In Breve… [IPC267]
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I più poveri si ribellano
Dall’inizio dell’anno scioperi e manifestazioni non cessano a Quito e nelle principali città del paese andino. Le pretese dell’usura mondiale (FMI e Banca Mondiale, fra gli altri), che hanno portato la disoccupazione e la miseria fra le grandi masse della popolazione, hanno creato un clima di malessere sociale generalizzato che preoccupa i guardiani dell’ordine capitalista.
Repressione dei Minatori spagnoli
Nel mesi di febbraio si sono avuti scontri fra i minatori di Villablino (León) e la guardia civil. I picchetti dei minatori, che bloccavano l’entrata di carbone negli stabilimenti dell’impresa Minero Siderúrgica di Ponferrada, sono stati attaccati da unità antisommossa. Gli scontri si sono prolungati nelle strade di Villablino. Della brutalità delle forze della repressione capitalista ha dato prova la dichiarazione di un uomo d’ordine, il tenente della città Maniel Barrio: “riprovevole e sproporzionata”.
Venezuela: cambiamenti radicali
L’elezione del demagogo Hugo Chávez a presidente del Venezuela è l’ennesima mossa della borghesia per cercare di contrastare gli smisurati effetti della crisi capitalista. Combinando abilmente il discorso antimperialista, come il suo compare Fidel Castro, con la logorroica demagogia, Chávez così riassume il suo timore: “o facciamo la rivoluzione democratica o la rivoluzione ci travolge”. E nell’economia grandi novità e radicali: “tutto lo Stato necessario, tutto il mercato possibile”. La dinamica del parlamentarismo borghese più di qui non va.
Massacro di minatori in Cina
Si può immaginare la condizione di un proletario e per di più minatore in Cina. Lo confermano i dati relativi alle morti per incidenti del lavoro nel settore minerario, più di 7.000 l’anno scorso, secondo informazioni del periodico cinese in lingua inglese China Daily. Un’altra peculiare caratteristica che distingue la via cinese al… capitalismo.
WANTED, reward of 5 millions $
Nel più puro stile dei vecchi western del cinema americano, lo sceriffo internazionale offre una succulenta ricompensa per la cattura dei principali responsabili della sempre incandescente carneficina iugoslava. Curiosamente l’annuncio della ricompensa è coinciso con l’incarcerazione di uno degli accusati per aver ordinato il massacro di Srebrenica fra luglio e novembre 1995, il generale serbo Radislav Krstic. I difensori della legge e dell’ordine mondiale dimenticano un piccolo dettaglio: le truppe dell’ONU, che stavano acquartierate alle porte della città, “territorio protetto” dall’ONU, non fecero assolutamente niente per impedire il massacro. Le truppe serbe poterono compiere indisturbate la loro funzione antiproletaria e reazionaria, che, del resto, è quella di tutti gli eserciti capitalisti, ONU compresa.