Nuova combattività operaia negli Stati Uniti
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Gli Stati Uniti da circa tre anni sono attraversati da un risorgente movimento sindacale, con scioperi più estesi, frequenti, duri e un numero crescente di lavoratori che torna a organizzarsi nei sindacati. Una situazione apparentemente lontana da quella che vive la classe operaia in Italia, che permane in uno stato di passività e rassegnazione. Ma anche negli USA il movimento sindacale viene da decenni di profondo declino, anche peggiore di quello a cui assistiamo in Italia, non avendo conosciuto i movimenti di lotta che in varie categorie – ferrovieri, aeroportuali, tranvieri, scuola, sanità, vigili del fuoco, metalmeccanici – hanno dato vita al sindacalismo di base, negli anni ‘80 e ‘90, e, dopo il 2010, nella logistica.
Ciò conforta i militanti del sindacalismo conflittuale, in quanto conferma che nel capitalismo la lotta di classe è insopprimibile e che anche dalle condizioni più difficili la classe proletaria sarà costretta a tornare a lottare e a organizzarsi, per la necessità stessa di difendere la propria vita, e su questa base materiale tenderà a conoscere e ad abbracciare, nella sua parte più avanzata, il partito del comunismo rivoluzionario.
Negli USA nei mesi scorsi il governo federale era intervenuto direttamente per imporre un accordo che scongiurasse lo sciopero dei ferrovieri (“Fra i ferrovieri Usa cresce la volontà di lotta”) e quello dei portuali. Ma sono molte altre le categorie che sono state o che sono tuttora in fermento: lavoratori della scuola, della sanità, facchini e corrieri di Amazon, ferrovieri, fabbriche metalmeccaniche (General Motors, Volvo, John Deere, New Holland, Ford, Stellantis), lavoratori delle strutture alberghiere, dei Mc Donals e della Wall Mart, fino ai lavoratori dell’industria cinematografica e televisiva.
L’epicentro di questo risorgente movimento operaio è la capitale della California, Los Angeles.
Alla UPS
Il primo agosto scorso avrebbe dovuto iniziare il più grande sciopero degli ultimi decenni negli Stati Uniti, quello degli oltre 300.000 lavoratori della UPS. Secondo alcuni commentatori della stampa borghese occorre risalire allo sciopero dei siderurgici del 1959 per riscontrare una mobilitazione di un numero simile di lavoratori. A giugno il 97% dei lavoratori UPS votanti, quelli iscritti al sindacato Teamsters, si era espresso a favore dello sciopero.
Per diffonderlo ai picchetti, i nostri compagni hanno scritto un volantino con debito anticipo, in modo da poterlo stampare e spedire nelle città in cui sono presenti, cosa non semplice soprattutto in quanto l’annuncio dello sciopero, in previsione dell’interruzione dell’attività, aveva avuto l’effetto di aumentare e intasare il traffico postale.
A Portland, nell’Oregon, dove nei mesi scorsi i nostri compagni hanno costituito, insieme ad altri militanti sindacali, un comitato per unire le lotte dei lavoratori denominato CSAN (Class Struggle Action Network, Rete d’Azione per la Lotta di Classe), si prevedeva un’azione di solidarietà anche presso la USPS, le poste statali statunitensi.
Ma sei giorni prima dall’inizio dello sciopero, fissato per il 1° agosto dal sindacato, UPS è tornata al tavolo delle trattative e un accordo è stato raggiunto. È stato così revocato, per la terza volta in un anno, lo sciopero nazionale. Il contratto è stato approvato attraverso un voto segreto dall’86,3% dei votanti, con una partecipazione del 58% degli aventi diritto.
La dirigenza della International Brotherhood of Teamsters – che dichiara 1,4 milioni di iscritti fra autisti, magazzinieri e altri mestieri nel settore logistico – l’ha definita una vittoria storica. Il contratto è migliorativo ed è stato conquistato senza un’ora di sciopero, solo con la minaccia di attuarlo.
