La genesi del capitalismo e dell’imperialismo, e le sue ripercussioni sull’evoluzione dell’Indonesia Pt.7
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c) L’accaparramento del petrolio indonesiano da parte dei trust
In seguito alla scoperta di giacimenti di petrolio a Sumatra (Langkat e Atjeh), Giava (Rembang e Semarang) e nelle Molucche (Ceram) è fondata nel 1883 la “N. V. Koninklijke Nederlandsche Maatschappij, tot exploitatie van Petroleum”, che diventerà in seguito la Royal Dutch. Nel 1910 si realizza una fusione fra la Royal Dutch e la Shell Transport and Trading Company con la conseguente creazione della Royal Dutch Shell. A questa fusione di capitale finanziario anglo-olandese viene dietro una fusione supplementare del capitale anglo-olandese con quello americano, per lo sfruttamento comune del petrolio indonesiano.
Lenin, nell’Imperialismo, così descrive questa lotta per la spartizione del mondo: «Naturalmente la divisione del mondo tra due potenti trust non esclude che possa avvenire una nuova spartizione, non appena sia mutata la correlazione delle forze in conseguenza dell’ineguaglianza di sviluppo per effetto di guerre, di crac, ecc. Un esempio di simile nuova spartizione e delle lotte che essa provoca è offerto dall’industria del petrolio».
«Il mercato mondiale del petrolio sostanzialmente è ancor oggi ripartito tra due grandi gruppi finanziari: la Standard Oil Co. americana, di Rockefeller, e i padroni del petrolio russo di Baku, Rothschild e Nobel. Questi due gruppi stanno tra di loro in intimi rapporti, ma da alcuni anni sono minacciati nelle loro posizioni di monopolio da cinque avversari: 1) l’esaurimento delle sorgenti petrolifere d’America; 2) la concorrenza della ditta Mantascev di Baku; 3) la scoperta di nuove sorgenti di petrolio in Austria e 4) in Romania; 5) le sorgenti petrolifere transoceaniche specialmente nelle colonie olandesi (le ricchissime ditte Samuel e Shell, legate anche al capitale inglese). Questi tre ultimi gruppi di imprese sono legati alle grandi banche tedesche ed alla testa sta la più grande, la Deutsche Bank (…) S’iniziò una lotta, chiamata nella letteratura economica lotta per “la spartizione del mondo”. Da un lato il “trust petrolifero” di Rockefeller, per impadronirsi di tutto, fondò nella stessa Olanda una “società figlia”, andò comperando le sorgenti di petrolio nelle Indie Olandesi, allo scopo di colpire a morte il suo principale avversario, il trust anglo-olandese Shell. Dall’altro lato la Deutsche Bank e le altre grandi banche di Berlino cercarono di assicurarsi la Romania e di unirla, contro Rockefeller, con la Russia. Rockefeller disponeva di un capitale molto cospicuo e di una splendida organizzazione per i trasporti e per la consegna di petrolio ai consumatori. La lotta quindi doveva terminare e terminò (1907) con la completa sconfitta della Deutsche Bank» (Lenin).
All’inizio del secolo l’economia indonesiana si trova dunque completamente sottomessa alle leggi del mercato mondiale capitalistico nella fase imperialista, e diviene l’oggetto della lotta per la spartizione del mondo fra i trust e le grandi potenze imperialiste.
Formalmente fino al 1945 l’Indonesia rimarrà una colonia olandese. In realtà si trova nella condizione di quelle «piccole colonie degli Stati minori» di cui parla Lenin, «le quali formano l’oggetto più prossimo, per così dire, di una possibile e verosimile nuova “spartizione” delle colonie». La lotta per la spartizione dell’Indonesia ha visto scendere in campo, dagli inizi del secolo ad oggi, tre grandi potenze: l’imperialismo anglo-olandese, l’imperialismo giapponese, l’imperialismo americano. Tutta la storia politica dell’Indonesia nel nostro secolo è la storia della lotta per la sua spartizione fra queste tre potenze imperialiste: l’ascesa al potere e la caduta di Sukarno ne sono un semplice episodio.
Nella fase imperialista del capitalismo l’esportazione di merci segue l’esportazione del capitale finanziario. La seguente tabella del commercio estero indonesiano dal 1909 al 1939 fornisce un’idea della lotta fra l’imperialismo anglo-olandese, americano, giapponese per la spartizione dell’Indonesia. (Fonte – Bruhat, op. cit., p. 78).
| PERCENTUALE DELLE IMPORTAZIONI INDONESIANE DA: | |||||||||
| anni | 1909 | 1913 | 1918 | 1920 | 1929 | 1932 | 1935 | 1938 | 1939 |
| Olanda | 32,5 | 36 | 3 | 24 | 20 | 16 | 13 | 22 | 21 |
| Stati Uniti | 1,8 | 2 | 14 | 15 | 13 | 7 | 8 | 13 | 14 |
| Giappone | 1,2 | 2 | 21 | 11 | 11 | 21 | 30 | 15 | 18 |
| PERCENTUALE DELLE ESPORTAZIONI INDONESIANE VERSO: | |||||||||
| Olanda | 26,3 | 34 | 1 | 16 | 16 | 19 | 22 | 20 | 15 |
| Stati Uniti | 3,3 | 2 | 18 | 13 | 12 | 12 | 15 | 15 | 21 |
| Giappone | 4,3 | 5 | 12 | 6 | 3 | 4 | 5 | 3 | 3 |
Come si vede dalla tabella nel 1913 l’Olanda rappresenta il 36% delle importazioni e il 34% delle esportazioni indonesiane, e Stati Uniti e Giappone rispettivamente solo il 2%, e il 2% e il 5%. Nel 1918, alla fine della prima guerra imperialista per la spartizione del mondo, la posizione dell’Olanda è caduta al 3% delle importazioni e all’1% delle esportazioni, pur rimanendo formalmente l’Indonesia una colonia dell’Olanda, mentre le due nuove potenze imperialiste, Stati Uniti e Giappone, rappresentano nelle importazioni ed esportazioni indonesiane rispettivamente il 14% e il 18%, e il 21% e il 12%.
