I congressi politici in Italia
Ottobre 1921; il mese dei congressi.
La vita parlamentare italiana non riesce, l’abbiamo detto più volte, a trovare un punto di equilibrio su cui possa fondarsi la costituzione stabile di quell’aspetto esteriore dell’apparato governativo, che è il gabinetto. E quindi in questa autunnale parentesi dell’attività parlamentare, mentre d’ogni parte si progettano nuovi partiti, si radunano a congresso tre dei partiti esistenti i cui raggruppamenti parlamentari più sono tormentati dal dubbio e dall’incertezza nella scelta del loro atteggiamento tattico: socialisti, popolari, fascisti.
Nella profondità delle cause a quel risale la crisi dell’istituto parlamentare, questo ripiego pregno ridicolmente di omaggio formale ai canoni della democrazia, di consultare partiti, organismi politici operanti come suol dirsi né ” Paese”, circa i problemi di movimento dei rispettivi gruppi parlamentari, lungi dal poter condurre a soluzioni originali, non influirà neppure minimamente sulle situazioni quali già sono costituite e quali già vanno svolgendosi per effetto di ben altri influssi.
Questi partiti ” organizzati ” sembrano avere un peso maggiore sull’andamento delle cose di governo, ma non lo hanno tanto perché riposano su reali forze sociali e il loro indirizzo possono definire attraverso congressi di partito, quanto perché l’organizzazione da loro una maggiore forza elettorale, ed ai gruppi dei loro deputati una maggiore influenza numerica parlamentare.
I tentativi quindi di chiedere all’assise dei partiti da via di uscita dal groviglio parlamentare, non serviranno che ad accumulare gli alibi della libertà di tattica per i più scaltri navigatori delle torbide acque di Montecitorio.
Non è un paradosso che oggi l’unico partito che possa vivere come tale è quello che non elabora manovre parlamentari ma a per programma lo sbaragliamento del parlamentarismo democratico: il nostro Partito.
Il congresso socialista, testè chiusosi, offre la prima prova a queste nostre considerazioni.
Il partito socialista sembrava tormentato in modo lancinante dal problema dell’impiego della esuberante sua forza parlamentare, e dal dubbio se questa dovesse restare sul terreno di una intelligenza negativa e cocciuta; spostarsi verso una più abile applicazione positiva, ma indiretta, della sua influenza, o addirittura portarsi sul terreno della diretta compartecipazione alla politica di governo.
Su questo problema il congresso ha discusso, ha conteso, sì è esaltato, ha tumultato, facendo credere che nel seno del partito se ne sarebbero avute lepri drammatiche ripercussioni ma poi ha finito col chiudersi lasciandole cosa esattamente allo stesso punto di prima, ossia in moto sulla stessa via di prima. La destra collaborazionista non si è preoccupata neppure per un momento della prevedutissima vittoria numerica di una intransigenza apparente: essa sa benissimo che il problema di ordine parlamentare, si risolverà sul terreno della funzionalità dell’istituto parlamentare. Questo vive per la difesa e la preservazione del presente apparecchio governativo borghese.
Un partito, se non è rivoluzionario non concorre a formare, ma viene inconsapevolmente guidato, dal gioco delle forze d’inerzia del regime, se è rivoluzionario può avere un’influenza politica diretta fin quando sta sulla piattaforma della lotta contro le istituzioni, ossia contro quelle istituzioni che sono caratteristiche del regime, la cui sopravvivenza rappresenta il pernio della sua difesa. Oggi queste istituzioni sono rappresentate dall’apparecchio della democrazia parlamentare: di fronte a queste si può porre un problema di politica diretta e reale di partito sul dilemma: lavorare con essere o contro di essere; e tale problema fu posto e sciolto a Livorno. La discussione di partito a Milano sulla prassi del gioco parlamentare non poteva essere che una stupida logomachia; e l’affermazione di maggioranza sulle bolse filosofazzioni di Baratono e sulle ruffianerie tattiche di Serrati manca di ogni senso politico concreto; ed in essa la democrazia interna di partito non ha altra parte che quella di integrare a rovescio la colossale frode della democrazia statale istituzionale, ormai deforme coperchio della dittatura borghese.
E si avrà fra pochi giorni il congresso popolare.
Il problema qui si pone in modo diverso. Il partito ha già accettato la responsabilità del potere e riaffermerà naturalmente il suo carattere di partito di governo, senza velleità di proclamare intransigenza che preclude la via alle coalizioni.
Vi sarebbe il problema della collaborazione o meno con il partito socialista. Ma la vittoria di Serrati viene in buon punto a togliere ai congressisti popolari la preoccupazione di rispondere a tale quesito, e a lasciare opportuna libertà di manovra ai caporioni parlamentari del partito nello svolgersi di quelle situazioni che dal punto di vista formale il voto di Milano avrebbe reso impossibile.
Si crede seriamente possibile che i più grandi partiti che fanno del parlamentarismo diretto, ossia non hanno un programma di demolizione rivoluzionaria, ma aggregano in sè mille interessi da soddisfare con le pressioni parlamentari di deputati o di gruppi sul terreno contingente, si immobilizzino con voti di congresso in posizioni tali che mentre renderebbero impossibile il gioco della costituzione dei gabinetti, toglierebbero per questo stesso fatto ai partiti tutto il loro peso politico?
Con la stessa tranquillità i Turati e i Meda possono serenamente assistere alle logorree interminabili dei rispettivi congressi, assemblee illuse di avere un potere deliberante che influisca sulle cose della vita politica, ma troppo pronte a decomporsi in gruppetti ed in persone che si muovono per effetto di interessi totalmente legati alla vile meccanica di dettaglio della corrente azione parlamentare.
Ed avremo anche il congresso fascista.
Qui la questione sembra posarsi in modo diverso; deve o meno il fascismo diventare un partito?
Il movimento fascista si pone questa domanda dopo essersi già costituito un gruppo parlamentare, e nel momento stesso nel quale convoca un congresso con tutta la messa in scena di rito.
