La superstizione della legalità
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Un morbo tra i tanti che si è impadronito della piccola borghesia oltre che, ahinoi, del proletariato, è la superstizione della legalità. I borghesucci ripetono convinti che tutti i problemi sociali dipendono dal fatto che abbiamo una classe dirigente di ladri ed incapaci, per cui basterebbe sostituirli con altri onesti e capaci e avremmo risolto tutti i problemi. L’impero della legge e del diritto sarebbe il taumaturgo che guarirebbe tutti i mali. In questa visione le classi sociali o non esistono o non hanno comunque alcuna importanza..
Questa concezione, presentata come moderna, è in realtà antichissima, e dimentica che già nel IV secolo a.C. i sofisti greci avevano definito la giustizia come “l’utile del più forte”.
Non neghiamo che esistano dei borghesi onesti e in buona fede, anche se probabilmente sono pochissimi, ma ciò non li rende meno pericolosi e feroci nei confronti del proletariato: sono l’imbiancatura di un sepolcro che nasconde la vista e il fetore dei cadaveri.
I politici borghesi sanno bene che la legge e il diritto di cui parlano non hanno alcun significato, che essi non fanno altro che obbedire ai voleri della propria borghesia, e a quelli dell’imperialismo cui soggiacciono. Il loro ruolo è quello di Ponzio Pilato, di esecutori delle volontà imperiali, a cui la sorte dei poveri cristi non può interessare: anche se ne provassero pietà, ciò avrebbe un’importanza secondaria di fronte alla propria funzione e alla propria carriera.
Prima di disobbedire alle volontà imperiali e di trovarsi un nuovo padrone ci penseranno cento volte: per quanto riguarda l’Italia, la sorte di Enrico Mattei e di Aldo Moro mostra loro cosa li aspetta. La borghesia stabilisce le regole del gioco, dà le carte, e se questo non basta a vincere, bara. Il proletariato non può accettare né le regole del gioco (la legge e il diritto della borghesia), né il mazzo di carte truccate (lo Stato presunto neutrale della borghesia).
Per l’ideologia borghese più banale e diffusa i rapporti di classe, ammesso che siano da prendere in considerazione, sono aspetti del tutto accessori: tutto dipende dalla capacità o incapacità della classe politica, dal capitalismo finanziario cattivo che prevale sul capitalismo produttivo buono, dall’opera di servizi segreti “deviati”.
È scontato che per i vari Ponzio Pilato borghesi, come non vale nulla la vita dei proletari non vale nulla neanche la vita dei singoli borghesi, né quella di militari e poliziotti che difendono il loro Stato. Ricordiamo un evento tra tanti, la strage di Peteano, vicino Gorizia, nel 1972. In quel caso saltarono in aria tre carabinieri mandati a controllare un’auto imbottita di tritolo. Fatto raro ci fu anche una condanna definitiva nei confronti di un generale e di due colonnelli degli stessi carabinieri, per depistaggio a favore degli autori della strage. L’esplosivo secondo un giudice proveniva da un deposito segreto dell’organizzazione “Gladio” e quindi della Nato. Come è noto i servizi segreti italiani non vanno neanche in bagno senza essere accompagnati dal papà d’oltreoceano, per cui non è difficile trarre le conclusioni.
E che dire poi dell’agente di polizia Antonio Marino ucciso a Milano il 13 aprile del 1973 da una bomba a mano lanciata dai fascisti durante una manifestazione non autorizzata dell’MSI alla quale prendeva parte in qualità di organizzatore anche l’attuale presidente del Senato? Non ci stupisce che il povero agente sia scomparso dai martirologi mediatici per non imbarazzare il principale partito di governo che dell’MSI è l’erede e il prosecutore.
Noi certo non siamo partigiani della legalità dei borghesi, né ci sentiamo leali nei confronti di quell’ordinamento istituzionale dello Stato di classe capitalista che altro non è che infamia e barbarie.
Nella società capitalistica l’unica vita che conta è quella del capitale. L’unica legge è quella del suo accrescimento. L’unico diritto realmente esistente è quello della forza al servizio della classe dominante, che si riflette nel mantenere sottomesso il suo unico e mortale nemico: il proletariato.