Partito Comunista Internazionale

La genesi del capitalismo e dell’imperialismo, e le sue ripercussioni sull’evoluzione dell’Indonesia Pt.8

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d) Il movimento politico e sociale in Indonesia dal 1908 al 1920

Il sistema politico vigente in Indonesia agli inizi del secolo è molto semplice, e corrisponde più o meno alle amministrazioni coloniali dell’epoca. La sovranità è esercitata dal re e dal parlamento olandese, in cui siede un deputato indonesiano, e viene delegata a un governatore generale, assistito da un Gran Consiglio per le Indie. A partire dal 1908 si sviluppano in Indonesia i primi movimenti politici nazionalisti. Nel seguirne la formazione, ci riferiremo al citato rapporto di Maring al secondo Congresso del Comintern e all’opera citata del Bruhat.

Il 20 maggio 1908 è fondato a Batavia un movimento indipendentistico giavanese costituito da studenti, il Budi Utomo. Questo movimento, fra l’altro, sostiene l’adozione del malese come lingua nazionale unica per tutta l’Indonesia. Tale rivendicazione viene propugnata dalla rivista mensile Pudjangga Baru (Il nuovo scrittore), fondata nel 1913. Il 28 ottobre 1928 il Congresso della Gioventù Indonesiana accoglierà il malese come unica lingua nazionale. Facciamo a questo punto due osservazioni. L’esistenza in Indonesia di una lingua dominante parlata dal popolo, il malese, e di una religione dominante, l’islamismo, costituisce fin dall’inizio un fattore favorevole alla conquista dell’indipendenza nazionale, fattore che non esiste ad esempio in India, nemmeno oggi. L’India contemporanea si trova ancora di fronte il problema irrisolto dell’unità linguistica e dell’unità religiosa. È superfluo aggiungere che l’assenza di divisioni linguistiche e religiose favorisce anche l’unificazione del proletariato nella lotta rivoluzionaria. Il movimento del Budi Utomo rappresenta la matrice del Partito Nazionale Indonesiano, fondato nel 1927 dai Sukarno e dagli Hatta dopo la disfatta del movimento rivoluzionario mondiale diretto dall’Internazionale Comunista in Asia (Cina e Indonesia) e in Europa. La base sociale del nazionalismo del Budi Utomo, e più tardi del Partito Nazionale Indonesiano, non è rappresentata da una inesistente borghesia nazionale, democratica progressista e anti-imperialista, come sostennero Stalin e Bucharin nel 1926 a proposito della Cina e come sostengono ancor più spudoratamente oggi filorussi e filocinesi, ma da una intelligenza piccolo borghese, vile, codarda e pronta ad ogni compromesso con l’imperialismo. Ritorneremo in seguito su questa questione, che si ripresenta in forme diverse in tutti i movimenti rivoluzionari sviluppatisi nelle colonie nella prima metà del secolo.

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Nel 1911, secondo il citato rapporto di Maring, lo scrittore Ernest François Eugène Douwes-Dekker fonda il Partito Indonesiano, esteso a tutto il paese, che respinge la lotta di classe e cerca appoggi nella socialdemocrazia olandese: viene messo fuori legge nel 1913, i suoi organizzatori sono prima internati, poi ottengono il permesso di trasferirsi in Olanda; tornano nel 1918 ma l’organizzazione nel frattempo si è sfasciata.

