Sciopero nelle scuole di Portland (Oregon-Usa): Mentre la borghesia manda in rovina il suo sistema educativo gli insegnanti lottano per il salario e le condizioni di lavoro
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Gli insegnanti hanno bisogno di uno sciopero generale
Mercoledì 1° novembre i 3.700 lavoratori dell’Associazione degli Insegnanti di Portland (PAT) hanno scioperato, chiudendo 81 scuole pubbliche della città che accolgono 45.000 studenti, in uno storico sciopero, il primo nella vita del sindacato. Stanno lottando per ottenere salari che tengano il passo con l’inflazione, tempi adeguati per la pianificazione e la preparazione, classi con un numero massimo di alunni per contrastare il sovraffollamento e condizioni di lavoro sicure che affrontino il problema degli edifici male isolati dall’esterno e delle infestazioni di topi e muffe.
Per tutta la durata dello sciopero, l’amministrazione scolastica e i politici locali si sono impegnati in un gioco di scaricabarile, accusandosi l’uno contro l’altro per le presunte carenze di bilancio e collaborando al contempo nel rifiuto di stanziare i fondi necessari a soddisfare le richieste degli insegnanti.
Nel frattempo, la stampa capitalista ha scatenato una frenesia mediatica, diffamando e denigrando il sindacato in ogni modo. La Dirigenza Scolastica locale si è palesata appieno quando, nel contesto del recente bagno di sangue imperialista in Medio Oriente, in una causa contro il sindacato ha paragonato gli insegnanti ai “terroristi”. I dirigenti scolastici hanno giustificato ipocritamente questa scemenza sostenendo che sarebbero rimasti “traumatizzati” assistendo ad una manifestazione degli insegnanti. Il cagnolino fedele al padrone della stampa borghese si scopre quando diffonde affermazioni così pietose, mentre minimizza l’impatto economico e la violenza perpetrata contro insegnanti e studenti sotto forma di tagli ai salari reali e di deterioramento delle condizioni di lavoro.
Benché oggi la PAT sia impegnata in una battaglia economica non solo contro l’amministrazione del proprio distretto, ma anche contro quella dello Stato, purtroppo, nonostante esistano a Portland e nell’area metropolitana molte altre sezioni dell’Oregon Education Association (OEA, il sindacato degli insegnanti della pubblica istruzione dell’Oregon), la PAT ha dovuto scioperare da sola. Di conseguenza, sono già stati costretti a ridurre di 121 milioni di dollari la loro iniziale richiesta di stanziamento di bilancio.
La dirigenza opportunista e legata al padronato dell’OEA e della sua organizzazione madre, la National Education Association – che vanta relazioni privilegiate con il Partito Democratico ed è riluttante a turbare le condizioni esistenti – ha continuato a rifiutarsi di prendere seriamente in considerazione una strategia di sciopero a livello statale, che avrebbe potuto sviluppare una forza in grado di sfidare gli apparati regionali del potere della classe capitalista, allineati contro lo sciopero degli insegnanti nelle grandi aree urbane. Nonostante per diversi anni nelle assemblee regionali gli educatori di base abbiano insistito sull’importanza di una strategia di sciopero a lungo termine e per tutto lo Stato, la dirigenza del sindacato ha insistito nel mantenere le sedi di trattativa locali, indipendenti l’una dall’altra, in date ripartite sull’intero anno scolastico, secondo un metodo sindacale angusto e una strategia di sciopero che, nel migliore dei casi, può produrre solo accordi annacquati.
La stampa capitalista, gli amministratori distrettuali e i politici locali vorrebbero farci credere che i salari degli insegnanti dipendono dalla “generosità” dei “contribuenti” e dalla benevolenza delle amministrazioni distrettuali e dei politici. In realtà il lavoro nell’istruzione è una componente indispensabile e necessaria di tutte le economie capitalistiche. I lavoratori della scuola, come tutti i lavoratori salariati, hanno un rapporto economico antagonista con la loro controparte: gli amministratori, i consigli distrettuali e lo stesso Stato capitalista. Poiché le scuole pubbliche sono gestite dallo Stato, ogni sciopero degli insegnanti è uno sciopero contro l’amministrazione dello Stato. Di conseguenza gli insegnanti hanno bisogno della solidarietà dell’intera classe operaia nello Stato, unita a loro nella lotta.
