Partito Comunista Internazionale

Prometeo (II) 6

La guerra che viene

Nel numero precedente abbiamo richiamato l’opinione dei nostri maestri sul problema della guerra, che – prodotto fatale delle contraddizioni dell’economia capitalistica – quando si manifesta nell’epoca imperialista, nell’ultima fase del capitalismo, indica che la maturità raggiunta dallo sviluppo delle forze di produzione pone le premesse per la trasformazione dell’economia verso il socialismo, trasformazione la cui pregiudiziale condizione fondamentale consiste nell’insurrezione proletaria per la conquista del potere politico, per la distruzione della macchina statale del capitalismo e per l’instaurazione della dittatura della classe proletaria.

Come nel 1914 il dilemma si pone: o la lotta per la guerra imperialista, o la lotta per la rivoluzione attraverso la trasformazione della guerra imperialista in guerra civile. Come nel 1914 oggi, la socialdemocrazia – nel suo congresso di Bruxelles – ha scelto la prima alternativa ed, a questo scopo, ha allineato le “milizie socialiste” che rivendicano il loro programma nella preparazione degli eserciti. Questo programma militare socialista, che poggia sulla riduzione della coscrizione obbligatoria; sull’organizzazione dei quadri di carrieristi specialisti, sulla statizzazione dei sindacati (o sulla personalità civile che fa dei sindacati un’organizzazione al servizio dello Stato capitalista), sulla mobilitazione di tutta la popolazione, questo programma militare dei socialisti è quello che meglio corrisponde alle esigenze tecniche ed ideologiche dei futuri macelli ed è perciò che si deve affermare che il recente Congresso Internazionale della socialdemocrazia ha rappresentato un tentativo, di capitale importanza, di unificazione dei partiti socialisti (che riflettono le contraddizioni di interessi fra i loro rispettivi governi) sul piano di una coordinazione per la valida lotta contro il proletariato rivoluzionario al fine di sommergere l’eventualità della trasformazione della guerra imperialista in guerra civile e per la rivoluzione, nel macello fratricida dei proletari.

Ma Vandervelde ha parlato di “lotta per la pace e contro la guerra”.

Ma Kellog ha presentato il progetto per mettere la “guerra fuori legge”.

Ma, a Ginevra in questi giorni si saluta il patto Kellog ed il socialdemocratico Müller – cancelliere di Hindenburg – chiede che si dia attuazione a questo patto convocando rapidamente la Conferenza per il disarmo, e Renaudel propone una Conferenza fra i partiti socialisti di Francia, Germania, Inghilterra per esaminare la questione dell’evacuazione della Renania, mentre a Ginevra, la frazione socialista della Società delle Nazioni – Breitscheid e Paul Boncour – opera nello stesso senso.

Ma Litvinov che aveva già presentato il progetto soviettista per il disarmo universale porta l’adesione russa al patto Kellog e proclama che si proceda “realmente” nel cammino del disarmo.

La questione del disarmo

Lenin ci ha insegnato che il “tapage” intorno alla pace, si sviluppa proprio, quando più fervono i preparativi per la guerra. I fatti lo provano. Mai – nel dopo guerra – avevamo assistito, come in questi tempi, alle grandi manovre terrestri, aeree e marittime, alla corsa galoppante verso gli armamenti.

Ed allora, il “tapage” per la pace si manifesta in realtà per quello che esso è. Come il “tapage” della difesa della democrazia contro il kaiserismo, fu il veicolo con cui il capitalismo riuscì a gettare il proletariato nella guerra, così il “tapage” sul disarmo è il veicolo per cui i governi borghesi di destra e socialisti si servono per deviare l’attenzione del proletariato comunista dai preparativi di guerra e per corrompere la coscienza delle masse facendole confluire verso l’attesa della pace per impedire che – alla luce delle terribili esperienze del passato – questa coscienza si agguerrisca nella visione della lotta per la rivoluzione proletaria. E quando il giorno sarà venuto, non mancherà ai Poincaré e ai Vandervelde, il modo di provare che la guerra viene dichiarata in stretta osservanza del patto che la metteva fuori legge. La prova sarà allora delle più crudeli per il proletariato comunista contro cui si scatenerà una reazione bestiale per strangolare la sua azione e la sua propaganda in questi periodi decisivi.