Se si segue il principio del “massimo profitto col minimo sforzo” non si può che dar ragione alla dirigenza dei Teamsters. Ma questo principio è valido per la borghesia, non per la classe operaia, che sarà costretta sia a una lotta durissima per mantenere nel tempo i risultati acquisiti sia per liberarsi dalla sempre più intollerabile oppressione del capitalismo. Per questa ragione, per i lavoratori lottare è più importante persino dei risultati ottenuti – o non ottenuti – con la lotta, per quanto ovviamente questi non si possano trascurare.
Lo sciopero dei lavoratori dell’UPS non solo avrebbe potuto condurre a un risultato migliore di quello ottenuto con la sola minaccia dello sciopero, ma soprattutto avrebbe fornito ulteriore combustibile alla ripresa del movimento operaio negli Stati Uniti e a livello internazionale, dando l’esempio dello sciopero di centinaia di migliaia di lavoratori a decine di milioni di altri proletari, degli Stati Uniti, del Canada, del Messico e di tutto il mondo.
Certo, anche così, è stata dimostrata la forza della classe operaia, ma in termini assai minori.
UPS
Votate NO con lo sciopero!
Nessun lavoratore deve essere lasciato indietro!
Il 25 luglio il sindacato dei Teamsters ha raggiunto un accordo provvisorio con UPS. Questo tradisce i lavoratori UPS e non mantiene le promesse. La dirigenza opportunista della International Brotherhood of Teamsters (IBT) ha siglato un contratto che lascia indietro non solo i lavoratori part-time di UPS, ma anche i lavoratori dell’intero settore logistico, compresi i servizi postali, FedEx e Amazon.
L’IBT aveva la possibilità di elevare i livelli salariali e le condizioni d’impiego del settore e l’ha sprecata.
Il presidente dei Teamsters, Sean O’Brien, aveva promesso che nessun lavoratore, in particolare quelli part-time, sarebbe stato lasciato indietro. L’accordo provvisorio lascia oltre 180.000 lavoratori a tempo parziale senza la possibilità di passare a tempo pieno, col salario relativo. Solo in 7.500 passeranno a tempo pieno. Eppure il 16 luglio, nel webinar di aggiornamento per i membri UPS dei Teamsters, così si era espresso: «è inaccettabile, UPS non può dare ai nostri part-timers le briciole, deve ricompensare queste persone».
Quale è stata la causa di questo improvviso cambio di passo da parte della dirigenza dell’IBT? La risposta sembra coinvolgere il governo Biden che pare abbia fatto pressioni affinché il sindacato risolvesse la vertenza una settimana prima della scadenza per “evitare shock economici”. Se fosse vero, allora sarebbe la terza volta che l’amministrazione Biden è intervenuta per fermare scioperi importanti, dopo quello dei portuali della International Longshore and Wharehouse Union (ILWU) e quello delle ferrovie. Uno dopo l’altro i sindacati di regime stanno agendo come agenti del Partito Democratico all’interno del movimento operaio. Un partito che si proclama con orgoglio “il vero partito della legge e dell’ordine” (…)
Le concessioni sono davvero insoddisfacenti e, naturalmente, non sarebbero state ottenute senza le azioni preparatorie dello sciopero dei lavoratori, in particolare di quelli part-time. Sono proprio questi lavoratori part-time che, come diceva Sean O’Brien, son tanto numerosi che «l’UPS non può assolutamente assumere abbastanza crumiri» per sostituirli, a essere stati lasciati indietro dalla dirigenza della IBT. La richiesta di 25 dollari come paga base non è stata soddisfatta. Inoltre, nel contratto non c’è nulla che elimini gli straordinari forzati per i lavoratori part-time. UPS può ancora costringere i part-time a lavorare per 9 ore e mezza al giorno.
