Partito Comunista Internazionale

Nelle file dell’Internazionale Comunista

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Il movimento comunista di fronte all’imperversare della reazione

Un’ondata potente di reazione si è scatenata dappertutto in questi ultimi tempi; la borghesia logorata prima dallo sforzo dell’immane guerra, pavida e sconcertata poi di fronte alla Rivoluzione russa trionfante ed al soffio vivificatore rivoluzionario che si levava in Europa e fuori, salvata infine dal tradimento socialdemocratico e restituita alla vita, non perde tempo cercando di debellare le forze proletarie, che l’avevano si da presso minacciata. E dappertutto una decisa offensiva si sferra contro la giornata di otto ore e per la riduzione dei salari: campagne di giornali in proposito, presentazione di progetti di legge, applicazione sorda qua e là, dovunque le condizioni lo permettano, di repressioni ed imposizioni. Di fronte a tale aperta tattica reazionaria del mondo capitalistico, i comunisti lottano sempre, decisamente e dappertutto per trascinare la masse proletarie alla difesa dei loro diritti e verso le loro maggiori rivendicazioni, e i socialdemocratici continuano con eguale tenacità nella loro esiziale tattica di disfattismo, adattandola secondo le esigenze e i luoghi, e passando dalla cinica ed aperta vanteria del loro controrivoluzionarismo, alla subdola propaganda di rassegnazione o all’equivoco di oscure tresche velate in contrapposizione a ostentate pose demagogiche.

Così a un dipresso può riassumersi l’attuale fase del movimento sociale, della lotta di classe e dell’azione comunista su scala internazionale.

In Francia l’eroico sciopero di le Havre, come ben ci apponemmo fin dallo scorso numero, dopo quattro mesi di lotta tenacissima ed esemplare, di fronte all’impossibilità di poter in esiguo numero infrangere la prepotenza padronale, e nonostante la decisa combattività di molti, è dovuto cessare. Gli operai han subito la diminuzione del 10% sui salari, per impedir la quale erano discesi in lotta, e le altre rappresaglie; hanno però con il loro sacrificio di molto fiaccata la tracotanza dei grandi industriali, che per lo meno hanno rinunziato ad estendere ad altre categorie l’offensiva lungamente meditata e biecamente agognata, per l’esperienza acquistata nella lotta, che il proletariato ha molta più energia e generosità di quello che la vigliaccheria socialdemocratica possa far credere. Né diversa sorte avrà – crepi l’astrologo – l’agitazione dei marittimi; condotta anch’essa con tenacia ed energia, di fronte all’irremovibilità bestiale degli armatori, sarà un altro conato ed episodio della lotta di classe, che se pur potrà momentaneamente sembrare infruttuoso, non è certamente sterile.

I risultati invero non saranno immediati; dopo che la borghesia avrà appreso con gioia, in seguito ai risultati del Congresso di Parigi, come manchi al proletariato francese l’arma più potente per la battaglia, e cioè il partito politico di classe rivoluzionario. Noi osiamo sperare che mancherà soltanto per poco ancora, benché sia fallita la soluzione unica per il superamento della crisi del P.C.F., della quale già ampiamente ci siamo occupati. Il Congresso del P.C.F. tenutosi a Parigi nei giorni dal 15 al 19 ottobre, dopo dichiarazioni unanimi di… verbale attaccamento ai principii della III. Internazionale, ha finito per sabotarne le direttive e la volontà. Grandi discorsi, belle frasi, violente filippiche contro i personalismi, ma al momento dell’applicazione e sul terreno della pratica, si è preferito difendere accanitamente le proprie personali posizioni, anziché attuare l’auspicata fusione del centro con la sinistra, chiaramente additata dall’Esecutivo di Mosca come soluzione della crisi.