Ma quale deve essere a questo proposito la posizione dei comunisti nei paesi imperialisti ed anche laddove il proletariato ha conquistato il potere politico? È quella di dichiarare che, essendo la guerra inevitabile finché esisterà un regime basato sull’oppressione di classe, tutta la propaganda svolta per il disarmo, non è che il veicolo per preparare ideologicamente le masse alla guerra. Che questa propaganda per il disarmo svolta a “disarmare” oggi ideologicamente le masse per meglio “disarmare” domani la guerra civile quando la guerra scoppierà, che essa è svolta a corrompere ed a “disarmare” l’entusiasmo con cui il proletariato mondiale salutò le armate rosse di Russia, le armate della rivoluzione russa e mondiale.

La posizione comunista è il contrario di quella tenuta oggi dai partiti comunisti che può essere giudicata una posizione di “estrema sinistra”, a lato della socialdemocrazia, nell’insieme dei “disarmatori” ove si presentano le proposte per il reale (!) disarmo.

D’altronde la logica dei fatti è chiarissima anche oggi. Malgrado la falsa posizione dei partiti comunisti, anche su questa questione il capitalismo – cosciente del pericolo rappresentato da queste organizzazioni ove il proletariato comunista è organizzato – scatena il suo terrore legale ed illegale. Ivry e Saint-Denis ne sono una dimostrazione eloquente.

Noi dobbiamo “armare” la coscienza del proletariato nella convinzione che tutta la propaganda del pacifismo governativo, clericale e socialista serve a coprire i preparativi della guerra, non solo, ma che essa serve soprattutto a corrompere la coscienza delle masse che noi dobbiamo fin d’oggi instradare verso la guerra civile, e non verso lo sbandamento, l’inazione. Su questa linea dello sbandamento cade la politica dell’opportunismo comunista che, muovendosi con la colpevole illusione che la tattica comunista consista solamente nello smascheramento della socialdemocrazia, falsa tutta la preparazione che i partiti comunisti dovrebbero fare su questa questione d’importanza capitale.

Nel campo ideologico il capitalismo opera sia attraverso la “fraseologia pacifista” (servendosi a questo scopo del valido sostegno dell’organizzazione socialista), sia attraverso la propaganda chauvinista nelle scuole, nelle società sportive ed in mille altre organizzazioni. In tutti e due i campi la borghesia ha ottenuto dei successi; in tutti e due i campi occorre l’intervento del proletariato comunista sulla base dei ricordati criteri fondamentali di classe.

Il patto Kellog

L’adesione della Russia al patto Kellog è un atto che contrasta con gli interessi del proletariato russo ed internazionale perché compromette seriamente lo sforzo che il proletariato deve compiere per smontare – colpendola nel vivo – la macchinazione capitalista del disarmo.

Le analisi che fin’ora aveva sempre fatto l’Internazionale sulle “trattative per la pace”, sugli accordi per la “riduzione degli armamenti” ci avevano insegnato ad intravedere, al di là della farsa delle frasi, la realtà di un accordo economico, politico e militare fra gl’imperialisti contraenti. Analogamente doveva farsi per il patto Kellog. Esso è in realtà e nello stesso tempo, una farsa quanto agli accordi militari che lo hanno preceduto ed agli interessi degli imperialismi che erano in causa. Nella sala dell’Orologio di Parigi, un contraente, l’America, aveva radunato una serie d’altri contraenti (gli Stati imperialisti d’Europa) ed il rapporto era quello dell’unico sovrano Kellog di fronte ai molteplici satelliti. Questo famoso patto ha indicato il grado della supremazia americana nell’economia mondiale manifestatasi quando i governi imperialisti ed i partiti socialisti d’Europa cercavano una linea di compromesso ai loro antagonismi per stabilire un fronte comune di resistenza.

