Sindacati ideali
Categorie: Union Question, USA
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In un articolo sul Mondo del 15-5, Massimo Salvadori tesse l’entusiastico elogio della collaborazione fra capitale e lavoro realizzatasi negli Stati Uniti. Questa collaborazione si è concretata, da parte industriale, nel riconoscimento che l’operaio ben pagato, alloggiato e nutrito (e sorvegliato, aggiungiamo noi, dai Pinkerton aziendali e, se occorre, preso a fucilate dalle forze dell’ordine) rende più dell’operaio malnutrito e malretribuito, e, da parte non diciamo operaia ma sindacale, nel perfetto inquadramento nel regime capitalistico. Cose vecchie, si sa: ma l’articolista porta ad esempio la situazione del sindacato dell’abbigliamento maschile (Amalgamated Clothing Workers of America), ed ha ben ragione di farlo perché difficilmente si potrebbe immaginare sindacato “operaio” più ideale dal punto di vista dell’ordine costituito. Forte di 400.000 membri, esso è un grosso capitalista che controlla otto società di assicurazioni e due banche e, come ogni buon capitalista illuminato, affianca a questa sua attività finanziaria in grande stile la filantropia, l’assistenza ospedaliera, scolastica ed alberghiera agli affiliati. Come si potrebbe immaginare più perfetta “collaborazione fra capitale e lavoro?” L’organizzazione operaia che funge da banchiera ed assicuratrice per conto di chi ha capitali da investire o beni da proteggere: oh, se Di Vittorio, Pastore, Morelli, Bitossi fossero nati in America, invece che in questa Italietta pidocchiosa!