Partito Comunista Internazionale

Virgilio Verdaro

Categorie: Life of the Party

Questo articolo è stato pubblicato in:

Un altro della vecchia guardia

In età inoltrata si è spento questi giorni a Pontassieve di Firenze il valoroso compagno prof. Virgilio Verdaro, figura di marxista e rivoluzionario che in tutta la lunga e travagliatissima vita mai una smentita della sua fede nella dottrina comunista.

Storico insigne, e dalla gioventù boicottato dalla scuola borghese in Italia e all’estero dove a molte riprese si ridusse a profugo sempre ribelle, egli ha dedicata tutta la vita ad un’opera sul movimento proletario i cui preziosi materiali gli sono stati contesi a molte riprese e per decenni e decenni dalla persecuzione sbriresca, e che con lena infaticabile ha dieci volte ripreso a ricostruire. Avendo lavorato ad una simile opera come nemico di tutti i poteri egli non ha potuto avere la soddisfazione di vederla pubblicata, non avendo mai barattato questo successo con la rinunzia alla più fiera indipendenza di giudizio.

Militante nel partito socialista da prima della guerra del 1914, egli fu uno dei più attivi dirigenti della frazione astensionista del 1918 che con grande ripercussione diffuse nelle province di Firenze ed Arezzo. Al congresso di Bologna 1919 fu tra i più vivaci esponenti della frazione estrema e così al congresso di Livorno.

Collaborò sempre con imporanti studi alla stampa della nostra corrente e dovette nel dopoguerra riprendere le sue peregrinazioni. Pensò di trovare in Russia la sede adatta per adempiere il suo lavoro, ma egli era un convinto seguace della opposizione di sinistra e critico dello stalinismo. Anche ivi fu perseguitato e fu fortuna che poté sfuggire alla repressione staliniana.

Traverso drammatiche vicende riparò in Belgio e fu al fianco di Ottorino Perrone nel vigoroso movimento della sinistra fuori d’Italia. Tragico episodio fu che gli stalinisti impedirono la uscita dalla Russia della sua compagna e ne fecero ostaggio per piegare l’irriducibile ribelle; finalmente ottenne di riaverla dopo penosi episodi e sacrifizi infiniti, caratteristica di tutta la vita. Non pochi dei compagni ricordano i suoi brillanti scritti sotto lo pseudonimo Gatto Mammone. In essi si condensava una eccezionale esperienza della lotta proletaria di più generazioni, esperienza tanto reale che teorica e quindi viva e genuina.

Sotto il peso di lunga, e sempre sorridente di una inimitabile arguzia, miseria economica, che era il suo orgoglio degli anni duramente vissuti e della compromessa salute, ma con mente sempre lucida e animo mai piegato dalle vessazioni nemiche, egli si è spento come visse, uguale a se stesso, al suo temperamento sereno e dolce, sotto il quale ha portato intatta fino all’ultimo un’irreducibile fermezza. Salutiamo commossi il suo ricordo.