Un anno prima era stato il proletariato d’Europa a scatenare delle agitazioni contro l’imperialismo yankee e contro il capitalismo d’Europa: questo in occasione delle formidabili agitazioni Sacco e Vanzetti.

Quest’anno la forza essenziale della rigenerazione europea, il proletariato rivoluzionario ha perduto molte posizioni di forza (soprattutto nel punto più importante, nella Russia sovietica) e sullo scacchiere mondiale, si profilano – come i decisivi – gli antagonismi tra i diversi imperialismi.

Il patto Kellog è stato preceduto dal “patto contro Kellog” come il compagno Lapinski definisce giustamente l’accordo navale franco-britannico che, sotto l’immancabile insegna della pace, mirava ad una estensione dei sottomarini francesi, allo scopo di determinare una intesa fattiva contro gli Stati Uniti e di orientare un piano di sviluppo della politica generale europea tale da comprendervi anche la Germania. Naturalmente questo piano incontra difficoltà enormi manifestatesi d’altronde nelle conversazioni ginevrine di questi giorni ove le direttive espresse da Poincaré nel discorso di Carcassonne, a proposito della mobilitazione delle obbligazioni renane, pare si siano scontrate con la prima risposta americana al compromesso franco-inglese.

La Russia Soviettista invece di aderire al patto Kellog, avrebbe dovuto svelare la reale natura, presentando – al proletariato mondiale – tutte le parti di questa macchina di guerra soprattutto in relazione con l’andamento della Conferenza Navale del 1927. La Russia Soviettista non doveva mancare, in quest’importante circostanza, di sottolineare la trama nascosta dietro le frasi, e che uno Stato proletario deve denunciare apertamente e non dare ad essa il suo appoggio sia pure con delle inefficaci riserve.

“La guerra che viene”

Sul piano della manifestazione degli antagonismi dell’economia borghese l’esperienza ci ha dimostrato che, per quanto l’antagonismo essenziale di classe è il dominante e rode le viscere della società capitalista, quando le posizioni di forza del proletariato comunista non sono tali da schierare nel combattimento la forza delle masse (ed allora un fronte unico si stabilisce immediatamente tra i governi imperialisti – reazionari e socialisti – come durante la Comune, nel periodo 1918-21 contro la rivoluzione russa, nel 1927 contro la rivoluzione cinese), allora gli urti tra gli interessi particolari dei gruppi capitalisti diventano gli elementi motori di situazioni determinate. Questo ha naturalmente una durata provvisoria, giacché successivamente – come le battaglie rivoluzionarie del dopoguerra lo provano – la manifestazione del conflitto rivoluzionario di classe riprende il suo inevitabile sopravvento. A questa stregua è evidente che l’uscita dalla situazione attuale è dominata da questo dilemma: o la rivoluzione o la guerra. Se il proletariato d’Europa riuscirà a fare la rivoluzione, non avremo la guerra, altrimenti avremo la guerra.

È evidente che se giungeremo alla guerra, questo dipenderà unicamente dal fatto che l’offensiva controrivoluzionaria del capitalismo ha raggiunto dei risultati positivi abbastanza importanti. Ma è altrettanto evidente che per arrestare l’offensiva del capitalismo è necessaria ed indispensabile una politica ferma e chiara dei partiti comunisti. Disgraziatamente, la situazione imposta nella Russia Soviettista e nell’Internazionale Comunista, alla sinistra, ed il trionfo dell’opportunismo, sono elementi tali da compromettere seriamente l’azione del proletariato.