Per questo motivo, chiediamo che l’OEA mobiliti tutte le sezioni dell’area di Portland affinché si uniscano in scioperi e fermate di solidarietà.
In generale gli insegnanti devono abbandonare la vecchia pratica del sindacalismo di azienda – che lo indebolisce e lo riduce ad affidarsi alla relazione con i politici del Partito Democratico – per abbracciare un modello di sindacalismo di classe che metta al centro l’azione concreta di sciopero solidale tra le sezioni sindacali locali, sia all’interno sia all’esterno del sindacato.
Crisi economica, crisi della scuola e sciopero dei lavoratori dell’istruzione
Lo sciopero della PAT si svolge nel contesto di un’ondata di scioperi degli insegnanti a livello nazionale, provocata dalla montante crisi economica globale e dalla pauperizzazione della professione educativa. In questo contesto l’azione di classe di massa è la chiave per la vittoria.
In tutto il mondo la crisi inflazionistica degli ultimi anni si è risolta in un’offensiva coordinata contro le condizioni di vita dei lavoratori.
Negli Stati Uniti le politiche fiscali della Federal Reserve dell’amministrazione Biden, sotto forma di aumenti dei tassi d’interesse volti a scongiurare i rischi di iperinflazione, hanno rallentato la crescita economica e innescato l’attuale recessione.
A causa dell’aggravarsi della crisi sociale ed economica, i distretti scolastici dei centri urbani più poveri si trovano ad affrontare un calo del finanziamento a causa della fuga delle famiglie più abbienti verso le periferie, con conseguenti ampi licenziamenti di insegnanti dalle scuole dei quartieri proletari in tutto il Paese.
Negli ultimi decenni le scuole pubbliche si sono riorganizzate a immagine e somiglianza delle aziende. Il lavoro dell’insegnante è passato da un’attività largamente non regolamentata a una sempre più standardizzata e di routine. In parallelo la categoria si è impoverita, poiché la professione, un tempo considerata “di classe media”, vede i suoi salari diminuire ogni anno. Ormai gli insegnanti sono controllati e gestiti da schiere sempre più numerose di amministratori e capi, che devono garantire “risultati educativi” con una disciplina simile a quella di fabbrica, gli insegnanti devono seguire codici meccanici di regolamentazione e documentazione.
Di conseguenza negli ultimi due anni i lavoratori della scuola in molti Stati hanno scioperato in un numero senza precedenti. A Los Angeles la scorsa primavera oltre 30.000 insegnanti dell’United Teachers of Los Angeles hanno scioperato per tre giorni, vincendo rapidamente grazie allo sciopero di solidarietà dei 35.000 autisti dei pulmini, degli addetti alla mensa, degli assistenti scolastici e dell’educazione speciale, dei custodi e degli addetti alla sicurezza della sezione n.99 del SEIU. Anche gli insegnanti di Camas e Vancouver, nello Stato di Washington, hanno scioperato più o meno nello stesso periodo, amplificando così la loro forza. In tutti questi scioperi è stato dimostrato che quando i lavoratori si organizzano e scioperano insieme possono insieme vincere.
La scuola, lo Stato, il Capitale
Gli insegnanti sono lavoratori salariati che svolgono un ruolo fondamentale nel moderno processo di produzione capitalistico: la riproduzione sociale della forza lavoro.
«Tutto ciò che la classe operaia consuma per rinnovare le proprie forze ha un valore. Di conseguenza, il valore dei beni di prima necessità e le spese per l’istruzione rappresentano il valore della forza-lavoro. Diversi tipi di merci hanno valori diversi. Diversi tipi di forza-lavoro, quindi, hanno valori diversi. Il valore del lavoro di un tipografo ha un valore diverso da quello del suo assistente» (“ABC del comunismo”).