Si può senz’altro sorridere di quelli che nella configurazione in partito sognano un fascismo quale movimento di rinnovazione dotato di un suo programma proprio, rappresentante di forze vive nell’ambiente sociale. Se il fascismo vuole diventare partito, non lo farà per assumersi la gerenza di una rinnovazione, e nemmeno, ci si passi la parola, di un “rinvecchiamento” del regime. Esso andrà a prendere un posto tra i tanti gruppi gruppetti dello scenario parlamentare: ecco tutto.
E ancora una volta, la via da prendere non è rimessa all’arbitrio di una costituente congressuale. Se il fascismo si cristallizza nelle forme tradizionali di un partito dell’ordine, ciò è in grazia del gioco delle forze difensive del regime. L’assetto borghese si difende con un doppio metodo: l’inganno parlamentare democratico, e la repressione violenta. Finché basta il primo a trattenere le masse con i suoi raggiri dall’assalto alle istituzioni, non vi è il luogo ad impiegare secondo. Quando il proletariato muove alla lotta diretta rivoluzionaria contro la democrazia parlamentare, per la sua dittatura, allora la borghesia deve ricorrere alla reazione armata. Il fascismo è una felice sintesi dei due metodi. L’apparecchio statale conserva la maschera democratica, mentre una organizzazione borghese solo apparentemente ad esso estranea affronta gli operai rivoluzionari.
Nella fase attuale della lotta in Italia l’azione del fascismo ha raggiunto un grande risultato in senso antirivoluzionario: quello di riportare definitivamente il partito socialista nei quadri istituzionali. La borghesia conviene, finché un attacco proletario non si sferri, lasciar lavorare l’opportunismo socialdemocratico e ringuainarela rivoltella fascista. Di qui l’assorbimento del fascismo in qualunque partito parlamentare che ben può sollazzarsi dell’inutile rompicapo: schierarsi a destra o a sinistra?
Si comprende che la organizzazione fascista di battaglia, lasci il residuo psicologico nei suoi componenti, di considerarsi fine a se stesso, con mezzo di un programma è di una idealità autonomi dalle tendenze e dalle leggi di conservazione borghesi.
Ma ciò non toglierà che la parlamentarizzazione del fascismo avvenga, e che esso divenga formalmente un partito politico, che sarà lungi dall’avere la forza che farebbe presumere l’estensione dell’inquadramento della lotta.
I più bollenti professionisti di questo, privati dei consensi dei mezzi di cui dispone l’organizzazione ufficiale borghese, morderanno il freno, ma non avranno che ad attendere, per rompere gli ozi della molle politica parlamentare, il segno non lontano dall’assalto della piazza proletaria al crollante edificio della democrazia borghese.
Allora le squadre fasciste si identificheranno ancor meglio anche se al governo vi fossero i socialisti! – con i reparti delle forze regolari statali. Ma allora non vi sarà lo scioglimento consistente nel riadescamento dell’assalitore proletario alle insidie delle legalitarismo borghese: una delle due schiere dovrà passare sugli avanzi dall’altra, e la democrazia, deposta ogni ruffiana menzogna umanitaria, si ubriacherà di sangue, o con il sangue sarà affondata dalla titanica implacabile stretta della Dittatura rivoluzionaria.
La lotta contro la prostituzione Pt.3
Commissione per combattere la prostituzione
Fin dall’anno scorso, sotto la guida dell’Organo Centrale del Commissariato del popolo per la salute pubblica, si organizzò una Commissione interdipartimentale per combattere la prostituzione.
Per una quantità di ragioni il lavoro fu temporaneamente abbandonato, ma nell’autunno di quest’anno la commissione venne nuovamente costituita e con l’attiva cooperazione del dottor Golman e dell’Organo Centrale, essa ha già incominciato a lavorare secondo un piano accuratamente elaborato. Nella Commissione interdipartimentale ci sono i rappresentanti del Commissariato del popolo per la Giustizia, per la Salute pubblica, pel Lavoro, pel Benessere sociale, per l’Educazione; delle Sezioni femminili e della Lega della Gioventù comunista.
La Commissione formulò una serie di tesi (stampate nel suo Bollettino n. 4), inviò una circolare a tutte le sezioni provinciali del Commissariato del popolo per la salute pubblica, costituì nelle provincie delle commissioni simili, che lavorano sotto la direzione della Commissione Centrale e stabilì una quantità di misure per condurre una lotta sistematica contro le fonti che alimentano la prostituzione.
La Commissione interdipartimentale ritiene che le Sezioni femminili debbano dimostrare il più attivo e più vivo interesse in questa questione, poichè la prostituzione è un flagello che colpisce principalmente le donne e la classe lavoratrice. Il compito delle Sezioni femminili è di svolgere una propaganda generale su tutte le questioni connesse alla prostituzione, poiché è nel nostro interesse di sviluppare la rivoluzione nel campo della famiglia, di stabilire le relazioni fra i sessi, di affrontare questo problema dal punto di vista dell’interesse della società lavoratrice. Noi ci libereremo definitivamente della prostituzione, solo se consolideremo l’inizio del Comunismo. Questa irrefutabile verità è l’assioma sul quale si basa la nostra opera. Ma questo compito fondamentale deve essere integrato con quest’altro: la dichiarazione delle norme della nuova morale comunista.
I comunisti devono riconoscere apertamente che nel campo delle relazioni fra i sessi sta avvenendo una grande ed incomparabile rivoluzione. Ma questa rivoluzione è stata possibile per il rivolgimento avvenuto nel sistema economico e nelle funzioni che la donna esplica nell’attività economica dello stato proletario Attualmente, in questo difficile periodo di transizione, mentre il vecchio è demolito ed il nuovo è solo parzialmente costruito, le relazioni coniugali fra i sessi assumono molto spesso delle forme malsane e inammissibili per gli interessi della collettività. Ma in tutta questa molteplice varietà di sistemi coniugali stabilitisi in questo periodo di transizione, c’è tuttavia qualche cosa di buono.
