coloro che, dopo essersi infiltrati nel Partito, avevano posizioni di potere pur seguendo la via capitalistica, dichiarazione che anticiperà i primi scontri fra Guardie Rosse e sostenitori delle organizzazioni di Partito nelle Province, quelle di Shanghai e Canton in testa.

Il secondo non si limitò a chiedere e pretendere unalotta ragionata”, ma senza paure espose la necessità del regime che le sciamanti Guardie Rosse divenissero una semplice armata di riserva del disciplinato e compatto EPL:

«La nostra guardia rossa è organizzata sull’esempio dell’EPL. Mettersi alla scuola dell’EPL è la parola d’ordine militante delle Guardie Rosse (…) Esse devono ispirarsi allo stile di lavoro “tre otto” dell’EPL, osservare le tre grandi regole di disciplina e le otto raccomandazioni, proteggere gli interessi delle masse, difendere i beni dello Stato e creare una nuova atmosfera, sana e socialista. Le Guardie Rosse devono diventare un distaccamento di lotta avente una coscienza politica elevata e un senso acuto della organizzazione e della disciplina. Esse devono essere un’armata di riserva dell’EPL».

Il discorso di Zhou segnerà poi l’appoggio del regime agli spostamenti di studenti nell’immenso paese possibili alla sola condizione che lo Stato assicurasse le spese di trasporto, di alloggio e di approvvigionamenti, oltre a permettere la migrazione dalla località di residenza.

«In questo momento – continuerà Zhou – studenti di varie regioni del paese stanno venendo a Pechino per uno scambio di idee e studenti di Pechino vanno in altri luoghi per stabilire legami rivoluzionari. Noi pensiamo che questa sia un’ottima cosa. Vi appoggiamo. Il CC del Partito ha deciso che tutti gli studenti universitari e i rappresentanti degli studenti delle scuole medie di altre parti del paese devono venire a Pechino, gruppo dopo gruppo, in tempi stabiliti (…) Siamo certi che l’azione rivoluzionaria di creare contatti su scala nazionale spingerà energicamente la grande Rivoluzione Culturale proletaria a svilupparsi in profondità».

Decisioni queste che sono il migliore epitaffio di pieno fallimento della teoria maoista, presentata e spiegata allora dal segaligno Lin Biao: dai proclami sulle campagne che devono accerchiare le città non si passa nemmeno alle città che si prendono la lor brava rivincita nei confronti delle campagne, ma, scomparse le figure dei contadini e dei cittadini, si erge a protagonista lo studente che dalla Pechino capitale marcia verso le altre città saldamente in mano alle figure dei burocrati, marcia che per l’assoluta impermeabilità delle campagne, sorde a qualunque sollecitazione, sarà sostenuta dal soldato, cioè dallo Stato centrale.

Niente quindi cambia il riconoscere che gli studenti eranospontanei” e sinceri; la lotta politica era iniziata come scontro fra forze statali e questo carattere rimarrà finché il proletariato cinese non farà sentireè solo questione di mesila sua ingenua, ma possente e terrificante voce, allora, solo allora, ogni artificiosa barriera alla lotta politica sarà infranta e la questione sociale per un attimo brillerà di vivida luce !

Dopo le prime due grandi manifestazioni di Guardie Rosse, intermezzate dalla settimana e più di disordini, la capitale Pechino vide quasi placarsi la lotta politica che si irradiò invece verso le Province.

Rispettando il compromesso seguito all’XI Plenum, anche se il Gruppo Centrale della Rivoluzione Culturale presieduto da Chen Boda appariva sempre più attivo, raramente quelli che saranno i suoi futuri irriducibili avversari, da Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, verranno criticati ed attaccati. I due schieramenti quasi si studiarono, e tutte le critiche e le offese delle Guardie Rosse come della stampa si limitarono ad infierire sulla sconfitta banda deimostri” di Peng Zhen e Luo Ruiqing. Anche l’importante sessione allargata del CC che si terrà dal 5 al 25 ottobre 1966, rispetterà questo clima dimoderazione” e dipersuasione” che momentaneamente si era instaurato fra i rimasti vertici dell’apparato, tanto che Mao in un certo modo difese Liu e Deng «Non possiamo gettare tutto il biasimo sul compagno Xiaoping. Loro hanno alcune responsabilità, ma anche il Centro ne ha. Il Centro non ha diretto le cose correttamente» dirà Mao, il 25 ottobre, e Liu aveva preso l’occasione per una prima cautissima autocritica.