Così come tutti i lavoratori devono acquistare generi alimentari e pagare l’affitto della casa per riprodurre la loro esistenza, nella attuale società capitalista l’istruzione pubblica gioca un ruolo cruciale nella riproduzione sociale della prossima generazione di lavoratori. Affinché la classe capitalista possa mantenere una produzione ininterrotta di plusvalore, le masse di lavoratori devono essere istruite sulle capacità di lettura di base, sulle abilità matematiche, avvezze alla disciplina e indottrinate con una lettura nazionalista della storia dei rispettivi Stati, per consentire la cooperazione e la partecipazione. Questo in particolare per poter essere impiegati in modo produttivo e redditizio nella conduzione e manutenzione dei sempre più complessi macchinari sociali e tecnologici utilizzati nei moderni processi produttivi.
È il lavoro degli insegnanti a formare la prossima generazione di lavoratori nelle competenze necessarie a far funzionare i mezzi di produzione attualmente esistenti e a produrre le necessità materiali della vita per il resto della società.
«Il costo di produzione della semplice forza-lavoro equivale al costo dell’esistenza e della riproduzione del lavoratore. Il prezzo di questo costo di esistenza e riproduzione costituisce il salario. Il salario così determinato è chiamato minimo salariale. Questo salario minimo, come la determinazione del prezzo delle merci in generale in base al costo di produzione, non vale per il singolo individuo, ma solo per la classe. Singoli lavoratori, anzi, milioni di lavoratori, non ricevono abbastanza per poter esistere e riprodursi; ma i salari dell’intera classe operaia si adeguano, nei limiti delle loro fluttuazioni, a questo minimo» (Marx, “Lavoro salariato e capitale”).
Il salario degli insegnanti è determinato sulla stessa base di quello di tutti gli altri lavoratori. È definito da due fattori: il minimo del valore dei beni che vanno nella formazione e nella riproduzione materiale del lavoratore dell’istruzione; e dalla capacità dei lavoratori di organizzarsi nella lotta economica per fare aumentare il prezzo della propria forza-lavoro. Quindi le paghe degli insegnanti non dipendono dalle concessioni dei politici, sui quali dovrebbe fare un’opera di persuasione per convincerli della nobiltà e moralità della loro professione, ai quali fini chiedere stanziamenti alla bontà del loro cuore.
Chi finanzia la scuola
I salari non sono fissati dalla filantropia dei politici della classe capitalista, né lo è il finanziamento complessivo del sistema scolastico pubblico. Entrambi sono invece influenzati dal numero di insegnanti richiesti dall’economia capitalista e dalle condizioni prevalenti nel mercato del lavoro.
La borghesia, la stampa e i politici vorrebbero che gli insegnanti si adattassero alla “realtà” della contabilità dell’economia capitalista. Sostengono che poiché i distretti dispongono solo un ammontare X di entrate fiscali, e poiché le scuole occupano un numero Y di insegnanti, questi possono percepire solo un salario pari a X/Y. Questo senza considerare il fatto che lo Stato capitalista destina quantità esorbitanti di dollari delle tasse alle sue forze armate per iniziative imperialiste e a molte altre attività dannose. Poiché nel bilancio dello Stato capitalista non sono stati stanziati fondi adeguati per i salari dei lavoratori dell’istruzione, ci viene detto che soldi per l’istruzione semplicemente non esistono.
Agli insegnanti viene quindi chiesto di sottomettere sé stessi e il loro benessere materiale alle norme di tassazione dello Stato capitalista e al suo processo “democratico” che ha stabilito queste norme e regolamenti esclusivamente in funzione dei suoi interessi di classe. Viene detto che per cambiare le loro condizioni materiali la scelta migliore, unica realistica, sarebbe affiancarsi ai partiti politici capitalisti e alle loro progressive manovre, a riforme fiscali e politiche che in qualche modo riporterebbero un equilibrio nella lotta tra lavoro e capitale. Questa è l’opzione più sicura per il capitale: non scioperi e lotte generalizzate, ma collaborazione tra le classi.
