Introduzione ad una sintesi generale del conflitto russo-cinese Pt.2
Categorie: China, Colonial Question, CPC, CPSU, Jugoslavia, USSR
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Ci limitiamo a elencare quelli che per noi sono i temi essenziali della polemica ideologica fra Mosca e Pechino, riservandoci di analizzarli successivamente in una serie di articoli.
La questione jugoslava
Gli ideologi di Pechino vanno proclamando, almeno dal l963, che la Jugoslavia è un paese capitalista. In particolare, l’articolo cinese che ci sembra il più completo sull’argomento è apparso sul «Renmin Ribao» e su «Hongqi» il 26 settembre 1963, dunque immediatamente dopo il viaggio della «grande riconciliazione» di Chruščëv in Jugoslavia nell’estate 1963. È opportuno ricordare che nel corso di questo viaggio, precisamente il 30 Agosto 1963 a Velenze in Slovenia, Chruščëv dichiarò in un discorso:
«Le vertenze che esistevano tra i partiti comunisti dell’Unione Sovietica e della Jugoslavia sono risolte».
A noi interessa esaminare nella polemica cino-sovietica a proposito della Jugoslavia:
A) Come i maoisti sostengono la natura capitalistica della Jugoslavia;
B) perché i maoisti sostengono la natura capitalistica della Jugoslavia.
Circa A): per gli ideologi di Pechino la Jugoslavia è un paese capitalista per i seguenti motivi:
1 – Esistenza di una produzione artigianale nell’industria e di contadini ricchi nell’agricoltura;
2 – La dittatura del proletariato è stata
«trasformata dalla cricca di Tito in dittatura della borghesia burocratica e compradora»;
3 – Il cosiddetto «sistema di autogestione» jugoslavo ha distrutto la centralizzazione dell’economia.
Noi intendiamo dimostrare il carattere ipocrita delle argomentazioni degli ideologi cinesi. Infatti:
1) Nell’Europa Orientale, in U.R.S.S., nella stessa Cina, fiorisce la produzione artigianale nell’industria e si sviluppano contadini ricchi nell’agricoltura. Dunque, gli ideologi cinesi dovrebbero, se non fossero degli stalinisti incalliti e come tali dei falsificatori dei caratteri dell’economia socialista definiti da Marx nel «Capitale» e nella «Critica al Programma di Gotha» e da Lenin in «Stato e rivoluzione», concludere che in tutto il «campo socialista» non si è «costruita» nemmeno una briciola di socialismo.
2) «La borghesia burocratica e compradora» è un aborto ideologico esistente solo nel cervello degli ideologi di Pechino. Spiegheremo come e perché il cervello dei maoisti abbia potuto partorire una simile aberrazione.
3 – La «centralizzazione dell’economia» è un risultato del capitalismo che il socialismo conserva e sviluppa, mentre non è sufficiente a definire l’economia socialista. Anche su questo punto, i maoisti dimostrano di essere stalinisti incalliti e falsificatori spudorati della teoria marxista.
Inoltre, gli ideologi cinesi affermano che l’esperienza Jugoslava avrebbe dimostrato come uno Stato socialista possa ridivenire «pacificamente» capitalista, mentre «gli stessi individui – la cricca di Tito – detengono il potere».
Quest’ultima aberrazione anti-marxista svela la vera natura della polemica cinese contro Belgrado e contro Mosca, e permette di passare al punto B):
Perché i maoisti sostengono che la Jugoslavia é un paese capitalista?
Gli ideologi di Pechino non possono certo rivelare lo scopo dei loro furiosi attacchi alla Jugoslavia proprio perché sono degli ideologi e dei borghesi. Per i marxisti questo scopo si svela con assoluta trasparenza. La polemica fra Cina e U.R.S.S. non è una «disputa fra comunisti» ma un urto fra uno Stato imperialista (l’U.R.S.S.) e un giovane Stato capitalista sulla via dell’industrializzazione e dell’espansione (la Cina). In questo urto, la questione jugoslava gioca per entrambe le parti il ruolo di una «pedina diplomatica»: per i cinesi la Jugoslavia è un paese capitalista, per i russi un paese socialista; il riavvicinamento o la rottura fra Cina e U.R.S.S., così stando le cose, saranno determinati dall’atteggiamento nei confronti della Jugoslavia. In caso di rottura, i cinesi dichiareranno che quanto è avvenuto in Jugoslavia si è ripetuto in U.R.S.S. I russi, dal canto loro, hanno anticipalo la conclusione cinesi con l’intervento di Kuusinen al Comitato Centrale del P.C.U.S. nel febbraio 1964, sostenendo che in Cina non esiste né «dittatura del proletariato» né «dittatura del popolo», ma «dittatura dei capi, dittatura personale».
