Partito Comunista Internazionale

Riprendiamo

Categorie: Communist Left, Fifth Congress, Third International

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II V Congresso dell’ I.C. tenutosi nell’ estate del 94, votava una risoluzione sulla quistione italiana addivenendo alla nomina di una nuova Centrale in sostituzione definitiva a quella eletta dal Congresso di Roma del 1922. Fu la nuova centrale che delibero, insieme con la soppressione della rivista dei terzointernazionalisti, anche quella di Prometeo che era al suo sesto numero, e che, grazie sovratutto alla collaborazione del compagno Bordiga, si era solidamente affermato nel campo proletario in Italia e fuori.

Prometeo era la rivista della corrente di sinistra del P.C.I, di quella corrente che, capeggiata dal compagno Bordiga, si riallacciava al movimento il quale, nel seno della federazione giovanile Socialista e dello stesso Partito socialista, aveva propugnato le stesse idee essenziali su cui si è poi costruita la III Internazionale. Dopo avere, anticipato al Congresso di Bologna del 1919 del P.S.I., il giudizio del compagno Lenin e della Internazionale Comunista sullo sviluppo del movimento rivoluzinario in Italia, la corrente di sinistra che aveva lottato per le direttive comuniste contro il blocco Critica sociale -Avanti!- Ordine Nuovo, polarizzava intorno ad essa le energie rivoluzionarie del proletariato Italiano e determinava con la scissione del Partito Socialista, la fondazione della sezione Italiana dell’ Internazionale Comunista. Al Congresso di Livorno del 1921 si accodò alla frazione astensionista il gruppo dell’ Ordine Nuovo, il quale prosternò allora la sua adesione, alle concezioni della sinistra e ne sostenne anche le posizioni politiche nei confronti della Internazionale fino al congresso di Roma del nostro partito, ed anche oltre, fino alla scissione tra riformisti e massimalisti, avvenuta nel 1922, alla vigilia della marcia su Roma.


L’ostentata adesione degli ordinovisti non era però il risultato di una spontanea corrispondenza della loro esperienza riesaminata alla luce delle direttive di sinistra. Tale adesione era invece dettata dalla necessità opportunista di tacere il dissenzo per attendere il momento propizio, per prepararlo nei corridoi del Comintern, data la assoluta impossibilità di minare la compattezza della base del partito che, guidata dal compagno Bordiga, fondava gruppi e sezioni al fuoco delle guerra civile e, nella disastrosa Caporetto socialista, all’ epoca del patto di pacificazione, dell’ attentato del Diana, ed in cento altre occasioni, dinanzi alle masse a volte sbigottite della violenza e dal terrore nemico, tracciava senza infingimenti o illusioni, insieme con la dura lezione degli avvenimenti, l’orientazione del cammino da riprendere attraverso la più accanita resistenza.

La corrente di sinistra, per bocca del compagno Bordiga, al secondo Congresso dell’ I.C. diede la sua completa e sostanziale adesione ai principi fondamentali ed alle tesi di Lenin di quel congresso. Nel contempo pero, lo stesso compagno Bordiga reclamava un esame più completo dei problemi tattici dell’ Internazionale. E già fin del 1920 egli espresse il suo disparere specialmente sulla questione inglese il cui corso successivo ha perfettamente confermato gli appunti del nostro compagno.


Senza affatto rinunziare alle stesse opinioni politiche e tattiche che avevano occasionato il dissenso con Lenin, la sinistra diresse il partito in Italiano; dopo che al terzo congresso dell’ internazionale una delegazione ne aveva espresso erroneamente le opinioni si presentò al IV Congresso con un atteggiamento più deciso di opposizione presentando delle proprie tesi in correlazione a quelle proposte al Congresso di Roma