Non soltanto è necessario combattere con mezzi pratici contro le cause che ci derivano dal passato e che alimentano ancora la prostituzione, sostenere ogni progresso nel campo del problema delle abitazioni e combattere contro la mancanza di case, contro la trascuratezza nel trattamento dei bambini, ma è necessario anche determinare la partecipazione risoluta dei la-voratori e la cristallizzazione dei fondamenti della moralità della classe lavoratrice ancora in processo di ascensione e di forma zione, poichè solo ora il proletariato consolida la propria dittatura.
La Commissione interdipartimentale ci informa che nella Russia dei Soviet la prostituzione appare sotto due aspetti: quello della prostituzione professionale e quello del guadagno segreto. La prima forma è pochissimo sviluppata fra di noi e la sua estensione è assai limitata. A Pietrogrado, per esempio, dove si intrapresero delle spedizioni contro le prostitute, questo modo di combattere la prostituzione non diede risultati pratici.
La seconda forma, altamente sviluppata ed assai estesa nei paesi borghesi capitalistici, assume presso di noi delle forme svariatissime. (A Pietrogrado prima della rivoluzione erano registrate dalle 6.000 alle 7.000 prostitute, mentre in realtà più di 50.000 donne praticavano effettivamente la prostituzione). La prostituzione è praticata dalle impiegate degli uffici dei Soviet per poter avere con la vendita delle loro carezze degli stivaletti di lusso, la prostituzione la troviamo fra le madri di famiglia, operaie e contadine, che non avendo farina per i loro bambini, vendono il loro corpo all’incaricato per la divisione delle razioni, allo scopo di ottenere da lui un sacchetto del prezioso alimento. Qualche volta le ragazze impiegate negli uffici si concedono ai loro superiori non per un guadagno prettamente materiale, per avere delle razioni, delle scarpe ecc., ma nella speranza di un avanzamento. Questa è una forma supplementare di prostituzione “prostituzione di carriera” che in ultima analisi è anch’essa basata su di un calcolo materiale.
Inammissibilità delle sanzioni penali
Come dobbiamo combattere queste condizioni? Alla Commissione interdipartimentale venne proposto il problema delle sanzioni penali per la prostituzione. Molti rappresentanti erano favorevoli al sistema di sottoporre le prostitute ad una persecuzione legale, per il fatto che esse in realtà disertano il lavoro. Il riconoscimento di una colpabilità nelle prostitute conduce logicamente all’ammissione della legalità della persecuzione delle medesime, del loro internamento in campi di con centramento, ecc.
L’Organo Centrale si dichiarò chiaramente e risolutamente contro questa concezione. Se si ammette la persecuzione delle prostitute, ne consegue che un simile trattamento deve esser fatto alle mogli legali che vivono con i mezzi dei loro mariti e non servono a nulla per lo Stato.
Questo era il punto di vista dell’Organo Centrale, che era sostenuto dai rappresentanti del Commissariato del popolo per la Giustizia. Se prendiamo il fattore della diserzione del lavoro quale elemento determinante del reato, non c’è altra via d’uscita: tutte le forme di diserzione del lavoro debbono essere eguagliate e sottoposte alle medesime sanzioni. Il fattore delle relazioni coniugali, delle relazioni fra i sessi è eliminato. Nella Repubblica dei lavoratori esso non può essere considerato come elemento determinante reato.
Obbiezioni borghesi alla prostituzione
Nella società borghese la prostituta era diffamata e perseguitata non per il fatto che essa non forniva un lavoro utile e produttivo, non perchè vendeva i suoi baci (due terzi delle donne nella società borghese vendevano sé stesse) al proprio marito legale, ma per l’irregolarità delle sue relazioni coniugali per la brevità della loro durata.
La base del matrimonio nella società borghese era la sua stabilità e formalità, la sua registrazione. Questa registrazione aveva per scopo di assicurare la trasmissione della proprietà dei beni agli eredi. La mancanza di formalità, la breve durata delle relazioni fra i sessi questo era ciò che la borghesia ripudiava nelle relazioni extra-matrimoniali, ciò che veniva diffamato con disprezzo dagli ipocriti alfieri della moralità borghese. La breve durata, l’irregolarità, la liberta nelle relazioni sessuali, possono essere riguardate dal punto di vista dell’umanità lavoratrice, come un reato, come un atto che deve essere sottoposto a punizioni? Evidentemente no. La libertà delle relazioni sessuale non contraddice l’ideologia del Comunismo. Gli interessi della comunità dei lavoratori non sono in alcun modo danneggiati dal fatto che il matrimonio abbia una durata breve o lunga, che la sua base sia l’amore, la passione o una transitoria attrazione fisica.
L’unica cosa che è dannosa alla collettività lavoratrice, e perciò inammissibile, è l’elemento del calcolo materiale che interviene nei rapporti fra i sessi, tanto sotto la forma della prostituzione quanto sotto quella del matrimonio legale, la sostituzione di un gretto calcolo materialistico alla libera unione de sessi sulla base di una reciproca attrazione.
Questo fattore è dannoso, inammissibile; esso distrugge il sentimento di eguaglianza e di solidarietà fra i sessi. Da questo punto di vista noi dobbiamo condannare la prostituzione, come una forma di commercio simile a quella delle mogli legali, che conservano la loro posizione intollerabile nella Repubblica dei lavoratori,
Non è sufficiente questo elemento decisivo per richiedere la sanzione legale? Nella Commissione interdipartimentale la colpa delle prostitute per la prostituzione non venne ammessa. Rimase da decidere soltanto il punto per cui tutte le persone che gironzano per le strade e disertano il lavoro, debbono essere poste a disposizione del Commissariato del benessere sociale, e questi le invia o alle Sezioni per la distribuzione della forza lavoro del Commissariato del popolo per il lavoro, o nei sanatori, ospedali ecc. e soltanto dopo una ripetuta diserzione da parte delle prostitute, in altre parole dopo una manifestazione evidente dell’intenzione di sottrarsi ai propri doveri, esse verrebbero sottoposte al lavoro forzato. Non v’è una colpa speciale nelle prostitute. Esse non devono essere in alcun modo separate dalle altre categorie di disertori del lavoro. Questa è una direttiva rivoluzionaria ed utile, degna della prima Repubblica proletaria del mondo.
