Partito Comunista Internazionale

Miniera d’oro dei sindacati americani

Categorie: AFL-CIO, Teamsters

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Un giornale economico svizzero, Schweizerische Handelszeitung del 4/10, ha pubblicato sotto il titolo “Boss sindacali alla testa dei guadagni”, alcuni dati sulla confederazione sindacale americana AFL-CIO.

Anzitutto il numero degli associati: non si può stabilire perché vi è completa divergenza fra la cifra resa nota dal sindacato, cioè 13,8 milioni di membri, e quella dell’ufficio federale per le “Labor Statistics”, che è di 16,4 milioni, con una differenza di 2,6 milioni di membri. La spiegazione di questa differenza sarebbe da cercare nel fatto che le categorie associate devono versare alla cassa confederale centrale una percentuale sulle loro quote di associazione, sotto forma di “testatico”, per cui hanno tutto l’interesse a comunicare all’ufficio centrale un numero inferiore di associati. Un esempio della fiducia fraterna che regna tra le federazioni.

Secondo dati delle autorità statali risulta inoltre che ai restanti sindacati appartengono 4,4 milioni di associati, in particolare “teamsters”, e lavoratori dell’industria automobilistica. Quindi circa un quinto dei lavoratori è sindacato negli USA, cifra non certo considerevole.

Il giornale passa poi, scandalizzato, all’esame dei guadagni dei capi sindacali, sulla base di dati del Business Week osservando che il presidente dell’AFL-CIO, George Meany, percepisce 72.960 dollari, mentre il ministro del lavoro che «rappresenta gli interessi di tutti i lavoratori» e non di una loro frazione, secondo l’ineffabile giornale svizzero, ne guadagna 60.000.

Interessante notare che non è il presidente Meany a guadagnare di più, ma il presidente del sindacato dei “teamsters”, Frank E Fitzsimmons, che arriva ad intascare fino a 131.481 dollari all’anno (strabiliate: circa 79 milioni di lirette!), cifra superiore a quella di dirigenti di grandi compagnie internazionali, – esclama ancora il giornale svizzero.

La lista dei boss menzionati è di 80 e lo stipendio minimo è di 17.678 (pur sempre 9 milioni di lire), con un nutrito gruppo “intermedio”, fra i 30 mila dollari e i 70 mila dollari (dai 18 ai 42 milioni di lire). Cifre certamente impressionanti, «giustificate» dall’alto livello necessario per combattere con imprese di importanza mondiale.

Il candido giornale finanziario si chiede poi come è possibile che i lavoratori accettino di mantenere tanto lautamente i loro rappresentanti. Alcune osservazioni sono interessanti.

Anzitutto risulta un tornaconto evidente per gli operai associati dove sono attivi i sindacati, i salari sono superiori che altrove: contro un salario medio settimanale di 132,83 dollari, vi sono salari di 220,43 (edilizia) nei campi in cui dominano i sindacati e di dollari 88,98 (dettaglio) e di dollari 106,08 (servizi), in cui si sindacati sono praticamente assenti.

Se si tiene conto, che il sindacato rappresenta una minoranza di lavoratori appare evidente che la AFL-CIO è la classica organizzazione della aristocrazia operaia, per non parlare del sindacato dei “teamsters”.

La morale, del tutto borghese, è dunque che chi vuol ben mangiare deve sopportare che chi sta sopra mangi ancor più e meglio. Pare che le proteste si facciano sentire solo quando risulta che i funzionari attingano perfino dalle casse per le pensioni. Casi del genere sono numerosi e in «numerosi scandali finanziari i sindacalisti dovettero rimetterci le penne, in quanto gli amministratori del fondo pensioni avevano investito in titoli discutibili che intermediari avevano descritto loro come allettanti nel corso di commissioni segrete e di assegnazioni».

Che agli operai convenga comunque, avere un’organizzazione economica, non saremo noi a negarlo; almeno essa potrà mantenere il livello raggiunto dai salari; ma è evidente che un sindacato organizzato come una cricca di affaristi che fa dei propri associati i membri di uno strato privilegiato difficilmente può essere considerato un sindacato operaio. Il suo principio è: associatevi, vi faremo guadagnare di più a spese degli altri lavoratori (preferibilmente di altra razza o provenienza), con qualsiasi mezzo. A New York, citiamo sempre lo stesso giornale, «elettricisti edili ben sistemati dal loro sindacato possono guadagnare 25 mila dollari l’anno (15 milioni di lire)». E a Los Angeles «un imballatore di mobili organizzato dai “teamsters” riceve un salario di 6,50 dollari (L. 4000). Il suo salario settimanale, con lo sfruttamento spudorato di lavoro straordinario, raggiunge una media di 350 dollari (L. 200 mila)».

Organizzazione per una minoranza disposta tutto – spinta anche dalla necessità, – pur sollevarsi dalla “media” in un mondo in cui legge dominante è la lotta di tutti contro tutti, ecco la AFL-CIO, mentre la ragione stessa della sua esistenza dovrebbe essere la lotta a fondo contro la concorrenza fra i lavoratori per una solidarietà sempre più estesa.