Partito Comunista Internazionale

L’attività sindacale del partito in Italia

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(Rapporto alla Riunione Generale)

Gli interventi del partito nel movimento e nelle organizzazioni sindacali da ottobre a gennaio offrono un quadro completo dei suoi diversi livelli in seno alla classe lavoratrice:
     – In strada coi volantinaggi e lo strillonaggio del giornale, privilegiando luoghi frequentati da lavoratori;
     – Davanti ai posti di lavoro;
     – Fra le masse lavoratrici, nelle manifestazioni promosse dalle organizzazioni sindacali;
     – In seno alle organizzazioni sindacali, nelle riunioni dei loro organismi interni, territoriali e sul posto di lavoro;
     – Nelle riunioni dell’organismo intersindacale (CLA) al quale aderisce la frazione sindacale del partito per promuovere con esso l’unità d’azione del sindacalismo di classe, cioè il Fronte Unico Sindacale di Classe, quale strumento fondamentale per raggiungere il grado più elevato di unità dei lavoratori nella lotta di classe economica.

Si sale quindi da un livello molto generale, qual è quello della propaganda per strada fra le masse indistinte, a livelli più ristretti e qualificati. Ognuno rappresenta una rotella di un meccanismo che consente al partito di entrare nel migliore dei modi in rapporto con le masse proletarie.

Tale meccanismo opera attualmente a un numero di giri molto basso, sembra quasi fermo, ma sappiamo prenderà a funzionare a giri assai più elevati col ritorno inevitabile dei lavoratori alla lotta.

Naturalmente, il buon funzionamento di tale meccanismo dipende dal corretto indirizzo pratico che il partito offre ai lavoratori nella loro lotta per gli interessi immediati, cioè economici. Tale correttezza di indirizzo è possibile in quanto deriva dalla dottrina marxista, da cui discende tutto il bagaglio ormai secolare di esperienza pratica comunista nel campo sindacale, che il partito conserva gelosamente e tramanda, di generazione in generazione, cercando di metterlo in pratica, nei limiti in cui le condizioni storiche lo consentono.

La stessa sicurezza e convinzione che la classe lavoratrice tornerà a lottare in modo generale, ampio, intenso, fino allo scontro rivoluzionario, deriva dalla nostra dottrina e ci distingue dal sentimento di rassegnazione che pervade oggi in Italia anche buona parte del sindacalismo conflittuale.

È sulle spalle della nostra dottrina che noi possiamo affrontare lunghi anni di passività della classe lavoratrice, così come è stato in grado il partito di affrontare un ancora più largo periodo storico di controrivoluzione, che perdura ma che vede le sue basi economiche e ideologiche soggette a progressiva erosione.

L’ineluttabilità della lotta di classe oggi è confermata dai movimenti di lotta operaia in corso nel Regno Unito, in Francia, dal ritorno alla lotta sindacale negli Stati Uniti. Si tratta di una lotta economica nei paesi imperialisti di più antico, decrepito e decadente capitalismo. Questo è ciò che attende tutti i paesi capitalisti del mondo. Quando coinvolgerà i nuovi giganti industriali, oramai capitalisticamente maturi, a cominciare dalla Cina, torneranno a tremare le gambe ai borghesi di tutti i paesi.

In Italia il movimento sindacale e la nostra attività si sono sviluppati in questi ultimi 4 mesi intorno a 4 elementi:
     – Lo sciopero generale del sindacalismo di base indetto il 24 settembre per il 2 dicembre;
     – L’azione del nuovo governo insediatosi il 22 ottobre, dopo le elezioni politiche del 25 settembre;
     – Gli scioperi generali regionali indetti da CGIL e UIL dal 12 al 16 dicembre contro la Legge di Bilancio varata da governo;
     – Il XIX Congresso della CGIL.

La preparazione dello sciopero generale unitario del sindacalismo di base di venerdì 2 dicembre si è sviluppata attraverso tre tappe di mobilitazione: un’assemblea nazionale unitaria del sindacalismo di base il 15 ottobre a Milano; una manifestazione nazionale a carattere prevalentemente interclassista il 22 ottobre a Bologna; una manifestazione nazionale il 5 novembre a Napoli.

