La genesi del capitalismo e dell’imperialismo, e le sue ripercussioni sull’evoluzione dell’Indonesia Pt.2
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La prima fase del sistema coloniale olandese – L’epoca della manifattura
Marx, dopo di avere enumerato, nel passo citato, «i segni che contraddistinguono l’aurora dell’era della produzione capitalistica», continua: «Queste idilliache vicende sono momenti fondamentali dell’accumulazione originaria. Alle loro calcagna viene la guerra commerciale delle nazioni europee, con l’orbe terracqueo come teatro. La guerra commerciale si apre con la secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, assume proporzioni gigantesche nella guerra antigiacobina dell’Inghilterra e continua ancora nelle guerre dell’oppio contro la Cina, ecc.».
La secessione dei Paesi Bassi dalla Spagna, inizio secondo Marx della guerra commerciale delle nazioni europee, con l’orbe terracqueo come teatro, si pone all’inizio della colonizzazione olandese dell’Indonesia come una delle sue cause principali. Dopo l’annessione del Portogallo da parte della Spagna (1580), la lotta dei Paesi Bassi contro quest’ultima rende difficile ai mercanti olandesi procurarsi le spezie a Lisbona: di qui la necessità economica per l’Olanda di colonizzare le Indie Orientali. Ne sorge una lunga guerra commerciale, che ha come teatro l’arcipelago indonesiano, coinvolge crudelmente le popolazioni, e si conclude soltanto nel 1648, quando la Spagna riconosce l’indipendenza dei Paesi Bassi. Alcuni episodi di essa: nel 1595 una flotta ispano-portoghese parte da Goa nell’intento di distruggere la flotta olandese; nel 1601 gli olandesi cacciano gli ispano-portoghesi dal porto di Bantam, e li vincono a Ternate. In una lunga guerra commerciale, la colonizzazione dell’Indonesia da parte dell’Olanda trova però alle sue origini non l’iniziativa statale, ma della borghesia commerciale e manifatturiera in formazione. Scrive Marx: «La nuova manifattura venne impiantata nei porti marittimi d’esportazione o in punti della terraferma che erano al di fuori del controllo dell’antico sistema cittadino e della sua costituzione corporativa».. E ancora: «Le “società monopolia” (Lutero) furono leve potenti della concentrazione del capitale».
La colonia assicurava alle manifatture in boccio il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato. Il tesoro, catturato fuori d’Europa direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio, rifluiva nella madrepatria e quivi si trasformava in capitale. L’Olanda, che è stata la prima a sviluppare in pieno il sistema coloniale, era già nel 1684 all’apogeo della sua grandezza commerciale. Era «in possesso quasi esclusivo del commercio delle Indie Orientali e del traffico fra il sud-ovest e il nord-est europeo. Le sue imprese di pesca, la sua marina, le sue manifatture superavano quelle di ogni altro paese. I capitali della repubblica erano forse maggiori di quelli del resto d’Europa nel loro insieme. Il Gülich dimentica di aggiungere che la massa popolare olandese era già nel 1648 più logorata dal lavoro, più impoverita e più brutalmente oppressa di quella del resto d’Europa nel suo insieme».
Quindi, da un lato i profitti, estorti nelle colonie «direttamente con il saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio», rifluiscono nella madrepatria e si trasformano in capitale per le prime manifatture, dall’altra queste stesse manifatture trovano nelle colonie per i loro prodotti «il mercato di sbocco di un’accumulazione potenziata dal monopolio del mercato». L’Olanda, secondo le citate parole di Marx, è stata la prima a sviluppare in pieno il sistema coloniale. In questo periodo, cioè nel periodo manifatturiero, il sistema coloniale si fonda sul saccheggio, l’asservimento, la rapina e l’assassinio, come scrive Marx e come dimostreremo sinteticamente per quanto riguarda l’attuale Indonesia.
In seguito, nell’epoca della grande industria, il sistema coloniale si “perfezionerà”, ed oggi, nell’epoca dell’imperialismo, viene dichiarato “superato”, o, per usare il gergo dei sicofanti del capitale, “razionalizzato”. Scopo di questo nostro studio è, oltre tutto, dimostrare con l’esempio specifico dell’Indonesia che i “perfezionamenti” e i “superamenti” del sistema coloniale sono perfezionamenti e superamenti nella ferocia e nell’infamia.