Le tesi dell’Internazionale furono molto efficacemente sostenute dal rappresentante dell’Esecutivo comp. Manuilski, commissario del popolo in Ucraina, e dai compagni Souvarine, Treint, Vaillant-Couturier, e specialmente dai compagni rappresentanti al Congresso altre sezioni dell’Internazionale, quali Scoccimarro per il P. C. I., Dalhem per il K. P. D., Bell per il P.C. inglese. Dopo ampissima discussione e sterile si ebbe il responso del Congresso con le seguenti votazioni: mozione Frossard-Souvarine 2600 voti, dei quali 154 con riserve; mozione Renaud Jean v. 192; m. Dondicol-Renoult v. 696; m. Verfeuil v. 58; m. Heine v. 34; m. Rappoport v. 20; m. Poldes v. 19; astenuti 187. Eguale maggioranza assoluta riporto la mozione Fr.-Souv. sul fronte unico; senonché il dissidio fra la sinistra e il centro, già manifestatosi durante tutto il Congresso, s’imperniò sulla formazione del C. D. del Partito. Scartata la tesi Renoult d’una rappresentanza proporzionale ai voti delle mozioni, restarono in votazione la proposta della sinistra che sosteneva l’arbitrato dell’Esecutivo intern. per una rappresentanza paritetica di tutti i posti di responsabilità, e la proposta del centro che in seguito all’intransigenza della sinistra ha assunto tutte le cariche e le responsabilità fino al IV Congr. mondiale. L’esito della votazione, oltre gli 814 astenuti, dà 1698 voti al centro a 1516 alla sinistra.

Ritorna così la situazione allo stato quo ante, e questo Congresso rappresenterebbe per il P.C.F. il duplicato del nostro di Livorno, se la sinistra per ordine del rappresentante dell’Esecutivo non rimanesse questa volta disciplinata nei ranghi in attesa del verdetto che sarà pronunziato prossimamente alle Assise internazionali di Mosca.

In Germania, dopo la fusione degl’indipendenti con i maggioritari, il P.C. continua con maggior vigore la sua campagna contro tutti gli sfruttatori e gli opportunisti. Mentre il marco precipita sempre più, e le condizioni di vita dei lavoratori tedeschi divengono sempre viemmaggiormente insopportabili, da parte del proletariato s’intensifica l’azione rivoluzionaria, si che possiamo dire che la situazione di Germania diventi sempre più matura per lo sbocco insurrezionale.

La campagna già iniziata per il Congresso nazionale dei Consigli di fabbrica, osteggiata violentemente dai socialdemocratici ed energicamente condotta dai comunisti, acquista sempre più il favore delle masse. Il Comitato dei 15, costituito a Berlino, come già dicemmo, per la preparazione e la convocazione di detto Congresso, aveva stabilito, nonostante il divieto della Centrale sindacale. la data del 22 ottobre, ma in vista del favore sempre crescente col quale i lavoratori tedeschi rispondono al referendum per il Congresso stesso, e al fine di una maggiore propaganda rivoluzionaria, ha deciso di rimandarlo ancora di altre quattro settimane. Intanto si susseguono i pubblici comizii e le manifestazioni di ogni genere in proposito con illimitato entusiasmo specialmente nella Renania-Vestfalia, nella Germania orientale, a Gelsenkirchen, ad Hamborn, a Lipsia, ad Amburgo, a Gotha, a Chemnitz, a Bochum, a Monaco, a Magdeburgo, a Ruhla, e più che altrove a Berlino naturalmente. I socialdemocratici dal loro canto non risparmiano energia per combattere apertamente i comunisti, ed oltre il sabotaggio tenace, ostinato e violento spesso alla convocazione del C.N. dei consigli di fabbrica, agiscono in combutta con la polizia e con gli elementi più reazionari contro i proletari in genere e i comunisti in ispecie. La centrale dei sindacati tessili ha pubblicato un appello a tutti gli organizzati, dicendo che saranno espulsi dalla Federazione tutti coloro che parteciperanno alla preparazione del Congresso dei C. di F., perché tal congresso tenta d’imporre con la violenza una serie di misure che rappresenterebbero per il proletariato la distruzione della pace sociale, le miseria e la fame! La stampa socialdemocratica in coro sostiene la necessità di agire con violenza inesorabile, contro le sopraffazioni e le violenze comuniste. Dopo la clamorosissima loro sconfitta per le elezioni comunali in Turingia, ci accusa con acrimonia di averli combattuto peggio che la destra borghese; ciò è verissimo, ma perché la destra non aveva nessuna ragione per combatterli troppo, quando ad es. a Kalbsrieth socialisti e destra sono scesi insieme in lotta con la parola d’ ordine della fratellanza e della pacificazione fra le classi!!!