Cosa succederà ora? Con la SAG-AFTRA pronta a scioperare per i mesi a venire e gli scioperi minori che si diffondono a macchia d’olio in tutta la nazione, è il momento di battere il ferro finché è caldo. I lavoratori dell’UPS hanno l’opportunità di dare un esempio a tutti i lavoratori negli Stati Uniti. Per coerenza, ma anche dal punto di vista tattico, sosteniamo uno sciopero immediato, attraverso una energica campagna per scavalcare gli opportunisti e i loro metodi. Rimanere all’offensiva e utilizzare le stesse tattiche di trattativa dei padroni giocando duro non solo garantisce guadagni ai lavoratori ma costituisce anche un esempio di lotta per gli altri. In questo modo si costruisce l’unità della classe operaia e si stabilisce una forza maggiore.
Naturalmente, ci rendiamo conto che le condizioni del movimento operaio sono tali che è ancora prassi normale che uno sciopero sia sottoposto a votazione. Con il sistema attuale, il voto avviene online, dove l’elettore rimane anonimo e isolato.
Lavoratori, organizzatevi con i vostri compagni, chiedete che si svolga una discussione aperta sul posto di lavoro e che le votazioni si svolgano in assemblee. Fate tutto ciò che dovete fare, e fatelo in massa.
Ricordate che l’offerta “migliore e definitiva” è un bluff. Non condivideranno le loro ricchezze accumulate senza una lotta. Solo attraverso la lotta di classe, infatti, si è potuta concretizzare la vittoria dello sciopero UPS del 1997. Siete disposti a partecipare alla battaglia in cui si decidono le condizioni delle vostre vite e del vostro lavoro? O lascerete che l’UPS e la dirigenza sindacale opportunista vi tengano fermi al “vostro” posto?
La United Auto Workers
A metà agosto il 97% dei lavoratori votanti fra gli iscritti al sindacato degli operai dell’auto United Auto Workers (UAW), si è espresso a favore di uno sciopero di dieci giorni nelle fabbriche delle tre maggiori aziende automobilistiche negli USA – General Motors, Ford e Stellantis – a partire dal 14 settembre, se prima di allora non fosse stato raggiunto un accordo giudicato soddisfacente dal sindacato. L’accordo non è stato raggiunto, ma nei primi giorni la dirigenza della UAW si è limitata a chiamare in sciopero solo i 13.000 operai di 3 fabbriche: a Wentzille nel Missouri, Toledo nell’Ohio e Wayne nel Michigan.
Poi dal 25 settembre ha esteso lo sciopero a una quarantina di magazzini logistici delle tre case automobilistiche, portando il numero degli scioperanti a 18.300. Ma in totale, nell’intera industria automobilistica negli States, la UAW inquadra circa 146 mila lavoratori.
Le rivendicazioni del sindacato sono apprezzabili, ma non radicali come le vuol far apparire la stampa borghese: fra le altre il 46% di aumento salariale medio e la settimana lavorativa di 4 giorni.
I lavoratori della UAW verso il sindacalismo di classe!
Il Partito Comunista Internazionale saluta i lavoratori del sindacato United Auto Workers (UAW) che hanno deciso di scioperare contro i tre maggiori gruppi automobilistici presenti nel paese.
Nei primi tempi dalla sua fondazione, negli anni ‘30, l’UAW si distinse per i suoi scioperi radicali. Ricordiamo la lotta alla GM di migliaia di operai nel Michigan, che occuparono lo stabilimento Fisher Body di Cleveland, respingendo per settimane i crumiri. Quando lo Stato borghese inviò le forze armate, ondata dopo ondata gli operai le respinsero. Ma la loro vera forza è stata il contagio della lotta oltre i confini della fabbrica. Lo sciopero si estese a 17 stabilimenti GM nell’arco di 44 giorni. Come risultato di questa generalizzazione della lotta l’azienda fu costretta a capitolare.
