Ferrovia Torino-Milano – Ancora operai immolati al Profitto
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Una nuova strage ha bagnato di sangue i binari nella notte del 30 settembre presso la stazione ferroviaria di Brandizzo, sulla linea Torino-Milano. Cinque operai dipendenti di una ditta di interventi ferroviari, intenti alla manutenzione di un tratto di rotaia, sono stati travolti da un convoglio di vetture sopraggiunto a 160 Kmh.
I cinque operai avevano 22, 34, 43, 49, 53 anni di età. Sfuggiti al massacro altri due lavoratori, finiti in ospedale insieme al personale di macchina del treno, tutti in stato di grave turbamento.
I rappresentanti delle istituzioni civili e religiose si sono immediatamente attivati con comunicati di circostanza, personaggi politici hanno mostrato in TV le facce addolorate e hanno scritto sui social parole di cordoglio. Hanno finto di essere sorpresi che “ancora” nel 2023 si debba assistere a tali tragedie.
Intanto l’inchiesta già individuava le cause della tragedia nell’“errore umano”, in difetti di comunicazione e segnalazione, mentre il ministro Salvini ha tenuto ad informarci che in Italia le leggi tutelano i lavoratori. Le organizzazioni sindacali estendono le responsabilità all’azienda ferroviaria RFI e alle ditte appaltatrici. Taluni lamentano l’utilizzo di procedure antiquate, risalenti al 1974, inadeguate a fronteggiare le nuove esigenze e tecniche della circolazione ferroviaria.
In realtà la maggior parte degli investimenti sono dirottati nell’Alta Velocità e non in sistemi di controllo della marcia treni, SCMT o analoghi, atti a bloccare i treni in caso di errore umano. Un tema questo della destinazione dei capitali nelle ferrovie in funzione del tasso del profitto che abbiamo affrontato nei numeri 400/2022 e 423/2023 di questo giornale.
Gli incidenti non sono affatto isolati ma si susseguano nel tempo con impressionante regolarità: Pioltello del 25 gennaio 2018 nella tratta Milano-Venezia, con tre morti e 46 feriti, e il disastro di Viareggio nella notte del 29 giugno 2009 con un bilancio di 32 morti. In questi episodi, se la giustizia borghese non ha potuto evitare di mettere sul banco degli indagati i vertici di RFI, li ha poi assolti o ha evitato che le pene irrogate vengano scontate, come nel caso dell’ex amministratore delegato Mauro Moretti. Nella generalità dei casi i processi si concludono con condanne che addossano la responsabilità agli operai stessi.
Per denunciare e contrastare questa ignobile pratica è stata convocata una giornata di mobilitazione per il 12 ottobre a Bologna dal Coordinamento Lavoratori Autoconvocati insieme al Coordinamento Macchinisti Cargo.
L’Unione Sindacale di Base ha dichiarato immediatamente in tutto il comparto RFI uno sciopero di 24 ore. Ma il livore contro la lotta operaia della famigerata Commissione di Garanzia è stato tale che i suoi componenti, pur di fronte a una simile strage, non hanno avuto vergogna a chiedere all’Usb di ridurre lo sciopero a 4 ore, onde evitare di danneggiare il traffico ferroviario messo in difficoltà dall’incidente!
Per altro, lo sciopero a seguito di incidenti gravi, che implichino una seria minaccia alla salute e alla sicurezza dei lavoratori, sarebbe l’unico caso, l’unico spiraglio lasciato aperto dalla legislazione antisciopero democratico-fascista (leggi 146 del 1990 e 83 del 2000) in cui i sindacati possono indirlo senza i termini di preavviso (di minimo 10 giorni) e l’ottemperanza delle regole della “rarefazione” (distanza fra uno sciopero e l’altro) imposta nell’insieme sempre più esteso dei settori che, operando una notevole forzatura, vengono fatti rientrare nella categoria dei “servizi pubblici essenziali” proprio allo scopo di rendere più difficile l’azione dei lavoratori.
L’”invito” della Commissione di Garanzia in questo caso non avrebbe perciò comportato alcuna conseguenza penale nei confronti di chi non lo avesse rispettato. È comunque da apprezzare che l’Usb abbia rigettato l’invito della Commissione mantenendo lo sciopero di 24 ore.
A Genova, sempre l’Usb, ha organizzato un presidio davanti alla stazione Principe, cui hanno partecipato una sessantina di lavoratori, attorno alle 18, un’ora in cui si assembra una folla di pendolari che tornano a casa. Un nostro compagno è intervenuto dal megafono messo a disposizione dei presenti ribadendo che solo la lotta, l’organizzazione e il rafforzamento del sindacalismo di classe possono offrire un argine a condizioni di vita e di lavoro sempre peggiori per la classe operaia, che inesorabilmente provocano morti, infortuni e infermità gravi ai lavoratori. Questo, anche per rispondere alla illusione sostenuta invece dalla dirigenza dell’Usb, promotrice di una legge d’iniziativa popolare per l’introduzione del reato di “omicidio sul lavoro”.
Il SI Cobas ha anch’esso appoggiato lo sciopero di 24 ore e ha fatto appello ad ampie mobilitazioni.
I sindacati concertativi Cgil, Cisl e Uil e l’Orsa hanno invece limitato l’astensione dal lavoro a solo quattro ore, non a caso in perfetta sintonia con la richiesta della commissione di controllo.
La causa del disastro di Brandizzo e della morte dei cinque operai è da rintracciare nella struttura che controlla il lavoro di RFI e della ditta appaltatrice. Per evitare che si verifichino ancora simili disastri una rivendicazione deve essere la disalimentazione della linea elettrica, con il blocco a monte e a valle dei convogli in entrambi i sensi di marcia durante tutto il tempo in cui si svolgono i lavori sulla rotaia.
Non si deve nutrire alcuna illusione circa le iniziative e le scelte dei vertici industriali e aziendali e quelle di governo e parlamento. Tra la sicurezza e l’integrità fisica dei lavoratori e le necessità e la convenienza del modo di produzione capitalistico – “ottimizzazione”, tagli dei costi e profitti – il piatto oscillerà sempre in favore degli interessi delle imprese, delle aziende, della borghesia. Il tributo di sangue versato al Moloch capitalistico sotto tutte le latitudini non cessa di alimentarsi di nuove vittime. Tante vite sono state sacrificate nella fase espansiva e riformatrice del capitalismo, così come oggi, nei tempi di crisi e di putrefazione della società borghese.
Soltanto nei primi sette mesi di quest’anno le statistiche ufficiali, sempre imprecise per difetto, indicano 599 omicidi sul lavoro in Italia con un incremento del 4,4% rispetto al luglio 2022.
Al proletariato resta una sola arma difensiva e controffensiva: l’arma dello sciopero che per essere efficace deve essere organizzata sindacalmente fuori e contro i sindacati di regime. Questo ci impone di lavorare per la rinascita del sindacato di classe e attraverso la lotta negli organismi che si richiamano al sindacalismo di classe – cioè nei sindacati di base e nelle aree conflittuali in Cgil – per imporre la loro unità d’azione favorendo la solidarietà dei lavoratori nella lotta sindacale.