Punizioni per gli uomini?
Davanti alla Commissione venne prospettata anche la questione della colpa dei clienti della prostituzione, in altre parole, degli uomini. Ci furono dei difensori di questa concezione. Ma tale tentativo disperato deve essere respinto, poichè esso non deriva logicamente dai nostri presupposti fondamentali. Come si deve definire il cliente della prostituzione? Venne presentata alla Commissione la proposta di costituire delle istituzioni di “Sorelle e fratelli d’investigazione sociale”, che fu votata dalla maggioranza. Il rappresentante del Commissariato del popolo per la Giustizia, dichiarò che non essendo possibile definire con precisione la misura del reato, la questione della colpa dei clienti è automaticamente preclusa. Il punto di vista dell’Organo Centrale fu nuovamente vittorioso. E’ fuor di dubbio che la misera ed insufficiente rimunerazione del lavoro femminile continua, nella Russia dei Soviet, a servire come uno dei reali fattori che spingono la donna verso la prostituzione in una o l’altra delle sue forme. Legalmente il salario è eguale per l’uomo e per la donna ma in realtà le donne assunte al lavoro sono nella maggioranza dei casi delle lavoratrici inesperte.
La questione di creare una mano d’opera femminile capace ed esperta, di estendere una rete di scuole speciali in tutto il paese, è un problema estremamente urgente.
Quali donne divengono prostitute
La seconda causa è la ripugnanza delle donne per la politica, l’assenza fra di esse di un vasto punto di vista sociale. Il miglior modo di combattere la prostituzione è quello di svegliare fra le grandi masse delle donne una coscienza politica, di attrarle nella lotta rivoluzionaria e nel lavoro di creazione del Comunismo.
La prostituzione è anche rafforzata dal fatto che nella Russia dei Soviet non è ancora risolta la questione delle abitazioni. La Commissione interdipartimentale si interessa di risolvere il problema delle abitazioni comuni per la gioventù lavoratrice, di creare una rete estesa di case per un asilo temporaneo delle donne che arrivano in città. Ma se le Sezioni femminili e la Commissione di soccorso per la gioventù non esplicano un’attiva iniziativa ed un lavoro indipendente, tale questione rimarrà sulla carta. Le Sezioni femminili delle provincie devono inoltre mettersi in contatto con gli educatori nazionali, allo scopo di risolvere il problema di un’appropriata educazione sessuale nelle scuole. Cosa diverrà il matrimonio nell’avvenire o più propriamente quale forma assumeranno le relazioni fra i sessi, è molto difficile prevedere. Ma è certo che in regime comunista esulerà dalle relazioni coniugali non solo ogni calcolo materiale, ogni dipendenza della donna dall’uomo, ma anche ogni altra considerazione di “convenienza” che così spesso caratterizza il matrimonio d’oggi. Alla base dei rapporti coniugali c’è un salutare istinto di riproduzione, abbellito dalle attrattive di un amore felice, di un’ardente passione, soffuso di una spirituale armonia che determina una spontanea attrazione fisiologica, che tosto si estingue.
Tutti questi fattori delle relazioni coniugali non hanno nulla di comune con la prostituzione. La prostituzione è offensiva perchè è un atto di violenza della donna su sè stessa, determinato dalla pressione di vantaggi esterni e fortuiti; nella prostituzione non c’è posto per l’amore e per la passione, nè per alcun sano istinto di riproduzione della specie. Esso è puramente un atto deliberato di calcolo materiale. Dove entra la passione o l’attrazione, scompare la prostituzione.
In regime comunista la prostituzione passerà nell’oblio del passato insieme al sistema insano dell’attuale famiglia. Al suo posto sorgeranno delle relazioni sane, felici e libere fra i sessi. Una nuova generazione sostituirà l’antica con un sentimento sociale più sviluppato, con una maggior indipendenza reciproca, con una maggior libertà, salute e coraggio. Una generazione per la quale il benessere della collettività sarà posto al disopra di tutto.
Compagni, il nostro compito è di distruggere le radici che alimentano la prostituzione; di condurre una lotta inflessibile contro ogni vestigia di individualismo, che è stata finora la base morale del matrimonio; di determinare una rivoluzione ideologica nel campo delle relazioni matrimoniali e rischiarare la via per una nuova salutare moralità coniugale che corrisponda agli interessi della comunità lavoratrice.
Il 3° Congresso dell'Internazionale Comunista Pt.5
La questione sindacale
La relazione Zinoviev
Il secondo Congresso dell’Internazionale Comunista ha già fissato la posizione dei comunisti nella questione dei sindacati; questo Congresso ha il compito di organizzare la lotta contro l’Internazionale gialla di Amsterdam, di precisare i rapporti fra sindacati e partito in ogni singolo paese ed i rapporti fra il Consiglio dei Sindacati rossi l’Internazionale Comunista.
L’Internazionale gialla d’Amsterdam – dice Zinoviev – è il prodotto dei burocrati-sindacali da una parte e dei governi borghesi dall’altra. In realtà essa è la cittadella più importante della borghesia internazionale. L’oratore dimostra la verità di questa asserzione citando una serie di documenti e di fatti ed esaminando tutta l’attività dell’Internazionale di Amsterdam nel periodo del dopo guerra. Da tutto ciò appare evidente la funzione controrivoluzionaria esplicata da detta organizzazione.