Tutto il nodo della questione d’oggi è qui: riuscirà il proletariato a cacciare dalle sue file l’opportunismo, prima che i successi controrivoluzionari del capitalismo siano tali che un nuovo 1914 si presenti? Nel precedente articolo abbiamo detto che la situazione attuale del proletariato è sintetizzata in due nomi: Bordiga ad Ustica, Trotski – uno dei capi della guerra civile mondiale – in Siberia. I rapporti fra le classi sono indicati dalla situazione di questi due grandi capi. Se il proletariato rivoluzionario riuscirà a rimetterli alla sua testa, esso avrà posto una condizione fondamentale di successo perché ciò dimostrerà che esso avrà ripreso la sua marcia offensiva. Se gli avvenimenti dovessero svolgersi in opposta direzione – soprattutto nella Russia Soviettista – allora molto più cruenta e difficile sarà la lotta rivoluzionaria ma questa non mancherà di giungere alla vittoria sulla via che i maestri del marxismo ci hanno insegnato e nel corso della lotta contro il tradimento socialista e contro l’opportunismo centrista.

Il poderoso discorso di Bordiga alla IV° Sessione del Comitato Esecutivo Allargato dell'I.C. Pt.4

Sulle questioni italiane

Qualche parola ora sugli affari italiani. Il comp. Ercoli ha voluto combattere la mia critica della tattica del partito nei confronti dell’opposizione con l’argomento che io non voglio che si tenga conto della situazione, mentre la Centrale si è basata su una analisi completa ed esatta. Ora, senza ripetermi, dirò che, non solamente la tattica, ma anche l’analisi della situazione era falsa. Un rapporto del comp. Gramsci alla Centrale del mese di settembre 1924 è là a provare che ci si attendeva per l’autunno un successo dell’Aventino, e la sostituzione parlamentare di Mussolini.

Si è in effetti considerata come possibile la formazione di un governo antifascista basato sulle classi medie: l’errore opportunista porta dunque sull’apprezzamento della forze e sulla linea politica. Non è vero, neanche che la tattica delle proposte all’Aventino sia stata dimostrata buona dal suo successo. Noi sosteniamo che il fallimento colossale dell’opposizione aventinista non è stato accompagnamento da uno spostamento delle classi lavoratrici verso il partito comunista, precisamente a causa della mancanza di nettezza della politica e del contegno del partito.

Quanto all’affermazione che la disfatta della sinistra è stata completa laddove esiste un progresso del partito e delle federazioni, e nelle federazioni che lavorano meglio, io debbo smentirla. Si sono opposti Milano e Torino a Napoli; ora, sono proprio questi tre centri, a titolo uguale, che hanno dato le maggiori forze alla sinistra.

Non entro nei piccoli dettagli, per quanto non vi sia una Commissione Italiana. Mi limito a dichiarare che al Congresso del nostro Partito, noi abbiamo dovuto presentare una dichiarazione che ne contestava la validità, facendo ricorso all’Internazionale. La preparazione del Congresso Italiano prende un posto molto scandaloso nel famoso regime interno di compressione meccanica nei nostri partiti. Si è elevata un’accusa di frazionismo e di scissionismo con una campagna deplorevole. Si è poi condotta la consultazione del partito con dei metodi tali che, per dirne una, il mio voto, il voto di Bordiga, come membro dell’organizzazione di base, è andato alle tesi della Centrale. Fino a tale punto.

Ma noi ci preoccupiamo molto poco di tutte queste storie. La pretesa disfatta interna non indebolisce il nostro contegno. Noi abbiamo subito tutto per salvare l’unità del partito, e in presenza dell’inclusione forzata nella Centrale, abbiamo ceduto, ma sulla base di una dichiarazione politica che ha rinforzato maggiormente la nostra linea di opposizione.

Io sostengo, e lo si è parzialmente riconosciuto qui, che questa linea di opposizione, che porta sul contenuto stesso delle questioni, e sorpassa la piccola lotta per strappare, presentando una fedeltà menzognera all’Internazionale, i poteri ed i posti nel partito, è bene altrimenti leale ed utile allo sviluppo del movimento comunista mondiale.

