Partito Comunista Internazionale

[RG7] Basi di azione del partito nel campo delle lotte economiche proletarie Pt. 3

Categorie: Union Question

Articolo genitore: Basi di azione del partito nel campo delle lotte economiche proletarie

Traduzioni disponibili:

LA FUNZIONE DELLO STATO NELL’EPOCA IMPERIALISTICA

Che cosa vi è di mutato nella dinamica sindacale dell’epoca imperialistica?

La nostra riconferma della classica prospettiva marxista nel campo dei movimenti degli organismi economici proletari si basa non su una identificazione meccanica della situazione attuale con quella in cui sorsero i grandi sindacati operai, né con quella successiva alla Prima Guerra mondiale.

Al contrario, non ci troviamo oggi né nella prima né nella seconda di queste situazioni: ai sindacati di classe dell’epoca di “sviluppo pacifico dei capitalismo” sono subentrati i sindacati “tricolore”, cioé ligi alla difesa della nazione ed in molti paesi veri e propri sindacati di Stato; l’una e l’altra forma non esprimono che gradi diversi di un’unica evoluzione storica necessaria alla sopravvivenza del regime capitalistico nella sua epoca imperiale.

Questa evoluzione, che sommariamente indichiamo come processo di sottomissione del sindacato operaio allo Stato, ha la più grande influenza sulla futura ripresa dei movimento rivoluzionario di classe che, però, si ripresenterà nei termini classici che abbiamo indicato e che risultano ancor più nettamente delineati da questo processo storico: rete degli organismi economici di classe, battaglia del partito di classe per sottrarli a qualsiasi altro indirizzo politico e per sottometterli al proprio, battaglia che corrisponde (ecco la novità!) anche al mantenimento ed al potenziamento della efficienza degli organismi operai economici sul piano della pura e semplice difesa degli interessi immediati dei lavoratori.

L’epoca imperialistica del capitalismo si distingue per la concentrazione estrema della produzione e del capitale finanziario, ma anche per una intensificata ingerenza dello Stato in tutti gli aspetti della vita economica e sociale. Lo Stato non solo si manifesta sempre più come il “comitato di amministrazione” della classe dominante, il suo apparato di dominio, la concentrazione della sua forza armata contro il proletariato, ma diviene anche il garante dell’economia capitalistica, sempre più ubbidiente alle necessità del funzionamento di essa, e sobbarcandosi in prima persona il compito della gestione dei meccanismo produttivo capitalistico.

Questa accentuazione della funzione dello Stato si riflette necessariamente anche sugli organismi proletari determinando il fatto che essi vengono lasciati liberi di svilupparsi solo se non si legano ad una prospettiva rivoluzionaria e vengono messi sotto controllo nella loro stessa azione rivendicativa ed economica. La classe borghese non ha dimenticato la lezione del 1917-1926, quando i sindacati operai, nonostante fossero diretti da opportunisti e riformisti dichiarati, erano stati sul punto di scatenare la lotta rivoluzionaria tra le classi e di essere conquistati all’indirizzo del partito di classe.

Le tesi dell’Internazionale notavano già questa situazione ed indicavano che,

 «nell’epoca imperialistica la lotta economica si trasforma in lotta politica rivoluzionaria molto più rapidamente che nella precedente di sviluppo pacifico del capitalismo».

Nell’epoca imperialistica il capitalismo non può più permettere il libero svolgersi della lotta economica, né della organizzazione operaia, perché ha sperimentato storicamente che il manifestarsi di generalizzate lotte economiche in presenza di un ciclo critico dell’economia capitalistica può pericolosamente debordare nella lotta politica, nell’assalto al potere politico: cioé che la lotta dei proletari sul terreno economico è, per le condizioni in cui si svolge, suscettibile di essere influenzata molto più facilmente dall’indirizzo del partito rivoluzionario.

Scampato al pericolo rivoluzionario nel 1919-26, lo Stato capitalistico non permetterà più nessun libero svolgimento dei conflitti sociali, perché sa bene che questo “libero svolgimento” può produrre effetti disastrosi per la conservazione del regime.

