[RG147] Per la storia del Partito Comunista Internazionale
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La serie di rapporti che ci accingiamo a tenere concernente la storia del nostro partito hanno lo scopo di presentarlo nella sua continuità e unicità.
Una nostra specificità è che non abbiamo parentele con nessuno, anzi coloro che appaiono più vicini sono in realtà i più lontani e noi ci siamo sempre ben guardati da assimilarci o avvicinarci a qualsiasi altro raggruppamento politico cosiddetto affine.
La data di nascita del nostro attuale Partito è incontestabilmente il 1952. Ma, come abbiamo scritto, non si trattò di una svolta o di un aggiustamento di rotta, bensì di riprendere il filo del passato saldandolo al presente e proiettandolo nell’avvenire.
Non è certo un caso che in ogni pubblicazione di Partito non omettiamo mai stampare il nostro “distingue”: «La linea da Marx a Lenin a Livorno 1921, alla lotta della Sinistra contro la degenerazione di Mosca, ecc. ecc.». Infatti rivendichiamo totalmente le nostre profonde radici e riconosciamo come parte integrante della nostra tradizione tutta l’opera e l’elaborazione teorica di quella Sinistra marxista già presente e strutturata all’interno del PSI fin dagli albori del XX secolo.
Ciononostante il nostro Partito attuale ha delle caratteristiche ben diverse da quelle dei partiti di allora, dovute a una selezione storica che fa tesoro sia delle vittorie sia delle sconfitte del movimento operaio internazionale e dei suoi partiti.
Se fino al 1914 all’interno dei medesimi partiti e della II Internazionale potevano convivere le due anime, la riformista e la rivoluzionaria, fu lo scoppio della guerra imperialista che si incaricò di separare e definire l’inconciliabilità delle due opposte tendenze: da una parte la socialdemocrazia, al servizio del capitale e delle rispettive patrie borghesi, dall’altra la rivoluzionaria, per il sabotaggio della guerra, la sua trasformazione da guerra fra Stati in guerra tra classi, la presa violenta del potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato.
Lo stesso avvenne dopo l’esperienza della controrivoluzione staliniana. Durante tutto lo svolgimento della seconda guerra mondiale la quasi totalità del movimento proletario subì un palese asservimento agli interessi della conservazione capitalista segnando la liquidazione, anche ufficiale, della III Internazionale.
Nessuna altra organizzazione politica all’infuori della nostra corrente ancorata alla Sinistra comunista italiana seppe portare fino in fondo la critica alla degenerazione stalinista. Di conseguenza la guida del proletariato internazionale potrà essere presa solo dall’unico e unitario Partito Comunista Internazionale.
Quando si parla di Sinistra comunista italiana nella mente dei più si pensa al suo astensionismo. Noi possiamo affermare che si trattò, all’epoca, di un aspetto molto importante dal punto di vita tattico, ma non di principio. Al contrario fino da allora la Sinistra comunista aveva elaborato altri caratteri fondamentali della vita interna del partito e dei rapporti tra compagni: centralismo organico, rifiuto di ogni tipo di personalismo, possibilità di ogni compagno a partecipare al lavoro di partito.
A questo proposito nel rapporto esteso verranno riportate ampie citazioni tratte dai nostri testi classici, a dimostrazione di come l’attuale Partito si trovi in perfetta continuità con la tradizione della Sinistra.
Centralismo organico. Fin dal 1922 proponemmo l’abbandono del concetto organizzativo del “centralismo democratico” sostituendolo con il più appropriato “centralismo organico”. «I partiti comunisti devono realizzare un centralismo organico che, col massimo compatibile di consultazione della base, assicuri la spontanea eliminazione di ogni aggruppamento tendente a differenziarsi. Questo non si ottiene con prescrizioni gerarchiche formali e meccaniche, ma, come dice Lenin, colla giusta politica rivoluzionaria» (Tesi di Lione, 1926).
Funzione e ruolo del capo nel nostro partito. «Anche i capi sono un prodotto dell’attività del partito, dei metodi di lavoro del partito, e della fiducia che il partito ha saputo attirarsi. Se il partito, malgrado la situazione variabile e spesso sfavorevole, segue la linea rivoluzionaria e combatte le deviazioni opportunistiche, la selezione dei capi, la formazione di uno stato maggiore, avvengono in modo favorevole, e nel periodo della lotta finale noi riusciremo non certo ad avere sempre un Lenin, ma una direzione solida e coraggiosa» (VI Esecutivo Allargato, 1926).
