Anche in Georgia si presentano falsi obbiettivi alla classe operaia
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Il 7 e l’8 marzo in Georgia si sono avute delle proteste di massa. Sono state causate dalla cosiddetta “legge russa”.
L’anno scorso, alcuni parlamentari del partito al governo l’hanno abbandonato per fondare un nuovo movimento, “Potere al Popolo”. Si proponeva come un partito “indipendente” a sostegno dello status quo. È questo movimento che ha presentato la nuova legge sugli “agenti stranieri”. Questa in sostanza prevede che le ONG e i media che ricevono più del 20% dei finanziamenti dall’estero siano considerati agenti stranieri e potranno ricevere multe fino a 25.000 Gel.
La presentazione di questa legge è da collegarsi alla politica generale del governo georgiano in relazione alla guerra russo-ucraina. Dall’inizio della guerra il partito al governo, “Sogno Georgiano”, si è presentato come neutrale, che si preoccupa solo dei cittadini georgiani e cerca di evitare qualsiasi conflitto con la Russia. I funzionari del governo hanno persino iniziato ad accusare l’opposizione politica (è un’altra banda, sebbene diversa), l’ambasciata statunitense e altri gruppi di opposizione o ONG per le loro intenzioni di trascinare il Paese in guerra e di volere aprire qui per la Russia un “secondo fronte”. È facile quindi capire quali siano i “promotori” della nuova legge.
Ma le cose sono ancora molto più losche e complesse. Quello al governo non si presenta affatto come un partito politico tradizionale, fatto di carrieristi e politicanti più o meno convinti di quello che fanno. L’intero partito è di proprietà di un certo Bidzina Ivanishvili che, come altri milionari georgiani, ha accumulato grandi ricchezze in Russia e ha vinto le elezioni georgiane nel 2012. Dopo questa “prima vittoria democratica” nel paese, Bidzina l’ha utilizzato per i suoi interessi personali, mentre l’opposizione (guidata per lo più dal precedente partito al potere e da ex membri di quel partito) sta cercando di tornare al governo solo con nomi, fogge e parole diverse.
Ma poca importanza hanno le guerricciole tra i queste bande borghesi.
Il partito al governo ha presentato due versioni della legge, una simile alla legge russa sullo stesso argomento e l’altra più simile alla versione americana, il “Foreign Agents Registration Act”. Per noi è di scarsa importanza quale somiglianza abbia la legge che si propone. Anche se fosse passata la versione americana al posto di quella russa la gente continuerebbe a etichettarla come russa, perché, secondo loro, soffoca il futuro europeo e democratico del Paese. E in un certo senso si può dire che è vero.
Se qualcuno ripercorre le lotte popolari che hanno avuto luogo negli ultimi 30 anni, che si tratti degli anni ‘90, del 2007, del 2011 o di quelle avvenute sotto l’attuale governo, si vedrà che, nonostante le apparenti differenze nelle cause e negli obiettivi di queste lotte, la somiglianza cruciale sta nel fatto che tutte sono unite dal democratismo antiautoritario. Anche in questo caso il sentimento principale delle proteste e degli scontri con la polizia e le squadre SWAT è l’idea di lottare contro il regime poliziesco, ed è proprio per questo che la gente segue l’opposizione nel definire la nuova legge “russa”. Non è perché i politici di opposizione abbiano ancora un grande sostegno tra i giovani, ma è il fatto che lo Stato russo e la sua significativa pratica repressiva fanno sì che questo popolo combatta contro la “legge russa” a favore del potenziale, ma in realtà illusorio, futuro europeo.
Noi, marxisti e materialisti, quando si tratta di un periodo di disordini sociali cerchiamo contraddizioni che sono molto più fondamentali dei drammi tra i partiti borghesi e gli interessi imperialisti.
Anche in Georgia la povertà sta aumentando senza sosta e stiamo assistendo alla reazione di protesta di piccoli segmenti della classe operaia. Prima lo sciopero dei corrieri Wolt, che perdura parziale già da un mese, poi lo sciopero dei lavoratori della fabbrica Sairme, che non si è ancora concluso dopo quasi 30 giorni. Vediamo ogni settimana e ogni mese inquilini sfrattati dalle banche. Vediamo persone crollare sul posto di lavoro e sacrificare tutte le proprie energie e la propria vita per guadagnare il minimo sindacale per sopravvivere e sfamare le famiglie. Vediamo gli operatori sanitari lavorare senza stipendio per mesi. Di questi problemi che nessun media, nessun politico e nessuna ONG si preoccupa.
La prima e fondamentale mancanza delle lotte di massa georgiane non è solo il fatto che il popolo stia sacrificando la propria vita contro una potenza imperialista a favore di un’altra, ma anche il fatto che queste lotte sono vuote di contenuto sociale. Cosa vuole chi si arrabbia e lancia oggetti contro la polizia? L’assistenza sanitaria europea? Leggi europee sul lavoro? Salari europei? Nessuno dà queste risposte.
Dopo due giorni di scontri tra cittadini e polizia, il partito al governo Sogno Georgiano e il movimento civile Potere al Popolo hanno deciso di ritirare la legge sugli agenti stranieri. In termini legislativi questo non è possibile: deve essere ripresentata e i 78 deputati del partito al governo che hanno votato a favore la devono respingere, altrimenti la legge resterà in vigore. Forse un tatticismo. Ma se consideriamo che si sta preparando un’altra nuova legge che renderà possibile l’arruolamento di qualsiasi giovane nell’esercito quasi senza eccezioni, possiamo anche pensare che questa contro le ONG abbia avuto solo una funzione di distrazione.
In ogni caso, ciò che ci deve preoccupare di più è come trasformare queste proteste in qualcosa di più grande e reale, con richieste di natura sociale. Ma, se vogliamo essere onesti, per ora è una possibilità di un futuro non certo immediato.