Esso non abolisce l’organizzazione operaia economica, ma si sforza con ogni mezzo di controllarla e di sottoporne l’azione a limiti ben precisi, di legarla a sé ed alle sue sorti con mille legami e di farne una sua appendice fino al punto, nei momenti critici della lotta di classe, di trasformarla apertamente in un ingranaggio della macchina statale. Questo risultato di poter controllare il movimento operaio economico nei momenti inevitabili del dissesto produttivo e della crisi economica è essenziale per la sopravvivenza del regime capitalistico, perché è l’unico elemento che può impedire il passaggio dalla crisi economica alla crisi sociale e politica. 

L’EPOCA DELLE CRISI DEL CAPITALISMO E L’APPARIRE DEL SINDACATO DI STATO

Il capitalismo nell’epoca imperialistica tenta, per l’inasprirsi delle sue interne contraddizioni, di controllare alla scala sociale l’anarchico sviluppo dei processo economico e produttivo, da cui derivano le crescenti tensioni sociali. Per questo lo Stato avverte la necessità del diretto controllo sui sindacati operai, il che è prova di estrema debolezza e vulnerabilità del capitalismo nella fase imperialistica. Controllo che può assumere diverse forme, di cui la più adeguata e perfetta è quella dell’inserimento del sindacato operaio nelle strutture statali, per il cui mezzo lo Stato cerca di rendere compatibili i livelli salariali con il profitto, il costo del lavoro con la resa economica e tollerabili per il sistema capitalistico gli ineliminabili contrasti fra i bisogni dei salariati e quelli delle aziende; in breve di regolamentare i rapporti tra operai e padroni nel quadro della conservazione del regime. Cosicché il sindacato da libero diviene coatto, da organo della classe si trasforma in organo dello Stato borghese, dalla difesa dei proletari passa alla difesa dell’economia nazionale.

In effetti l’epoca imperialistica è caratterizzata da questa necessità: o il movimento operaio si sottomette agli interessi della nazione o diventa obiettivamente e materialmente rivoluzionario. Un sindacalismo di classe è possibile solo in quanto si rivolge contro le basi stesse di sopravvivenza del regime, o meglio, le colpisce inevitabilmente. La spiegazione di questo si trova già nelle Tesi dell’Internazionale Comunista: l’impossibilità del capitalismo a riorganizzare l’economia dopo la guerra se non schiacciando il movimento operaio. Deduzione opposta: estremo valore di ogni movimento economico di classe – che il capitalismo non può più tollerare. È aperta l’epoca della rivoluzione proletaria.

Il capitalismo internazionale non sarebbe potuto uscire dalla sua crisi e non avrebbe potuto riorganizzare la sua economia senza schiacciare le lotte economiche e sociali del proletariato perché non poteva permettersi di mantenere le condizioni economiche del proletariato al livello precedente alla guerra. Di conseguenza le lotte economiche proletarie tendevano ad assumere un aspetto obiettivamente rivoluzionario, cioè erano suscettibili di essere indirizzate dal partito. La lotta difensiva del proletariato non poteva mantenere il conflitto tra proletari e capitalisti sul terreno economico, perché urtava le stesse basi del regime e di conseguenza tendeva a divenire lotta contro lo Stato.

I sindacati di classe o avrebbero dovuto restringere la difesa delle condizioni di vita nell’ambito delle necessità borghesi, o avrebbero dovuto divenire sindacati rossi diretti all’attacco rivoluzionario. Nell’epoca imperialistica si modificano perciò le stesse basi dell’azione sindacale che, in periodi critici, può trascendere rapidamente a lotta insurrezionale, ovvero al sacrificio totale delle condizioni operaie.

Ma questo significa anche che un sindacato diretto da qualsiasi partito che non sia quello rivoluzionario di classe non può in questi periodi critici condurre in maniera conseguente la lotta economica, cosa che, invece, era possibile nell’epoca di sviluppo pacifico del capitale. In quell’epoca le lotte economiche del proletariato potevano anche contrapporsi alla lotta rivoluzionaria, come lo possono attualmente in epoche non critiche. Nell’epoca imperialistica il collegamento è più stretto.