Infine siccome, nonostante le numerose subdole manovre per mandare a monte il Congresso, la preparazione e la propaganda per esso divengono sempre più attive, le autorità e i socialdemocratici specialmente, per stroncare il movimento, hanno fatto arrestare i principali organizzatori di questo. Le maestranze di numerosissimi stabilimenti da tutte le provincie chiede l’immediato rilascio dei compagni arrestati, mentre liberamente scorazzano gli organizzatori di bande armate reazionarie e monarchiche; il movimento di protesta, di fronte all’aperto atteggiamento antiproletario delle autorità, diventa sempre più aspro.

Un’azione egualmente efficace va anche svolgendo il K.P.D. in favore del fronte unico; e questo viene sempre più accettato ed imposto dalle masse all’infuori dei loro capi. Ad Eipel in un comizio contro la miseria e per il fronte unico, cui parteciparono tutti i lavoratori, furono accolte tutte le tesi comuniste ed il presidente della locale organizzazione dei maestri portò l’espressione della solidárietà e della comunanza d’interessi di tutti i lavoratori del pensiero con quelli del braccio. Similmente ad Aurinoves Bradeis a Libschitz e a Randnitz, dove i capi socialisti democratici in un primo momento rifiutarono la partecipazione al comizio e dopo vi furono costretti dai propri lavoratori organizzati. Un appello è stato anche lanciato ai soldati, alla gendarmeria e a tutti i componenti la forza pubblica, perché partecipino nella lotta di classe e per il fronte unico accanto al proletariato: ad Essen il locale comitato della federazione dei funzionari di polizia, ha richiesto al governo che dà agli alti funzionari il danaro col mestolo e a quelli inferiori col cucchiarino : a) l’aumento del 100 % sugli stipendi; b) un’indennità straordinaria immediata di 20 mila marchi, più 3 mila per la moglie e 2 mila per ciascun figlio, dichiarandosi pronto ad appoggiare con tutti i mezzi le proprie rivendicazioni. I ferrovieri comunisti inoltre conducono dal loro canto una attiva campagna per il fronte unico e per la lotta di classe senza quartiere; ma i socialdemocratici li combattono aspramente: a Monaco, nella seconda assemblea generale della Fed. dei ferrovieri di Germania, il presidente annunziò la guerra a tutti coloro che seguono le direttive di Mosca e l’espulsione di coloro che parteciperanno al C.N. dei Cons. di fabbr.; similmente a Lipsia la maggioranza si pronunzia per l’espulsione dei ferrovieri comunisti.

In tutta la Germania infine si susseguono gli scioperi, i conflitti con la forza pubblica, e i licenziamenti su larga scala degli operai che si agitano. E mentre si accentua sempre più il conflitto tra i capitalisti spalleggiati dai socialdemocratici e i lavoratori sostenuti dai comunisti, il Vorwätz scrive che «Stinnes è… il battistrada del socialismo, e perciò i socialdemocratici lo aiutano al governo e nei sindacati»!!!

In Polonia, una reazione ferocissima continua ad abbattersi su tutte le nostre organizzazioni e contro tutte le agitazioni operaie: a Kattowitz è stato proclamato lo stato d’assedio e a Bismarckhütte in conflitti con la polizia son rimasti sul terreno 8 morti e numerosi feriti. L’agitazione e i disordini a Kattowitz continuano tuttora e nella miniera «Ferdinandgrube» i lavoratori iniziarono lo sciopero, e poi in massa compatta si recarono a far manifestazioni attraverso la città; le autorità competenti si son rivolte al Consiglio dei Ministri per chiedere la creazione d’un tribunale straordinario, che dovrebbe condannare a morte tutti i rivoltosi. Similmente a Kracovia per le condizioni di estrema reazione tutti i tipografi si son messi in sciopero ed è uscito un unico giornale, socialista, annunziante lo scoppio di un violento sciopero dei lavoratori della terra nella Galizia orientale.