Questa è la triste realtà, realtà che noi dobbiamo constatare e freddamente valutare per poterla adeguatamente combattere. Disgraziatamente non tutti hanno compreso ciò. Qualcuno vede in questa lotta l’antagonismo di una frazione contro l’altra nel seno del socialismo, mentre essa è una vera e propria lotta di classe, per quanto la composizione sociale di Amsterdam sia proletaria. Noi non neghiamo che milioni di proletari vi aderiscono. Ma non sarebbe marxista il metodo di giudicare un’organizzazione unicamente dalla sua composizione sociale. Noi sappiamo che anche i sindacati cristiani liberali riuniscono degli operai, noi sappiamo che milioni di operai votano ancora per la borghesia. Ciò non significa nulla perché esiste pur sempre una lotta di classe. Il comprendere ciò è il problema più importante del momento. Non c’è una lotta di tendenze o di frazioni, ma una lotta di classe sotto forme molto originali e che sarà assai difficile superare. Amsterdam è l’ultimo bastione della borghesia. Questa non può mantenersi al potere che col tradimento d’una parte della classe operaia, con l’appoggio di una parte dei sindacati. E Amsterdam è il prodotto moderno di questo transitorio periodo di dopo-guerra che ha determinato una crisi in tutto il movimento operaio internazionale. Il punto in cui siamo è il più importante del nostro movimento; ormai il dato è tratto: «hic Rodus, hic salta!».
L’oratore passa rapidamente in rassegna le forze sindacali comuniste e la situazione nei singoli paesi, quindi passa a trattare dell’atteggiamento dell’Internazionale dei Sindacati rossi di fronte ai sindacalisti.
Per iniziativa dell’Internazionale Comunista – dice Zinoviev – noi abbiamo ammesso nell’Internazionale dei sindacati rossi gli elementi sindacalisti ed io credo che abbiamo fatto bene. Il sindacalismo ha compiuto una grande evoluzione durante e dopo la guerra ed oggi siamo in grado di trarre alcune conclusioni da questa evoluzione.
Il sindacalismo manifesta tre varietà: la prima è nettamente riformista, ha per suo esponente Jouhaux e durante la guerra ha subito la stessa bancarotta del socialismo. È questo un movimento nettamente piccolo borghese che fa capo ad Amsterdam. La seconda è quella dei sindacati svedesi e tedeschi. Questi gruppi non sono molto numerosi; essi desiderano di venire a noi, e noi dobbiamo studiare il carattere di questo sindacalismo. Leggendo l’organo dei sindacalisti tedeschi, il «Syndakalist», si ha spesso l’impressione di trovarsi di fronte ad un giornale socialdemocratico. La critica di questi signori all’azione di marzo fu una critica maligna, ipocrita, volgarmente piccolo-borghese e controrivoluzionaria quale la possiamo trovare solo fra i nostri nemici di classe. Lo stesso si è verificato presso i sindacalisti svedesi, che si affermano partigiani della dittatura, ma che in realtà fanno tutto il loro possibile per compromettere il primo Stato proletario. È un «centro» sindacalista che cerca di interporsi fra Jouhaux ed i sindacalisti veramente rivoluzionari: un piede a Mosca e l’altro ad Amsterdam.
Infine esiste una terza varietà del sindacalismo, la più importante per noi, con la quale dobbiamo spiegarci amichevolmente, ma seriamente. È questa la tendenza sindacalista veramente rivoluzionaria che ha ripreso vita nella crisi della guerra e trova la sua più netta espressione in Francia.
Il problema più importante è l’atteggiamento che noi dobbiamo assumere di fronte a questa tendenza sindacalista veramente rivoluzionaria. È questa una questione teorica e pratica della massima importanza.
Dopo aver esposto i termini del dissenso (significato della lotta politica, valore dei partiti, neutralità dei sindacati) l’oratore si sofferma in modo speciale sui sindacalisti francesi. Egli legge la famosa «carta d’Amiens», intorno alla quale in questi ultimi tempi si sono accese delle ardenti lotte e dimostra come essa sia ormai superata dai tempi e come il concetto di neutralità politica dei sindacati in essa contenuta è un fantasma, una immaginazione e non una realtà. Nessuna organizzazione di masse – afferma l’oratore – può essere neutra, l’idea della neutralità è un’arma della borghesia. Questa non domina soltanto con la violenza, ma anche con l’inganno. L’idea della neutralità è una delle più raffinate idee borghesi, di cui gli sfruttatori si servono per ingannare tanti nostri fratelli.
Per esperienza noi sappiamo che chi rimane neutrale nella lotta politica è di fatto con la borghesia, ogni sindacato che si dichiara neutro, nella lotta decisiva diviene un fattore controrivoluzionario. La borghesia, come impiega l’idea dell’al di là, del buon Dio, così si serve dell’idea della neutralità dei sindacati. Come essa si serve dei preti, dei poliziotti, degli avvocati, dei parlamentari borghesi, dei giornalisti, così utilizza i burocrati sindacali che inculcano l’idea della neutralità dei sindacati.
Degli ottimi elementi rivoluzionari in Francia sono caduti in quest’inganno. La cosa è comprensibile in un paese in cui il socialismo era interamente opportunista. Perciò nel 1906 si poteva ancora comprendere la «Carta d’Amiens» ma oggi dopo la formazione dell’Internazionale Comunista, dopo la Rivoluzione russa, dopo il compito considerevole assolto dai sindacati russi nella nostra rivoluzione, essa è divenuta incomprensibile.
Nei paesi politicamente molto sviluppati, la nomenclatura dei partiti politici è assai ricca. In Francia ce n’è una dozzina, quasi tutti si chiamano socialisti, ma noi sappiamo che nell’Europa moderna non ci sono che tre gruppi di partiti: il primo nettamente borghese, il secondo composto dai partiti piccolo borghesi (socialdemocratici), il terzo comprendente partiti proletari cioè il partito comunista. Quando la borghesia domanda ai nostri sindacati di dichiararsi neutrale di fronte ai partiti politici, cosa vuol dire ciò? Vuol dire che essa chiede ciò che può essere utile al primo e al secondo di questi gruppi. Ecco perché tutta la seconda Internazionale si è dichiarata per la neutralità e in molti punti accetta la «Carta d’Amiens».