Il partito è intervenuto nelle prime due mobilitazioni: l’assemblea milanese e la manifestazione a Bologna. Della preparazione dello sciopero del 2 dicembre sono già stati riferiti in modo dettagliato sul numero del dicembre scorso di questo giornale. Qui ne ribadiamo i caratteri essenziali.

Tutto il percorso di preparazione e lo svolgimento delle due giornate di mobilitazione del sindacalismo di base – lo sciopero del 2 dicembre e la manifestazione a Roma del 3 dicembre – hanno offerto una limpida conferma di quanto sempre affermato dal nostro partito. Le dirigenze sindacali opportuniste del sindacalismo conflittuale assecondano la necessaria unità d’azione delle loro organizzazioni solo per calcoli contingenti, di convenienza, solo perché – entro certi limiti – vi sono costrette. Ma non potranno mai perseguire fino in fondo, in modo coerente e conseguente, la costruzione di un fronte unico del sindacalismo conflittuale, che rappresenterebbe un importante passo in avanti verso la formazione di un sindacato di classe. La loro azione unitaria è sempre parziale, esitante e in ogni momento revocabile: “un passo in avanti e due indietro”.

Ne deriva una ulteriore conferma, riferita all’indirizzo pratico di lotta del partito entro le organizzazioni sindacali: per perseguire in modo coerente l’indirizzo dell’unità d’azione degli organismi del sindacalismo conflittuale è necessario condurre una battaglia al loro interno ed esso potrà imporsi soltanto a discapito e contro le dirigenze opportuniste.

Il fatto che il partito, nel condurre tale battaglia, sia pure alle dimensioni minime attuali, comunque proporzionate alla scala attuale della combattività operaia, trovi il sostegno di militanti sindacali estranei ad esso e talora aderenti ad altri partiti operai, conferma che il suo indirizzo d’azione troverà consenso e seguito in una platea di lavoratori estesa ben al di là del perimetro della sua compagine di partito, ciò in quanto è il solo indirizzo d’azione concorde con le necessità della lotta di classe difensiva dei proletari, per i loro interessi più comuni e generali, non limitati a settori particolari e non in contrasto con i loro interessi complessivi.

È questo carattere dell’indirizzo sindacale comunista a rendere possibile la conquista della direzione delle organizzazioni e del movimento sindacale di classe e il funzionamento della cosiddetta cinghia di trasmissione, cioè il legame fra partito e masse proletarie attraverso gli organi difensivi intermedi.

La battaglia per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale e della lotta operaia è stata condotta in questi mesi sia attraverso il CLA, sia con l’intervento diretto del partito fra i lavoratori.

La condotta delle dirigenze opportuniste dell’Usb e del SI Cobas, che hanno spezzato a metà il corteo di 8 mila lavoratori del 3 dicembre a Roma, ha confermato la necessità del lavoro condotto dal CLA. L’attività è proseguita con due riunioni, una on line e una in presenza. A Genova è stato redatto e distribuito a due congressi provinciali di categoria della CGIL – trasporti (Filt Cgil) e istruzione (Flc Cgil) – un volantino che ha indicato come le correnti sindacali conflittuali interne alla Cgil, per dimostrarsi coerenti, debbano battersi per spezzare l’unità del sindacalismo di regime (che comprende Cgil, Cisl, Uil e Ugl) contrapponendovi l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, comprendente cioè i sindacati di base.

Circa questo indirizzo occorre fare alcune considerazioni:

1 – Come già si è palesato in passato, per le correnti sindacali che si dichiarano conflittuali dentro la Cgil, perseguire l’unità d’azione col sindacalismo di base comporterebbe incorrere nella reazione da parte della dirigenza che, come tradizione dell’opportunismo, è sempre pronta ad “aprire a destra” quanto lo è a bastonare e chiudere a sinistra; tale reazione può condurre fino all’espulsione, come avvenuto alla FCA di Melfi nel 2015, o comunque alla estromissione da posizioni, concesse piuttosto che conquistate, nella gerarchia interna.