Si è molto detto e si è troppo esagerato sul dissenso Bordiga-Lenin perché noi non sentiamo il bisogno di rimettere, nel corso di questo pubblicazioni, le cose nei giusti termini. Come sempre le lenti d’ingrandimento per presentare gli altri dissensi [testo illeggibile]- opportunisti per propinare, alla chetichella, le rinnovate formulette del revisionismo. Proveremo che, sia teoricamente che praticamente l’astensionismο del 1919 ed il partecipazionismo del 1924 di Amedeo Bordiga, sono equivalenti all’ astensionismo del 1905 ed al partecipazionismo del 1907 di Lenin. Proveremo che le dolorose esperienze degli ultimi anni della lotta rivoluzionaria, lungi dallo smentire, le critiche fatte dal compagno Bordiga le hanno sanguinosamente, confermate. Proveremo che il proletariato ha bisogno di militanti che non abbandonano la linea del fuoco né di fronte al nemico diretto, nè di fronte a quello occulto, all’opportunismo; mentre esso ha tutto da perdere, ed in situazioni favorevoli ha tutto perduto di quelle contingenze, dai militanti multiformi, dai mille pareri, senza principi, che allorquando il momento scocca sanno redigere contorti documenti per coprire i loro errori, ma non hanno appreso da Lenin, che pretendono insegnare agli altri, come si stende -al fuoco della battaglia- e non all’ ombra degli intrighi e delle manovre l’atto di morte della borghesia.

Il IV Congresso, trovò la sinistra ed il compagno Bordiga decisamente restii ad assumere la responsabilità politica della direzione del partito. La progettata fusione col partito socialista, la politica nuova del fronte unico e del Governo operaio, erano elementi più che sufficienti per giustificare le critiche del 2º Congresso e, nel contempo, per provare quale campo propizio si preparasse all’ opportunismo. E le dimissioni furono mantenute malgrado una lettera al compagno Bordiga del Comitato Esecutivo del partito russo che Lenin firmò a malincuore dopo avere incitato a ben riflettere sulla rinunzia alla collaborazione di Bordiga.

Gli avvenimenti tedeschi del 23 succedettero al IV Congresso, mentre nel seno del partito italiano le manovre compiute dal centro della Internazionale non avevano affatto scalfito le posizioni della Sinistra e, nel maggio 1924, alla vigilia del Ve Congresso, noi avevamo la quasi unanimità dei delegati ad una Conferenza Nazionale, del partito.

E’ vivo nei compagni il ricordo del IV Congresso che, volendo chiudere la tragedia tedesca del 23 nel frantumato bicchiere delle responsabilità particolari di questo o quel compagno, dispose un allettante scenario di sinistra e preparò l’ideologia operaista che va sotto il nome di bolscevizzazione.

Allora gli onori in tutti i partiti furono fatti a quelli che più forte seppero gridare contro il pericolo di destra localizzato in Radek-Brandler ed il pericolo di sinistra rappresentato da Bordiga. Tra quelli che più urlarono allora la loro fede nel presunto corso di sinistra, si trovavano a braccetto con gli ordinovisti italiani, gli anti-trotskysti francesi e tedeschi che oggi sarebbero passati nella palude dei rinnegati solo perchè non vogliono o non possono più recitare la parte che era stata loro attribuita.

La sinistra, di fronte al contrasto, tra le risoluzioni discorsi del V Congresso, ed il fatto che proprio in questa sede si iniziava il corso delle artificiose e condannabili soluzioni alla questione russa e al preteso trotzkismo, rifiutò la sua adesione alla sterzata a sinistra del centro direttivo dell’ Internazionale e fu l’unica corrente che dette il suo voto contrario alle tesi che furono allora approvate non escluse quelle patrocinate da Zinovief e riferentisi al Comitato Anglo-Russo. Il compagno Bordiga rifiutava decisamente, la carica alla vice-presidenza, dell’ Internazionale mentre la situazione interna del partito italiano veniva regolata nel senso di un obbedienza nostra alle direttive plitiche della Centrale, una collaborazione al lavoro di base del partito condizionata dalla completa libertà quanto alle dirigenza del partito ove la sinistra non partecipava.

