Resa dei conti fra borghesi in Colombia
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Dopo le proteste del 2021 e l’elezione a presidente della repubblica, appoggiata dalla “sinistra” colombiana, Gustavo Petro ha puntato su due obbiettivi: evitare il ripetersi di episodi di mobilitazione e protesta di massa come quelli del 2021 e promuovere riforme a scapito dei proprietari terrieri. Il “governo popolare” continua a muoversi cauto sulle riforme, cercando di evitare crisi politiche. Nel contempo sfrutta le tensioni latenti e fa approvare in parlamento leggi che danno l’impressione di un cambiamento al fine di illudere i lavoratori.
Un chiaro esempio è stata la riforma fiscale, in cui il governo ha fatto di tutto per evitare di aumentare l’IVA preferendo aumentare le tasse sulle classi possidenti. Questa riforma, presentata il giorno dopo l’insediamento del presidente, tende a dimostrare la “volontà di cambiamento” e a raccogliere il favore dei lavoratori.
Ma una delle questioni più importanti in questo momento si sta discutendo nel Paese è la riforma del lavoro. L’obiettivo del governo è rendere più flessibile la legislazione per aumentare il numero dei lavoratori cosiddetti “regolari”, cioè con i requisiti per chiedere il salario minimo, con un contratto, l’accesso ai servizi sanitari e la contribuzione al sistema pensionistico, cose non previste per i lavoratori “informali”. Questa riforma, oggetto di controversie e dibattiti nella società colombiana, deriva da un accordo a tre: le associazioni padronali, i sindacati e il governo.
Alla base del dibattito c’è la questione del costo del lavoro che, secondo il padronato, con il lavoro regolare, andrebbe ad aumentare. Su questo le imprese non hanno intenzione di cedere.
Le associazioni padronali cercano di portare al massimo lo sfruttamento del lavoro. Chiedono l’eliminazione delle maggiorazioni per il lavoro notturno, la riduzione delle prestazioni sociali per i lavoratori part-time, la reintroduzione delle multe a chi non avvisa con un mese in anticipo l’intenzione di dare le dimissioni, l’aumento della giornata lavorativa a dodici ore al giorno mantenendo il numero di ore settimanali e, infine, leggi che semplifichino e rafforzino la possibilità di lavoro in appalto o l’uso dei dipendenti mascherati da fornitori di servizi esterni.
D’altra parte, i sindacati nazionali hanno avanzato una serie di controproposte incentrate sull’aumento del diritto di sciopero e dei diritti del lavoro. Queste proposte includono la creazione di un congedo di paternità di 12 settimane, l’eliminazione del requisito del voto unanime sul posto di lavoro per la proclamazione di uno sciopero, la tutela legislativa del diritto di associazione sindacale, il divieto di assumere dipendenti attraverso società interinali e l’aumento dei diritti nel contratto di apprendistato Inoltre, si cerca di ridurre il lavoro informale e la prestazione di servizi.
PPreso nel mezzo di queste posizioni, il governo è disposto a fare concessioni per incanalare il malcontento verso le trattative ed evitare di ripetere quanto successo nel 2021, quando una simile proposta di legge portò a massicce proteste di tutte le classi, compreso il proletariato.
La necessità del governo ovviamente è, all’interno di questa riforma, limitare il più possibile quanto possa andare contro la capitalistica economia nazionale. C’è da affrontare il conflitto di diverse forze interne, la maggior parte reazionarie e prive di un sostegno popolare.
Fuori da queste emerge la lotta proletaria. I lavoratori della scuola hanno scioperato per chiedere migliori prestazioni sanitarie. Le proteste si sono diffuse a scala nazionale. La Federazione colombiana dei lavoratori dell’istruzione (FECODE) avanza quattro ambiti di richieste: migliorare l’istruzione pubblica; aumenti salariali e riduzione delle loro differenze, straordinari pagati; migliori protezione sanitaria e prestazioni sociali, applicando le leggi vigenti; più sicurezza del lavoro nelle scuole.
Si tratta di un movimento proletario ma con scarsa coscienza di classe, che mescola pretese su come il sistema educativo dovrebbe funzionare e richieste degli insegnanti in quanto lavoratori. Nel suo elenco di rivendicazioni finiscono l’istituzione di tornei sportivi, l’istruzione estesa a tutti, l’inclusione di alcune materie nei programmi e molto altro, mettendo in secondo piano gli aumenti di stipendio, il miglioramento della sicurezza, ecc.
Il governo ha recentemente dovuto affrontare anche lo sciopero dei tassisti, che hanno protestato contro l’irruzione sul mercato delle piattaforme digitali e il prezzo elevato della benzina. Questa categoria ha anche caratteristiche piccolo-borghesi, in quanto proprietari di taxi che temono di essere estromessi dal mercato e di precipitare nelle file proletarie a causa dell’affermarsi del grande capitale nella loro attività. Lo sciopero è durato meno di un giorno perché il governo ha accettato di migliorare le leggi relative alle piattaforme digitali e di instaurare sussidi per il prezzo della benzina.
A seguito dell’annunciata riforma della sanità, delle pensioni e del lavoro hanno protestato piccoli imprenditori e lavoratori, fedeli al partito del precedente governo, il quale ora svolge diligente il suo ruolo di opposizione. Questi movimenti sono stati brevi e privi di slancio, caratteristici della piccola borghesia, che rimane mobilitata sulla scena politica e della quale sia l’opposizione sia il governo cercano di attirare i favori elettorali.
Lo Stato colombiano sta attualmente riformando a fondo il sistema della sanità in una centralizzazione capitalistica che prevede la eliminazione degli intermediari privati nella gestione dei fondi sanitari statali, nel fornire la copertura assistenziale ai cittadini. Lo Stato medierà direttamente tra le aziende sanitarie, molte in insolvenza finanziaria, e gli utenti.
L’associazione padronale si oppone all’eliminazione degli ospedali privati e al controllo dei prezzi delle prestazioni sostenendo che limiterebbero la “innovazione” nel sistema sanitario. In realtà la borghesia vede nell’eliminazione della sanità privata una minaccia ai propri investimenti nel settore. Il governo cerca di attuare una politica che favorisce il capitale nazionale in generale, anche se ciò può andare a scapito di una particolare sezione della borghesia.
La nuova amministrazione borghese colombiana dimostra di voler evitare lo scontro e ristabilire l’unità nazionale. Chiede alla borghesia qualche briciola, il non aumento delle tasse sul proletariato, qualche miglioramento delle condizioni di lavoro e così via. Questi sono necessari per placare una classe operaia appena risvegliata. Non a caso le riforme passano al Senato con una velocità mozzafiato.
Il proletariato fino ad ora è rimasto in gran parte passivo grazie alle aspettative e alle illusioni che questi annunci di “cambiamento”. Non è prevedibile quale direzione prenderanno le attuali lotte nell’immediato futuro, ma evidentemente è necessario che la classe si muova autonomamente per i propri interessi e sulla strada indicata dal suo partito.