Ad esempio, nel giugno 2012, giorno dell’ultimo sciopero generale unitario del sindacalismo di base prima di quello dell’ottobre 2021, l’allora segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini – oggi segretario generale confederale della Cgil – si recò, invitato, all’assemblea nazionale dell’Associazione degli industriali di Federmeccanica a Bergamo. La opposizione interna conflittuale sostenne lo sciopero dei sindacati di base e alcuni gruppi di fabbrica si recarono a Bergamo a contestare il segretario Fiom. La reazione fu, nel settembre successivo, l’estromissione dalla segreteria nazionale della Fiom del rappresentante della minoranza conflittuale.

Diverse componenti interne alla Cgil che si dichiarano conflittuali manifestano il loro opportunismo guardandosi dal perseguire l’unità d’azione col sindacalismo conflittuale per non perdere le posizioni direttive loro concesse dalla dirigenza.

2 – La propaganda dell’indirizzo dell’unità d’azione del sindacalismo conflittuale, cioè dei sindacati di base e di questi con le correnti conflittuali in Cgil, serve perciò dentro la Cgil:
     – a smascherare l’incoerenza delle dirigenze delle correnti conflittuali, frutto del loro opportunismo politico;
     – nella misura in cui esso si fa strada, a palesare l’incompatibilità del sindacalismo classista con la Cgil di regime e la necessità di organizzarsi fuori e contro di essa;
     – infine, naturalmente, a rafforzare le mobilitazioni promosse dal sindacalismo di base, estendendo l’unità d’azione oltre il perimetro delle sue organizzazioni.

Come detto, siamo intervenuti in una manifestazione nazionale a Bologna il 22 ottobre. Anche questa l’abbiamo già commentata. Il volantino che abbiamo diffuso rispondeva al Collettivo di Fabbrica GKN che, aderendo a questa manifestazione, le aveva dato un rilievo nazionale. Infatti i capi del collettivo, in oltre un anno di mobilitazione contro la chiusura dello stabilimento, hanno raccolto un buon seguito, con varie manifestazioni anche con diecimila partecipanti. Uno degli slogan più ripetuti è stato “unire e convergere”. Ma tale unione dai capi del Collettivo GKN è stata intesa e cercata in senso interclassista, col movimento ambientalista e studentesco, più che con gli altri lavoratori. Il nostro volantino ha indicato invece la necessità di usare ogni energia per costruire l’unità di lotta operaia e, quale mezzo per ottenerla al massimo grado, battersi per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale. Battaglia, questa, elusa dai capi del Collettivo GKN.

Nella manifestazione di Bologna i sindacati di base sono intervenuti per propagandarvi lo sciopero del 2 dicembre. Lo stesso hanno fatto in un’altra manifestazione a Napoli il 5 novembre.

Quel giorno però i nostri compagni sono intervenuti in un’altra manifestazione nazionale, a Roma, promossa da varie organizzazione del movimento pacifista borghese, a cui aveva dato adesione la Cgil. Nel volantino abbiamo denunciato la guerra in Ucraina come prodotto inevitabile del capitalismo, demolendo la sciocca tesi che essa fosse conseguenza della particolare attitudine guerrafondaia di uno o dell’altro fronte borghese. Quindi abbiamo dato l’indicazione che non la buona volontà e la diplomazia degli Stati borghesi, bensì il disfattismo proletario su entrambi i fronti della guerra imperialista, sarà in grado di impedirla o di fermarla.

Infine abbiamo propagandato lo sciopero generale unitario del sindacalismo di base del 2 dicembre, indicando come tutti i lavoratori combattivi entro la Cgil dovevano aderirvi e lavorare per la sua migliore riuscita, nel segno dell’unità d’azione dei lavoratori, del sindacalismo conflittuale, contro l’unità antioperaia del sindacalismo di regime.

Uno degli elementi che hanno manifestato l’opportunismo delle dirigenze dei sindacati di base nella preparazione dello sciopero unitario del 2 dicembre è stato il loro rifiuto a lavorare per coinvolgere le minoranze conflittuali entro la Cgil, sfidando su questo terreno le loro dirigenze opportuniste. Questo rifiuto è emerso dal rigetto della proposta in tal senso del CLA, nell’assemblea nazionale del 15 ottobre a Milano, affinché essa desse mandato di costituire in ogni città Comitati unitari per la costruzione dello sciopero aperti a tutti i lavoratori e a tutti gli organismi sindacali che lo sostenevano. Questa proposta era stata fatta precedentemente – ed ugualmente rigettata – in vista dello sciopero del 20 maggio scorso contro la guerra, da parte di un delegato della opposizione interna alla Cgil di La Spezia, che segue l’attività del CLA.