Negli Stati Uniti il modo in cui le scuole sono finanziate è stato progettato per soddisfare le richieste della classe capitalista contro quelle del lavoro. È ben noto che in generale il sistema favorisce in particolare l’impoverimento perpetuo dei lavoratori neri e degli immigrati, intrappolando molti di loro in cicli di povertà e lavori a bassa retribuzione o senza prospettive. Di conseguenza i sindacati degli insegnanti non dovrebbero accettare e conformare le loro richieste salariali alle “realtà” di bilancio stabilite dalla classe capitalista. Le scuole pubbliche sono finanziate per il 90% dalle tasse locali sugli immobili e solo il 10% dal governo dello Stato e federale. Quindi il finanziamento locale delle scuole aiuta la classe capitalista a mantenere basso il costo dell’istruzione nei quartieri poveri, dove conta di mantenere ampi bacini di manodopera non qualificata e salari conseguentemente bassi.
I quartieri con immobili di basso valore generano minori entrate fiscali per le scuole. Pertanto nelle aree in cui i lavoratori a basso reddito e in gran parte non qualificati possono permettersi gli affitti o i mutui le scuole tendono a essere sottofinanziate. Al contrario nei quartieri in cui il parco immobiliare è di valore le scuole ricevono maggiori entrate. Così i proletari ricevono spesso un’istruzione inferiore agli standard, hanno tassi di diplomati più bassi e un minore accesso all’istruzione superiore. Questi lavoratori hanno meno opportunità di uscire dalla loro situazione di miseria, di elevarsi dal lavoro manuale o non qualificato.
Dal punto di vista del capitale, c’è una buona ragione per mantenere questa divisione. Con meno opportunità questi lavoratori sono costretti a lavorare per salari più bassi e a riempire così i ranghi dell’esercito di riserva dei non qualificati, permettendo ai capitalisti di abbassare ulteriormente i salari. Questa è una tendenza che possiamo osservare in tutti gli Stati Uniti. Negli Stati in cui vi sono industrie tecnologiche e culturali ben sviluppate, come l’Oregon e la California, il capitale ha una domanda di manodopera più istruita e preparata, e quindi l’istruzione tende a ricevere finanziamenti più elevati; al contrario, nelle regioni rurali e negli Stati in cui la produzione è orientata verso le industrie agricole, l’istruzione tende a essere relativamente sottofinanziata. Variando da regione a regione, la domanda di lavoro da parte del capitale variano anche i finanziamenti ricevuti e la qualità dell’istruzione.
La domanda di lavoro corrisponde alle condizioni economiche generali. Nei periodi di prosperità, quando l’economia è in espansione, la domanda di forza lavoro è più elevata. Nei periodi di recessione, quando l’economia si contrae e la crescita diminuisce, la domanda di lavoratori per coprire nuove posizioni diminuisce. In parallelo diminuisce il fabbisogno di insegnanti, nonostante questi non lavorino in imprese capitalistiche ufficialmente “private”, ma in istituzioni “pubbliche” o statali. Le istituzioni educative subiscono gli effetti dei periodi di recessione con tagli nei bilanci dell’istruzione e i licenziamenti di massa degli insegnanti e degli altri lavoratori.
Nell’ambito del modo di produzione capitalistico tali disuguaglianze non potranno mai essere completamente risolte, nonostante quello che vorrebbero farci credere i riformatori liberali o socialdemocratici, perché è sulla base dello sfruttamento del lavoro salariato che si costruisce il potere del capitale e si mantiene il suo brutale e assassino apparato statale.
Come un’azienda
Il sistema scolastico pubblico di Portland, come ogni moderno sistema scolastico, opera e si organizza sul modello dell’azienda. In tutte le imprese capitalistiche si ritrovano alcune caratteristiche fondamentali: l’acquisto di forza lavoro da parte del padronato, la produzione di merci con la creazione di plusvalore o la fornitura di servizi in attività non direttamente produttive ma utili alla valorizzazione complessiva del capitale.