Durante la guerra però l’idea della neutralità fu abbandonata in favore della borghesia. Ma quando si organizzò l’Internazionale di Amsterdam, essa ritornò alla superficie. Horsing, Noske, Dittmann, Vandervelde, Jouhaux, tutti sono per la neutralità nel movimento sindacale e nello stesso tempo sono ministri, consiglieri tecnici, segretari, ecc., nei governi borghesi. E per quanto questa tattica sia veramente grossolana e l’inganno sia evidente, pure la classe operaia è moralmente così poco matura che molti onesti operai seguono quest’idea della neutralità come un’idea nuova.
Io credo, compagni, che noi dobbiamo dire chiaramente ai sindacalisti ciò che pensiamo. La «Carta d’Amiens» deve essere stracciata al più presto; nel passato essa costituì forse un passo avanti di fronte all’opportunismo dominante, ma il voler attenersi ad essa ancor oggi, significa voler ricondurre il movimento quindici anni indietro.
Ecco come si pone la questione in Francia ed in tutti gli altri paesi. Cosa ne segue? Ne segue che i sindacati devono essere subordinati al partito. Dobbiamo rilevare che questo a riguardo la situazione non è molto chiara nel Partito Comunista di Francia. I compagni francesi si sono fatti un’idea errata di questa subordinazione. I sindacati non sono subordinati come tali al Partito. Questo, con un lavoro assiduo, tenace e paziente deve conquistare la maggioranza dei sindacati per esercitarvi un’influenza morale e conquistarne la direzione morale e politica. È un’azione questa che richiede del tempo; noi abbiamo lottato per ben quindici anni contro i menscevichi, ed è con questa opera quotidiana di quindici anni che abbiamo conquistato un’influenza decisiva nei sindacati. Noi non abbiamo mai subordinato meccanicamente il sindacato al partito, abbiamo sempre considerato le frazioni comuniste dei sindacati come membri delle nostre organizzazioni ed abbiamo creato queste organizzazioni in modo tale che detti membri eseguiscano la volontà del partito.
I comunisti devono prender parte non solo ai grandi movimenti, ma anche alle lotte quotidiane per quanto piccole esse possano essere allo scopo di far prevalere l’influenza del partito e per realizzare tale influenza dove la si è conquistata. Là dove tre comunisti sono uniti essi devono immediatamente costituire un nucleo. I comunisti francesi non devono appoggiarsi che ai comunisti; con tutti gli altri potremmo concludere un patto, ma noi non possiamo fidarci che dei nostri compagni di partito.
Il compito essenziale dunque è la conquista della maggioranza dei sindacati. In un certo senso si può anche parlare di autonomia dei sindacati, ma qui bisogna intenderci. Per i riformisti l’autonomia vuol dire indipendenza assoluta che fa capo ad una sedicente neutralità, per noi invece significa che il partito non deve immischiarsi in tutti i piccoli dettagli, essa deve lasciare una certa libertà d’azione ai sindacati e determinare soltanto le linee generali, intervenendo solo nel caso si tratti di una questione politica veramente importante.
In tal modo sono definiti i rapporti fra l’Internazionale comunista e l’Internazionale dei sindacati rossi. È indiscutibile che nelle attuali condizioni l’Internazionale sindacale deve avere una certa indipendenza, pur rimanendo all’Internazionale Comunista la direzione morale e politica. Certo l’ideale sarebbe d’avere una Internazionale unica che abbracciasse tutte le branche del movimento operaio, ma per ora ciò è irrealizzabile. Le due Internazionali si aiuteranno reciprocamente, esse avranno delle rappresentanze reciproche che diverranno sempre più intime.
Ogni comunista deve convincersi che la questione centrale oggi è la conquista della maggioranza nei sindacati. Quando avremo raggiunto questo scopo, quando avremo distrutto l’ultimo bastione della borghesia e sulle sue rovine avremo piantato la rossa bandiera dell’Internazionale Comunista, allora potremmo dire: le maggiori difficoltà sono superate, la nostra vittoria è certa.
La discussione.
Ha la parola Heckert, il quale affronta il problema del compito dei sindacati e di ciò che si possono fare nel periodo attuale per assolvere detto compito.
Egli pone in rilievo la duplice corrente esistente nel movimento sindacale: l’una che ritiene possibile migliorare le condizioni dei lavoratori nella società capitalista, l’altra che ritiene impossibile un miglioramento effettivo entro i quadri del capitalismo.
Conseguentemente la prima tende ad agire contro l’ordinamento capitalistico, la seconda invece tende a distruggerlo.
I comunisti seguono quest’ultima corrente. Ma la struttura attuale dei sindacati non corrisponde all’odierna organizzazione del capitalismo. Questa la ragione per cui è necessario trasformare i sindacati di mestiere in sindacati d’industria. La concentrazione del capitale ci obbliga a centralizzare i sindacati. Non v’è altro mezzo per opporre alla forza centralizzata dei capitalisti, una forza centralizzata dei lavoratori. Ogni specie di federalismo deve essere combattuta.