E fin dal 1922 nelle Tesi del Quarto Congresso sulla Questione d’Oriente l’Internazionale Comunista poteva prevedere lo scatenarsi di un nuovo conflitto imperialistico che avrebbe avuto come causa la lotta fra Stati Uniti e Giappone per una nuova spartizione dell’Asia.
| Villaggi con proprietà esclusivamente | ||
| Anni | privata | collettiva |
| 1882 | 5605 | 13548 |
| 1892 | 8240 | 11136 |
| 1902 | 6711 | 7885 |
| 1907 | 6889 | 7288 |
| 1912 | 7500 | 6043 |
| 1917 | 7526 | 4739 |
| 1922 | 8016 | 3005 |
L’Indonesia all’inizio del secolo diviene l’arena in cui si affrontano i capitali finanziari anglo-olandese, americano, e giapponese, e la sua economia è completamente sottomessa alle leggi del mercato mondiale capitalistico nella fase imperialista.
Per quanto riguarda l’agricoltura la distruzione delle comunità di villaggio in seguito alla legge agraria del 1870 si accompagna all’introduzione delle colture dell’hevea (caucciù) e dell’elaeis (palma da olio), alla formazione delle grandi piantagioni in cui sono impiegati salariati, e all’assoggettamento della massa dei piccoli contadini da parte degli usurai. Riportiamo alcune cifre, tratte dall’articolo di Samin, Der Aufstand auf Java und Sumatra, pubblicato in Die Kommunistische Internationale, n. 13 del 1927, che riguardano da un lato la distruzione della proprietà comune, dall’altro l’incidenza delle piccole aziende contadine nella produzione di prodotti agricoli di esportazione.
In tutto il periodo considerato dal Samin, dal 1882 al 1922, i villaggi con proprietà mista rimangono intorno alla cifra di 10.000, mentre il numero totale di essi è diminuito a causa della concentrazione di più villaggi in uno solo. Queste cifre forniscono una idea del processo di espropriazione dei contadini e di formazione di una enorme massa di contadini poveri.
| Anni | Esportazioni di prodotti agricoli in milioni di fiorini | Percentuale dei prodotti di indigeni (piccole aziende contadine) |
| Da Giava | ||
| 1918 | 231 | 15,7% |
| 1921 | 516 | 12,6% |
| 1922 | 400 | 10,3% |
| 1923 | 651 | 11,8% |
| 1924 | 695 | 12,0% |
| Dalle altre isole | ||
| 1918 | 70 | 44% |
| 1921 | 113 | 47% |
| 1922 | 121 | 49% |
| 1923 | 166 | 42% |
| 1924 | 205 | 41% |
Le cifre di questa seconda tabella dimostrano: 1) l’enorme sviluppo della produzione agricola per l’esportazione (da 231 milioni di fiorini nel 1918 a Giava a 695 milioni nel 1924, e nelle altre isole da 70 a 205), dunque l’assoggettamento completo dell’agricoltura indonesiana alle esigenze del mercato mondiale nella fase imperialista; 2) l’incidenza delle piccole aziende contadine sulla produzione di prodotti agricoli per l’esportazione è nettamente minoritaria e in costante diminuzione (dal 15,7% a Giava nel 1918 al 12% nel 1924, e dal 44% al 41% negli stessi anni nelle altre isole); ciò implica il predominio delle grandi piantagioni e l’immiserimento dei contadini; 3) l’introduzione dell’agricoltura capitalistica (piantagioni) è molto più avanzata a Giava che nelle altre isole.
A questo punto possiamo avere un quadro sufficientemente esatto delle due classi fondamentali della società indonesiana negli anni immediatamente seguenti la prima guerra mondiale. Il contadiname povero e sfruttato costituisce l’enorme maggioranza (Maring, come abbiamo visto, nel citato rapporto al Secondo Congresso del Comintern fornisce la cifra di 24 milioni di contadini a Giava su 50 milioni di indigeni). Non possediamo cifre per quanto riguarda il numero dei salariati agricoli nelle piantagioni, evidentemente compresi nei 3-4 milioni di operai di cui parla sempre Maring per quanto riguarda Giava. Il proletariato industriale è abbastanza concentrato, anche se poco numeroso, e si trova dislocato in zuccherifici, miniere di stagno, pozzi di petrolio e raffinerie, mezzi di trasporto (postini ferrovieri e tranvieri), gas ed elettricità. Possediamo le seguenti cifre sull’occupazione operaia, che si riferiscono al 1938: 1.830.000 operai, di cui 120.000 occupati in fabbriche grandi, 840.000 in fabbriche medie, 670.000 in industrie a domicilio. Il numero degli artigiani, sempre al 1938, si aggira intorno ai 3-4 milioni. Si tratta ora di vedere come la lotta delle due classi fondamentali della società indonesiana, il contadiname povero e il proletariato, negli anni dal 1908 al 1927, si è riflessa sul piano politico, sul processo di formazione dei partiti politici in Indonesia, e in particolare del Partito Comunista d’Indonesia.