Partito Comunista Internazionale

The Communist Party 51

La imprevidenza borghese blocca la navigazione sul Mississippi

Mentre il governo federale degli Stati Uniti e le ferrovie tentano di evitare l’interruzione delle forniture causate da una forza lavoro ribelle, incombe un’altra minaccia di caos sull’economia. Il fiume Mississippi, la grande arteria dei trasporti di merci degli Stati Uniti, per la mancanza di precipitazioni ha raggiunto i livelli più bassi in 40 anni, impedendo il pescaggio delle chiatte. Il livello dell’acqua a Memphis, nel Tennessee, un importante snodo logistico, è quasi 11 piedi al di sotto della media. Il tempo di navigazione di una chiatta, la modalità di trasporto preferita per la maggior parte dei prodotti agricoli, da St. Louis, il centro commerciale principale sul fiume, alla confluenza del Missouri, a New Orleans, alla foce del grande fiume sul Golfo del Messico, è raddoppiato.

Le chiatte devono essere meno cariche per il ridotto pescaggio, nove piedi rispetto ai dodici in tempi normali e quattordici sul Mississippi inferiore. Inoltre sono aumentati assai i tempi di viaggio, un rimorchiatore può spingere un numero minore di chiatte a causa della larghezza navigabile, ridotta dalle acque basse: un convoglio tipico di 40 chiatte ora ne spinge solo 25. Una chiatta standard carica 1.500 short tons, circa 1.361 tonnellate metriche, per esempio 50.000 bushel di semi di soia. Ogni piede in meno di pescaggio riduce la portata di una chiatta di 150-200 short tons: un 25-30% in meno.

I genieri dell’esercito in ottobre hanno iniziato a dragare il fondo e hanno sollevato una berma di fango sul letto del fiume, il che ha ulteriormente limitato il traffico: era possibile viaggiare lungo il Mississippi solo di giorno e nell’area del berma alternativamente a senso unico. Oltre 1.000 chiatte attendevano in coda.

È importante per le aziende agricole statunitensi spedire i loro prodotti sul mercato internazionale mentre l’emisfero meridionale, in particolare il Sud America, è ancora in inverno. Il più grande produttore di soia al mondo è il Brasile, dove la stagione di semina inizia a settembre. I fagioli si raccolgono in media dopo quasi 4 mesi. Man mano che arriva la produzione brasiliana i prezzi iniziano a scendere. Ciò comporterà profitti ridotti. Inoltre si sta avvicinando il raccolto del mais, che richiederà nuove spedizioni.

Il problema non mostra alcun segno di riduzione nel prossimo futuro. Anche se presto tornassero le precipitazioni il terreno prosciugato della lunga siccità ne assorbirebbe la maggior parte. Per contro se la pioggia fosse troppo concentrata il suolo agricolo inaridito non avrebbe tempo di farla percolare dalla superficie, ad alimentare le falde e le sorgenti, e sarebbe dilavato via.

La borghesia, tuttavia, non è disposta a prendere alcuna misura per mitigare questo problema.

I grandi poteri capitalisti rimangono bloccati in combustibili fossili, in particolare petrolchimici, in quanto fonte enorme di profitti e di rendite.

Dal petrolio si trae non solo energia ma le sostanze chimiche per i fertilizzanti. Il riscaldamento causato dalle emissioni dei combustibili fossili, insieme all’interruzione del ciclo di azoto causato dall’uso eccessivo di fertilizzanti, ha gravemente interrotto i cicli climatici naturali che sostengono la vita su questo pianeta.

La distruzione di capitali per miliardi di dollari investiti in questo settore è impensabile, sono in gioco troppi soldi.

Anche se tutti sanno che emissioni negative di carbonio e il ripristino del ciclo di azoto per facilitare la crescita delle piante, che catturano il carbonio, sono necessari per evitare la catastrofe, la borghesia impassibile insiste sul fatto che dobbiamo produrre e consumare sempre più merci. Solo la rivoluzione comunista può portarci fuori da questo corso senza uscita.