Nel 1911-1912 sorge nel centro di Giava, e si estende presto nell’est dell’isola, il Sarekat Islam (Unione dell’Islam), sotto la guida del giovane intellettuale Oemar Said Tjokroaminoto. Il giudizio che di tale movimento dà Maring nel suo rapporto al secondo Congresso del Comintern è contraddittorio: tace su punti essenziali che ne caratterizzano la natura sociale, con il fine evidente di giustificare la tattica di noyautage e di fronte unico avanti lettera praticata verso di esso dall’Associazione Socialdemocratica Indonesiana, di cui Maring faceva parte. Maring definisce il Sarekat Islam come “un partito di massa con seguito operaio e contadino”, e lo paragona addirittura, senza poterne evidentemente fornire alcuna ragione chiara, ai cartisti inglesi. Maring non dice però ciò che arriva ad ammettere persino uno storico “progressista” come il Bruhat, e cioè che il Sarekat Islam riuniva commercianti giavanesi di Batik, e che il suo fine era la protezione dell’industria e del commercio giavanesi contro la concorrenza europea e cinese. Il fatto che il Sarekat Islam ricorresse nella sua agitazione a mezzi violenti, e che trascinasse dietro di sè masse di operai e di contadini non organizzati, non giustifica il giudizio che di esso fornisce Maring, e ancor meno la tattica del noyautage nei suoi confronti. Secondo il resoconto di Maring, il Sarekat Islam è ammesso dal governo solo come organizzazione locale, e lo stesso governo riesce ad infiltrarvi dei suoi agenti, come il dottor Rinkes, che vi crea un’ala destra che lancia la parola d’ordine “niente azioni di massa: le masse non sono mature”. Nel 1916 questa ala destra appoggia la politica governativa di rafforzamento della difesa nazionale. Se la solita distinzione fra ala destra e ala sinistra (poi invocata per giustificare la partecipazione dei comunisti cinesi al Kuomintang) può servire a Maring per sostenere la tattica del fronte unico e del noyautage, quanto egli stesso ammette, cioè l’appoggio del Sarekat Islam (sia pure della sua “ala destra”) alla guerra imperialista è sufficiente a togliere a questo movimento la caratteristica di movimento nazionalista rivoluzionario, nel senso in cui questa definizione viene usata dalle Tesi nazionali e coloniali approvate dal secondo Congresso dell’Internazionale Comunista.

Nel 1914, sotto l’influenza di socialisti olandesi e in particolare di H.J.F. Sneevliet (Maring) si costituisce l’Associazione Socialdemocratica Indonesiana in cui le tendenze di sinistra prevalgono su quelle fabiane della destra. Durante la guerra l’Associazione lotta contro il militarismo coloniale e si attira le simpatie, secondo il Maring, del Sarekat Islam, nel quale promuove la formazione di un’ala sinistra. Nel 1915 l’Associazione pubblica il bimensile “Libera parola” e nel 1916 il mensile malese “Voce del popolo”. Nel 1917 l’ala riformista lascia l’Associazione e si costituisce in sezione indonesiana del Partito Operaio Olandese.

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Il malcontento dell’enorme massa di contadini poveri e del poco numeroso ma concentrato e super sfruttato proletariato, acuito dalla guerra imperialista, preoccupa l’amministrazione coloniale, che tenta di prevenirlo e di imbrigliarlo con la istituzione del Volksraad (Consiglio del Popolo) avvenuta il 16 dicembre 1916, e la cui prima riunione si tiene il 18 maggio 1918. Consultivo fino al 1927, esso ottiene in seguito un certo potere legislativo che può tradursi nei fatti soltanto dietro accordo fra Volksraad e Governatore. Nel suo sistema elettorale, per essere elettori occorre avere 25 anni, saper leggere e scrivere, pagare l’imposta su di un reddito di almeno 300 fiorini all’anno. Dall’articolo citato di Samin risulta che, secondo statistiche ufficiali, il reddito pro-capite a Giava era nel 1924 di 42,86 fiorini all’anno. Bruhat scrive che nel 1936, ad esempio, nella provincia di Giava vi furono 709 elettori in tutto, di cui 178 olandesi, 453 indigeni, 78 stranieri, e che nel Volksraad gli indonesiani avevano un rappresentante ogni 2.250.000 abitanti, i cinesi uno su 200.000, gli olandesi uno su 10.000. A ragione gli indigeni battezzarono il Consiglio del Popolo “Consiglio delle cimici bianche”. Ciò non impedì tuttavia al Sarekat Islam di partecipare alle elezioni del Consiglio delle cimici bianche e di farvi eleggere nel 1918 “due membri di destra”, come li definisce Maring. Il noyautage praticato dall’Associazione Socialdemocratica Indonesiana nel Sarekat Islam, che Maring difende, e la costituzione in esso di un’ala sinistra, non impediscono al Sarekat Islam di appoggiare la guerra imperialista, e di partecipare alle elezioni del Consiglio delle cimici bianche, naturalmente sotto l’impulso della sua “ala destra”. Da chi sia rappresentata questa ala destra non si riesce mai a capire bene. Maring dice che, mentre il fondatore del Sarekat Islam Tjokroaminoto fa di esso un movimento di massa con seguito operaio e contadino, solo il dottor Rinkes, agente del governo, vi avrebbe creato un’ala destra». Tutto ciò è smentito da un semplice fatto: nel 1923 il Sarekat Islam si scisse in un’ala sinistra e in un’ala destra, che ne conservò il nome, e il rappresentante dell’ala destra fu proprio Tjokroaminoto. Evidentemente è la stessa identica storia che si ripeterà nel 1924-27 in Cina, quando i comunisti furono obbligati da Mosca a entrare nel Kuomintang, per favorirvi la formazione di un’ala sinistra, e quando tutte le “ali sinistre” del Kuomintang finirono per affogare nel sangue la rivoluzione proletaria in Cina e nell’Asia intera. Per noi rimane dunque stabilito che un partito il quale ha partecipato alle elezioni del Volksraad, sia pure tramite la sua “ala destra”, non può essere considerato un partito nazionalista-rivoluzionario, nel significato che viene dato a questa definizione dalle Tesi nazionali e coloniali del secondo Congresso del Comintern.

