Partito Comunista Internazionale

Genova – Ad una istruttiva riunione della Sinistra Sindacale

Categorie: Union Activity

Questo articolo è stato pubblicato in:

      Martedì 27 maggio a Genova nella sede della CGIL si è riunita Alternativa Sindacale, corrente di sinistra del sindacato di regime.

      Le dichiarazioni delle Segreterie nazionali e lo schieramento di aperto sostegno all’imperialismo italiano, avevano portato una nuova conferma del completo passaggio nel campo nemico del sindacato tricolore. La Sinistra sindacale teme di apparire troppo supina alla politica guerrafondaia, e quindi perdere ogni seguito; solo per questo si “dissocia”. Non è un caso che in uno dei primi interventi un delegato RSU di area rifondaiola abbia dichiarato allarmato: «faccio fatica a tenere gli iscritti!»: sincerità che qualifica esattamente la funzione della Sinistra sindacale.

      Da rimarcare che la riunione è stata indetta per gli addetti ai lavori, delegati e dirigenti: chiamare a raccolta la classe operaia in una pubblica assemblea lo reputano pericoloso, in agguato circolano troppi lavoratori che metterebbero a nudo, denunciando semplicemente i fatti, la squallida politica di collaborazione interclassista del sindacato. Tutta l’opera del loro “fare sindacato” altro non è che politica di corridoio all’interno del carrozzone. Quindi richieste alla Direzione, alle Segreterie e così via, e se queste sono sorde ci si appella alle RSU. Ma non ai lavoratori. Un gioco che la dice lunga.

      L’intervento più roboante l’ha fatto l’esponente di Lotta Comunista, appassionato quanto basta, citando i suoi figli che in futuro gli chiederanno dov’era quel giorno: si risponde da solo, qui nella Camera del Lavoro, perché non si svenda la storia della CGIL, ecc. Ma la questione essenziale – come la classe può oggi difendersi dallo sfruttamento, e da quel suo massimo culmine nella guerra borghese – l’oratore ha dimenticato di dircelo, su quale indirizzo e per quale prospettiva i militanti sindacali devono lottare. Non basta fare un salto nel generico e richiamarsi ai principi dell’internazionalismo senza entrare nel merito del dilemma centrale che non può non angosciare tutti i lavoratori sinceramente interessati alla difesa della loro classe, ossia: 1) che la CGIL non è riconquistabile, e 2) tantomeno con un’azione disciplinata all’interno delle gerarchie.

      In questo dopoguerra il Partito aveva difeso, non la “CGIL nata dalla Resistenza”, quella che nell’articolo secondo dello suo Statuto si sottomette alla Costituzione, ma la tradizione rossa della CGL, distrutta dal fascismo; ne difendeva il ricordo e il bisogno nel proletariato cercando nel contempo di contrastarne l’ulteriore deriva verso l’irreversibile inquadramento al servizio del regime borghese.

      La nostra, e solo nostra, parola d’ordine – Fuori e contro i sindacati di regime, per la rinascita ex novo del sindacato di classe – è la strada necessaria, anche se lunga e difficile, perché la classe possa di nuovo difendersi e combattere frontalmente la borghesia. Negarlo vuol dire cecità o politica di bassa lega, opportunismo.

      La riunione degli addetti proseguiva senza che alcuna generale iniziativa di lotta fosse decisa. Chi accennava allo sciopero veniva subito zittito facendogli notare che “le forze non ci sono”. Certo è che in quel covo di controrivoluzionari di professione e di venduti ai padroni le forze si spera e ci si dà un gran daffare perché mai ci siano! Ripiegare, come hanno fatto, su fermate di qualche decina di minuti nelle singole aziende dove la combattività è più alta serve solo per scaricare la pressione a vuoto. Le forze piccole o grandi che siano un sindacato di classe le farà sempre convergere, perché è solo nell’unione che i proletari troveranno la forza per sentirsi classe.

      Ai mestieranti della politica lasciamo senza alcun rimpianto tutta la storia della CGIL dal ’44 in poi, ne sono i degni continuatori, a noi restano le battaglie che il proletariato ha ingaggiato, la sua forza che ha costretto infinite volte il sindacato tricolore a muoversi controvoglia e da pompiere. A noi resta la battaglia cosciente del partito, che nella mai smentita prospettiva rivoluzionaria, da oltre mezzo secolo ha lavorato, ieri nella duplice prospettiva della riconquista a legnate o del fuori e contro, oggi nella ricostruzione del sindacato di classe.