Il partito, nei limiti della sua disponibilità di forze, si è fatto carico del compito, eluso dalle dirigenze dei sindacati di base, propagandando lo sciopero del 2 dicembre fra i lavoratori e i militanti combattivi nella Cgil. Nel giorno dello sciopero, venerdì 2 dicembre, abbiamo diffuso il volantino scritto per l’occasione alle manifestazioni di Genova e Firenze. Il giorno dopo alla manifestazione nazionale a Roma, ben riuscita, nonostante tutto, e a carattere prevalentemente operaio.

Un altro elemento che ha segnato in Italia questi 4 mesi di movimento sindacale e la nostra attività in esso, è stato la costituzione del nuovo governo borghese. Ancora prima della sua costituzione, l’8 ottobre, la Cgil ha organizzato una manifestazione nazionale a Roma. Essa si è svolta dopo il successo della destra alle elezioni del 25 settembre, ma prima della formazione del nuovo governo, il 22 ottobre.

Un tema impostosi in quei giorni è stato quindi quello del “ritorno del fascismo”. La dirigenza Cgil si è attestata su una posizione che ha ribadito in modo ancor più chiaro il suo corporativismo: «Non siamo qui contro qualcuno ma perché venga ascoltato il Lavoro» ha dichiarato Landini dal palco. L’opposizione conflittuale in Cgil ha invece sfilato dietro a uno striscione con scritto “Pregiudizialmente antifascisti”.

Il nostro volantino ha quindi fatto chiarezza sulla fuorviante contrapposizione fra democrazia e fascismo, sulla natura del governo borghese e su quella della dirigenza Cgil, e ha dato indicazione ai lavoratori e ai militanti combattivi in Cgil di assumersi il compito di organizzare un movimento di difesa delle condizioni di vita dei lavoratori, innanzitutto per forti aumenti salariali a fronte dell’inflazione, come già in quei giorni stava avvenendo in Francia, costruendo l’unità d’azione col sindacalismo di base, aderendo e sostenendo lo sciopero generale del 2 dicembre.

In seguito, dopo l’insediamento del nuovo governo e dopo lo sciopero nazionale dei sindacati di base contro la Legge di Bilancio e i suoi contenuti anti-proletari, la Cgil ha proclamato degli scioperi generali regionali, di 8 o 4 ore, nella settimana dal 12 al 16 dicembre.

Il CLA vi è intervenuto con due documenti. Il primo, appellandosi ai militanti del sindacalismo di base, affinché promuovessero la partecipazione dei sindacati di base, in modo unitario fra di essi, agli scioperi generali regionali e alle manifestazioni promosse da Cgil e Uil, nel segno dell’unità d’azione dei lavoratori nella lotta economica, quale miglior strumento per combattere il controllo dei sindacati di regime sulla classe operaia, cercando di radicalizzare le mobilitazioni da essi stessi convocate sempre in modo blando e rado. Il secondo documento è stato il volantino del CLA alle manifestazioni per lo sciopero Cgil e Uil a Genova e Firenze, in cui si ribadiva l’indicazione contenuta nel volantino distribuito ai congressi provinciali di categoria della Cgil, cioè di spezzare l’unità del sindacalismo di regime di Cgil Cisl e Uil con l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale.

A Genova siamo intervenuti in una riunione pubblica di militanti sindacali portuali della Filt Cgil e dell’Usb, ribadendo la necessità dell’unità d’azione del sindacalismo conflittuale.

Sul piano redazionale abbiamo prestato cura e attenzione ai movimenti di lotta operaia negli altri paesi sviluppatisi in reazione all’incremento dell’inflazione, in Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Turchia. Questo per trarre ad esempio ed esperienza di lotta la combattività dei lavoratori in quei paesi. Abbiamo anche riportato una puntuale descrizione dell’accordo salariale per i metalmeccanici in Germania, dove attualmente prevale, come in Italia, la pace sociale.
Nel complesso possiamo affermare che l’attività sindacale migliora in qualità, grazie al nostro costante allenamento ad affrontare nei suoi tanti piani i problemi che essa pone, e, a ritmo non dipendente da noi, anche in quantità.