Compagni! A proposito del regime interno e del capovolgimento della piramide, io non voglio qui rispondere a ciò che Bucharin ha obiettato sulla questione delle frazioni. Ma io mi domando: nell’avvenire avremo noi una modificazione dell’Internazionale nei nostri rapporti interni? Questa seduta del Plenum ci prova che si sta per prendere una nuova via? A questo proposito le dichiarazioni ci lasciano piuttosto increduli, benché le tesi parlino della realizzazione di questo regime di democrazia all’interno del partito. Noi attendiamo di vedervi all’opera.

Io penso che la caccia al frazionismo continuerà e darà i risultati che essa ha dato finora. Noi vediamo ciò anche nel partito tedesco. Debbo dire che questo metodo di umiliazione è un metodo deplorevole, anche quando esso è applicato a certi elementi politici che io ho profondamente combattuto. Non trovo che questo sistema di umiliazione sia un sistema rivoluzionario, tanto più che gli esempi recenti dimostrano che si è voluto applicarlo contro degli elementi che avevano non solamente un grande passato, ma che restano preziosi per l’avvenire della rivoluzione. Io penso che la maggioranza che dà la prova della sua ortodossia è probabilmente composta di antichi opposizionisti altre volte umiliati. Questa mania di demolirci deve cessare, se veramente noi vogliamo porre la candidatura alla direzione della lotta rivoluzionaria del proletariato.

Lo spettacolo di questa seduta del Plenum, mi da delle ragioni di essere pessimista per ciò che concerne i cambiamenti che si faranno nell’Internazionale. Io voterò contro il progetto di risoluzione che è stato presentato.

Dichiarazione di voto sulla situazione politica

Per le ragioni date nei miei interventi nel dibattito generale, io voterò contro la risoluzione proposta.

Questa contiene l’affermazione che il regime interno dell’Internazionale deve essere modificato, ma i lavori stessi di questo Plenum non si presentano come l’espressione di un nuovo metodo, né come il preludio di un nuovo corso nella vita del Comintern. Io mantengo quindi, anche su questo punto, il mio contegno di opposizione, mentre auguro che i fatti portino la prova di un serio miglioramento.

Io non ho presentato né tesi, né una risoluzione e mi richiamo alle tesi che ho presentato al V° Congresso dell’I.C. ed a quelle che la sinistra del Partito Italiano presentò all’ultimo Congresso del Partito.

Domanderò all’Esecutivo che una redazione della parte generale di queste tesi sia pubblicata prima del VI° Congresso mondiale.

Sulla questione tedesca. Prima dichiarazione

Dopo il discorso di Bucharin, sono obbligato a precisare ancora una volta i due punti che ho già formulato alla Commissione. Ho protestato contro i metodi di lotta quali sono stati impiegati nella risoluzione, metodi che consistono a scegliere delle citazioni di compagni per dimostrare una loro deviazione. Io penso che questa maniera di combattere non è fruttuosa per l’educazione ideologica delle masse.

In seguito, mi sono elevato, nella Commissione, contro l’impiego esagerato del terrore ideologico, cioè contro il fatto che in ogni questione, si viene davanti ai membri della base e, prima di avere loro spiegato le questioni politiche, si dichiara loro che essi si pronunciano contro il contenuto politico delle questioni così come esso è formulato dal Comitato Centrale o dall’Esecutivo, che essi sono dei nemici del comunismo, ecc.. Non basta dichiarare che si vuole distinguere fra capi di sinistra ed operai di sinistra. Bisogna romperla con questo terrore ideologico e cominciare veramente a spiegare agli operai il contenuto politico delle questioni.

Non ho chiesto che si intraprenda un largo studio delle opere dei compagni di sinistra, ho semplicemente messo in guardia contro i giudizi superficiali sulle citazioni.

Seconda dichiarazione

La discussione sul rapporto della Commissione tedesca si è estesa a tale punto che io mi vedo obbligato a presentare una seconda dichiarazione molto chiara, tanto più che Ercoli ha detto che il tono di Bordiga, si attenua sempre più nelle dichiarazioni successive.