L’oratore critica l’opinione di alcuni compagni, secondo i quali, data l’impossibilità di un miglioramento delle condizioni dei lavoratori entro l’ordine capitalistico, è inutile lottare per tale scopo e tutte le forze devono essere concentrate per l’abbattimento del capitalismo. Questa concezione – dice Heckert – è errata, perché il capitalismo non si distrugge in un’ora od in un giorno. Quando tutte le forze operaie si riuniscono per l’attacco definitivo contro il capitalismo, un lungo periodo di lotte aspre e tenaci trascorrerà prima di raggiungere lo scopo. Durante questo periodo la classe lavoratrice deve sopportare gravi sofferenze, perciò è necessario tener desta la coscienza delle masse contemporaneamente l’idea della lotta giornaliera diretta a mitigare queste sofferenze e l’idea della lotta per l’organizzazione delle forze, ha la concentrazione di tutto il potere proletario in vista della disfatta totale del capitalismo. Nel periodo attuale la lotta più piccola può avere gli effetti più grandi. Per questo noi riteniamo che comunisti nel movimento sindacale debbano partecipare tutti alle lotte giornaliere per la diminuzione delle sofferenze dei lavoratori, a tutti i piccoli lavori che tendono a riunire le masse operaie e ad inspirare loro fiducia. L’oratore si sofferma quindi sul problema della disoccupazione e dichiara che occorre lottare per dar lavoro ai disoccupati, perché questi non possono attendere che tutte le condizioni per l’avvento della dittatura del proletariato siano mature. Mentre capitalismo rigetta nelle vie a migliaia gli operai, noi dobbiamo invece riportarli nell’officina, al lavoro. I capitalisti per superare la crisi sabotano e distruggono la produzione. A ciò devono opporsi le masse operaie, ma per farlo esse hanno bisogno di una forza organizzata.
Heckert considera i tentativi per dividere la classe operaia.
Sistema dei premi, socializzazione, nazionalizzazione, partecipazione agli utili.
Oltre la centralizzazione per industria che ci è necessaria, si deve creare anche un organo di difesa operaia contro le aggressioni del capitalismo, del fascismo in Italia e di organizzazioni simili in Germania ed altrove.
Anche Heckert ritiene che la conquista dei sindacati sia uno dei grandi compiti attuale dei comunisti.
Segue il comp. Bergmann delegato del Partito Comunista Operaio di Germania, il quale ritiene che i sindacati attuali sono incapaci di assolvere il loro compito che non è solo quello di conquistare il potere politico ed economico, ma anche di mantenerlo e rafforzarlo. Perciò invece di conquistare i sindacati dall’interno è molto meglio distruggerli completamente e creare parallelamente nuove organizzazioni rivoluzionarie.
Parlando dei Comitati di fabbrica, l’oratore afferma che, finché le masse seguiranno le parole d’ordine di Amsterdam, i Comitati di fabbrica ed i nuclei comunisti nei sindacati non potranno raggiungere il loro scopo. Perciò è necessario fissare nuovi metodi di lotta. I «soviet di fabbrica» che noi vi proponiamo – dice Bergmann – hanno le loro radici nelle masse che essi dirigono. Nei giorni della rivoluzione essi sono destinati a mettersi alla testa del movimento. Queste organizzazioni rivoluzionarie devono essere create per impresa, esse devono raccogliere tutta la massa operaia che vi è impiegata, interessarla alla produzione allo scopo di creare in essa una unità di pensiero e d’azione.
L’idea di conquistare i sindacati dall’interno è falsa poiché anche se un sindacato qualsiasi si pronunciasse per la adesione a Mosca, da ciò non ne segue che esso agirà con spirito comunista.
Ha la parola Hersman, delegato del Partito Comunista australiano.
Egli si dichiara soddisfatto d’aver inteso dire dal comp. Zinoviev che l’Internazionale Comunista non ha affatto l’intenzione di esercitare la sua egemonia sui sindacati. I comunisti australiani pensano che il partito deve dirigere i sindacati dal di dentro e non dal di fuori. Parlando dell’importanza della conquista del movimento sindacale, l’oratore si sofferma sul movimento australiano e rileva le ragioni per cui il partito operaio ha perso ogni influenza sulla classe operaia, che nell’ultimo Congresso dei Sindacati si è pronunciata a grande maggioranza per l’Internazionale dei sindacati rossi. Questo risultato ha superato ogni previsione ed è la prova più evidente della vittoria delle idee comuniste.
Concludendo il comp. Hersman dichiara che la neutralità dei sindacati è un’idea vota di senso, poiché prima o dopo essi si troveranno nella necessità di definire il loro atteggiamento nelle diverse questioni politiche.
Seguono diversi oratori fra cui Malzahn, che polemizza con il K.A.P.D., ed appoggia pienamente le tesi presentate da Zinoviev; Misiano, che si sofferma sulle caratteristiche del movimento italiano ed afferma la necessità che il Congresso stabilisca in termini chiari le direttive pratiche dell’azione dei comunisti nel lotte sindacali; Herald, rappresentante dell’Alta Slesia, che pone in rilievo le particolarità del movimento nei paesi che comprendono diverse nazionalità. Haywood, rappresentante degli I.W.W., prende la parola in loro difesa e contro la tendenza a liquidare questi piccoli raggruppamenti rivoluzionari. L’oratore afferma che la debolezza numerica di queste organizzazioni è dovuta alle repressioni ed alle persecuzioni di cui sono state fatte oggetto da parte della borghesia. Malgrado ciò gli I.W.W. prendono parte a tutti gli scioperi e vengono costantemente in aiuto alla classe operaia. Gli I.W.W. ritengono necessario dare un’istruzione industriale agli operai affinché essi siano in grado di dirigere la vita industriale del paese, allorché sarà abbattuto il capitalismo.
Il comp. Lovoski combatte le dichiarazioni del Comitato Centrale del C.S.R. Francese, che preconizzano la autonomia e la neutralità dei sindacati; Marshall, a nome della delegazione americana contesta le affermazioni di Haywood, basandosi sulle esperienze del partito americano. Egli ritiene che l’azione al di fuori dei sindacati è inutile e conduce allo spezzettamento delle forze rivoluzionarie. Solo mantenendosi in contatto con le masse nelle fabbriche e nei sindacati si potrà vincere la burocrazia sindacale e fare delle Trade-Unions una possente arma rivoluzionaria.
Parlano ancora diversi oratori: Toralba Bessi rappresentante della Spagna; Kolarov bulgaro; Bell inglese ed altri. Tutti sostengono la tesi di Zinoviev.
Segue Fur, che difende gli I.W.W., dall’accusa di preconizzare la neutralità sindacale. Egli afferma che gli I.W.W. sono un’organizzazione profondamente rivoluzionarie e che il piccolo partito comunista americano deve attingere le sue forze in questo sindacato.