Gli avvenimenti successivi al V Congresso, in Polonia, in Inghilterra, in Cina, in Austria, in Russia, che hanno appassionato il proletariato rivoluzionario, sono tutt’ oggi all’ordine del giorno e noi avremo l’occasione di esaminarne i molteplici aspetti nel corso delle nostre pubblicazioni. Tali avvenimenti hanno marcato, nella vita del proletariato e dell’ Internazionale Comunista, una tappa decisiva; essi formano ancora la materia infiammata intorno cui gironzolano i compagni responsabili delle disfatte nella vana speranza di occultare i loro errori, mentre, sospinti e trascinati dalle situazioni, macchiano irreparabilmente il loro passato rivoluzionario procedendo alle repressioni contro i compagni di sinistra dell’ Internazionale.

Intorno a questa materia infiammata sono nei diversi paesi gruppi e gruppetti che, partecipino anch’ essi delle stesse responsabilità dei dirigenti, sono poi passati all’ opposizione, senza che però alla luce dei fatti la loro conversione abbia dato al proletariato la prova che essa abbia un valore diverso dagli atti notarili che ad ogni stagione i dirigenti dei partiti comunisti stendono per confessare tale o tal altro errore.

La nostra corrente, che al V Congresso era sola all’ opposizione, trova nelle recenti fasi della lotta rivoluzionaria insieme con la giustificazione delle critiche mosse, gli elementi che, integrandosi con la sua non breve tradizione, forniscono i limiti entro i quali la nostra azione si svolgerà.

Dopo il 1924, il gruppo ordinovista ho preso la direzione del partito malgrado la votazione di quasi unanimità che abbiamo ricordata. Operato un opportuno aggiustamento nell’ apparato di partito, utilizzando a tale scopo 1’avvenuta fusione con i terzo-internazionalisti, la direzione iniziò, con una serie di ordini del giorno fatti presentare dai funzionari ai Congressi Federali, gli assaggi per la sacrosanta lotta contro la sinistra.

Attaccarne lealmente, decisamente le opinioni politiche, rispettare le decisioni del V. Congresso, fare una seria discussione, sarebbe stato il dovere di una direzione preoccupata di avviare la crisi ad una soluzione. Ma non questo si voleva dagli ordinovisti che, convinti anzi che con tali sistemi non avrebbero ottenuto lo sperato spostamento interno di partito che formava il pegno di non oche relazioni dell’ Esecutivo Italiano al C.B. dell’ Internazionale, scelsero il procedimento che meglio assicurava il successo: non si chiedeva agli organi di base del partito, alle assemblee dei militanti, quale, orientazione politica sentivano essi corrispondere alle esperienze accumulate nella dura lotta rivoluzionaria, se quella centrista o la sinistra; ma si chiedeva loro la votazione di ordini del giorno per l’entrata di Amadeo Bordiga nella centrale. Ottenuti i primi spostamenti e assicuratosi uno stato d’animo generale del partito meno ostile verso di loro, profittando della fusione e della campagna di reclutamento, i dirigenti aprirono la discussione per il III Congresso, ove, covato al fuoco dello scandalo contro il Comitato Centrale, trovo svolgimento a perdifiato la campagna contro la sinistra, scissionista e frazionista. I procedimenti di voto imposti al partito furono tali che nemmeno il mancato fascista Buozzi ne aveva azzardato di simili nella Confederazione per mantenere il suo potere contro i comunisti.


Il Congresso, doveva tenersi non sullo sfondo di un conflitto ideologico fra le due tendenze ma nella soffocante alternativa della scissione o unità, frazione o disciplinare e fu persino negata ai compagni che ad un tale dibattito non si volevano completamente rassegnare, la facoltà di astenersi, giacché i voti degli astenuti venivano considerati centristi.

Ed il risultato che non poteva mancare, lo si ebbe. Il partito che un anno prima, aveva confermato il suo attaccamento alle direttive su cui si era fondato, al Congresso del 1926 dava una stragrande maggioranza ai centristi e confinava la sinistra ad una minoranza irrisoria.

E’ la promessa, al centro direttivo dell’ Internazionale, era stata mantenuta secondo i sacrosanti dettami della democrazia. Difatti il sistema democratico offre di per sé stesso la valvola di sicurezza; basta l’assenza di scrupoli, basta l’abilità parlamentare, di mobilitare l’attenzione dei compagni per un’alternativa diversa dalla reale e che alletti i sentimenti più superficiali invece di sospingere alla riflessione, basta una manovra ordinata alla Giolitti dell’apparato di partito, ed il risultato ottenuto: la maggioranza è conseguita.