Dichiaro di essere dell’avviso che esiste realmente un pericolo di destra.

Ercoli pretende che nel corso della discussione politica, si è indicato con completa esattezza questo pericolo di destra localizzandolo in Francia, mentre Hansen avrebbe il torto di sollevare questo pericolo come una fantoccio di fronte a tutta l’Internazionale. Io mi domando se si può considerare come una seria applicazione del metodo marxista questa analisi che pretende di arrivare fino a darci l’indirizzo del pericolo di destra mondiale che avrebbe eletto domicilio al «Quai de Jemmapes 96, e Rue Montmartre 123, cioè presso la Revolution Proletarienne e al Bulletin Communiste». Si sta forse per aggiungere che il pericolo di destra riceve ogni giorno, dalle sei alle otto di sera, come i compagni francesi me l’hanno detto or ora. L’analisi deve farsi altrimenti. Il pericolo di destra esiste non solamente nelle risoluzioni scritte sulla carta, ma soprattutto nei fatti e nella condotta politica del Comintern, come io ho già esposto nel mio discorso durante il dibattito politico.

Questo pericolo si traduce nelle risoluzioni prese qui tanto per la linea politica generale, che per le questioni dei diversi partiti che sono state trattate qui, come la questione tedesca e la questione francese. È desiderabile che si formi una resistenza di sinistra, io non dico una frazione, ma una resistenza di sinistra sul terreno internazionale contro simile pericolo di destra. Ma io devo dire apertamente che questa reazione sana, utile e necessaria non può e non deve presentarsi sotto la forma della manovra e dell’intrigo; sotto la forma di rumori che si spargono nelle «coulisses» e nei corridoi. Sono d’accordo con Ercoli quando egli trova assurdo che dei compagni, i quali hanno completamente accettato il rapporto e le tesi nei dibattiti politici, cercano ora – all’ultimo momento – di presentarsi con un contegno di opposizione a proposito della questione tedesca. Questi compagni, che non hanno saputo portare nessuna obiezione alla linea politica generale, vengono a mettersi nell’opposizione solamente perché essi non sono soddisfatti, come gruppi, capi, o ex capi, delle risoluzioni concernenti il loro partito ed il loro paese. È per questo che io non posso solidarizzare con essi, con questa sedicente opposizione di estrema sinistra. Non dico ciò per guadagnare le simpatie della maggioranza, alla quale io attribuisco giustamente la responsabilità di questo sistema, giacché gli oppositori di oggi erano altra volta sostenuti da essa come i migliori leaders e giacché oggi – anche fra di essi si lavora con gli stessi metodi e si continua ad avere un doppio contegno, per le dichiarazioni ufficiali da una parte, e dall’altra parte per ciò che concerne i rumori sparsi nelle «coulisses» e nei corridoi.

Nella questione tedesca, il mio pensiero è che si deve dire ai buoni operai tedeschi rivoluzionari della sinistra che essi devono guardarsi da due linee false, sia dal contegno di disfattismo e di diffidenza nei confronti dell’Internazionale e della Rivoluzione russa che si trasformano nascondendosi sotto delle dichiarazioni di accordo unanime, sia dall’ottimismo cieco che rifiuta ogni spiegazione. Ho spiegato quanto il secondo contegno, completamente come il primo, sia pericoloso per il collegamento fra il proletariato mondiale e la Rivoluzione russa. Il partito russo e la Russia sovietista hanno la più grande esperienza rivoluzionaria, la sola vittoriosa, ma gli operai rivoluzionari tedeschi hanno, anch’essi, le loro proprie esperienze. Essi devono appoggiarsi sulle lezioni delle loro lotte ed anche delle loro disfatte. Si deve permettere alla loro tradizione ed alla loro sensibilità di classe di venire consultate a proposito dei pericoli di destra, da cui essi sono stati colpiti nel corso delle ultime lotte. Questa avanguardia operaia di Germania deve definire la sua posizione sulla linea tattica del partito come essa si presenta oggi con delle manovre molto dubbie nei rapporti con la socialdemocrazia, nella famosa campagna del plebiscito e nella linea generale del Comintern.

