Prezzo di una milizia
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Sergio Salvadori, di anni 21, è morto nelle carceri di Parma. Innocente dell’accusa che gli era stata mossa e che gli era costata una gravissima condanna, aveva la colpa di essere un militante rivoluzionario, un nemico della società borghese.
Strano destino, quello degli internazionalisti: piccolo gruppo di individui da potersi contare sulle dita, irriso dai destri, calunniato dai sinistri, disprezzato da tutti perchè orientato verso un obiettivo che’è giudicato pazzesco: chi li accusa di essere visionari senza prospettive di affermazione nella realtà politica, chi li rimprovera di fare direttamente o indirettamente it giuoco del capitalismo.
Sergio Salvadori è il terzo caduto nella battaglia di classe dalla fine della guerra ad oggi. E, oltre alle tre vittime, il regime democratico ha fruttato agli internazionalisti arresti, processi, condanne clamorose, multe, licenziamenti, persecuzioni sui posti di lavoro; ciò quando tutti dichiarano che la loro propaganda non ha prospettive nè valore politico, e non spaventa nessuno. Perchè, allora, tanto accanimento?
Il prezzo pagato dalla milizia rivoluzionaria dimostra una volta di più che la repressione esercitata dal regime democratico contro le autentiche forze di classe non è affatto seconda a quella, tanto temuta e tanto deprecata, dei regimi fascisti.