Questo clima di compromesso al vertice si volatilizzerà quando, il 23 novembre, le Guardie Rosse inizieranno la campagna contro Liu spregiativamente etichettato come il Kruscev cinese, quando nel novembre la Rivoluzione Culturale si stava estendendo in tutte le città e province, con le Guardie Rosse che iniziavano a scontrarsi con le organizzazioni locali di Partito e, soprattutto, quando cominciarono ad entrare in scena i primi gruppi operai.

La grande migrazione delle Guardie Rosse

Come già annunciato da Zhou Enlai il 31 agosto, per “sviluppare in profondità la Rivoluzione Culturale il CC aveva deciso di permettere e sviluppare fra la capitale e le altre città un flusso continuo di Guardie Rosse, “scambio di esperienze verrà chiamato questo flusso.

Questo sciamare delle Guardie Rosse e questo resistere dei Comitati locali di Partito impone un importante rilievo; l’evolversi della lotta politica al vertice di Partito e Stato aveva determinato la rottura degli stretti legami esistenti fra Pechino ed i Governi delle Amministrazioni provinciali e locali, rottura che non poteva certo essere neutralizzata con la centralizzazione che Pechino cercava di dare alle Guardie Rosse fornendole, dal settembre 1966, di capi ed istruttori provenienti dall’EPL e dal suo Dipartimento Politico, nel tentativoinvero difficiledi coordinarne le attività facendone una dipendenza dell’Esercito, come ottimisticamente ed avventatamente aveva proclamato Zhou Enlai il 31 agosto.

Mentre da Pechino si irradiavano verso le altre città gruppi di Guardie Rosse, movimento che superò le diverse migliaia di individui, un movimento inverso si ebbe per Pechino, meta degli spostamenti delle Guardie Rosse delle Province per la presenza del Grande Timoniere.

I viaggi per la capitale furono prima spontanei poi organizzati e, nonostante il caos che causarono sulla debole rete ferroviaria, resi gratuiti con disposizione centrale.

Il pellegrinaggio nella mitica capitale che si concludeva il più delle volte con sfilate oceaniche o con comizi nel grande Stadio circolare del Club operaio, servì ai vari gruppi di Guardie Rosse per stabilire contatti costanti e continui con gruppi affini e coinvolse una massa di circa 13 milioni di giovani, tutti gli studenti universitari e degli istituti superiori, delegazioni delle altre scuole inferiori e prime delegazioni di impiegati e operai.

Nel periodo fra l’agosto ed il novembre si stimarono in 2 milioni le Guardie Rosse stabilitesi in Pechino che vide aumentare la sua popolazione del 50%. Alloggiati sommariamente in scuole, giardini pubblici, costruzioni improvvisate, accampati all’aria aperta, i giovani alfieri della Rivoluzione Culturale suscitarono subito il sordo malcontento della popolazione della capitale che vedeva gli approvvigionamenti alimentari non riuscire a far fronte all’accresciuta popolazione ed il sistema del trasporto pubblico del tutto sconvolto per le molte requisizioni di autobus.

Questa grande migrazione interna, certe fonti valutarono in decine e decine di milioni di individui il totale degli sciamanti, determinò un risultato forse non voluto da nessuno: l’inflessibile verifica delle informazioni, i rigidi controlli che rendevano impossibile la conoscenza di fatti e persone di altre regioni e città, erano infranti. Aumentava sì il prestigio di Mao e di pochi altri dirigenti, ma diminuiva o crollava addirittura il prestigio di riconosciuti uomini delle istituzioni, pubblicamente attaccati e talvolta derisi ed umiliati dalle difficilmente inquadrabili Guardie Rosse. Queste avevano di nuovo sospinto in primo piano Mao ed i suoi che avevano prevalso nei confronti dei loro avversari per l’azione discreta e silenziosa dell’EPL, ma con il diminuire del prestigio della vasta schiera degli oppositori di Mao, quasi si liquefaceva la forza “morale” delle istituzioni repubblicane, fatto che non avrebbe mancato di avere conseguenze riguardo le fabbriche e l’azione degli operai, fino adesso fuori dalla mischia.