Ma dopo che il congresso aveva rappresentato in proporzioni minime la nostra corrente di sinistra, la nuova Centrale studiò subito il piano più opportuno di un nuovo attacco contro di nоі. E nel 1926-27 in Italia e fuori le espulsioni sono fioccate, la, campagna più oscena è stata sviluppata con un tono crescente regolato d’altronde sulla scala delle crescenti disfatte che una linea politica opportunista, costava al proletariato mondiale.

Abbiamo indicato alcuni dei momenti più importanti della vita della nostra corrente e abbiamo ricordato alcuni elementi per spiegare come si è riusciti a rappresentare numericamente come infima minoranza quella tendenza che fondò il partito in Italia sulla base di una analisi delle situazioni che la realtà non ha fatto che confermare. L’intrigo e la manovra hanno avuto temporaneamente ragione di noi sovratutto a causa del rincrudire della reazione e della difficile situazione fatta al proletario. Ma un partito comunista non è un’ addizione di compagni e di collegiali, esso è un unione di militanti rivoluzionari che combattono quotidianamente la loro battaglia. La democrazia parlamentarista ha potuto provvisoriamente modificare la situazione interna del partito che si ricomporrà nella pri [testo illeggibile] esperienze che verranno, e nel corso della lotta rivoluzionaria. Ridotti ad una espressione di minoranza, abbiamo vissuto questi ultimi due anni nel corso dei quali la bandiera dell’ Internazionale Comunista che era stata nuovamente ammainata nei lutti cinesi, è stata insozzata dalle misture di repressione contro un gruppo dei migliori bolschevichi russi. Abbiamo seguito questi avvenimenti cercando ogni occasione per richiamare l’attenzione dei proletari del partito sulla gravità dei passi che si andavano compiendo.

Questa ostinata opera di propaganda è stata ostacolata, passo per passo, dai dirigenti che, smaniosi di ridurre tutte le questioni politiche a degli incidenti personali e disciplinari non potevano darsi pace della serenità con cui compivamo il nostro dovere rivoluzionario.



Gli insulti, i provvedimenti disciplinari, le mortificazioni ‘distribuite in pubblico ed in privato, non hanno minimamente influito sulla nostra linea di condotta che non rispondeva e non doveva rispondere, agli interessi della difesa dei compagni di sinistra bistrattati, ma doveva rispondere agli interessi della lotta rivoluzionaria.

Era in corso nell’ Internazionale, e nel partito russo sovratutto la discussione che poteva anche concludersi con un avvenimento alla soluzione della nostra crisi. E noi abbiamo sostenuto con tutte le nostre forze il movimento che, senza rompere la disciplina all’ Internazionale, poteva giungere al risultato imposto dalle lezioni delle disfatte subite. Venne il Comitato Centrale del Partito Russo dell’ Agosto 1927. Stalin si era presentato con la proposta dell’espulsione di Trotzky e Zinoviel dal CC. Le riunioni precedenti del Bureau Politique avevano marcato delle esitazioni importanti nell’ organo direttivo del partito russo: Il Comitato Centrale dopo una serie di manovre non prendeva una decisione conforme alle pro-poste di Stalin. Fu un momento importante della crisi, i compagni russi ebbero il senso delle loro alte responsabilità e resistettero alla corrente stalinista che nell’Internazionale e nella Russia sovviettista aveva portato a conseguenze funeste per-la-lotta rivoluzionaria.