Disciplina e frazioni. «L’apparire e lo svilupparsi delle frazioni è indice di un male generale del partito, è un sintomo della mancata rispondenza delle funzioni vitali del partito stesso alle sue finalità, e si combattono individuando il male per eliminarlo, non abusando dei poteri disciplinari per risolvere in modo necessariamente formale e provvisorio la situazione» (“Piattaforma della Sinistra”, 1925).
«Non vediamo gravi inconvenienti in una esagerata preoccupazione verso il pericolo opportunista (…) Mentre gravissimo è il pericolo se all’opposto (…) la malattia opportunista grandeggia prima che si sia osato da qualche parte dare vigorosamente l’allarme. La critica senza l’errore non nuoce nemmeno la millesima parte di quanto nuoce l’errore senza la critica» (“Il pericolo opportunista e l’Internazionale”, 1925).
Come fu allora possibile che il Partito nato a Livorno, fondato su simili capisaldi in seguito degenerasse? La risposta è che non si trattò di un problema nazionale, ma internazionale e i partiti della III Internazionale per ragioni storiche nacquero spuri, da scissioni più o meno a sinistra dei vecchi partiti socialdemocratici, da unioni tra gruppi non omogenei e perfino il Partito Comunista d’Italia non poté sottrarsi del tutto a questo difetto di origine. Il processo degenerativo dipese anche dalle debolezze che storicamente avevano contraddistinto il processo di formazione della nuova organizzazione internazionale che, quando si verificò il riflusso rivoluzionario, pesarono sulle sue capacità di reazione alla situazione sfavorevole.
Il rapporto è quindi passato ad esporre le tappe della degenerazione sia del movimento comunista rivoluzionario internazionale, sia del PCd’I.
Gli errori tattici dell’Internazionale portarono ad una lunga serie di sconfitte, a cominciare da quella della rivoluzione in Germania, pagata con la impossibilità di conquistare, dopo il primo, un altro grande paese alla rivoluzione, di decisiva importanza per lo sviluppo della rivoluzione mondiale.
Le fasi degenerative della III Internazionale non potevano non riflettersi anche all’interno del Partito Comunista d’Italia.
Dopo il 1924 il gruppo ordinovista, presa la direzione del partito, iniziò una violentissima campagna contro la Sinistra. In preparazione del suo III congresso, a Lione nel 1926, i procedimenti di voto imposti furono talmente truffaldini che la Sinistra, che un anno prima, alla conferenza di Como, aveva avuto l’adesione della quasi totalità dei delegati, venne confinata a una minoranza irrisoria.
Contemporaneamente nell’Internazionale e nel partito russo la controrivoluzione staliniana stava ormai registrando la sua definitiva vittoria su quanto rimaneva della tradizione rivoluzionaria di sinistra e internazionalista.
Attraverso falsificazioni di documenti, invenzioni di complotti e altri simili espedienti i nuovi capi del partito russo riuscirono ad avere ragione dei veri condottieri della rivoluzione russa. Le vie della deportazione si aprirono a Trotzky e agli altri compagni mentre il partito russo e l’Internazionale, ormai stalinizzati, imponevano come condizione per la permanenza nell’Internazionale l’accettazione della nuova teoria opportunista del “Socialismo in un solo paese”.
Nel Partito nato a Livorno nel 1921, ormai in via di completa stalinizzazione, fin dal 1925 una vera repressione interna era iniziata nei confronti di esponenti della Sinistra: espulsioni, sospensioni, campagne stampa denigratorie, azioni palesemente provocatorie divennero pratica ordinaria.
Da parte di più di uno storico borghese o presunto stratega rivoluzionario è stata evidenziata la “incapacità” della Sinistra comunista italiana di approfittare della occasione propizia e formare una opposizione internazionale in concorrenza e contrapposizione con quella degenerata di Mosca. In effetti quello si aspettavano alcuni compagni e i dirigenti dei gruppi di estrema sinistra internazionale. Sbagliò la Sinistra a mantenersi caparbiamente ancorata ai propri principi? Questo sarà il tema dei prossimi rapporti.