Partito Comunista Internazionale

Il centrismo partito di conciliazione

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Pare che il sipario sia anche questa volta calato sul moto di Puglia e che si debba proprio ad un ministro del centrismo il merito maggiore di aver risolto sul piano della pacificazione nazionale questa fase dolorosa della lotta agraria.

A sentire la stampa ufficiale, quella dei C.L.N., in un primo tempo quasi tutti i partiti erano d’accordo nel considerare i moti scoppiati improvvisi nelle Murge come una manifestazione che non rientrava davvero nelle loro previsioni politiche perché in contrasto stridente con i loro interessi, al di fuori, insomma, del campo delle loro abituali manovre. Si riconosceva, è vero, uno stato di vaga seppure permanente insoddisfazione economica degli operai avventizi del Mezzogiorno, i quali avevano da poco osservato assai meravigliati come il passaggio del potere politico dal regime fascista a quello dei C.L.N. non avesse in nulla modificato le loro condizioni economiche e sociali, ma si era propensi a vedere in tale sollevazione un tentativo reazionario monarchico-fascista mirante a convincere gli alleati a non abbandonare il paese che sarebbe senza di loro piombato da un momento all’altro nel disordine e nell’anarchia turbando così, profondamente, l’equilibrio della pace democratica.

Da qui un evidente e risentito stato d’animo di fronda anche da parte dei giornali cosiddetti proletari «Avanti!» e «Unità» contro quest’ondata di sovversivismo agrario che, inascoltato nelle sue rivendicazioni, era costretto a dare la parola ai mitragliatori delle sue formazioni militari perché parlassero un loro più rude e convincente linguaggio.

A noi, tuttavia, il conflitto di classe interessa più nelle ragioni, che l’hanno determinato che nei suoi episodi esteriori anche se di alta drammaticità; riconosciamo che bisogna essere accecati da interessi e prevenzioni di classe per non accorgersi delle ragioni obiettive che sono alla base di tutte queste agitazioni agrarie che vanno scoppiando con un crescendo davvero sintomatico e ammonitore ora in questa ora in quella regione dell’Italia meridionale.

Nel Mezzogiorno dominano in genere i grandi e grandissimi proprietari terrieri che, se da un lato rappresentano solo lo 0,7% del numero complessivo dei proprietari, posseggono di fatto il 52% del territorio coltivabile. Quest’enorme proprietà controllata da autentici feudatari della terra, crea le condizioni favorevoli per l’esistenza di un esercito cencioso e affamato di operai avventizi che sono tuttora al centro dell’insoluta questione sociale del Mezzogiorno.

Questi operai avventizi, che costituiscono più dei 3/4 della popolazione totale, vivono nei grossi centri rurali, mentre non vi è quasi popolazione sparsa nelle campagne; le loro possibilità di impiego sono modestissime e non vanno oltre ai due o tre mesi lavorativi all’anno; poi debbono arrangiarsi adattandosi a ogni ripiego e furberia e frode per vivere e far vivere le loro famiglie. Vengono ingaggiati, nel periodo del lavoro stagionale, nel modo più strano e strozzinesco; essi si affollano nelle piazze dei loro paesi armati degli attrezzi del lavoro, in attesa degli ingaggiatori, scherani al soldo del grande proprietario terriero, maestri insuperabili nell’arte di reclutare forza-lavoro più efficiente e sfruttabile ad un salario più basso possibile, di fame.

In tale ambiente, la lotta e i conflitti sociali non possono che assumere carattere endemico; la storia di queste lotte, assai spesso cruenti, è perciò la storia delle zone a grande cultura estensiva dove predomina di fatto questa popolazione avventizia con la sua povertà e le sue malattie ormai ereditarie, coi suoi odi e i suoi scatti di violenza generosa.

Quando le plebi di Puglia si sollevano, colpiscono, distruggono e bruciano gli istituti dello Stato perché in essi individuano la forza tradizionale posta lì a difendere gli interessi del latifondista. Non diversamente è avvenuto in questi giorni; soltanto che a presidiare questi odiati istituti, sono questa volta e gli uomini e partiti e le armi del C.L.N., i sovversivi di ieri e i conservatori di oggi non meno intelligenti in verità e non meno feroci dei conservatori di ieri in camicia nera.

Sicuro, le agitazioni, quando non sono controllate dai partiti del C.L.N. e non rientrano nel quadro della solita manovretta ricattatoria condotta nell’interesse esclusivo della loro politica di parte, rompono l’equilibrio a quella pace sociale così cara ai cuori di questa nuova, numerosa e ben nutrita classe di funzionari della democrazia progressiva.

Esemplare non trascurabile di questa nuova classe è apparso il compagno ministro Scoccimarro, il pacificatore delle Murge.

Mentre gli operai avventizi pugliesi, che han creduto, illudendosi, cambiato in loro favore il clima sociale e politico ed hanno chiesto la soluzione del secolare problema della terra e la loro liberazione dallo sfruttamento dello schiavismo agrario, il ministro Scoccimarro si vale del suo ascendente politico quale esponente del partito comunista per mettere in esecuzione la volontà del suo governo borghese il quale esige che il possesso della terra così com’è sia ancora considerato sacro e inviolabile per i superiori interessi della concordia nazionale.

Mentre gli operai avventizi di Puglia han tratto profitto della guerra anti-nazifascista per addestrare ed armare le loro formazioni di combattimento nella speranza, anch’essa illusoria, di fare di questa loro forza un mezzo della propria difesa di classe, ecco il ministro Scoccimarro arrivare nelle Murge in piena rivolta con gli obiettivi prefissi di:

Già, erano gli stessi carabinieri che avevano poco prima sparato sulla folla. Accanto a questi tutori dell’ordine, la cronaca riferisce la presenza di fascisti armati, gli stessi delle vecchie formazioni di brigate nere. Gli uccisi erano comunisti, quelli in buona fede, i soliti stracci.

Laggiù in Puglia, come qui, del resto; per i partigiani il disarmo, nello stesso tempo che le formazioni fasciste sono sempre ben armate e operano.

E’ proprio una grande e geniale istituzione la democrazia progressiva del centrismo!