Verso le elezioni in Turchia Tempo scaduto per il parlamentarismo
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Benché nelle elezioni parlamentari si traccino vistose linee di demarcazione tra coloro che pretendono di difendere gli interessi della classe operaia, è un dato di fatto che i parlamenti escono, come afferma Lenin, «da elezioni periodiche per determinare quali membri della classe dominante rappresenteranno e calpesteranno il popolo. In qualsiasi Paese parlamentare, dall’America alla Svizzera, dalla Francia all’Inghilterra e alla Norvegia, ecc. gli “affari di Stato” si risolvono sempre dal punto di vista delle lobby; essi sono sempre condotti da dipartimenti governativi, ministeri, commissioni, mentre nei parlamenti non si fa altro che chiacchierare, con l’unico scopo di ingannare il “popolo credulone”». Perciò discutere ancora sull’opportunità che i comunisti partecipino ai parlamenti, come hanno fatto cento anni fa, è piuttosto peregrino per i proletari coscienti.
Coloro che parlano costantemente di unità della classe operaia non sono stati in grado di addivenire a una visione chiara e univoca su questo tema, nonostante 150 anni di esperienza parlamentare. Come scrisse Rosa Luxemburg, «l’ingresso di un socialista in un governo borghese non è, come si pensa, una conquista parziale dello Stato borghese da parte dei socialisti, ma una conquista parziale del partito socialista da parte dello Stato borghese». Purtroppo, da questo punto di vista siamo ancora più indietro rispetto a più di un secolo fa.
Dalla Rivoluzione d’Ottobre, migliaia di elezioni si sono svolte in centinaia di Paesi. Intanto la classe operaia si è organizzata e ha lottato e, dopo aver resistito pagando prezzi altissimi, in molti Paesi si è liberata di decine di governi simili a quello dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, cioè “Partito della Giustizia e dello Sviluppo”, guidato dal Recep Tayyip Erdoğan). Ma nonostante ciò, l’imposizione di sfruttamento e oppressione non è cambiata, anzi si è intensificata, mentre il sistema elettorale si è ancora più legittimato e rafforzato.
Sebbene i governi si alternino di continuo sul nostro pianeta, questo non ha impedito le guerre per procura né le crisi globali in Africa, America Latina, Asia, Iraq, Siria; al contrario, le hanno fomentate. Le crisi economiche e politiche, l’inflazione, le carestie, la fame e la povertà, che sono intrinseche nel mondo del capitale, si sono aggravate. Infine oggi gli attori globali del capitale mondiale, a causa delle loro rivalità reciproche, sono scesi in campo in Ucraina e stanno continuando a preparare la terza guerra mondiale per ridistribuire e rimodellare il mondo in base ai loro interessi di classe e al cambiamento dei loro rapporti di forza. Ecco perché il nostro pianeta è come una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento.
Nonostante cento anni di buffonate parlamentari ed elettorali, la classe operaia e i lavoratori aspetteranno ancora la liberazione dalle urne? Rinnoveranno la speranza nell’utilità di portare dei loro fedeli rappresentanti in parlamento? Possono ottenere la loro liberazione da altri Ecevit (dirigente della sinistra borghese turca e premier negli anni ‘70), altri Allende, Chavez, Lula?
In Turchia migliaia di proletari stanno dedicando le loro coscienze, doti e capacità a liberarsi del governo dell’AKP. Organizzarsi per la lotta per le rivendicazioni della classe operaia e per la preparazione della dittatura proletaria non è nemmeno nell’agenda dei democratici. Perché? Perché per decenni hanno cercato di legittimare e sviluppare la democrazia borghese, e hanno incanalato tutte le loro energie a democratizzare ulteriormente il sistema delle urne.
Eppure ben sappiamo che anche prima dell’AKP al governo c’erano omicidi sul lavoro, i minatori e altri lavoratori morivano, il salario minimo era al di sotto della soglia di povertà, i curdi erano oppressi e la loro esistenza negata, le donne tiranneggiate e gli aleviti massacrati. Inoltre ogni tipo di governo è stato responsabile del massacro di milioni di proletari durante la prima e la seconda guerra mondiale e le numerose guerre che hanno imperversato negli ultimi 70 anni. La vera causa della sottomissione dei lavoratori sono gli Stati borghesi, definiti alternativamente come regimi parlamentari o totalitari, che santificano e proteggono la legge della proprietà privata e della schiavitù salariale.
Amico lavoratore, considera tutto questo prima delle prossime elezioni.