Sulla questione sindacale

Noi abbiamo dato diverse soluzioni successive al problema fondamentale dei rapporti fra il movimento economico ed il movimento politico su scala mondiale. Al 2° Congresso si è pensato di ammettere la rappresentanza di certe organizzazioni sindacali di sinistra. Io mi sono allora opposto a questa idea. È solamente al 3° Congresso che si è costituito il Profintern (Internazionale Sindacale Rossa) come organizzazione mondiale dei sindacati rossi a lato dell’Internazionale dei partiti comunisti. Al 5° Congresso si è portata – con una preparazione molto insufficiente – una soluzione nuova, cioè la proposta dell’Internazionale Sindacale unica. Ora, è chiaro che non si tratta di una semplice parola di agitazione, ma che si ha il piano di realizzare una fusione organica fra l’Internazionale Sindacale Rossa e l’Internazionale Sindacale unica. Si sostiene che questa linea è completamente logica, dato che noi siamo per l’unità sindacale nel quadro nazionale, anche se le Centrali restano nelle mani degli elementi riformisti ed opportunisti.

Perché quest’argomento che sembra così evidente, in realtà, non è giusto? Vi è infatti una differenza fra il modo con il quale si pone la questione nel quadro nazionale e nel quadro internazionale. Noi lavoriamo nell’interno dei sindacati riformisti perché – per noi – il non perdere le possibilità di lavorare fra le grandi masse, è una questione vitale. D0altronde, noi siamo ben sicuri che quando la situazione si svilupperà nel senso rivoluzionario, certamente noi avremo la possibilità di impadronirci dell’apparecchio centrale dei sindacati. Questo avverrà attraverso un congresso o con altri mezzi. Ciò importa poco, dato che nel periodo della lotta decisiva, le masse verranno verso i comunisti ed i capi riformisti non avranno altro sostegno che quello del potere borghese pericolante. Il partito comunista potrà allora utilizzare i sindacati come degli organi rivoluzionari di grande importanza.

Sul terreno internazionale la questione si presenta ben altrimenti, poiché la conquista del potere passerà attraverso delle tappe successive e non potrà mai essere simultanea nei diversi paesi. Il centro sindacale internazionale avrà allora la possibilità di spostarsi per sottrarsi alla Rivoluzione, cioè esso resterà sotto l’influenza della borghesia e della controrivoluzione mondiale.

È perciò che noi crediamo che bisogna adottare come soluzione generale e come formula di agitazione quella della lotta di Mosca contro Amsterdam e la denuncia di Amsterdam come un’organizzazione necessariamente attaccata alla Lega borghese delle Nazioni ed al suo «Bureau du Travail».

Si possono aggiungere altri argomenti ricavati dall’esposto nella situazione fatta dal relatore. Noi siamo in generale oggi ottimisti sulle prospettive di sviluppo del movimento sindacale. Noi osserviamo che questo si sviluppa nei paesi d’Oriente ed in Cina collegandosi direttamente all’influenza della Russia rivoluzionaria. È perciò che noi abbiamo delle ragioni per sostenere l’Internazionale Sindacale Rossa invece di proporne la soppressione. D’altronde, quando si osserva che il centro della reazione mondiale ed anche dell’influenza sul movimento operaio si sposta oggi verso l’America, si dà un argomento nel senso di quelli che io ho esposto a proposito del centro dell’Internazionale gialla e dell’impossibilità di impadronircene.

Per ciò che concerne l’effetto favorevole sulle masse della proposta di una unità, questo lo si può ottenere anche con delle proposte di fronte unico ad Amsterdam ed a tutte le organizzazioni che vi aderiscono. Come Comitato di fronte unico, il comitato anglo-russo renderà gli stessi servigi che esso rende attualmente senza che sia necessario di adottare la formula dell’unità sindacale mondiale.