A questo proposito ricordiamo che un autentico partito nazionalista-rivoluzionario, l’Etoile Nord-Africaine algerina, rifiutò nel 1934 di accettare il Progetto Blum-Viollette che accordava il diritto di voto per le elezioni parlamentari francesi a circa 20.000 algerini, e ciò in una situazione storica ben più sfavorevole e controrivoluzionaria che nel 1918. Che dire di un partito “nazionalista” che, come il Sarekat Islam, partecipa nel 1918 alle elezioni del Consiglio delle cimici bianche? E come è possibile che in un simile partito, secondo quanto riferisce Maring nel citato rapporto al secondo Congresso del Comintern, entrassero nel 1918, addirittura nella sua direzione, diversi “socialisti rivoluzionari giavanesi”?

Quanto all’Associazione Socialdemocratica Indonesiana, essa boicotta le elezioni al Volksraad, partecipando solo alle elezioni amministrative locali. L’istituzione del Consiglio del Popolo non può naturalmente impedire l’entrata nella lotta del proletariato e dei contadini poveri. Nel 1917-18 avvengono violente manifestazioni contadine, e il Sarekat Islam e i socialisti promuovono azioni di massa comuni contro il governo. I socialisti prendono l’iniziativa della costituzione dei sindacati e conquistano quello dei ferrovieri (8.000 nel 1918), sotto l’impulso dei quali sorge nel 1919 una centrale sindacale che nel 1920 conta da 15.000 a 20.000 iscritti, per lo più ferrovieri e zuccherieri. Nel marzo 1917, alla notizia della prima rivoluzione in Russia, Sneevliet è arrestato ma poco dopo prosciolto; Baars e Brandsteder svolgono una intensa propaganda fra i marinai e i soldati. Sui primi del 1918 si riunisce il primo congresso socialista, il cui programma afferma che l’indipendenza nazionale è realizzabile solo mediante azioni di massa dirette dai socialisti e collegate al movimento rivoluzionario mondiale. Alla fine del ’18 Sneevliet è espulso, i giavanesi Darsono e Semaun arrestati, Brandsteder espulso nella primavera del 1919 mentre 13 membri di un consiglio dei soldati subiscono lunghe pene detentive. Quanto al Sarekat Islam, esso dirige nel 1919 una agitazione per lo sviluppo della coltivazione del riso, contro quella della canna da zucchero.

Il movimento rivoluzionario in Indonesia intorno agli anni venti presenta dunque delle caratteristiche originali, nei confronti degli altri paesi dell’Asia e della stessa Cina. Anzitutto, in Indonesia sorge fin dal 1914 un Partito Socialista di sinistra che mantiene un atteggiamento di opposizione di fronte alla guerra, appoggia la rivoluzione d’Ottobre e subito dopo la fine della guerra è in grado di formare e dirigere i sindacati. Il 23 maggio 1920 assume ufficialmente il nome di Partito Comunista d’Indonesia aderendo all’Internazionale Comunista. Ma questo stesso Partito pratica la tattica del noyautage e del fronte unico avanti lettera nei confronti di un movimento come il Sarekat Islam, un movimento che difende gli interessi particolaristici dei commercianti indigeni, che appoggia la guerra imperialista, che accetta i compromessi più vergognosi con l’amministrazione coloniale, e che fa propria l’ideologia del panislamismo. Non fu dunque un caso se Sneevliet poté tenere a battesimo la tattica disastrosa della collaborazione dei comunisti col Kuomintang in Cina, tattica che rinnegava le Tesi nazionali e coloniali del secondo Congresso dell’Internazionale Comunista e che avrebbe portato a una sconfitta catastrofica la rivoluzione proletaria in Cina e nell’Asia intera.