Alla politica xenofoba nazionalista militarista i lavoratori risponderanno con la lotta per i loro interessi uniti nel sindacalismo di classe
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L’ignobile politica xenofoba contro gli immigrati è rivolta contro tutta la classe lavoratrice, ingannando e dividendo i lavoratori per sfruttarli ancora di più. Essa si fonda sul dilemma falso e fuorviante tenuto in piedi dalla destra e dalla sinistra, fintamente contrapposte ed entrambe borghesi: assecondare il senso di umanità verso chi è più debole o il preteso realismo teso a difendere una condizione economica sempre più fragile, chiudendosi nei confini nazionali?
In verità, le condizioni dei lavoratori sono in peggioramento da decenni, in Italia e nei paesi di vecchio capitalismo, in conseguenza della crisi di sovrapproduzione dell’economia capitalistica mondiale. Questo processo ora sta investendo anche i giovani rampanti capitalismi, come quello cinese.
La crisi di sovrapproduzione è irreversibile e destinata a condurre al crollo l’intera economia mondiale. Di fronte a questo processo storico ineluttabile, rinchiudersi nei confini nazionali equivale a nascondersi in una cabina dentro al Titanic che sta affondando!
Le borghesie di tutti i paesi ne sono pienamente consapevoli: agitano la questione degli immigrati per confondere i lavoratori e convincerli che sia questo il problema che li minaccia, e non il capitalismo in crisi mortale.
Inoltre, in questo modo rinfocolano il nazionalismo che è un’ideologia tanto retrograda e antistorica quanto necessaria a tutti i regimi capitalisti per spingere i lavoratori verso la nuova guerra imperialista mondiale, che matura sotto i nostri occhi ogni giorno, come mostra da ultimo il conflitto in Ucraina.
La guerra imperialista, infatti, con le sue immani distruzioni di merci – fra cui la merce forza-lavoro – è la soluzione del capitalismo alla crisi di sovrapproduzione, l’unica che permette un nuovo ciclo di accumulazione del capitale, come già fu per la seconda guerra mondiale.
Nessuna borghesia nazionale crede alle fandonie sugli immigrati e al nazionalismo. Anche quelle che si atteggiano a più nazionaliste, mai cessano di condurre i loro affari miliardari nel capitalismo mondiale, sfruttando i proletari di tutti i paesi senza alcuna distinzione. Dei 6.500 operai morti nei cantieri per il giro di affari gigantesco dei mondiali in Qatar – quasi tutti immigrati – nessuna borghesia se n’è mai curata!
Non si tratta, nei confronti dell’immigrazione, solo di una questione di senso di umanità: opporsi alla propaganda xenofoba e razzista su un piano meramente umanitario, come fanno la Chiesa e la sinistra borghese, è una strada fallimentare perché non riconosce che il vero obiettivo della classe dominante è dividere la classe lavoratrice.
La realtà è che in tutti i paesi i lavoratori immigrati sono una parte fondamentale della classe salariata. Anche in Italia senza i proletari immigrati l’economia capitalistica e la società non potrebbero funzionare: agricoltura, edilizia, meccanica, tessile, magazzini logistici, trasporto merci, servizi di cura alle persone nella sanità e nelle famiglie, servizi di pulizia domestici e industriali.
I lavoratori immigrati quanto sono indispensabili al capitalismo, tanto lo sono a tutta la classe lavoratrice per difendersi e liberarsi dal capitalismo!
Mentre il governo alimenta l’ignobile campagna xenofoba, si appresta a colpire tutti i lavoratori: dismissione del reddito di cittadinanza, innalzamento dell’età pensionabile, taglio alle spese nella sanità, aumento delle spese militari e intervento – attraverso di esse – nel conflitto imperialista in Ucraina.
L’interesse dei lavoratori è rispondere alla politica borghese volta a distrarli, dividerli e sfruttarli lottando uniti per i propri interessi! A fronte dell’inflazione al 12% – maggiore per i prodotti alimentari ed energetici che incidono di più sui consumi della famiglie proletarie – bisogna lottare per forti aumenti salariali, delle pensioni, per un salario pieno ai lavoratori disoccupati, per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
I sindacati di regime (Cgil, Cisl, Uil, Ugl) – legati mani e piedi al regime capitalista – si rifiutano di organizzare una lotta generale della classe salariata per questi vitali obiettivi. Sono i sindacati di base (USB, SI COBAS, CUB, Confederazione Cobas, SGB) che invece – sull’esempio di quanto già accade in Francia e nel Regno Unito – hanno promosso unitariamente uno sciopero generale per venerdì 2 dicembre e una manifestazione nazionale a Roma sabato 3: due giornate che tutti i lavoratori combattivi e i militanti del sindacalismo di classe devono sostenere per la loro migliore riuscita!
Per l’unità d’azione del sindacalismo conflittuale contro padroni, governo e sindacati di regime !
Per l’unità di lotta dei lavoratori per forti aumenti salariali !
Per l’unità dei lavoratori di tutti i paesi contro guerra, nazionalismo e xenofobia, contro il capitalismo !