Costretta a procurarsi le spezie non più a Lisbona, ma direttamente, la borghesia commerciale e manifatturiera olandese fonda la prima Compagnia Olandese per il commercio con le Indie Orientali: la Compagnia Van Verne, che intraprende il 2 aprile 1595 la prima spedizione, toccando Bantam e Bali, e la cui flotta sfugge alla caccia degli ispano-portoghesi ritornando trionfalmente in patria. Si ha quindi un susseguirsi di spedizioni olandesi, che toccano Sumatra, Giava, Madura, il nord del Borneo: Van Neck giunge nelle Molucche, agenzie commerciali sorgono nelle isole di Banda. In Olanda, di conseguenza, fioriscono nuove compagnie private: ad Amsterdam si forma la Nuova Compagnia, che si fonde con la Compagnia Van Verne; Balthazar de Moucheron crea una compagnia in Zelanda (1597): sorge la compagnia di Middelburg (1598); Isaac Le Maire fonda ad Amsterdam la Compagnia del Brabante. Gli Stati di Olanda preconizzano una compagnia unica «per la conservazione dei commerci», e infine, per opera precipua di Oldenbarnevelt, si perviene ad una fusione: il 20 marzo 1602, nasce la Compagnia Generale delle Indie Orientali. Essa ottiene il monopolio del commercio, non solo, ma anche il diritto di organizzare il sistema coloniale nell’arcipelago indonesiano.
Secondo il citato Bruhat la Compagnia Generale ha il diritto «di fare contratti nelle Indie con gli abitanti naturali del paese in nome dello Stato, e di mantenere truppe e ufficiali per l’amministrazione della giustizia» che «presteranno giuramento di fedeltà allo Stato e alla Compagnia per quanto riguarda il commercio». Il capitale iniziale della Compagnia, 6.440.200 fiorini, è fornito dalle 6 Camere di Commercio delle Province Unite; un legame federativo unisce le Camere nell’Assemblea dei Diciassette, così proporzionalmente costituita: Amsterdam (8), Zelanda (4), Mosa (2), Olanda del Nord (2), mentre il diciassettesimo rappresentante dell’Assemblea è designato a turno dalla Zelanda, dalla Mosa, e dall’Olanda del Nord. Lo Stato è divenuto chiaramente il comitato d’affari della borghesia commerciale e manifatturiera: gli Stati Generali nominano i direttori della Compagnia sulla base di una lista proposta dalle Camere; gli impiegati della Compagnia devono giurare fedeltà allo Stato; i comandanti delle flotte di ritorno dalle Indie devono consegnare un rapporto scritto allo Stato. Infine, dietro approvazione degli Stati Generali, i Diciassette decidono di affidare la direzione generale dei banchi di sconto, dei forti, dei territori, delle forze militari e navali della Compagnia, a un governatore generale: il primo di essi è Pierre Both (1610-14).
Le solide basi del primo sistema coloniale dell’era capitalistica sono gettate. Coronamento esteriore del nuovo edifizio, la fondazione nel 1619 di Batavia, oggi Jakarta, capitale della Compagnia. La borghesia commerciale e manifatturiera olandese ha dunque d’ora innanzi via libera al suo sviluppo: ha conquistato lo Stato, riducendolo ad un proprio comitato d’affari; ha organizzato il sistema coloniale, mediante il quale può trasferire il “tesoro” delle Indie Orientali in patria per trasformarlo in capitale, e potenziare la propria accumulazione riversando i suoi prodotti nelle colonie grazie al monopolio del mercato.
La sua ascesa e la sua potenza si leggono chiaramente nella seguente tabella, tratta dal Bruhat:
| Dividendi degli azionisti della 3ª “Compagnia Generale” | |||||||
| 1605 | 1606 | 1607 | 1608 | 1609 | 1610 | 1629 | 1642 |
| 17% | 75% | 40% | 20% | 25% | 50% | 22% | 50% |
Come scrive Marx, il sistema coloniale, il dio straniero, si era ormai salito sull’altare e abbattuto tutti insieme i vecchi idoli d’Europa proclamando che fare plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità. Vediamo ora come i pii calvinisti colonizzatori delle Indie Orientali mettessero in pratica la loro specifica missione, secondo la quale produrre del plusvalore era il fine ultimo e unico dell’umanità.
Vediamo le caratteristiche peculiari del sistema coloniale inaugurato nelle Indie Orientali dalla Compagnia. Da una parte, la politica di annessione violenta prosegue con ferocia senza pari: si hanno in questo periodo le terribili e lunghe guerre giavanesi, il cui scopo era di imporre al territorio corrispondente all’ex sultanato di Mataran il monopolio della Compagnia, conclusesi soltanto nel 1684, e le guerre per Celebes (1660-70) contro il sultano di Makassar. Dall’altra parte, continua ad essere praticata la politica degli accordi con i poteri locali sopravvissuti. Ora però i cosiddetti “accordi” si riducono al monopolio puro e semplice della Compagnia, fatto che genera le continue guerre cui abbiamo accennato, e che porta ad una progressiva annessione.
