Partito Comunista Internazionale

Il Partito Comunista 407

Nel cuore della democrazia - Il capitale abbatte i suoi idoli

La rivolta del 6 gennaio al Campidoglio di Washington è stata una convulsione di un sistema sociale morente. La profonda crisi del capitalismo è diventata una crisi politica al centro di tutto il mondo borghese. Non vi si era visto un fatto simile dallo scoppio della guerra civile nel 1861, prima che gli USA diventassero la maggiore potenza mondiale. La profondità della caduta da quel tempo lontano sembrava impossibile. Ma, come osservavano Marx ed Engels, sotto il capitalismo «tutto ciò che era stabile si dissolve nell’aria, tutto ciò che era santo è profanato, e l’uomo è finalmente costretto ad affrontare con occhio disincantato la propria posizione e i propri reciproci rapporti» (“Manifesto del Partito Comunista”).

È tempo di smaltire la sbornia, dunque.

Quello che è avvenuto il 6 gennaio è stato descritto come un tentativo di colpo di Stato. Valutazione certo eccessiva, ma è la prova, in piccolo, che la democrazia è ormai solo una figura di cartapesta, pronta a farsi calpestare e che nessuno in realtà è interessato a difenderla.

Gli Stati Uniti possiedono l’apparato di sicurezza più sofisticato del mondo, ma questo non ha impedito a una folla per lo più disarmata di fare irruzione durante una sessione del Congresso. Come ha potuto consentirlo quello Stato di polizia?

La risposta è evidente visti i video degli agenti che aprivano i cancelli per permettere ai “rivoltosi” di entrare e con loro si mettevano in posa per le foto. Una ben differente presenza della polizia rispetto a quella che si è da sempre vista alle manifestazioni contro il razzismo, per esempio.

Allo Stato borghese per la sua difesa è utile attingere alle ideologie del razzismo, del sessismo, dell’imperialismo e dell’anticomunismo dichiarati. Per la sceneggiata del 6 gennaio ha mobilitato quindi alcuni noti imbonitori fascisti, che su internet sostengono “azioni armate” e vi sbandierano l’anticomunismo. “Il comunismo è il nemico invisibile”, si leggeva, su un’altra immagine Trump decapitava Carlo Marx e si vedevano comunisti gettati fuori dagli elicotteri di Pinochet.

Ma è possibile, e storicamente verificato, che il fascismo dello Stato borghese – sempre anti‑comunista e anti proletario – si presenti “di sinistra”, e perfino “proletario” e “comunista”: lo stalinismo ce ne ha dato numerosi squallidi esempi di questo “socialismo reale”.

Intanto – solo perché il fantasma della democrazia è utile per illudere la classe operaia e la piccola borghesia rovinata – i media borghesi prendono le distanze dai “disordini”. Come per ogni genitore, sarebbe arrivato il momento per lo Stato borghese di disciplinare i suoi figli ribelli. E chiedono la condanna dei “rivoltosi”. Trump avrebbe di nuovo tradito i valori democratici e la civiltà politica borghese. I “liberal” a destra e a manca deprecano questa farsa come “un attacco alla nostra democrazia”. I peggiori demagoghi si prostrano davanti all’orgoglio nazionalista ferito di una “cittadella incontaminata della democrazia”.

Tutto uno sforzo per depoliticizzare la vicenda, per ridurla a un “estremismo”, contro cui dovrebbe battersi lo Stato, “buono”, appoggiato da tutti i partiti, di destra e di sinistra. La presunta “sinistra”, quella socialista-democratica, è la prima a fare appello allo Stato borghese perché schiacci la minaccia fascista, cosa che non farà mai !

Perfino presunti “marxisti”, anche quando riconoscono che la rivolta è nata dalle caratteristiche fondanti dello Stato americano, in particolare il razzismo, gli rimangono sottomessi, benché lo riconoscano reazionario.

Noi comunisti rivoluzionari non siamo l’altro “opposto estremismo” rispetto ai fascisti che si sono visti il 6 gennaio: tutti loro di questo Stato vogliono esser parte; noi lo vogliamo abbattere!


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Il tempio della democrazia statunitense, e occidentale, è stato profanato. La guardia pretoriana ha accompagnato una banda di raccogliticci nei locali del Parlamento consentendo per ore devastazioni e sottrazione di documenti e archivi.

Ovviamente l’impresa non ci commuove né ci stupisce. Tanto meno ci dispiace o la deprechiamo. Quelle sale mai hanno accolto l’espressione di una volontà popolare, e ormai nemmeno quella dei borghesi. Non sono più che il cadente simulacro della democrazia. Il potere reale dello Stato passa per altri ambienti, meno visibili, dove si affrontano le grandi lobby, industriali, finanziarie, militari, con gli strumenti della corruzione, dei ricatti, delle intimidazioni mafiose. Il penoso e vile spettacolo delle votazioni è ammannito per ingannare i proletari, e sicuramente serve, se le classi dominanti vi investono miliardi.

Gli è che lo stato pre‑agonico del capitale, mondiale, e statunitense in particolare, in sala di rianimazione, richiede delle terapie di urgenza, provvedimenti emergenziali, irrispettosi di tempi, riti, procedure, formalismi legali.

