Pionieri da vicolo chiuso
Categorie: Space Race
Questo articolo è stato pubblicato in:
Quando ci fecero credere che il primo razzo americano Pioneer era giunto alla distanza dalla Terra che gli consentiva di non più ritornare, affermammo che poteva essere verosimile che si perdesse nello spazio ultralunare, ma era incredibile che si mettesse a girare come satellite della Luna per poi, dopo averla guardata dal di dietro, ritornare sulla Terra.
Sono oggi ben tre i tentativi americani falliti, e di quello russo non si sa nulla.
Il von Braun ebbe a dire dopo il primo fallimento, che bisognava tutto al più ripromettersi di formare un satellite non della Luna, ma del Sole; e così il moderno pubblicitarismo rimpiazzava una frottola sventata con una più grande.
Teoricamente sarebbe forse possibile lanciare simile “pianeta artificiale” nello spazio (o farlo cadere nel Sole), sparandolo “in avanti” sull’orbita terrestre, facendogli cioè aggiungere alla velocità della Terra, che è di 30 km al secondo, gli 11 km al secondo della prima velocità di fuga.
Ma dopo gli ammessi grossolani sbagli degli angoli di lancio, della velocità di lancio, e dell’istante di partenza (si domina quello dalla Terra, ma non quello degli “scatti” ulteriori) e senza far qui luogo a critiche teoriche, si deve asserire che è stato fatto un passo indietro, e che (fino a prova contraria) non si riesce ancora a mandare un oggetto partito dalla Terra fuori dall’effetto della attrazione della stessa, in modo che cada sulla Luna o sul Sole. Solo quando questa possibilità dell’uomo risulti teoricamente e praticamente dimostrata, si potrà parlare di dare a corpi astrali altre rotte da quelle di un proietto viaggiante per effetto di velocità impressa e della attrazione terrestre. I satelliti finora lanciati altro non sono che proiettili balistici, che non è nemmeno possibile a rigore definire extra atmosferici, ossia staccati dalla sfera di materia che forma il pianeta Terra.