Naufragio di Cutro Ipocrisia e ferocia del capitale
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Cinquecento migranti il 3 ottobre 2013 partirono dalla Libia a bordo di un peschereccio alla volta dell’isola di Lampedusa, punto più vicino all’Europa dalle coste africane. A mezzo miglio dalla costa diedero fuoco a una coperta per attirare l’attenzione delle squadre di soccorso, ma l’incendio avvolse rapidamente la barca, costringendoli a gettarsi in mare: morirono in 368. Fu definito il peggiore naufragio sulle coste italiane, preso a pretesto dai partiti della borghesia italica, nelle due varianti nazionali di “destra” e di “sinistra”, per rinfacciarsi a vicenda, nei diversi cicli elettorali, la responsabilità di non aver trovato soluzione al “problema dell’immigrazione”.
L’affondamento, il 26 febbraio scorso, a quasi dieci anni di distanza, di una imbarcazione al largo della spiaggia di Steccato di Cutro in Calabria, in cui si contano già 72 morti, fra adulti e bambini, torna a fingere di agitare gli ipocriti animi della politica borghese e ad usare la “questione dell’immigrazione” nella concorrenza politicantesca, solo apparentemente di opposto colore.
Nel 2013 in Italia era al governo la “sinistra”, oggi c’è la “destra”. In quello che a un elettorato, imbonito da decenni di democrazia e di stucchevoli pratiche elettorali, appare come un contesto diverso, in realtà rimane invariato il meccanismo che immola i proletari alle leggi del Profitto.
Destra e sinistra scaricano ogni responsabilità sui falliti accordi tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, o se la rifanno con gli “scafisti”, invertendo, perfidi, la causa con l’effetto.
Nel frattempo sui fondali del Mediterraneo negli ultimi dieci anni biancheggiano le ossa di altri 26.000 disperati.
La “questione migratoria” è strumentalizzata, da una banda per far leva sui più bassi sentimenti del nazionalismo e del razzismo, dall’altra banda di imbonitori sull’umanesimo di facciata, finto quanto il primo: fu il Partito Democratico a negoziare l’accordo con gli schiavisti della Libia per imprigionare e rivendere uomini e donne. Agenti del Capitale con parole d’ordine diverse ma entrambi in difesa del profitto.
In realtà al capitale le braccia degli immigrati sono necessarie, in tutta Europa, nelle fabbriche e nei campi, sono la vera e unica ricchezza dei padroni. Per questo la borghesia sistematicamente divide in categorie i proletari, fomenta la guerra tra poveri, per distoglierli dalla lotta di classe. Per questo ogni governo centellina l’accesso alla “salvezza”, dividendo ulteriormente gli immigrati in profughi ed economici. Per questo l’accesso legale degli immigrati viene negato e vengono loro negati i diritti civili: per sfruttarli meglio
L’unica vera soluzione alla tragica fine di quella parte maggioritaria della umanità che per sopravvivere vende come merce la sua unica proprietà, le proprie braccia per un lavoro salariato, è quella della fraternizzazione, della unione con i fratelli di classe di ogni paese, per una lotta che non miri a riformare il non riformabile e ormai fetido Capitalismo e il suo Stato.
Urge liberare una nuova forma storica, necessaria, nelle condizioni attuali, a preservare la specie umana: il Comunismo. Solo in una società senza classi, sgombra dal mercantilismo, ove gli uomini non saranno più merce da sfruttare, ove le loro relazioni non saranno più regolate dai rapporti di forza fra Stati e classi, la specie umana troverà la sua piena realizzazione.
Solo una simile umanità potrà risolvere il problema della sana e razionale distribuzione degli uomini nelle diversi regioni e climi della terra, in un unico e preveggente piano di sensata ripartizione dell’abitare, del produrre, del riprodursi, del consumare.