Partito Comunista Internazionale

Voci dal Mondo

Categorie: Pro und contra, Socialist Workers Group, The Internationalist, Trotskyism

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Pro und contra

La lettura di questa rivista di socialisti indipendenti («né Occidente né Oriente, per un mondo socialista unito») conferma le considerazioni che già avevamo fatto, a proposito della Germania, recensendo la rivista «Funken» (cfr. numero precedente).

Due fattori sembrano dominare il processo di orientamento dell’avanguardia proletaria tedesca: la mancanza di una tradizione programmatica di sinistra maturatasi attraverso la lotta, nella Internazionale e fuori, contro lo stalinismo: il peso soffocante della esperienza di governo staliniano nella Germania orientale. Il primo fattore si traduce, in entrambe le riviste, nell’assenza di un programma -base che vada oltre la generica affermazione di lotta sui due fronti dell’imperialismo e, quasi si direbbe, nel disgusto e nella svalutazione di ogni inquadratura programmatica: di qui l’eclettismo delle formulazioni, l’ambiguità di posizione di fronte alla socialdemocrazia, l’oscillare fra postulazioni rivoluzionarie e rivendicazioni riformiste. Il secondo porta alla negazione del ruolo fondamentale del Partito nella lotta proletaria, alla fobia della burocratizzazione e, infine, alla interpretazione del leninismo come movimento giacobino e dello stalinismo come naturale derivazione di quello. Bilancio, dunque, negativo dal punto di vista di un organico orientamento delle forze di avanguardia tedesche.

La rivista va tuttavia segnalata per la ricchezza delle informazioni sugli sviluppi economici e sociali sia nella repubblica di Bonn che in quella dell’Est, soprattutto in quest’ultima, i cui tratti specifici sono analizzati sulla base di una documentazione di prima mano. Gli ultimi numeri offrono inoltre un ricco materiale critico e bibliografico sulla vittoria della controrivoluzione in Germania nel 1919, argomento che aspetta ancora una trattazione organica, inquadrata nel complesso delle esperienze rivoluzionarie del primo dopoguerra mondiale.

The Internationalist

L’organo della Sinistra Comunista Americana esce in nuova veste dopo un breve periodo di interruzione. E’, per quel che ci risulta, l’unica voce proletaria conseguente di fronte allo imperialismo e alla guerra, che si levi nel groviglio di gruppi e gruppetti sorti negli Stati Uniti dalla decomposizione sia dello stalinismo che del trotzkismo. Fissata in due brevi articoli la posizione dei comunisti internazionalisti di fronte al conflitto in Corea e alle due espressioni mondiali dell’imperialismo, gli Stati Uniti e la Russia, ribadita la posizione fondamentale marxista che nega sia funzione liberatrice della guerra, sia la possibilità di una pace nel quadro del sistema economico e sociale vigente, la rivista si occupa largamente di ristabilire i termini centrali del marxismo nei confronti dei movimenti che oscillano fra il trotzkismo e una posizione conseguente di comunismo rivoluzionario. Un articolo è dedicato alla precisazione storica dei rapporti fra la Sinistra Italiana e la III Internazionale dal 1923 al 1927 in polemica con la «Worker’s League for a Revolutionary Party» (le cui posizioni sono già state discusse in precedenti numeri della I serie di Prometeo ), un altro a un esame critico della teoria e della prassi anarchica.

Il largo spazio riservato a questi studi di carattere insieme teorico e polemico è pienamente giustificato dalla necessità di introdurre un elemento di chiarezza ideologica nel confusissimo ambiente sociale americano, e «The Internationalist» non farà mai abbastanza per reagire con serietà e decisione al caos di posizioni e di movimenti intermedi, spesso a sfondo personale, regnante nel proletariato statunitense.

Workers Review

Abbiamo già parlato su queste colonne delle posizioni politiche di questo gruppo inglese (ora ribattezzato «Socialist Workers Group») che si apparenta al trotzkismo per la sua interpretazione dello Stato russo come tendenzialmente socialista nella sua base economica e deformato da incrostazioni burocratiche nella sovrastruttura.

Il n. 3 del 1950 ripete questi argomenti. «La guerra in Corea riflette la lotta internazionale fra i rapporti di proprietà privata del capitalismo mondiale e i rapporti di proprietà socialista dell’Unione Sovietica fondati nella rivoluzione di ottobre 1917… Nonostante il carattere deformato dello Stato sovietico sotto il controllo di uno stato burocratico parassitario, l’U.R.S.S. poggia sull’economia della rivoluzione di ottobre…» Altrove, l’economia russa è definita «economia di transizione»: 1) per l’esistenza di una proprietà statale; 2) per l’esistenza di un’economia pianificata (due caratteri che già Engels aveva definito compatibili col capitalismo); 3) pagamento dell’operaio in un salario non più determinato dal valore della forza-lavoro ma sempre più dalla produttività di questo lavoro sociale; 4) eliminazione dell’appropriazione privata individuale a favore dell’appropriazione statale.