Ci risulta infatti che – nonostante tutte le smentite del governo polacco – il movimento insurrezionale dei contadini ucraini di Galizia si va sempre più estendendo, per cui son proibiti i giornali locali, grandi rinforzi di truppe vengono continuamente inviati a Lvom, a Kolomca etc., e si eseguono arresti in massa.

Si è svolta frattanto la campagna elettorale con i metodi della più cinica violenza; i capitalisti che durante il periodo plebiscitario avevano promesso ai lavoratori mari mondi, ora invece hanno soffocato con ogni mezzo la propaganda dei nostri compagni, con arresti, proibizioni di comizii, confische di stampa e manifesti. L’atteggiamento del partito socialista è stato di un’acquiescenza e d’una vigliaccheria senza pari, esultando ad elezioni compiute della «disfatta comunista». E noi stigmatizzeremo ancora una volta il disgustoso servilismo dei valletti del capitale, in un paese poi dove la tirannia di quello è estremamente violenta.

In Ungheria si svolgono nuove terribili persecuzioni, mentre cominciano a divampare gli scioperi e tutti gli altri segni di intolleranza al giogo di una ferrea reazione.

In Bulgaria i partiti borghesi, rimessisi dalla paura di un’imminente rivoluzione, si combattono fra loro per l’avvicendarsi al potere, mentre le masse operaie e contadine seguono sempre più la parola d’ordine del P. C. ed hanno già impedito il colpo di stato preparato dalla borghesia, che contava sull’appoggio delle truppe di Wrangel. Il governo composto di elementi radicali e di sinistra è violentemente attaccato dal blocco borghese; a Dubnitza, a Sabrono, a Trevna, si sono avuti violenti conflitti. Dal canto suo il P.C. cerca attivamente di sottrarre le masse all’influenza degli uni e degli altri, difendendo dappertutto con energia le seguenti rivendicazioni immediate: a) annullamento dei trattati di pace, imponenti riparazioni alla Bulgaria ; b) aumento dei salari agli operai e agli impiegati c) confisca dei generi di prima necessità e loro ripartizione fra operai e contadini d) disarmo della borghesia e armamento del proletariato; c) pace e raccostamento alla Russia dei Soviet.

In Jugoslavia, dove il nostro partito è illegale, si cerca di formare un P.C. legale che dovrebbe servire a coprir la preparazione illegale; ma non è probabile che ci si riesca per l’oculatezza d’una raffinata polizia reazionaria. Si va svolgendo inoltre un’attivissima azione in tutti i centri industriali contro il caroviveri e la reazione; a Zagabria specialmente i nostri si agitano per la ripresa sindacale e il ritorno dei funzionari già espulsi.

In Austria, le condizioni di vita sono sempre tra le più miserevoli, onde si svolgono asprissime lotte per l’aumento del salari secondo l’indice dei prezzi; i tessili lo hanno già ottenuto, mentre le altre categorie si agitano in proposito e i licenziamenti vengono operati su larga scala. Il P.C. ha iniziato dal canto suo una viva campagna contro i padroni di casa e grandi comizi di protesta si sono avuti specialmente a Vienna. Ma i padroni hanno deliberato di fare essi lo sciopero, sospendendo cioè tutti i servigi agl’inquilini (acqua, illuminazione, pulizia, ascensori, riparazioni, etc.) e non pagando le imposte alle autorità, se queste non accorderanno un ulteriore aumento dei fitti delle case.

