Il capitale ha bisogno di inondare il mercato legale o illegale delle armi
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L’”operazione militare speciale” russa contro l’Ucraina iniziò il 24 febbraio 2022 e subito si pose il problema degli aiuti militari all’esercito di Kiev, sostenuto in primis dagli Usa e dalla Nato. L’esercito russo, dopo un primo attacco, fallito, alla capitale ucraina, quasi subito fu costretto a ritirarsi frettolosamente abbandonando armi e munizioni in gran quantità. Alcuni nostrani commentatori ironizzarono che «l’esercito russo era diventato il primo fornitore di armi di Zelensky».
A questa euforia si affiancarono ovvie preoccupazioni circa il reale utilizzo di quella gran massa di materiale bellico in circolazione. Leggiamo dal sito della “Opinio Juris” del 14 aprile 2022: «La dottrina occidentale in materia di criminalità organizzata concorda nel definire le fasi di transizione storico-politiche come momenti di espansione (economica, politica e territoriale) delle mafie. Esempio caratterizzante del secolo passato fu l’esplosione dei business criminali degli uomini d’onore calabresi e siciliani all’indomani del crollo del muro di Berlino nei territori dell’ex Repubblica Democratica Tedesca […] Dalle atrocità della guerra in corso alcuni soggetti traggono vantaggio, ovvero le mafie e le organizzazioni criminali. Il dibattito pubblico in tal senso pone l’attenzione ad alcuni settori che per primi potrebbero essere raggiunti dalla longa manus mafiosa: il traffico di armi, spesso ritrovate abbandonate nei teatri di battaglia o trafugate dalle braccia dei caduti; il contrabbando di beni introvabili nei luoghi di conflitto, pagati a carissimo prezzo nei mercati neri […] il traffico di profughi».
Da ribadire, a scanso di equivoci, che nella nostra analisi comunista tutto il sistema capitalista nel suo insieme è un’organizzazione criminale da abbattere, dove è superflua la distinzione tra bande buone e legali e quelle cattive illegali. Sappiamo che ci saranno contro tutte unite.
Anche “Analisi Difesa” negli stessi giorni aveva espresso simili preoccupazioni nell’articolo: I rischi della belligeranza: «Le armi distribuite alle milizie potrebbero venire impiegate per compiere azioni criminali o finire sul mercato clandestino che alimenta malavita organizzata e gruppi terroristici, specie in una nazione che registra un elevatissimo tasso di corruzione negli apparati pubblici. Meglio non dimenticare che la mafia ucraina è ramificata anche in Medio Oriente e Caucaso e che almeno due battaglioni di jihadisti ceceni combattono al fianco degli ucraini in contrapposizione alle truppe di Mosca e ai governativi ceceni filo-russi presenti anch’essi in questo conflitto. L’ipotesi che un buon quantitativo di missili e lanciarazzi anticarro o antiaerei possano finire nelle mani di milizie jihadiste è un incubo per la sicurezza della stessa Europa che quelle armi sta fornendo a Kiev senza alcun apparente controllo circa la loro destinazione. Di fronte a questa minaccia l’opzione che tali arsenali cadano in mano ai russi o vengano distrutti in battaglia appare quasi auspicabile rispetto al rischio di armare pesantemente malavitosi e terroristi che potrebbero impiegare missili anticarro nelle nostre città e antiaerei per abbattere aerei di linea».
Il “Sole 24 Ore” del 4 marzo 2022 già aveva avvisato: «Dal 2014 le bande euroasiatiche vendono milioni di pistole, mitragliatrici, granate, mine e razzi, gestendo gli affari nella nazione invasa dall’esercito russo. Le armi invadono poi la UE e il Medio Oriente». Il 31 ottobre poi precisa: «Sono state stabilite le rotte dall’Ucraina alla Finlandia per il contrabbando di armi».
Il contrabbando di armi non è una sorpresa. Il 22 luglio Europol rilasciava una dichiarazione in cui affermava che «la proliferazione di armi da fuoco ed esplosivi in Ucraina potrebbe portare a un aumento delle armi da fuoco e delle munizioni trafficate nell’UE attraverso rotte di contrabbando consolidate o piattaforme online». Questa “profezia” si è avverata: le armi inviate in Ucraina sono state trovate anche in Svezia, Danimarca e Paesi Bassi.
Il giornale cattolico “L’Avvenire” ha parole consolatorie per i fedeli filo-americani nell’articolo: “Le mani delle mafie dell’Est sulle armi ‘donate’ a Kiev dall’Occidente” dell’11 novembre 2022: «I servizi segreti statunitensi e il dipartimento di Stato non se la sentono di accusare Kiev. Ritengono più verosimile che ad alimentare i circuiti illeciti siano i russi e i loro “proxy” dell’est ucraino, entrati in possesso di molte armi occidentali, bottino di tante battaglie contro i regolari di Zelensky».
Ma la guerra produce caos e gli ufficiali americani non si spingono al fronte, dove il confine fra il lecito e l’illecito svanisce e prosperano i crimini. Su una cosa gli americani hanno tuttavia ragione: le armi occidentali catturate dai russi offrono a Mosca il destro per orchestrare altri traffici. Secondo “Skynews”, almeno un aereo cargo dell’intelligence militare russa avrebbe fatto la spola con l’Iran: stivava a bordo missili anticarro anglo-svedesi e armi antiaeree statunitensi. Un carico prezioso, ceduto ai pasdaran in cambio dei famigerati droni-kamikaze. Il Pentagono finora non conferma, ma neppure smentisce. L’affare sarebbe vantaggioso sia per gli iraniani, maestri nel copiare le tecnologie altrui, integrarle in armi indigene e cederle ai vassalli mediorientali, sia per Mosca: in un colpo solo il Cremlino avrebbe ottenuto sistemi iraniani “chiavi in mano” senza urtare gli amici israeliani, timorosi che cacciabombardieri russi di ultima generazione fossero barattati con Teheran in cambio di armi.
Solo la rivoluzione proletaria potrà mettere fine alle guerre del capitalismo, agli immani massacri e ai loschi affari che immancabilmente le accompagnano!