Da questo discende il valore e l’importanza immensa che assumono i moti elementari del proletariato tesi a difendere il pane ed il lavoro. Ma il fatto che essi trapassino facilmente sul terreno politico non porta il partito a negarne il valore essenziale, al contrario ne sottolinea la necessità. È proprio questa situazione che schiera il partito di classe sul terreno della difesa proletaria, mentre schiererà contro questa elementare esigenza degli operai tutti i partiti della borghesia e tutte le sue forze statali. Tutte le forze della conservazione sociale si allineano ad impedire la manifestazione libera ed aperta della lotta economica, a mantenere l’impastoiamento legale che la caratterizza oggi. Solo le forze del partito sostengono il libero slancio delle lotte operaie.

Il capitalismo non permetterà più il pacifico risorgere di liberi sindacati né la loro attività, come nella sua epoca precedente. È finito il tempo in cui poteva permettere la libera organizzazione degli operai e i suoi partiti tentare la concorrenza con la rivoluzione sul piano sindacale. La tenterà ancora, naturalmente, ma tenterà al tempo stesso di distruggere il movimento sindacale.

È essenziale valutare su questa base l’atteggiamento delle diverse forze politiche che dicono di richiamarsi al proletariato ed alla rivoluzione.

Se il riformismo ha venduto i liberi sindacati di classe allo Stato capitalistico, perché l’unica altra strada era quella della rivoluzione, la stessa evoluzione hanno subito anche i movimenti kapedisti ed anarco-sindacalisti diventando, seppure in nome della rivoluzione e della conquista del potere, nemici giurati dell’organizzazione economica proletaria. La tesi della “distruzione dei sindacati”, che nel 1921 era un errore infantile, è diventata oggi una posizione disfattista e controrivoluzionaria. Solo il partito assume la posizione di attendersi il suo stesso rafforzamento dalla rinascita della lotta sindacale e dei sindacati di classe. È questo il suo indirizzo distintivo.

Questo schieramento di forze rende più difficile il ricostituirsi della rete associativa-economica del proletariato e la sottopone a mille possibili insidie, ma rende anche preziosa ed insostituibile l’opera di netto indirizzo del partito e l’azione anche delle piccole forze proletarie che si mettono sul terreno sindacale.

Fu sulla base della sua enorme espansione alla scala mondiale che il capitalismo poté consentire il libero sviluppo al movimento operaio economico, addirittura favorendolo e cercando soltanto di limitarne il collegamento con il partito rivoluzionario. La sua teoria fu allora quella della “neutralità dei sindacati”, come della “neutralità dello Stato nei conflitti economici”.

Questa situazione finì con la Prima Guerra mondiale quando i sindacati operai furono condotti direttamente al servizio della patria in guerra. Ma, dopo di essa, la lotta economica proletaria riprese e trovò il suo naturale veicolo negli organismi sindacali esistenti. Fu ingaggiata una battaglia storica, perduta per la rivoluzione, che aveva per posta o la immissione degli organismi sindacali nell’ambito statale o la loro trasformazione in organi della rivoluzione esaltando al massimo la lotta economica. Il modo di produzione capitalistico poté riassettarsi solo dopo aver vinto questa battaglia ed avere sottoposto gli organismi operai allo stretto controllo, diretto o indiretto, dello Stato.

Da allora si stabilizza una situazione per cui il riformismo sociale si mette sotto l’egida dello Stato, si aspetta da esso le sue realizzazioni e non si affida più all’azione ed alla lotta delle masse proletarie. Il suo metodo diventa quello di garantire la legalità del movimento operaio, ricevendo in cambio dallo Stato (ed anche a spese dei singoli capitalisti) i mezzi materiali per tacitare le rivendicazioni operaie. Nell’epoca di slancio della produzione capitalistica questo è possibile da ottenere, e si creano così le premesse per cui nell’epoca di crisi tutto l’apparato organizzativo proletario si trovi sotto il controllo statale e puntato contro le anche minime rivendicazioni operaie.

