Di fronte alla crisi sociale, si inaspriscono le misure repressive dello Stato italiano
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IIl DdL sicurezza, approvato alla Camera il 18 Settembre è sbarcato in Senato per l’approvazione.
La misura introduce una trentina di modifiche al codice penale formulando venti nuovi reati, estendendo sanzioni e aggravanti, e in alcuni casi ampliando le pene previste per reati già esistenti.
All’interno dei Cpr, centri di detenzione dove sono trattenuti gli stranieri sbarcati in Italia, vengono inasprite le pene carcerarie in caso di proteste e rivolte. Questi luoghi sono stati spesso al centro di proteste per le condizioni di vita degradanti al loro interno. Tanto che negli ultimi mesi alcune di queste strutture sono state poste sotto indagine dalla magistratura per abusi, cattiva gestione e condizioni inumane. La legge, che tra l’altro prevede il divieto per i migranti irregolari dell’uso del cellulare, con lo scopo di mantenere sotto silenzio gli episodi di violenze e sopraffazioni, cita: “Chi, mediante atti di violenza o minaccia o mediante atti di resistenza anche passiva all’esecuzione degli ordini impartiti, posti in essere da tre o più persone riunite, promuove, organizza o dirige una rivolta è punito con la reclusione da uno a sei anni. Per il solo fatto di partecipare alla rivolta, la pena è la reclusione da uno a quattro anni. Se il fatto è commesso con l’uso di armi, la pena è la reclusione da due a otto anni. Se nella rivolta taluno rimane ucciso o riporta lesioni personali gravi o gravissime, la pena è la reclusione da dieci a venti anni …”.
La nuova legge, inoltre, introduce poi il nuovo reato di “rivolta all’interno di un istituto penitenziario” e di fatto prevede che chiunque, “all’interno di un istituto penitenziario, partecipa a una rivolta mediante atti di violenza o minaccia o di resistenza all’esecuzione degli ordini impartiti, commessi da tre o più persone riunite, è punito con la reclusione da uno a cinque anni”. Tra gli “atti di resistenza” rientrano anche i comportamenti di resistenza passiva che ostacolano il mantenimento dell’ordine nel carcere o l’attuazione di atti d’ufficio. Come nel caso del Cpr, la pena può arrivare fino a vent’anni, se la protesta diventa violenta e qualcuno rimane ferito o ucciso.
Altro punto del disegno di legge riguarda l’introduzione del reato di “occupazione arbitraria di immobile destinato a domicilio altrui”, che punisce con il carcere, dai due ai sette anni, chi occupa una casa, destinata a domicilio di qualcun altro, con la violenza o la minaccia.
Viene poi introdotto il reato di blocco stradale o ferroviario, che punisce a titolo di illecito penale (e non più con la sola sanzione amministrativa) chiunque “impedisce la libera circolazione su strada ordinaria o ferrata, ostruendo la stessa con il proprio corpo”. La pena è significativamente aumentata se il fatto è commesso da più persone riunite, a dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che il fenomeno che si intende sanzionare è quello delle mobilitazioni collettive.
In particolare verranno sanzionati i blocchi delle merci operati presso i grandi magazzini, azioni più volte intraprese nel corso degli scioperi della logistica (in particolare dal Si Cobas). “Anche nel recente passato sono state numerose le proteste organizzate a ridosso delle più importanti piattaforme distributive, in molti casi realizzate senza alcun preavviso – ha dichiarato Piantedosi -, queste proteste sono state caratterizzate anche da momenti di tensione con le forze di polizia, blocchi agli accessi dei siti industriali e rallentamenti delle attività produttive”. Ma anche una semplice manifestazione sindacale dove un corteo blocca il traffico stradale può essere repressa duramente, divenendo reato penale con condanne fino a due anni di carcere, che possono arrivare a quattro per resistenza passiva, e fino a quindici per resistenza attiva a pubblico ufficiale.
E’ così che lo Stato e il padronato predispongono anche l’armamentario legale per bloccare e reprimere ogni azione di difesa di classe che possa essere intrapresa da parte della base operaia al di fuori del controllo dei sindacati ufficiali. Non stupisce che sia il governo di destra incaricato di svolgere il lavoro “liberticida”, del quale si avvantaggeranno poi i governi di sinistra quando saranno chiamati a fare la loro parte. Non stupisce, da parte delle Confederazioni, la debole reazione (senza una reale mobilitazione), che definisce la tacita accettazione di queste misure.