La Cina e la guerra in Ucraina
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La guerra in Ucraina si determina in una fase di rottura degli equilibri mondiali basati sul dominio degli Stati Uniti. Il capitalismo si caratterizza per uno sviluppo non uniforme con un incessante mutamento della potenza economica e militare degli Stati che si spartiscono il mercato mondiale. Periodicamente si rende improcrastinabile una nuova definizione delle sfere d’influenza che porta allo scontro diretto tra gli imperialismi. Stati Uniti e Cina sono i poli dell’attuale contesa dove il vecchio brigante si difende dall’ascesa del giovane. In questo quadro si inserisce anche l’atteggiamento dell’imperialismo cinese rispetto alla guerra in Ucraina…….
La posizione cinese
I falsi comunisti al potere in Cina vorrebbero che l’ascesa del proprio capitalismo nazionale potesse procedere indisturbata. La sua proiezione mondiale è rappresentata dalle Nuove Vie della Seta, imponenti infrastrutture per collegare la Cina al resto dell’Asia, all’Europa, all’Africa, consentendo una accresciuta esportazione di merci e capitali.
La guerra in Ucraina viene oggi a bloccare uno snodo fondamentale della Via della Seta, oltre che a turbare le relazioni commerciali tra i paesi coinvolti. Quindi la Cina ha fin dall’inizio delle ostilità evitato di schierarsi a fianco della Russia, anche per non subire possibili sanzioni economiche da parte dei paesi occidentali. La guerra ostacola l’espansione del capitalismo cinese, per altro oggi in affanno rispetto alla strepitosa crescita degli anni passati, e di fronte alla nuova diffusione del Covid.
A un anno dall’inizio della guerra un intervento della diplomazia cinese propone la cessazione delle ostilità e l’apertura di colloqui di pace. Dal 20 al 22 marzo Xi Jinping sarà in Russia. Se una mediazione del genere avesse successo sarebbe apprezzata da quei paesi che, per difendere i propri interessi nazionali, aspirano a una maggiore autonomia dagli Stati Uniti.
L’aspirazione della Cina a un accresciuto ruolo diplomatico ha già ottenuto un grande successo col riavvicinamento tra l’Iran e l’Arabia Saudita, patrocinato da Pechino, che diventa così un credibile interlocutore di Russia e Ucraina.
Gli Stati Uniti appaiono invece interessati alla continuazione del conflitto. Il documento cinese è stato con sprezzo silurato dagli Stati Uniti e dai loro alleati, che alla vigilia della sua presentazione hanno accusato Pechino di vendere armi alla Russia.
L’atteggiamento “pacifista” della Cina si pone anche l’obiettivo di fare un passo verso l’Europa, allineata ai dettami di Washington e che continua a sostenere militarmente Kiev, benché subisca le conseguenze economiche del conflitto in corso. La Cina potrebbe trovare una sponda in alcuni paesi europei interessati a un cessate il fuoco in Ucraina.
In una recente conferenza stampa il ministro degli Esteri cinese Qin Gang ha caratterizzato la natura del rapporto fra Cina ed Europa nel non essere soggiogato o controllato da “terzi”, una libera scelta di relazioni tra Cina ed Europa solo fra le due parti, basata sui rispettivi interessi strategici. Indipendentemente da come la situazione possa evolversi, la Cina vede sempre l’UE come un partner strategico globale e sostiene l’integrazione europea: «Speriamo che l’Europa, tenendo presente la dolorosa crisi ucraina, realizzi veramente l’autonomia strategica e la pace e la stabilità a lungo termine». Una posizione quella cinese che prova ad incunearsi tra i contrasti di interessi tra le due sponde dell’Atlantico.
Con la Russia
Benché la guerra in Ucraina rappresenti un problema per il capitalismo cinese, Pechino finora non ha né condannato l’invasione russa, né ha aderito alle sanzioni economiche imposte contro la Russia. Ha però offerto a Mosca di compensare la diminuzione delle vendite dei prodotti energetici verso l’Europa, bloccati dalle sanzioni, comprando gas e petrolio russi, a prezzi scontati. La guerra in Ucraina ha permesso di sviluppare le relazioni commerciali tra i due paesi. Gli scambi commerciali tra Cina e Russia nel 2022 hanno raggiunto i 190 miliardi di dollari, con un incremento del 34% sul 2021, avvicinandosi all’obiettivo fissato per il 2024 di 200 miliardi di interscambio, ma che ora le due parti contano di raggiungere anticipatamente. In questo senso si può dire che la Cina ha sostenuto nei fatti la campagna militare russa.