Le caratteristiche del “sistema economico” inaugurato dalla Compagnia sono quanto mai illuminanti a questo proposito. Si riducono a quanto segue: la Compagnia ha il diritto esclusivo di comprare i prodotti. Esempio: nel 1734 la Compagnia impone al sultano di Mataran la coltura del pepe, ma impone allo stesso tempo la distruzione della coltura del caffè entro sei mesi; alla fine del secolo, al contrario, essendo saliti i prezzi del caffè, la sua coltura viene di nuovo imposta nella stessa regione. Altro esempio: nelle Molucche la Compagnia ordina la distruzione delle piantagioni di chiodi di garofano, generando le rivolte delle popolazioni ad Ambòina (oggi Ambon) (1648) e a Ternate (1650) le quali riescono a vincere le guarnigioni olandesi: il risultato è la più atroce repressione delle popolazioni locali, la distruzione delle piantagioni, mentre gli abitanti vengono schiavizzati e trasportati da un’isola all’altra.
In tutto questo periodo le rivolte si susseguono. A Jepara un banco di sconto è assalito e distrutto. Nelle isole Banda la raccolta delle spezie suscita rivolte: nelle isole Keli Lontor, Pulau Run, Rozengain la popolazione maschile viene sterminata, e le donne e i bambini sono ridotti in schiavitù. La stessa Batavia, capitale della Compagnia, viene insozzata dal sangue scorso abbondantemente in quella specie di notte di San Bartolomeo verificatasi nel 1740, che vide il massacro dei cinesi (per lo più artigiani e piccoli commercianti): questi, unitisi ai cinesi residenti fuori di Batavia, insorsero, riuscendo ad occupare le città di Kartasura e di Rembang: due anni furono necessari alla Compagnia per domare la ribellione.
Sintetizzando le caratteristiche di questa prima fase del sistema coloniale olandese, corrispondente al periodo della manifattura e dell’accumulazione originaria del capitale, Marx scrive, nel citato capitolo 24 del Primo Libro del Capitale (rifacendosi fra l’altro a un’opera di Thomas Stamford Raffles, governatore inglese di Giava nel 1811, all’epoca della guerra commerciale fra Francia e Inghilterra: Java and its dependencies, Londra, 1817): «La storia dell’amministrazione coloniale olandese – e l’Olanda è stata la nazione capitalistica modello del secolo XVII – mostra un quadro insuperabile di tradimenti, corruzioni, assassinii e infamie».
Più caratteristico di tutto è il suo sistema del furto di uomini a Celebes per farne schiavi a Giava. I cacciatori di uomini venivano addestrati a questo scopo. Il cacciatore, l’interprete e il venditore erano i principali agenti di questo traffico, e principi indigeni i primi venditori. La gioventù rubata era nascosta nelle prigioni segrete di Celebes finchè non fosse cresciuta per essere spedita sulle navi negriere. Una relazione ufficiale dice: «Questa sola città di Makassar è piena di prigioni segrete, una più orrenda dell’altra, stipate di sciagurati, vittime della cupidigia e della tirannide, legati in catene, strappati con la violenza alle loro famiglie. Per impadronirsi della Malacca gli olandesi corruppero il governatore portoghese, che nel 1641 li fece entrare nella città; ed essi corsero subito da lui e l’assassinarono per “risparmiare” le 21.875 sterline, prezzo del tradimento, Dove gli olandesi mettevano piede, seguivano le devastazioni e lo spopolamento. Banyuwangi, provincia di Giava, contava nel 1750 più di ottantamila abitanti, nel 1811 ne aveva soltanto ottomila. Ecco il doux commerce!».
Le infamie del sistema coloniale nelle Indie Orientali, in questa sua prima fase corrispondente all’epoca della manifattura, non suscitano però alcuna critica in Olanda. Scrive sempre Marx: « Con lo sviluppo della produzione capitalistica durante il periodo della manifattura la pubblica opinione europea aveva perduto l’ultimo resto di pudore e di coscienza morale. Le nazioni cominciarono a vantarsi cinicamente di ogni infamia che fosse un mezzo per accumulare capitale».
Poniamo come epigrafe, alla fine di questa nostra analisi della prima fase del sistema coloniale olandese nelle Indie Orientali, e insieme come conclusione che ne sintetizzi il significato storico, le parole con cui Marx chiude il Paragrafo 64, “Genesi del capitalista industriale”, del Capitolo 24 del I Libro del Capitale: «Tantae molis erat il parto delle “eterne leggi di natura” del modo di produzione capitalistico, il portare a termine il processo di separazione fra lavoratori e condizioni di lavoro, il trasformare a un polo i mezzi sociali di produzione e di sussistenza in capitale, e il trasformare al polo opposto la massa del popolo in operai salariati, in “liberi poveri che lavorano”, questa opera d’arte della storia moderna. Se il denaro, come dice l’Augier, “viene al mondo con una voglia di sangue in faccia”, il capitale viene al mondo grondante sangue e sporcizia dalla testa ai piedi, da ogni poro».