Ma venne immediatamente dopo la riunione dell’ Esecutivo Internazionale e lì fu riportata in proposta di Stalin. Quello che il Comitato Centrale russo non volle approvare fù deciso dalla riunione dell’ Esecutivo dell’ Internazionale. I dirigenti dei partiti esteri che hanno praticamente isolato il proletariato russo ed il suo partito al quale. non hanno saputo propinare che stantii ordini del giorno di solidarietà anti-trotszkista (1) nel settembre 1937 deliberarono l’esclusione di Trotszky e Zinoviev. Questa schiera di cortigiani, porta le maggiori responsabilità di fronte al proletariato russo ed Internazionale. Quello che è avvenuto poi era inevitabile. Il XV Congresso russo non è stato che una manifestazione accessoria e di dettaglio. Il più grave era già avvenuto attraverso falsificazioni di documenti, invenzioni di complotti, i capi del partito russo, che erano stati posti dagli avvenimenti in una posizione insostenibile, erano riusciti ad avere ragione del condottieri della rivoluzione rivoluzione russa che per difenderne i principi, per estenderne la portata fuori di Russia, avevano combattuto senza però conseguire un successo immediato. E le vie della deportazione si aprirono a Trotzský ed agli altri compagni mentre il XV Congresso Russo ed il IX Esecutivo Allargato imponevano l’accettazione della nuova teoria opportunista come condizione per la permanenza nell’ Internazionale.

E così, dieci anni dopo, l’Internazionale nata al fuoco di una vittoria rivoluzionaria, che aveva poi subito, disfatte in tutte le occasioni, rivoluzionarie, poteva registrare un solo successo positivo nella lotta contro un gruppo di fondatori dell’ Internazionale stessa.

Questa situazione nuova ha imposto alla corrente di sinistra di approfondire la manifestazione del suo dissenso. La condizione per la vittoria rivoluzionaria contro la borghesia è data da un’ organizzazione del proletariato rivoluzionario ove sono bandite le direttive politiche che ci hanno costato il Berlino del 23, il Londra del 21, lo Shangai e il Canton del 27.

La decisione del 9° Allargato proclama l’incompatibilità tra l’adesione al Trotzskysmo e l’appartenenza all’ Internazionale. Uscendo dal terreno dei termini convenzionali, si comprende la reale portata di tale decisione dalla sinistra, luce che getta su di essa la lotta contro le pattuglie di avanguardia del proletariato russo.

L’ora in cui la nostra crisi poteva essere risoluta senza fare ricorso alla frazione è trascorsa per colpa più che dei dirigenti stalinisti russi presi fra le tenaglie di difficoltà cui si son dimostrati inferiori, per colpa dei dirigenti degli altri partiti che hanno immobilizzato i partiti comunisti, hanno impedito che il proletariato degli altri paesi, sulla base di una visione reale dei gravi problemi in discussione, apportassero al proletariato russo il frutto ed il contributo delle loro esperienze. Quest’ ora è trascorsa; mantenere ancora il silenzio significava autorizzare il successo dell’ equivoco nelle nostre fila, la dispersione della reazione proletaria all’opportunismo, si che i prossimi eventi rivoluzionari avrebbero trovato il proletariato, completamente scompaginato.

E noi questo non potevamo volere. Fra i primi anzi i primi che abbiamo rilevato gli errori che si compievano nell’ Internazionale ci siamo decisi a dare vita alla frazione solo allorquando ogni ulteriore attesa della soluzione della crisi imponeva la rinunzia alla possibilità di intervenire efficacemente nella lotta rivoluzionaria.

E riprendiamo il nostro cammino ben decisi a tenere la strada e disposti a scendere su qualsiasi terreno ove ci si volesse chiamare, sia pure quello esaudiente della contabilità dei meriti verso la lotta rivoluzionaria.

Π partito comprenderà più presto di quanto non pensano i suoi, dirigenti e dipenderà dal ritmo delle situazioni che verranno se l’opportunismo sarà battuto nel seno dell’ Internazionale Comunista o se questa sarà travolta da un provvisorio successo del capitalismo, e sulla sua grandiosa esperienza, il proletariato rivoluzionario si troverà a dovere ricostruire la sua organizzazione. Per l’una come per l’altra prospettiva è condizione indispensabile che il silenzio sia rotto. E le nostre pubblicazioni, coordinate con l’attività della frazione che si porrà in primissima linea nella battaglia contro il nemico di classe, hanno lo scopo di porre detta condizione.