Partito Comunista Internazionale

PiSdC – In Venezuela lottare per il salario si paga col carcere

Categorie: Union Activity, Venezuela

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Agosto in Venezuela è iniziato con la notizia della condanna a sedici anni di carcere contro 6 dirigenti politico-sindacali con l’accusa di cospirazione terroristica. Uno di loro era stato coinvolto nella mobilitazione dei lavoratori dei tribunali dei mesi precedenti.

Erano già stati arrestati nel luglio del 2022, senza alcuna prova e sulla base di una testimonianza di un soggetto che nemmeno si è presentato a confermare la testimonianza. La sentenza non è accessibile né al pubblico né agli avvocati difensori. I precedenti di questi militanti sindacali e politici erano il coinvolgimento attivo nelle proteste di strada per ottenere aumenti salariali e il loro legame con un partito politico che fa opposizione al governo sul terreno elettorale.

Questo atto repressivo del regime borghese venezuelano giunge dopo una lunga lista di casi di incarceramento di dirigenti operai, molti dei quali sono stati reclusi nelle carceri per mesi o anni, senza alcuna sentenza o, peggio ancora, nonostante l’emissione di documenti di scarcerazione.

È lunga anche la lista di lavoratori con procedimenti aperti presso le Procure o in regime di libertà vigilata, sempre a seguito di azioni di lotta sindacale, qualificata come reato contemplato nel Codice Penale, nella Legge contro il Terrorismo e nella Legge contro l’Odio.

Solo un mese e mezzo prima di questa sentenza, l’apparato giudiziario e poliziesco borghese del Venezuela aveva arrestato due capi operai nello sciopero presso lo stabilimento siderurgico della Siderúrgica del Orinoco e altri 22 lavoratori. I due sindacalisti sono ancora agli arresti mentre i 22 operai sono stati liberati, sottoposti però a una sorta di libertà condizionale, nel senso che se dovessero partecipare a nuove lotte sindacali, verranno incarcerati.

La sentenza a 16 anni di carcere è un chiaro messaggio alla massa proletaria affinché non riprenda l’arma della lotta, degli scioperi per difendere e aumentare i salari. Accortamente, il governo ha colpito militanti sindacali non collegati alle ancora sporadiche imprese o settori nei quali i lavoratori sono in mobilitazione, in un contesto generale di completo assoggettamento delle dirigenze sindacali agli interessi del nemico di classe dei lavoratori.

Ben pochi nel movimento sindacale hanno denunciato questa sentenza e la catena di azioni repressive contro la classe operaia! E parte dei gruppi che l’hanno denunciato in realtà non sono a favore della lotta dei lavoratori, ma semplicemente lo hanno fatto strumentalmente ai fini della campagna per le prossime elezioni presidenziali.

A fronte di un 2023 iniziato con le importanti lotte dei lavoratori della scuola e dei siderurgici, lo Stato borghese cerca di sopprimere questi embrioni di lotta di classe non solo col diversivo alienante delle elezioni presidenziali e con le false contrapposizioni fra borghesi, ma anche con la repressione e il terrorismo contro la classe operaia.

I lavoratori hanno iniziato a mostrare disponibilità alla lotta per le loro proprie rivendicazioni, anche superando l’ostacolo della condotta traditrice, divisiva e disorganizzatrice delle dirigenze delle confederazione e federazioni sindacali. E il regime borghese inizia a mostrare il suo vero volto dietro la maschera della democrazia: la dittatura del capitale.


Questo un volantino che abbiamo diffuso in lingua spagnola

Per l’aumento generale dei salari e delle pensioni
Per la riduzione della giornata di lavoro
Sciopero generale – a oltranza – senza servizi minimi

Non cadiamo nella trappola e nell’inganno del voto e delle elezioni!

Battiamoci, organizziamo, promuoviamo un FRONTE UNICO SINDACALE DI CLASSE, con le organizzazioni sindacali locali, le assemblee e la più ampia partecipazione dei lavoratori di tutti i settori, delle imprese pubbliche e private, dei lavoratori pensionati e disoccupati.

Il governo e gli industriali mantengono i salari a un livello infimo. I pensionati sono minacciati della fame e delle infermità. Prosegue il pagamento attraverso buoni che non permettono comunque un livello adeguato di capacità d’acquisto dei beni essenziali e non contribuiscono in alcun modo al salario e quindi alla sua parte differita (innanzitutto i contributi pensionistici).

La politica borghese offre quale soluzione ai lavoratori l’illusione della via elettorale e li chiama a votare nelle elezioni per il nuovo presidente. In questo modo tengono lontani i lavoratori dall’intraprendere la strada delle lotta rivendicativa, dello sciopero per ottenere il soddisfacimento degli interessi immediati, elementari, economici.

La massima espressione dell’unità d’azione della classe lavoratrice è lo sciopero generale: l’unica via per sconfiggere la borghesia e i suoi governi.

Lo sciopero deve essere a tempo indeterminato, non con un termine prestabilito, e senza i cosiddetti servizi minimi.

Per far questo è necessario che i lavoratori si organizzino in un Fronte Unico Sindacale di Classe, che rompa le divisioni imposte oggi dalle dirigenze delle confederazione e federazioni sindacali di regime.

Il governo persegue e incarcera i lavoratori che lottano per difendere il salario, mentre lascia a piede libero malavitosi e capitalisti che accumulano ricchezze sfruttando la classe operaia!