Come lavoratori salariati siamo alienati dai prodotti del nostro lavoro, poiché è la classe capitalista a possedere i mezzi di produzione e il loro prodotto. In definitiva, noi stessi siamo oggettivati e il nostro tempo e le nostre energie vitali sono quantificati sotto forma di valore numerico, in denaro, un valore che è soggetto alla miriade di manipolazioni del mercato da parte della classe capitalista. Come lavoratori esistiamo come merci, la nostra forza lavoro può essere comprata e venduta come le uova, il bacon, il latte o il pane. Come educatori, siamo coinvolti nella produzione di una merce unica, la prossima generazione di forza lavoro.
Marx scrisse ne “Il Capitale”, Volume I: «Per modificare l’organismo umano, in modo che possa acquisire abilità e maneggevolezza in un determinato ramo dell’industria, e diventare forza-lavoro di tipo speciale, è necessaria un’educazione o un addestramento speciale. Questo costa un equivalente in merci di un importo variabile. Tale importo varia a seconda del carattere più o meno complicato della forza-lavoro. Le spese di questa formazione (eccessivamente ridotte nel caso della forza-lavoro ordinaria), entrano in quanto tali nel valore totale speso per la sua produzione. Il valore della forza-lavoro si risolve nel valore di una quantità definita di mezzi di sussistenza. Varia quindi con il valore di questi mezzi o con la quantità di lavoro richiesta per la loro produzione… Il possessore di denaro trova sul mercato una merce speciale: la capacità di lavoro, in altre parole la forza-lavoro».
Quindi l’istruzione pubblica all’interno dell’economia capitalista funziona simile a un’industria come le altre, solo che il suo prodotto è di un tipo speciale, la forza lavoro. Unica in quanto, a differenza di qualsiasi altra merce, può produrre nuovo valore diventando essa stessa lavoro sfruttato.
Lo scontro in corso tra il sindacato e il distretto è in gran parte legato all’uso dei fondi. Aumentare i salari dei lavoratori per minimizzare gli effetti dell’inflazione e salari aggiuntivi necessari per coprire i ruoli delle classi non costituirebbero un progresso dell’impresa, non creerebbero maggiori entrate per l’azienda. Quindi il distretto deve strenuamente opporsi a tali proposte.
Il fondo “imprevisti” del distretto sarebbe bloccato per sovvenire alle “emergenze”, ma stranamente non si sono ritenute emergenze le varie crisi sociali verificate negli ultimi tre anni, una pandemia che ha tolto la vita a più di un milione di lavoratori e una massiccia inflazione che ha visto il costo della vita salire alle stelle.
La battaglia del sindacato contro il padronato è la stessa per i lavoratori di tutto il mondo, contro il crescente sfruttamento e la miseria, contro la spinta del capitalismo verso il profitto. Mentre il Distretto sostiene che i lavoratori devono accettare salari miseri per mantenere il suo fondo di riserva, per i lavoratori accettare una simile premessa significherebbe solo proteggere la classe capitalista ed evitarle di destinare ulteriori finanziamenti a favore dell’istruzione pubblica. Significherebbe accettare le necessità dell’accumulazione del capitale a scapito delle condizioni di vita della classe operaia, affermare la priorità dei profitti rispetto ai salari, portare la classe operaia a sacrificarsi sull’altare onnipotente del regime del capitale.
La lotta dei lavoratori della scuola rivelerà che i finanziamenti possono confluire nella scuola, perché il sistema capitalistico non può farne a meno essendo questa necessaria ai processi produttivi moderni.
Il mito di una educazione “imparziale”
L’istruzione pubblica sotto il capitalismo avrà sempre un unico obiettivo: servire gli interessi del capitale. «I comunisti non hanno inventato l’intervento della società nell’educazione, ma cercano di modificarne il carattere e di sottrarre l’educazione all’influenza della classe dominante» (“Manifesto del partito comunista”).
