Crisi nel regime
Categorie: Antifascism, Italy, Opportunism, Partito Comunista Italiano
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Anche questa crisetta di governo è apparsa povera cosa e si è risolta giolittianamente nel tentativo di accontentar tutti gli appetiti e praticamente non soddisfacendone alcuno. L’episodio potrà essere materia di notazione per cronaca parlamentare, e in realtà esso non traccia alcun segno nella coscienza nazionale e non ha appunto appassionato le grandi masse dei lavoratori. Gli italiani sembrano crucciati e sono indifferenti a questo vecchio trucco di alchimia politica.
Noi, che abbiamo seguito con occhio vigile agli interessi del nostro movimento questa faticosa gestazione del nuovo governo, che avrebbe dovuto vedere l’avvento delle sinistre per effetto di una «seconda grande rivoluzione parlamentare», don attendiamo che il nuovo esperimento si compia per formulare la nostra critica, ma diciamo subito che non ci attendiamo da questo nuovo governo dei C.L.N. alcuna modificazione nei rapporti sociali né quindi un improvviso e taumaturgico precipitare nei rapporti di forza sul piano della lotta politica tra proletariato e borghesia.
C’è in verità un sensibile decrescere nel mordente delle forze politiche legate alle ragioni ideali della cosiddetta insurrezione di aprile, alla sua natura, alla sua evoluzione o, più precisamente, alla sua involuzione. Avevamo del resto affermato, ripetuto e dimostrato al lume dei fatti che un moto con caratteristiche prevalentemente militari, apparentemente e solo apparentemente legato ad una situazione politica antifascista, ma di fatto e più concretamente alle necessità, agli sviluppi e alla condotta della guerra sotto la guida dello Stato Maggiore alleato, non poteva avere che questo risultato: messa in moto delle masse, loro ubriacatura patriottarda e caccia al fascista come diversivo atto ad occultare sotto la cortina fumogena dell’antifascismo democratico l’inanità di un’azione priva, per il proletariato, di qualsiasi interesse fondamentale di classe.
Però le masse, messe così in moto, benché contenute nel l’ambito delle forme e degli interessi borghesi, hanno ascoltato la voce del loro istinto di classe, e premono ora verso obiettivi più concreti, più loro.
Osserviamo che questa è in realtà la nota caratteristica della presente situazione che maggiormente interessa ed appassiona noi rivoluzionari, ma nel contempo saremmo ciechi se non riconoscessimo che la manovra borghese di mettere in moto le masse per un o obiettivo di conservazione è pienamente riuscita. Cosicché gli esponenti dei partiti proletari ne sono stati gli agenti più o meno consapevoli. Il giuoco non è nuovo alla borghesia: servirsi del metodo fascista contro la democrazia parlamentare quando questa ha portato a termine il compito di addormentare le masse,servirsi del paravento democratico contro il fascismo quando questi ha fatto del suo meglio per risvegliare nel proletariato, sotto lo stimolo di una feroce repressione di classe, il senso profondo della sua missione storica, la necessità della sua lotta.
Saremmo affetti da cretinismo parlamentare, malattia tornata di moda sotto il bel cielo di Roma, se non riuscissimo a vedere sotto la scorza degli avvenimenti di questi giorni. Per noi il dualismo accesosi nell’ambito delle forze del C.L.N. non rappresenta alcun conflitto di classe, e, in realtà, nessuna scalata al potere da parte delle forze rivoluzionarie mimetizzate di democrazia progressiva: ogni soluzione avrà carattere di contingenza, sarà orchestrazione di esecutori svuotati di ogni iniziativa musicale, privi d’ogni indipendenza nella creazione della loro arte.
Ecco perché il ruolo delle responsabilità politiche e degli stessi partiti di destra o di sinistra è ruolo di secondo piano; che al timone dello stato vi sia De Gasperi o Nenni, Parri o Togliatti, ciò non vuol dire altro che una sarà la politica da amministrare: quella del capitalismo italiano asservito allo stato maggiore economico anglo-americano, uno il risultato: il consolidamento del fronte della controrivoluzione.
I responsabili? Noi indichiamo i socialisti e centristi come soli responsabili di questa situazione, e li inchiodiamo a questa loro responsabilità. Essi hanno tradito il proletariato aderendo alla guerra di affamamento e di oppressione; lo hanno tradito legandolo organizzativamente ai C.L.N. nei quali covano le idee e le forze della nuova reazione; lo hanno tradito spingendolo ad un’azione armata, parodia tragica della rivoluzione, che doveva riportare a galla quella borghesia delle brigate nere che la guerra stava sommergendo nei suoi vortici di sangue; lo stanno tradendo infine al tavolo della pace, impegnandolo a ricostruire la sconvolta economia capitalista col proprio lavoro e con quello delle venture generazioni operaie.
In questo senso, la democrazia progressiva di Nenni e Togliatti cessa di essere accorto espediente tattico e riesce ad inserire le masse nella direzione del governo mostrandosi così per quella che veramente è, la manovra cioè meglio concepita e meglio realizzata per guadagnar tempo, e sul letto delle libertà formali dare nascimento ad un nuovo fascismo per una più sostanziale e costruttiva difesa del privilegio. Questi signori o non sono mai stati marxisti, o non sono mai stati socialmente e psicologicamente atti a comprendere la lezione del marxismo scaturente dalla stessa elementarità delle cose capitaliste: da una situazione obiettivamente reazionaria, e la guerra rappresenta la manifestazione estrema dello sforzo reazionario del capitalismo, non può sorgere una democrazia sinonimo di libertà sia pur essa borghese, perché storicamente anacronistica; da un’economia accentrata o protesa verso forme di accentramento attraverso monopoli, trust, in una parola da un’economia controllata e disciplinata dall’alto non possono originarsi sul piano politico che regimi di autorità e di dittatura, e quando una tale realtà si ammanta di ideologie democratiche, statene certi, esse non so no che semplice espediente propagandistico e tattico per turlupinare il proletariato e aggiogarlo più saldamente al moto di consolidamento del capitalismo.
Non a caso perciò si addensano sull’orizzonte i segni della ripresa reazionaria nel momento stesso in cui i cafuoncelli del più recente opportunismo operaio accettano dalle mani del Luogotenente sabaudo, tanto odiato e bestemmiato, l’incarico di ristabilire l’ordine borghese e di lavorare alla sua rinascita
C’è grigiore attorno, è vero, e sentore di riacceso odio antiproletario, ma di chi la colpa se non di coloro che per una ragione di bassa bottega politica o di ambizione personale hanno ancora una volta tradito la causa della rivoluzione?
Non tutti però hanno sbandato dalla linea del marxismo; dimostrazione vivente sono la vitalità, lo sviluppo, l’entusiasmo nel lavoro e nella lotta di questo nostro partito, postosi con chiarezza d’idee e volontà di realizzazioni concrete a guida del proletariato rivoluzionario.