Il comp. Endrus prende in seguito la parola a nome del partito comunista americano. Egli polemizza con Haywood ed afferma che gli I.W.W. commettono l’errore di credere che i sindacati si preparino nei quadri della società capitalistica ad esplicare il compito futuro di centri direttori dell’economia nazionale. In realtà le funzioni dei sindacati in regime capitalista si riassumano nella lotta sul terreno economico e solo dopo la conquista del potere potranno pensare a prendere la direzione dell’economia, come avviene ora in Russia. Egli rigetta l’affermazione che i delegati americani abbiano l’intenzione di liquidare gli I.W.W.. La delegazione americana approva le tesi di Zinoviev.
La discussione è chiusa. La compilazione definitiva delle tesi viene affidata ad apposita Commissione.
Prima della votazione Heckert preferisce sui lavori di detta Commissione; soffermandosi sulle divergenze con le direttive del K.A.P.D. e degli I.W.W.. Espone quindi l’indirizzo seguito nella lavorazione delle tesi, indirizzo che è quello esposto dal relatore e dalla maggioranza degli oratori che l’hanno seguito.
Le tesi vengano approvate quasi all’unanimità.
Struttura ed organizzazione dei partiti comunisti
Il compagno Koehnen ha la parola per la relazione sulla struttura ed organizzazione dei partiti comunisti.
Il relatore si sofferma lungamente sulle proposte fondamentali contenute nelle tesi presentate al Congresso. I partiti comunisti, avanguardie del proletariato in lotta contro il capitalismo, devono innanzi tutto adattare la loro forma allo scopo essenziale della loro attività ed alle condizioni storiche del paese in cui agiscono. Ecco perché la direzione del partito deve perseguire la combinazione organica della più elevata combattività con la massima snellezza, allo scopo di un costante adattamento alle mutevoli condizioni della lotta.
Una buona direzione non può essere che il frutto di uno stretto contatto con le masse proletarie. Questa contatto è realizzato con il centralismo democratico. La lotta con la borghesia esige il massimo di coesione e di centralizzazione del partito. Nell’interno del partito il legame organico è assicurato dal massimo della democrazia. I compiti essenziali del partito in quanto organizzazione di combattimento esigono da ciascuno dei suoi aderenti un ininterrotto lavoro quotidiano.
L’oratore passa a trattare dei «nuclei comunisti» e dei gruppi operai. La divisione meccanica del lavoro di partito e la sua ripartizione – dice Koehnen – non è sufficiente. Solo i gruppi che hanno dimostrato di possedere la necessaria capacità devono essere incaricati del lavoro di partito. Necessità così un preparazione in tutte le branche del lavoro di partito. Ma i nostri specialisti non devono immobilizzassi in un dato ramo d’attività. È utilissimo far passare i militanti da un lavoro all’altro e ciò per formare dei quadri di compagni capaci di assolvere i compiti più svariati.
La propaganda e l’agitazione devono perseguire uno scopo essenziale: il legame diretto con le masse. L’importante è la conquista della fiducia dei lavoratori.
È nostro scopo anche quello d’accumulare l’esperienza che ci è necessaria per le lotte future. La lotta contro la burocrazia sindacale nelle organizzazioni e nelle imprese deve essere organica, sistematica. Essa consiste meno nell’attacco veemente che nell’attività continua, esplicantesi in tutte le fasi della lotta proletaria contro la politica equivoca ed ipocrita di coloro che tradiscono il proletariato.
Metodi speciali di propaganda devono essere messi in opera riguardo gli strati semiproletari: contadini e funzionari. Innanzi tutto conviene guarirli dalla paura del comunismo della borghesia ha loro ispirato. Se non potremo condurli completamente noi, per lo meno potremo neutralizzarli, ciò è di grande importanza nel momento decisivo dell’azione. La stampa è naturalmente la nostra arma migliore di propaganda e di agitazione.
Il relatore esamina in seguito i diversi metodi di azione politica. Egli dice che un partito comunista non può mai rimanere inattivo. In certi casi, delle campagne condotte perde gli scopi lontani ma ben definiti hanno dato dei buoni risultati. La struttura generale del partito deve tendere a stabilire il centro di gravità nelle grandi città e nei centri industriali dove ci sono delle grandi masse operaie.
Parlando delle relazioni fra l’Esecutivo dell’Internazionale Comunista e le organizzazioni locali, l’oratore legge una mozione in cui fra l’altro è detto che è passato il tempo in cui il partito era soltanto un’organizzazione di propaganda. Oggi i partiti sono organismi d’azione. Perché la nostra Internazionale sia realmente una Internazionale d’azione è indispensabile che i partiti comunisti siano strettamente legati all’Esecutivo. Ogni partito deve sentirsi realmente una sezione dell’Internazionale Comunista. Per tale scopo i partiti dei diversi paesi devono sovente organizzare delle conferenze dei e congressi comuni con i partiti dei paesi vicini. I partiti acquisteranno così un carattere realmente internazionale.
Conviene pure prendere delle serie misure per diffondere in tutte le lingue la letteratura d’agitazione e di propaganda.
L’Esecutivo deve inviare obbligatoriamente dei propri rappresentanti nei diversi paesi per informare ed istruire i partiti locali. Il segretariato delle Esecutivo deve essere riorganizzato, esso deve essere composto per lo meno di tre segretari appartenenti ai tre partiti più potenti. Il segretariato deve avere la sua sede a Mosca, capitale della rivoluzione mondiale, ma l’Esecutivo deve prendere tutte le misure necessarie per organizzare il più sovente possibile delle conferenze e dei congressi all’estero.
La compilazione del testo definitivo delle tesi viene rimessa senza discussione all’apposita commissione. Dopo la relazione del comp. Koehnen sulle modifiche e le aggiunte apportate al testo primitivo, le tesi vengano approvate all’unanimità.