Ma il legame tra l’imperialismo cinese e quello russo va oltre la sfera economica. La Russia, mentre militarmente è quasi del tutto schierata sul fronte europeo, ad oriente ha una buona relazione di vicinato con la Cina, con la quale svolge esercitazioni militari congiunte in Estremo Oriente. A febbraio c’è stata una esercitazione navale congiunta tra Russia, Cina e Sudafrica al largo delle coste sudafricane dell’Oceano Indiano.
La diplomazia cinese e russa parlano di sviluppare il “multilateralismo”, in opposizione ad ogni forma di “prepotenza unilaterale”, con l’obiettivo di promuovere “la democratizzazione delle relazioni internazionali e la multipolarizzazione del mondo”. Cina e Russia sfidando l’ordine mondiale degli Stati Uniti. Anche se non è affatto detto che Mosca e Pechino, al di là della convergenza attuale, saranno per sempre amici.
Contro gli Stati Uniti
Lo stesso documento non è riferito solo alla crisi ucraina ma va oltre. Il primo punto, “rispettare la sovranità di tutti i Paesi”, che sembrerebbe andare incontro ai desideri ucraini di recuperare l’integrità territoriale, in realtà può essere inteso come una perentoria rivendicazione cinese su Taiwan, parte della Repubblica Popolare, da non mettere in discussione dagli altri Stati, tanto meno dagli USA. Nel secondo punto il documento parla di “abbandonare la mentalità della guerra fredda”, accusa chiaramente rivolta contro gli Stati Uniti, sia riferita all’attuale politica americana verso la Russia ma anche e soprattutto verso la Cina.
Quando si dice che “la sicurezza di una regione non dovrebbe essere raggiunta rafforzando o espandendo i blocchi militari”, ci si accosta alla posizione russa, condivisa dalla Cina circa la responsabilità occidentale con l’allargamento della NATO ai confini con la Russia. Nello stesso tempo il ragionamento si estende al tentativo americano di creare un blocco militare asiatico contro la Cina, una sorta di NATO asiatica anti-cinese, come auspicano gli americani con il coinvolgimento di India, Giappone e Australia e della recente alleanza Aukus, che riunisce le tre potenze anglosassoni, Stati Uniti, Gran Bretagna e Australia, in funzione anticinese.
Che il documento cinese sia rivolto anche agli Stati Uniti lo si ricava dal confronto con un altro, leggibile sul sito del Ministero degli esteri cinese, “L’egemonia degli Stati Uniti e i suoi pericoli”, che porta la recente data del 20 febbraio. Esplicitamente vi si condannano gli Stati Uniti: «Da quando sono diventati il paese più potente del mondo dopo le due guerre mondiali e la Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno agito audacemente per interferire negli affari interni di altri paesi, perseguire, mantenere e abusare dell’egemonia, promuovere la sovversione e l’infiltrazione e condurre volontariamente guerre, recando danno alla comunità internazionale».
Gli Stati Uniti sono esplicitamente accusati di aver preparato “rivoluzioni colorate” e fomentato controversie regionali, di avere dato inizio a guerre con il pretesto di promuovere la democrazia, la libertà e i diritti umani. Gli Usa «hanno rovesciato i governi democraticamente eletti in molti paesi in via di sviluppo nel 20° secolo e li hanno immediatamente sostituiti con regimi fantoccio filoamericani. Oggi, in Ucraina, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria, Pakistan e Yemen, gli Stati Uniti stanno ripetendo le loro vecchie tattiche di guerra per procura, a bassa intensità e con i droni». Sono inoltre accusati di utilizzare «la mentalità della Guerra Fredda», di adottare «un approccio selettivo al diritto e alle regole internazionali, utilizzandole o scartandole a piacimento» e di imporre sanzioni unilaterali agli altri Paesi, questioni queste ribadite nel documento sulla guerra in Ucraina.
È evidente che i toni tra le due potenze si sono inaspriti. Il Ministro degli esteri cinese ha affermato: «Se gli Stati Uniti non freneranno ma continueranno ad accelerare nella direzione sbagliata nessun sistema di sicurezza potrà scongiurare un deragliamento e avremo sicuramente uno scontro». Queste insolite affermazioni, considerati i toni sempre ponderati dei massimi vertici cinesi, rappresentano bene il deteriorarsi dei rapporti col nemico americano.
Come in Ucraina, anche in Oriente è in preparazione un macello in cui tutti gli Stati imperialisti sono pronti a sacrificare i propri proletari per una spartizione a loro più favorevole, che, se non prevarrà la rivoluzione di classe internazionale, lascerà intatto il putrescente ordine borghese.