Negli Stati Uniti l’istruzione pubblica iniziò ad affermarsi in conseguenza della guerra civile. Le masse operaie dell’epoca avevano fatto dell’istruzione pubblica gratuita la loro rivendicazione. La sua attuazione fu una concessione delle classi dominanti per assecondare la classe operaia e nel contempo mantenerla sotto il proprio controllo, mentre l’esercito industriale proletario iniziava ad affacciarsi sul palcoscenico storico in numero sempre più grande.
Lungi dall’essere una istituzione “neutra” rispetto alle classi, l’istruzione pubblica fu creata a immagine del mondo borghese per rafforzare il suo dominio di classe. Le scuole dovevano disciplinare il corpo sociale, suscitare le nuove abilità necessarie per la produzione moderna, insegnare a gestire il tempo, aderire a un programma, a concentrarsi sul lavoro e abituarsi alla routine. Diventavano uno spazio per educare i lavoratori ai valori e alla visione del mondo della borghesia: un individualismo superficiale, un rozzo sciovinismo e l’assenso a uno sfruttamento spietato.
«Più lo Stato borghese era colto, più mentiva sottilmente quando dichiarava che la scuola poteva stare al di sopra della politica e servire la società nel suo complesso. In realtà le scuole furono trasformate in nient’altro che uno strumento del dominio di classe della borghesia. Erano completamente impregnate dello spirito di casta della borghesia. Il loro scopo era quello di rifornire i capitalisti di lacchè obbedienti e di abili operai… Diciamo che il nostro lavoro nell’ambito dell’istruzione fa parte della lotta per il rovesciamento della borghesia. Dichiariamo pubblicamente che l’educazione separata dalla vita e dalla politica è menzogna e ipocrisia».
Lenin affermò nel Discorso al secondo Congresso degli insegnanti internazionalisti di tutta la Russia, nel gennaio del 1919: «La convinzione che la scuola possa restare estranea alla politica è una di queste ipocrisie borghesi. Voi sapete molto bene quanto sia falso questo convincimento. La stessa borghesia, formulando questa tesi, ha fatto della sua politica borghese la pietra angolare dell’insegnamento e si è ingegnata di ridurre la scuola ad addestrare per la borghesia dei valletti svelti e obbedienti; che eseguano la sua volontà e siano schiavi del capitale, senza mai preoccuparsi di fare della scuola uno strumento di educazione della persona umana» (dal resoconto pubblicato sull’Izvestia del 19 gennaio 1919).
Finché la classe capitalista terrà in piedi la sua dittatura di classe non ci sarà alcun “progresso” nell’istruzione.
Il sistema scolastico stesso non può uscire dalle condizioni prevalenti che definiscono la totalità della società attuale. L’istruzione pubblica non è stata concepita per soddisfare i bisogni umani, ma innanzitutto per soddisfare la domanda di forza lavoro necessaria alla produzione capitalistica. Il capitalismo non è un sistema che esiste in una “comunità” neutrale, al di fuori del conflitto di classe. L’amministrazione della scuola pubblica ha il compito di gestire questo “processo produttivo” nel modo più economico ed efficiente possibile, abbassando e mantenendo bassi i salari.
Mentre i lavoratori della scuola sono spinti fino all’esaurimento mentale e fisico a causa dello sfruttamento cui li sottopone il sistema economico e sociale attuale, aspirerebbero a contribuire allo sviluppo di una gioventù solidale, consapevole, volta al proprio futuro, in cui le potenzialità multilaterali degli esseri umani si esplichino in maniera piena e completa; una speranza questa che viene costantemente frustrata dalle carenze di bilancio e dalla impostazione dei programmi scolastici che non lasciano spazio all’umano ma danno priorità alle richieste del mercato del lavoro.
Frattanto la più ampia crisi sociale provocata da questo modo di produzione in decadenza ha un impatto profondo sui bambini con l’aumento delle esperienze traumatiche che sono condannati a vivere a causa del crescente immiserimento materiale e morale della classe lavoratrice, dell’aumento dell’isolamento, della depressione e di altre sfide per la salute mentale che derivano dalla dissoluzione del tessuto sociale quando le relazioni sociali capitaliste si insinuano in tutti gli aspetti della vita. Il diffondersi dell’epidemia di droghe e l’angoscia per le guerre imperialiste globali che si profilano sono solo alcune delle realtà quotidiane in cui bambini e famiglie si trovano a fare i conti.
