[RG146] L’ideologia borghese – Le eresie
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Nell’XI e XII secolo nascono o rinascono le città, in particolare nell’Italia centro-settentrionale e nelle Fiandre, ma anche nel Nord della Francia, in Borgogna, in Provenza e nella Germania renana. Vi si insediano quei ceti pre-borghesi, mercantili e di piccola nobiltà, che si scontrano per poi fondersi e dare origine, intorno al XIII secolo, alla borghesia. Nell’Italia centro-settentrionale, sempre in quei secoli, si affermano i Comuni, i quali tendono ad un’autonomia reale dall’impero e all’autogoverno, in maniera più marcata rispetto alle altre regioni dell’ex Impero carolingio.
Insieme alle città e alla borghesia compaiono le “eresie”, in maniera incomparabilmente più evidente rispetto ai secoli precedenti. Tali concezioni religiose, eretiche e non, avevano sempre alla base il “millenarismo”, l’attesa della fine dei tempi, il messianismo e il modello delle prime comunità cristiane, dove tutti i beni erano messi in comune.
Queste concezioni non costituivano una ideologia utile alla borghesia, ma furono spesso fatte proprie anche da mercanti e borghesi. A questo possiamo dare due spiegazioni. La prima, e più ovvia, consiste nel dominio di una ideologia religiosa che vedeva nel ritorno alle origini l’unico rimedio possibile contro un presente “degenerato” a causa della “corruzione” della Chiesa e dell’Impero, istituzioni che avrebbero invece dovuto marciare sui binari della Provvidenza divina. Tale ideologia, oltre che da borghesi e nobili, era condivisa anche da contadini e plebe urbana.
La seconda spiegazione, che più ci interessa, consiste nel fatto che la nascente borghesia sentiva, seppure confusamente, il bisogno di opporsi all’intero sistema feudale, che tutte le concezioni millenaristiche e pauperistiche criticavano. In assenza di una propria ideologia, la borghesia si serviva di tali censure, accettando insieme ad esse le concezioni di cui erano parte, fossero esse eretiche o meno.
Il sogno-bisogno del comunismo
Patari, catari, valdesi, spirituali, fraticelli, micheliti, dolciniani: queste le principali eresie tra XI e XIV secolo.
Sulla nostra stampa abbiamo trattato del “sogno-bisogno del comunismo”. Il comunismo diventa una possibilità reale solo con l’affermarsi del capitalismo, quando al sentimento comunista si unisce la ragione comunista, e cioè il nostro scientifico programma storico, dalla metà del XIX secolo. Prima di allora il sentimento comunista, presente fin dall’antichità in contrapposizione alle succedutesi società di classe, non poteva che prendere le forme del millenarismo, del messianismo e dell’utopismo.
Generalmente le eresie non nascevano come tali, e finché restavano divergenze dottrinali erano spesso tollerate. Non lo erano più quando non obbedivano all’autorità del papa e dei vescovi, predicando nuovi principi e creando nuovi ordini religiosi senza il loro permesso.
Nell’XI e XII secolo l’atteggiamento della Chiesa non era ancora univoco: le misure contro gli eretici oscillavano tra la conversione, la confisca degli averi (misura sicuramente più diffusa) e nei casi più “ostinati” il carcere e la pena di morte.
Ci fu una svolta con papa Innocenzo III e la sua decretale “Vergentis in senium” del 1199, che si richiamava al diritto romano, ai codici di Teodosio e Giustiniano e alle pene allora riservate ai manichei. L’eresia venne assimilata al crimine di lesa maestà, e il crimine contro l’Imperatore diventò un crimine contro Dio. Per contro i crimini contro l’Imperatore poterono essere puniti come eresie. Talvolta il popolo minuto delle città e i contadini uccidevano e bruciavano i presunti eretici prima che la Chiesa si pronunciasse, ma è anche vero che le istituzioni cittadine partecipavano spesso senza alcuna voglia alle iniziative vescovili e inquisitoriali contro gli eretici. Questo a volte per simpatia verso di essi, ma soprattutto per il timore di veder limitare la propria autonomia a favore del vescovo, dell’Inquisizione e della Chiesa.
L’Apocalisse
Il termine deriva dal greco “apocalipsis”, che significa manifestazione, rivelazione, apparizione, scoprimento. L’Apocalisse di Giovanni, scritta alla fine del I secolo, aveva questo significato. Nei secoli successivi il termine ha assunto il significato di morte, paura e terrore.
Oggi la visione apocalittica è maggiore nella borghesia atea e razionalista che in chi ha una credenza religiosa. I borghesi, atei o religiosi che siano, sentono l’odore di morte della loro classe che non ha futuro, perché non possono e non vogliono credere a un futuro senza capitalismo, senza borghesi. “Il mondo non ha futuro” – dicono. Di qui le loro nere e cupe angosciose visioni del futuro, popolato dagli incubi del disastro ambientale, climatico, alimentare, nucleare, demografico, ecc. Naturalmente tutto ciò per essi non è dovuto al sistema di produzione capitalistico, ma alla imperfezione, o alla malvagità, della natura umana.
Anche la fantascienza crea mondi, al di là delle apparenze, molto simili a quello reale: neanche nella fantasia la borghesia sa concepire un mondo non plasmato dai rapporti di produzione capitalistici.
La speranza, la certezza nel “regno dei cieli”, il futuro delle classi subalterne che hanno preceduto la nascita del proletariato, sono stati ereditati dai comunisti.
Sentimento e ragione comunista
Tutti i gruppi dei secoli medioevali in questione, eretici e non, intrisi di millenarismo, messianismo e gioachimismo, possono farci sorridere per le loro visioni ideologiche, ma sono dalla nostra parte della storia. Il termine “compagni” deriva dal latino “cum panis”, e indica coloro che mangiano alla stessa mensa. Tale termine era comunemente usato dai francescani.
È solo con la nascita del capitalismo e la riflessione su di esso, culminata nel Manifesto del Partito comunista del 1848, che il sentimento si unisce alla ragione e alla scienza, dando origine al nostro programma storico. In nome del comune sentimento comunista, con i vari Valdo, Francesco e Dolcino, sediamo alla stessa mensa e condividiamo lo stesso pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo.
Lo stesso pane che il capitalismo trasforma in pietra. Quest’ultima non è solo una metafora: Marx stesso descrive come già al suo tempo alla farina venisse mescolata della polvere di marmo, per aumentare il peso del pane, e quindi venderlo a prezzo e profitto maggiore.
La realtà del capitalismo è peggiore di qualsiasi fantasia, ed è peggiore di qualsiasi “complotto” i borghesi si inventino, per dare una facile spiegazione a ciò che essi non sanno, non possono, e non vogliono comprendere.