Allora come oggi, la nostra forza sta nell’agire come classe unita, intraprendendo azioni al di là dei confini dei singoli luoghi di lavoro, delle aziende, dei mestieri, delle categorie. È con questi metodi che i lavoratori hanno strappato in passato dalle mani del nostro nemico di classe un tenore di vita decente.
Tuttavia, dopo la seconda guerra mondiale, le dirigenze sindacali opportuniste, in collaborazione con i padroni e lo Stato capitalista, hanno trasformato i sindacati in patetiche associazioni simili agli uffici risorse umane delle aziende.
Gli operai dell’industria dell’auto, un tempo presi a esempio della classe media americana, oggi sono stati ricacciati a condizioni di vita nettamente proletarie. Ovunque il vacuo “sogno americano” ha ceduto il passo alla deprimente realtà di una società capitalista in putrefazione.
La classe dominante spinge sempre più i lavoratori di tutto il mondo verso un nuovo bagno di sangue sciovinista, verso una nuova guerra mondiale, nel tentativo di salvare il suo ordine sociale e politico dalla crisi capitalistica sempre più profondo.
Nel mondo però la classe operaia sta cominciando a svegliarsi, a mettere in discussione le dirigenze sindacali collaborazioniste, riprendendo ad usare l’arma dello sciopero. Salutiamo gli oltre 18.000 lavoratori dell’UAW attualmente in sciopero.
Lo sciopero deve crescere per dare ai lavoratori la forza necessaria a vincere questa battaglia. Alcuni sindacati, come la Sezione 299 dei Teamsters, si sono impegnati a indicare ai loro membri di non violare i picchetti. I lavoratori della UAW devono chiedere, pretendere, imporre alla dirigenza del sindacato di chiamare allo sciopero tutti i suoi 146.000 iscritti nell’industria dell’automobile.
Invitiamo i lavoratori a non accettare un accordo di compromesso ottenuto senza la piena mobilitazione delle loro forze.
La dirigenza dell’UAW sostiene che i lavoratori dell’auto dovrebbero ricevere un aumento salariale del 46% in un periodo di quattro anni e mezzo, portando i salari a 47 dollari l’ora dagli attuali 32. Ma con un contratto così a lungo termine, considerato il tasso attuale dell’inflazione, al termine della sua validità il valore reale dei salari potrebbe essere nuovamente quello degli attuali 32 dollari. Per questo occorre rivendicare anche la riduzione della durata del contratto.
Per tutti gli anni ‘30 e ‘40 la UAW si è battuta per la riduzione della settimana lavorativa a 40 ore. Ora la dirigenza del sindacato rivendica una riduzione a 32 ore settimanali a parità di salario. Una settimana lavorativa ridotta e un aumento dei salari complessivi sono essenziali per i lavoratori per migliorare il loro tenore di vita. Ma affinché possano anche solo mantenere le condizioni di vita attuali, occorre dispiegare una lotta della forza adeguata, estendendo subito lo sciopero!
La classe operaia deve superare un sindacalismo che oggi negli Stati Uniti organizza solo il 10% dei lavoratori. La necessità di un sindacato di classe che unisca tutti i lavoratori nella difesa comune sotto un “unico grande sindacato”, al di là dei singoli mestieri e dei posti di lavoro, è stata la grande aspirazione del movimento operaio che ha riconosciuto la necessità di centralizzare i sindacati per poter vincere gli attacchi concertati della classe capitalista.
Oggi dobbiamo promuovere un’unità d’azione pratica tra i sindacati esistenti per realizzare questo obiettivo. Abbiamo bisogno di un fronte unito di tutte le forze del sindacalismo di classe, che unisca le masse di lavoratori in una lotta comune, un passo necessario verso un futuro sindacato di classe.
Come passo pratico immediato, invitiamo i lavoratori a unirsi ad altri militanti del sindacalismo di classe all’interno della Rete d’Azione per la Lotta di Classe, nello sforzo per costruire un polo sindacale di classe all’interno del movimento sindacale.
Verso il sindacato di classe!