Gli insegnanti sono in prima linea in questa crisi sociale. Con le loro rivendicazioni sindacali e con i loro scioperi hanno il dovere di educare le famiglie operaie alla realtà concreta della lotta di classe, abbandonando gli occhiali rosa del collaborazionismo e del sistema educativo come istituzione “neutra” in cui lavoratori e padroni avrebbero un illusorio interesse comune.
Questo inganno può solo nuocere, perpetuando un’insidiosa menzogna sulla natura della vita sociale sotto il capitalismo. Le esperienze dolorose, i traumi, lo sfruttamento e la mortificazione che gli studenti più svantaggiati sperimentano sono il portato della decrepita società di classe in cui viviamo. Gli educatori in quanto tali cercano ovviamente di alleviare, nella misura del possibile, queste condizioni e dotare i loro studenti di alcuni strumenti di conoscenza di sé stessi e del mondo che li circonda. Nutrire gli studenti di menzogne significherebbe rendere loro un cattivo servizio.
Ma è solo identificandosi nella più ampia classe operaia che le lotte degli insegnanti condurranno a maggiori possibilità di successo nella difesa delle loro condizioni di vita e di lavoro. È su questa base che possono rendersi utili a sé stessi e alle famiglie operaie, che avvicinano ponendosi come compagni di cui condividono la stessa condizione di lavoratori salariati.
Uno sciopero per l’intera classe operaia!
Chiediamo quindi ancora una volta che l’OEA mobiliti le sue sezioni locali per intraprendere azioni di sciopero solidali con la PAT, attraverso la proclamazione di scioperi e di fermate contro le pratiche di lavoro sleali. Inoltre chiediamo a tutti i sindacati dei lavoratori dell’istruzione della zona di mantenere l’unità degli insegnanti. Al di là della lotta contro un consiglio scolastico isolato, la PAT sta lottando contro tutta la classe dei capitalisti in un confronto con una serie di forze che per poter vincere richiedono una più ampia solidarietà della classe operaia della regione. Noi, Partito Comunista Internazionale, sottolineiamo la necessità di uno sciopero generale dei lavoratori di tutta l’area metropolitana di Portland in cui i lavoratori di tutte le categorie si uniscano nei picchetti.
Oltre a questo, facciamo nostro l’appello dell’UAW affinché i sindacati dei lavoratori inizino ad allineare le date di scadenza dei loro contratti al 1° maggio, in previsione di un potenziale sciopero generale per i contratti nel 2028.
La crisi economica in atto e la crisi nella scuola hanno creato le condizioni per un’ondata di scioperi a livello nazionale. Da Los Angeles, a Vancouver, a Washington, fino al movimento “Red for Ed” nel Sud americano. Gli scioperi degli insegnanti hanno vinto laddove hanno potuto contare su un’ampia solidarietà delle altre categorie di lavoratori della scuola, di ruolo e non, che hanno scioperato insieme a loro, e dove i sindacati di più distretti sono scesi in sciopero contemporaneamente.
Si tratta di lezioni importanti che l’OEA deve tenere in considerazione nella gestione dello sciopero degli insegnanti di Portland, se si vuole ottenere il miglior contratto di lavoro possibile.
Gli insegnanti devono riconoscere i reali antagonismi di classe che prevalgono nel sistema educativo e che sono generalizzati a tutta la società classista. Devono unirsi con tutti i lavoratori della scuola e con la più ampia classe operaia con l’obiettivo di porre fine al marcio sistema di sfruttamento che porta così tanto danno e distruzione al mondo. In primo luogo devono lavorare per riformare un movimento sindacale di classe, abbandonando le vecchie pratiche disfattiste del sindacalismo aziendale, a favore di un movimento sindacale che riconosca la natura di classe della società e si organizzi attorno a un’azione di sciopero di massa esteso all’intera classe operaia.