Partito Comunista Internazionale

Tasse e tessere

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Già altre volte abbiamo avuto occasione di osservare come il sistema fiscale italiano possa essere considerato nel suo insieme piuttosto regressivo che «progressivo». In altre parole, i tributi, lungi dal crescere con l’aumento dei redditi, sono congegnati in modo da gravare maggiormente sulle entrate minori.

Basta ricordare che le imposte dirette rappresentano solo il 16,50% delle entrate dello Stato, e che in queste imposte sono compresi anche gli oneri che gravano sui salari e sugli stipendi, per comprendere come lo Stato non ricavi più del 10% delle entrate da coloro che godono di alti redditi, i quali sono forse poche migliaia di individui ma percepiscono complessivamente almeno i due terzi del reddito nazionale. Il residuo novanta per cento delle entrate proviene dai tributi elevati sui consumi e sui guadagni delle masse proletarie e semiproletarie.

Ma, indipendentemente dal sistema tributario che favorisce sfacciatamente le classi ricche, è noto che queste ultime praticano di regola l’evasione dalle imposte ufficialmente riconosciute. Alcuni clamorosi scandali hanno gettato, tempo addietro, qualche barlume su questo stato di cose, ma le confessioni di qualche miliardario drogato da prostitute non ha cambiato una virgola alla situazione né tanto meno agli onori che nell’alta società si prodigano a tali famiglie.

Pertanto, gli strilli di qualche autorevole professionista o magnate della finanza sorpresi in flagrante durante il grave compito di inghiottire prelibati bocconcini e costretti a pagare il pedaggio relativo, la pressione che i sistemi tributari più evoluti fanno sentire se non altro come fattore di concorrenza e mezzo di attrazione dei capitali, il costo e l’inadeguatezza del metodo di esazione hanno indotto il varo della cosiddetta riforma Vanoni, che, entrando in vigore in questi giorni, dovrebbe porre rimedio ai mali di cui da tanto tempo soffriva il nostro apparato fiscale.

Ora, questa riforma può essere illustrata dal verso dantesco: «libito fe’ lecito in sua legge». Considerato ch’era grave delitto consentire l’evasione fraudolenta dalle imposte legali, lo Stato vi rimedia formulando ai tassati la raccomandazione di… dire la verità e ricompensando in anticipo questo patriottico gesto. riducendo i maggiori gravami fiscali in una misura che arriva fino al 75 per cento.

Va da sé che questa riduzione si applica soltanto ai redditi superiori. Ad esempio, la Complementare sui redditi fino a 240.000 lire è stata ridotta da 12.000 a 5000 lire, cioè a poco meno della metà. Per contro, chi ha un reddito di 10 milioni, mentre prima avrebbe dovuto pagarne allo Stato quasi 6, ora, anche se denuncerà tutto il reddito, pagherà solo 800.000 lire, cioè una cifra quasi 8 volte minore. Chi ha un reddito di 50 milioni avrebbe dovuto pagare, con la precedente scala di imposte, 37 milioni; oggi ne dovrà dare solo 8.

Come si vede, i percettori di redditi alti non possono proprio lamentarsi.

Lo stato rimette loro i debiti, e, come se non bastasse, promette di credere sulla parola a quanto dichiareranno. La nuova riforma sembra concedere qual- cosa anche alle categorie a basso reddito, ma, come abbiamo detto, queste possono star tranquille: tutto quanto vien rimesso sulle imposte dirette sarà ripreso dalle imposte indirette, per tacer del fatto che, in ogni caso, i salariati non potranno sfuggire alla denuncia integrale di redditi che sono di pubblico dominio.

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Un altro amabile aspetto del regime capitalista è l’applicazione della libera iniziativa privata alla borsa nera. Vero è che in questi tempi i governi non sono da meno dei privati nella corsa agli acquisti e nella costituzione di scorte, ma commercianti e possidenti non attendono esempi od incoraggiamenti da nessuno: appena sentono odor di zolfo, corrono ad accaparrare. Dall’olio allo stagno, dalla carta all’oro, dallo zucchero alla lana, tutto viene fatto oggetto di imboscamento con l’immediato effetto di far rarefare i prodotti e aumentare i prezzi.

Dietro questi avvenimenti si annuncia lo spettro dei razionamenti, dei contingentamenti, della tessera . Il regime capitalista applica il socialismo alla rovescia: e, lungi dall’evitare la pianificazione, non può farne a meno neppure nei periodi di pausa della guerra guerreggiata.

Si è detto che il socialismo pretenderebbe di applicare l’uguaglianza della miseria. Il capitalismo quest’uguaglianza non l’applica certo, perché vi sono famiglie che vivono in un’ignobile crapula; ma non evita certo la miseria più squallida che impone anzi a masse sempre più numerose e per una legge sempre più ferrea.

Contingentamenti, scorte, accaparramenti, tessere, marasma generale, hanno sempre seguito la guerra. Questa volta la precedono. E, così come lo scorso conflitto si iniziò con una determinata impronta e andò via incattivendola, così si può essere certi che il prossimo, iniziatosi con gli stessi provvedimenti presi al termine di quello, se non troverà la strada sbarrata dalla rivoluzione proletaria arrecherà all’umanità una tale somma di sciagure, che al suo confronto le passate sofferenze appariranno addirittura stati di grazia…