La campagna contro le deleghe
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Si riparte in questa fine d’anno la campagna sindacale per le maledette deleghe, una delle armi con le quali la classe padronale e lo Stato, per il tramite delle organizzazioni sindacali unite, si sforzano di legare strettamente i proletari all’azienda e di tenerli sottomessi al costante e vigile controllo del padrone.
La nostra parola d’ordine del rifiuto della delega come primo passo di un’energica opposizione proletaria alle manovre fasciste e corporative della classe avversa e dei suoi lacchè opportunisti, e come preludio necessario a quella battaglia per la riconquista della CGIL alla classe che l’ha creata quale suo organo di difesa e di lotta, riprende quindi tutta la sua attualità, e verrà agitata senza sosta dai nostri compagni. Diamo qui il testo del volantino lanciato dal nostro gruppo sindacale dell’Olivetti di Ivrea in occasione di un’assemblea convocata per illustrare ancora una volta ai proletari il profondo senso di classe della nostra battaglia.
«Proletari e Compagni della Olivetti!»
«Da quest’anno entra in vigore la delega automatica e “a vita” al sindacato. Per questo la consegna della scheda è stata fatta solo ai nuovi assunti e ai non aderenti. In questo modo, come abbiamo sempre denunciato, l’iscrizione e l’appartenenza al sindacato diventa una specie di Assicurazione in cui l’operaio è il fregato e i funzionari sindacali sono gli unici ad essere assicurati del loro stipendio.»
«Ma chi dovremmo delegare con questo metodo forzaciolo?»
«Guardiamo bene i fatti!»
«Dovremmo delegare chi nel contratto del ‘69 ha sancito tra l’altro la riduzione della tredicesima da 200 a 186 ore per quest’anno, per diventare 173 alla fine del 1971.»
«Dovremmo delegare chi ormai da quasi 30 anni porta in mezzo alla classe operaia una politica di divisione e di frammentazione delle lotte facendo scioperare a gruppi di una parte e contro dall’altra, operai dell’Olivetti un giorno, proletari della FIAT il mese dopo; operai del Sud divisi da quelli del Nord, dando così, con quella che i bonzi chiamano «contrattazione integrativa e lotte articolate», un colpo mortale al vero processo unitario dei lavoratori.»
«Mentre diciamo basta a questi continui tradimenti, gridiamo ai padroni e ai loro servi che controllano le organizzazioni sindacali: «Giù le mani dai soldi degli operai!»»
«Operai e Compagni!»
«La delega allontana gli operai dalla vita e dalle organizzazioni sindacali; il padrone stesso, per mezzo del suo apparato amministrativo, si sostituisce al collettore sindacale spezzando in questo modo il primo anello di congiunzione tra organizzazione sindacale e lavoratori iscritti. Questa concessione non è una conquista né una vittoria, ma un ulteriore passo avanti nella collaborazione tra i sindacati opportunisti, il padronato e l’apparato statale che fa i suoi interessi, per impedire agli operai la ripresa della lotta di classe.»
«Operai e Compagni!»
«Il gruppo sindacale del Partito Comunista Internazionale, di fronte a questo andazzo di disgregazione totale della più elementare organizzazione di resistenza e di battaglia della classe operaia vi chiama a:
• Rifiutare la delega;
• Disdire l’eventuale iscrizione già fatta;
• Negare l’adesione ai Sindacati padronati C.I.S.L. e A.A./U.I.L.;
• Iscriversi alla C.G.I.L. versando in maniera diretta le quote sindacali.»
«Disdetta e rifiuto della delega non vogliono dire uscire dal sindacato, ma un cosciente atto politico per non far dipendere l’organizzazione operaia da quella padronale e dalla burocrazia sindacale.»
«Ma tutto questo non è sufficiente!»
«Mentre avanza la politica opportunista dell’unità sindacale, mentre si tradiscono gli interessi operai e si difendono invece quelli dell’economia nazionale, è compito dei proletari coscienti potenziare i Comitati di difesa del Sindacato di Classe come organi sindacali di opposizione in seno alla C.G.I.L., con lo scopo di lavorare per la rinascita del sindacato di classe su obiettivi programmatici di rivendicazioni capaci di portare tutti gli operai su un fronte unico di combattimento, in grado di battere definitivamente le classi sfruttatrici e i loro servi.»