L’appello del partito alla difesa delle condizioni di vita e di lavoro ed alla organizzazione dei lavoratori sul terreno di classe poggia su questa base storica reale: ogni sforzo in questa direzione è uno sforzo in direzione della rivoluzione ed i lavoratori compiono l’atto di base del loro schieramento sul terreno della rivoluzione organizzandosi per difendere le loro condizioni di vita.

L’evoluzione del sindacato che abbiamo descritta ci conduce alla conclusione, già stabilita dall’Internazionale e ripresa da Trotski in “I sindacati nell’epoca imperialistica”: non è più possibile nella fase imperialistica del capitalismo l’esistenza di un sindacalismo “libero”, cioé di organismi sindacali i quali, pur non essendo diretti da un indirizzo rivoluzionario, pur essendo nelle mani di partiti riformisti o piccolo borghesi, possano condurre la lotta sul terreno economico in maniera conseguente. Nell’epoca imperialistica la lotta economica si trasforma più rapidamente che per il passato in lotta politica, poiché il suo stesso manifestarsi e la sua generalizzazione urta contro le basi stesse del regime capitalistico. Di conseguenza qualsiasi organismo sindacale viene messo immediatamente di fronte al problema dello Stato: o accetta di limitare la lotta proletaria nella “legalità”, e con ciò stesso di restringerla e di soffocarla a vantaggio della conservazione, o trascende i limiti della legalità borghese e trapassa sul terreno rivoluzionario, il che significa allo stesso tempo estendere, potenziare e generalizzare la battaglia che il proletariato conduce in difesa delle proprie condizioni economiche.

Questa situazione fa sì che tutti i partiti e tutti gli indirizzi politici votati alla conservazione del regime siano allo stesso tempo nemici del manifestarsi ampio e conseguente della lotta economica proletaria e che solo il partito rivoluzionario di classe ne sia il sostenitore più accanito. La funzione sindacale si completa e si integra solo quando alla testa degli organismi sindacali c’è il partito politico di classe, dice la “Piattaforma Politica” del 1945, ed in effetti non esiste altra strada.

La deduzione da trarne non è certo che allora il sindacato non è più necessario e che la lotta sindacale non può più esistere. È un’altra ed opposta: i proletari torneranno alla lotta per la difesa delle loro condizioni economiche ed in essa ricostituiranno gli organismi adatti a questa difesa, i sindacati di classe; questi organismi, per definizione aperti a tutti i proletari, per definizione organizzanti la massa dei proletariato su basi non di coscienza ma di necessità materiali, si troveranno posti dalla situazione stessa di fronte all’alternativa: o soggiacere di nuovo all’influenza ed al controllo dello Stato, il che equivale all’influenza ed al controllo dei partiti opportunisti, borghesi e piccolo borghesi, o viceversa spostare la loro azione sul terreno dell’illegalità sottomettendosi all’unico indirizzo politico veramente illegale, quello del partito politico di classe.

Nella nostra visione dunque l’esistenza dei sindacati di classe, nell’epoca imperialistica ha un’importanza ancora maggiore di quanta poteva averne in epoche passate: se nel passato fu possibile mantenere la difesa degli obbiettivi immediati della lotta proletaria opposti alle massime conquiste rivoluzionarie, e farne un diversivo contro di esse, questo è più difficile nell’epoca imperialistica, quando il trapasso del sindacato di classe, del sindacato rosso, all’influenza e alla direzione del partito è più immediato e deve avvenire sotto pena che gli organismi economici proletari perdano i loro stessi connotati di classe, cioé abdichino alla stessa funzione elementare per cui sono sorti.

All’interno degli organismi economici che la classe sarà costretta ad esprimere nel suo ritorno alla battaglia si combatterà la lotta fra coloro che vorranno mantenere l’azione nei limiti della legalità borghese, e con ciò stesso spegnerla e soffocarla, e l’indirizzo del partito che, spingendo al potenziamento e alla generalizzazione della lotta proletaria, consentirà il portarsi di questi organismi sul terreno rivoluzionario.