Giocare alla Costituente
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Si poteva sperare che, diventando partito di governo, il massimalismo abbandonasse quella bolsa, vuota e delittuosa ingannatrice retorica ch’è stata forse la causa più diretta della sconfitta proletaria nell’altro dopoguerra. Ma, fra tutte le malattie inguaribili, si direbbe che il massimalismo sia la più inguaribile.
Recentemente, alla radio e sulla prima colonna dell’Avanti!, quell’anima candida (per dirla alla De Gasperi) di Sandro Pertini ha dipinto agli occhi e alle orecchie attonite dei lavoratori un idillico quadro della Costituente che sta uscendo dagli alambicchi ministeriali di Nenni. Ha cioè detto, in poche parole, che il “socialismo non dovrà, come qualcuno vorrebbe, risolvere il problema istituzionale per poi sciogliersi. La Costituente dovrà invece, con radicali riforme, trasformare l’attuale struttura politico-economica e gettare le fondamenta di una nuova società”.
Non che nel pensiero di Pertini sia chiaro (e quando mai è stato chiaro il pensiero di un massimalista?) se la Costituente sarà già il socialismo – come si potrebbe indurre dall’affermazione che per sua opera “la direzione politica del paese dovrà finalmente passare alla classe lavoratrice” – o se sarà soltanto un primo passo “verso quella società che noi socialisti auspichiamo”. Nell’un caso o nell’altro, il segretario per l’Alta Italia del PSIUP si diverte a fare della futura
assemblea una riproduzione della Costituente francese dell’89, anzi della Convenzione, e a far balenare alle povere masse assillate da problemi di vita sempre più tormentosi e sempre più insolubili la speranza di ottenere il potere per la normale via della votazione (a voler stare al puro gioco elettorale noi propendiamo a credere che “il potere” sarà, in questo caso, piuttosto di San Gennaro che dei santoni del riformismo).
Egli dimentica (se si trattasse di un’anima meno candida diremmo: finge di dimenticare) che la Costituente dell’89 usciva da una rivoluzione, non la precedeva, e che la Convenzione aveva davanti a sé non solo la Bastiglia ma la Ghigliottina. Dimentica che, per decreto, si possono realizzare tutte le riforme ch’egli propone – dalla nazionalizzazione alla riforma agraria – ma non si realizzerà mai il socialismo.
Questo giocare alla Costituente che è l’altro aspetto del giocare al socialismo da parte di un partito che se ne è andato tranquillamente al governo e si prepara alla nuova grande Assemblea in perfetto accordo coi rappresentanti titolari del nemico di classe del proletariato, potrà in qualche momento sembrar degno di un sorriso, ma è, in realtà, delittuoso. E’ una provocazione lanciata alla borghesia e una provocazione lanciata al proletariato: alla prima, perché si affretti ad una nuova “controrivoluzione preventiva” al secondo, perché si butti a capofitto nel tranello.
Ma che proprio non si debba mai imparar nulla dalla storia?