Il loro sciopero però, che, in seguito ad un decreto governativo vietante la sospensione dei servizii agl’inquilini, è stato anche tradotto in atto, è miserevolmente fallito perché i portieri in massima parte si sono opposti ai loro padroni.

Le elezioni infine per i Consigli di aziende hanno dato dappertutto la maggioranza ai comunisti in contrapposizione ai socialdemocratici, anche in qualche punto dove prima non c’era nessun comunista, il che dimostra, con nostra soddisfazione, che anche in Austria maturano rapidamente le condizioni per un prossimo rivolgimento, ove si pensi che va sfatandosi ed eliminandosi quello che è l’ostacolo peggiore, cioè l’ostacolo socialdemocratico.

In Cecoslovacchia il P.C. svolge un’ opera molto vasta ed attiva per realizzare il fronte unito proletario sulla base della lotta di classe, tendendo alla conquista della direzione del movimento proletario e allo spodestamento della borghesia, dimostratasi ormai incapaci già nelle attuali fasi di crisi. Si organizzano perciò da parte dei comunisti grandi dimostrazioni – alle quali quasi sempre aderiscono anche gli organi provinciali socialisti – contro la disoccupazione, il caroviveri, la disorganizzazione nella produzione e nella ripartizione, contro l’offensiva padronale e per ottenere la centralizzazione della produzione e degli scambi sotto il controllo operaio.

Dal canto suo la borghesia reagisce con licenziamenti e serrate, con la confisca e la censura dei giornali proletarii e diminuendo quasi dappertutto 1 salari dal 10 al 30%; la situazione perciò è tesissima.

In Svizzera ferve la lotta contro gli attentati alla giornata di otto ore; il referendum indetto fra gli operai già porta 201mila firme, mentre finora il massimo era stato raggiunto nel 1882 per il referendum sulle scuole e per iniziativa dei cattolici con 150 mila firme.

In Inghilterra, mentre il Congresso sindacale non ha trovato nessuna formula concreta per la lotta e il numero degl’iscritti è diminuito di 1.289.000, le organizzazioni invece aderenti all’I.S.R. han tenuto un Congresso a Smellfied, deliberando di agire prontamente ed energicamente con una «marcia su Londra». Tutti i disoccupati delle varie province marciano in fatti a piedi verso Londra e dal giorno 17 novembre si avranno gigantesche dimostrazioni di oltre due milioni di disoccupati!

In Spagna infuria la reazione e seguitano a giacere in carcere da 19 mesi nostri compagni incolpati senza nessun motivo, neppure apparentemente plausibile, dell’assassinio del ministro Dato.

E mentre il proletariato tende unanimamente verso l’I.S.R. il governo ha sospeso la autorità di Barcellona, che in tre anni del più completo arbitrio non son riuscite a rendere la calma alla grande città catalana.

Poveri illusi! come se la lotta di classe si potesse sop primere con la reazione!

Negli Stati Uniti gli scioperi giganteschi dei minatori, dei ferrovieri e dei tessili, dopo diversi mesi di lotta son terminati tutti e tre con la vittoria completa dei lavoratori.

Nell’Estremo Oriente le armate rosse avanzano vittoriosamente, i giapponesi sono stati costretti a sgombrare: a Vladivostok sventola la rossa bandiera dei Soviet.

In Russia, mentre ferve l’opera di ricostruzione sociale su basi comuniste, e si prepara il IV Congresso mondiale della Internazionale cui il comp. Lenin, completamente ristabilito, parteciperà attivamente come uno dei principali relatori, si è tenuto il V Congresso della gioventù comunista russa. Trozki nel suo discorso inaugurale ha detto che tutti i tentativi della Russia soviettista per il disarmo e per la pace sono stati respinti, e che perciò la gioventù russa dovrà a tutti i costi impedire che il grande proletariato rivoluzionario della prima repubblica operaia possa ritornare sotto il gioco capitalista.

E noi siamo sicuri che non solo i lavoratori russi sapranno impedirlo, ma che anche i proletari degli altri paesi sapranno seguire l’esempio dei loro compagni di Russia.

U.G.