Partito Comunista Internazionale

Contributo all’unità organica

Categorie: Italy, Opportunism, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano

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In sede dottrinaria

«Il massimalismo è una concezione fatalista e meccanica della dottrina di Marx. Ed è il Partito Massimalista che da questa concezione falsificata trae argomento per il suo opportunismo, per giustificare il suo collaborazionismo larvato da frasi rivoluzionarie.

«Non tener conto degli insegnamenti di Lenin, o tenerne conto solo teoricamente, ma senza metterli in pratica, senza farli diventare azione quotidiana, significa essere massimalisti, cioé pronunciare grandi frasi rivoluzionarie, ma essere incapaci a muovere un passo sulla via della rivoluzione»

(da un corsivo dell’«Unità» del 27 luglio 1925)

In sede tattica per la presa del potere

«… Il giornale massimalista riferisce, approvandolo, il giudizio di Blum, secondo il quale i socialisti sono troppo deboli per distruggere l’organismo borghese, ma sufficientemente forti per installarvisi.

«Resta così confermato che i socialisti “intransigenti” francesi, d’accordo coi massimalisti italiani, non credono di poter ancora distruggere l’organismo borghese, ma credono di potere già installarvisi.

«Resta così confermato che l'”Avanti!” è favorevole alla conquista del potere a mezzo delle elezioni, sotto il controllo dei capitalisti, mentre le banche, le industrie, l’esercito, la stessa maggioranza parlamentare, rimangono in mano alla borghesia.

«Non quindi azione diretta della classe operaia e delle masse contadine, sotto la guida dei Comitati operai e contadini e dell’avanguardia rivoluzionaria del proletariato. Niente espropriazione dei capitalisti. Niente disarmo della borghesia! Niente confisca dei capitali! Ma la formazione pura e semplice di un gabinetto che avrebbe il programma… di distruggere l’organismo borghese!».

(Da un corsivo de «L’Unità» del 21 agosto 1925)

In sede economica

«Più industria è uguale e più socialismo», dice l’«Avanti!». Ebbene, la socialdemocrazia imperialista non dice nulla di diverso. Sosteniamo le imprese dei capitalisti perché questi ci danno lavoro, sosteniamo la conquista dei mercati e delle sorgenti di materie prime, ossia la politica coloniale e le guerre imperialiste, perché ciò è necessario allo sviluppo dell’industria: è questa la divisa classica della socialdemocrazia imperialista… il massimalismo italiano rivela da se stesso la sua corrotta e degenerata natura…»

In sede di unità

«La scissione di Livorno ha consentito ai partiti che vivacchiano uniti sotto la vecchia bandiera del PS di definire e di sviluppare la propria personalità. Pensiamo che i massimalisti si siano staccati a Roma dai socialdemocratici per una ragiona analoga, quantunque sembri, a sentirli adesso, che quest’ultima scissione sia avvenuta per un capriccetto di bambini scimmiottatori.

«E adesso si vorrebbe tornare all’antico intollerabile equivoco?

«Dare alle masse l’illusione che i partiti proletari possano marciare uniti mentre non è possibile fare insieme neppure un passo?… la demagogia ha dato già troppi dolorosi risultati: la tradizione degli inganni, delle fandonie, delle illusioni create ad arte non è fra i nostri ideali. La lasciamo senza invidia ai dirigenti del massimalismo».

(da un corsivo dell’«Unità» del 12 febbraio 1924).

Come si vede, gli stessi argomenti che noi andiamo ripetendo da anni contro la degenerazione del comunismo centrista, l’«Unità» li sfoderava venti anni fa contro i massimalisti dell’«Avanti!». E la polemica può ritenersi conclusa a favore del massimalismo, che osserva tra meravigliato e soddisfatto le ridicole e sfacciate capriole della nuova socialdemocrazia di marca staliniana.