Ma non è facile far cambiare passo da una stagione all’altra all’enorme, gigantesca macchina dello Stato. Seppure creatura e strumento fedele ed esclusivo della classe dominante, ha le sue rigidità, la sua inerzia, le sue rivalità e contraddizioni interne. Reti di interessi particolari e inveterate abitudini condizionano le tre armi dell’esercito, nelle loro complesse gerarchie, le magistrature, i servizi segreti, e fino alle sovrastrutture di cultura e di chiacchiere, mediatiche, universitarie, pseudo-parlamentari, che in tutto irreggimentano milioni di uomini.

Gli strappi sono inevitabili, necessari al capitale per ritardare il tracollo della sua crisi.

La menzogna della separazione dei poteri all’interno dello Stato borghese cede il posto alla aperta dittatura del potere esecutivo, delle cancellerie.

Il fascismo, che ormai è maturato e fatto proprio nella sua essenza da ogni istituzione statale borghese del mondo, esprime la forza del capitale, il suo monopolio di fatto di tutto il potere, riflesso della concentrazione delle forze produttive e finanziarie in poche grandissime unità; ma allo stesso tempo esso, nello scomposto annaspare tradisce la sua debolezza mortale che lo porta a presentarsi tramite personaggi comici, irriverenti e distruttivi delle sue stesse menzognere idealità e superstizioni.

Il proletariato stia lontano da questi burattini, che si presentino come clown o come onest’uomini, e dalle loro fallaci promesse e guardi al suo storico programma rivoluzionario, al suo partito.

Governo Draghi: Democrazia apparente. Fascismo regnante

Le condizioni di vita degli operai e di tutti i lavoratori salariati sono da anni, decenni, in continuo peggioramento, sottoposte, in perfetta continuità, agli attacchi di tutti i successivi governi. Al di sopra delle alchimie parlamentari ogni governo dello Stato borghese è necessariamente avverso agli operai.

Questo perché il vero detentore del potere non è il governo di turno, bensì quelli che oggi, con ipocrita pudore, chiamano i “poteri forti”, e che altro non sono che la borghesia industriale, finanziaria e fondiaria, nazionale e internazionale.

I partiti dell’arco parlamentare sono bande che si atteggiano a rappresentanza elettorale degli interessi di ceti e classi in contrasto, ma i fili di questi burattini sono nelle mani del grande Capitale: oltre certi limiti le dispute per spartirsi il plusvalore estorto alla classe operaia non possono andare e debbono disciplinarsi alla tutela dell’interesse comune di tutta la classe dominante, quello di garantire il mantenimento del sistema produttivo fondato sullo sfruttamento della classe lavoratrice.

La vicenda dell’insediamento di Mario Draghi a capo del governo ne è la patente conferma. Chi meglio di quel banchiere internazionale può impersonare le attuali stringenti esigenze generali della borghesia italiana?

Urge l’ora, e tutti i guitti e mestieranti del politicantismo mediatico-parlamentare devono farsi da parte o inginocchiarsi e ubbidire, pagliacci utili solo alla messinscena di un’apparente democrazia, recitata solo per mascherare il fascismo che, dietro le quinte, è vivo e imperante ovunque.

La classe operaia non è quindi interessata a schierarsi pro o contro la formazione di questo governo. La democrazia, maschera della dittatura del capitale, non va difesa, ne va denunciato il ruolo e messo a nudo il vero volto del nostro nemico. Il nuovo governo – tecnico o politico che sia – si adopererà contro le condizioni di vita della classe salariata, in perfetta continuità con i precedenti.

Ciò che invece è necessario è ricostruire la forza di un vero sindacato di classe per dispiegare dei veri scioperi. Questo è l’unico mezzo che hanno i proletari per frenare il peggioramento delle loro condizioni.

La firma, il 5 febbraio, del nuovo contratto nazionale dei metalmeccanici è la conferma di questa urgente necessità. Fiom, Fim e Uilm in 12 mesi di vertenza hanno chiamato la categoria a sole 4 ore di sciopero nazionale, ottenendo infine un aumento salariale ben al di sotto di quanto da loro richiesto: 82 euro su 153.

Cgil, Cisl e Uil sono sindacati collaborazionisti e di regime che impediscono ai lavoratori di tornare a lottare. D’altro canto i sindacati di base non rappresentano ancora una valida alternativa, anche in ragione delle loro divisioni, conseguenza della piccineria delle loro dirigenze.

Per questo il compito ineludibile dei comunisti e dei lavoratori combattivi sui posti di lavoro e nel movimento sindacale è oggi quello di battersi per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale – sindacati di base e opposizione in Cgil – per vincere l’opposizione delle attuali dirigenze opportuniste, primo passo pratico verso la rinascita di un vero sindacato di classe, fuori e contro i sindacati di regime.

Solo sulla base di un rinato movimento operaio, sempre più numerosi lavoratori torneranno a militare nel partito comunista rivoluzionario, che è l’arma fondamentale della classe per l’abbattimento del capitalismo e del suo regime politico, insieme a ogni suo fetido figurante.