Le rivoluzioni anti-coloniali
I maoisti non hanno potuto conservare il privilegio di accusare i kruscioviani di tradire «la lotta anti-imperialista» dei popoli di colore. I kruscioviani hanno infatti ritorto con estrema facilità l’accusa nei confronti dei cinesi alla Conferenza di Algeri, dove il rappresentante russo ha accusato la Cina di avere abbandonato i popoli dell’Unione Afro-malgascia per potersi accordare con la Francia di De Gaulle. Nella loro polemica, i cinesi si sono spinti fino a rinfacciare a Thorez di avere contribuito al massacro di 50 000 algerini a Costantina e di 90 000 malgasci nel 1945, e di avere votato i pieni poteri a Mollet per la repressione della rivolta algerina nel 1956.
In questo modo, russi e cinesi si sono smascherati a vicenda. Inoltre, poiché i cinesi hanno portato alla luce il passato asservimento del P.C.F. all’imperialismo francese nel 1945 e nel 1956 essi si sono smascherati come complici del P.C.F. nel 1945 e nel 1956. L’esame di «questo» aspetto della polemica ideologica russo-cinese ci sarà utile per contrapporre ancora una volta al tradimento delle rivoluzioni anti-coloniali ad opera dell’U.R.S.S. e della Cina le tesi classiche di Marx, di Lenin e dell’Internazionale Comunista su questa vitale questione.
La guerra e la pace
Non intendiamo dedicare nemmeno una riga alla questione della «possibilità» o meno della guerra nelle attuali «nuove» condizioni. La propaganda pacifista svolta dal Cremlino non è meno ipocrita della propaganda pacifista svolta dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. I dirigenti del Cremlino, come i dirigenti del Pentagono, malgrado la loro propaganda pacifista, sanno molto bene che «la guerra ci sarà». Anzi, la propaganda é un’arma preventiva di terrorismo ideologico che ha preceduto due guerre mondiali e precederà ugualmente la terza. Se oggi la propaganda pacifista si è fatta più virulenta, ciò dimostra una cosa sola: la III guerra imperialista sarà più temibile di quelle che l’hanno preceduta se il proletariato non avrà la forza di impedirne lo scoppio con una rivoluzione internazionale.
La polemica russo-cinese intorno alla guerra e alla pace sarà esaminata da noi da un altro ben più importante punto di vista: la terza guerra imperialista vedrà l’U.R.S.S. e la Cina alleate o nemiche? E ci sembra di potere ormai rispondere che l’U.R.S.S. e la Cina si troveranno l’una contro l’altra nel corso della terza guerra mondiale.
Non possiamo esporre qui i morivi che determinano questa nostra conclusione. Rileviamo per ora che, contrariamente a quanto la propaganda russa e americana vogliono far apparire, non è la Cina che persegue una rottura con l’U.R.S.S., ma l’U.R.S.S. che persegue una rottura con la Cina. Questo avviene perché un’alleanza dell’U.R.S.S. con la Cina nella prossima guerra andrebbe a vantaggio della seconda, soprattutto in caso di vittoria.
U.R.S.S., Cina e proletariato mondiale
Esamineremo infine la complessa vicenda dei rapporti fra P.C.U.S. e P.C.C. dal 1957 ad oggi, e la serie infinita di lettere che le direzioni dei due partiti si sono scambiate, per dimostrare una cosa sola: l’ipocrisia e la menzogna sistematiche dei dirigenti russi e cinesi nei confronti del proletariato internazionale.
Concluderemo negando ogni diritto a kruscioviani e a maoisti di parlare in nome del proletariato internazionale: contrapporremo, a tutte le ideologie nelle quali va dissolvendosi lo stalinismo, la teoria marxista e il partito rivoluzionario. (vedi rapporto alla riunione di Milano – 1964)