Voci dalla Germania
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Due voci ci sono finora giunte di correnti a tradizione socialista che, in Germania, si muovano fuori del cerchio fatale dei due imperialismi dominanti sui due grandi tronconi del Paese vinto e occupato: quelle delle «Thomas-Münzerbriefe» e del periodico «Neues Beginnen», ora federatesi attorno ad un organo, redatto a numeri alterni dai due gruppi e uscito a partire dal giugno di quest’anno: Funke (Aussprache-Hefte Radikaler Sozialisten e Aussprache für internationale sozialistiche Politik). Dobbiamo subito dire che questa produzione politica, se da una parte segna uno sforzo di autonomia del movimento proletario dalla morsa infernale dell’imperialismo internazionale, documenta dall’altra lo smarrimento e la rovina che guerra ed occupazione militare hanno, dopo il nazismo, seminato tra le file operaie.
I due gruppi sono partiti deliberatamente, senza programmi: il programma, asserivano entrambi, verrà in seguito, come frutto ultimo di una discussione fra socialisti che hanno rotto con un passato di asservimento ad interessi non proletari. Ed era già un partir male, un affidarsi all’eclettismo come ricetta ai disastri dell’ortodossia staliniana e del tradizionalismo funzionaristico della socialdemocrazia. Ma al disotto di questa posizione agnostica c’era qualcosa di più: la fobia del partito, dell’organizzazione centralizzata, dell’inquadramento ideologico e pratico dei militanti. Come altre correnti separatesi dal filone dell’esperienza bolscevica 1917-20, la reazione allo stalinismo ha qui assunto la forma aberrante della negazione del compito del Partito nella lotta proletaria, della costruzione di un mito della classe operaia che si autoemancipa nella sua totalità prima dell’urto rivoluzionario, della riduzione del rapporto dialettico classe-partito a quello di un’antitesi insormontabile fra i due termini, della contrapposizione della cosiddetta democrazia operaia alla dittatura ed al totalitarismo. I comunisti radicali o internazionali hanno colto i tratti specifici dell’evoluzione capitalistica: vedono nei due blocchi di oriente e di occidente due forme della stessa evoluzione, non confondono nazionalizzazione o socializzazione e socialismo; ma non riescono a liberarsi dell’antinomia, di origine schiettamente democratica ed antifascista, libertà-dittatura. Il fenomeno, l’abbiamo spesso documentato nelle nostre rassegne, è largamente diffuso, e ostacola il già faticoso processo di ristabilimento del cardini di interpretazione critica e di lotta del marxismo; e non ci si stupisca che, postisi su questo terreno, i socialisti radicali tedeschi ripiombino nell’elettoralismo, nel federalismo, nel terzaformismo europeistico e in altre piaghe consimili del movimento operaio.
Una posizione a sé occupa la rivista Pro und Contra (Weder Ost noch Westen-eine ungeteilte sozialistiche Welt), di cui ci è pervenuto finora solo il n. 7 e che contiamo di esaminare nel suo complesso al prossimo numero.