Partito Comunista Internazionale

In Inghilterra e dovunque il riformismo agirà come forza d’ordine e di conservazione borghese contro le aspirazioni rivoluzionarie del proletariato

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Cambio della guardia in Inghilterra

Churchill, non appena sono noti i risultati delle elezioni, rassegna le dimissioni e il re affida ad Attlee l’incarico di formare il nuovo governo. I laburisti assumono le responsabilità della direzione dello stato, mentre i conservatori passano all’opposizione. In verità, nulla di nuovo in questa rotazione di forze al vertice della più tradizionale ed aristocratica monarchia costituzionale. Soltanto che, mentre all’epoca della seconda rivoluzione (1688) due furono i classici partiti parlamentari, quello dei conservatori (tories), espressione della nobiltà inglese, e quello dei liberali (whigs), espressione del nuovo capitalismo apparso vittorioso con la sua grande rivoluzione industriale, attualmente il ruolo del partito liberale è stato preso in pieno da quello laburista, espressione sociale e politica del vasto movimento operaio inglese, mentre le autentiche forze della tradizione capitalistica sono andate convogliandosi nel partito conservatore.

Così sono tuttora due le forze essenziali della monarchia quella del governo di Sua Maestà quella dell’opposizione di Sua Maestà. Oggi tocca ai laburisti, e non è questo il loro primo esperimento, essere al governo di Sua Maestà; ed in ciò, caratteri del tipicamente fascista cambio della guardia sono di un’evidenza palmare.

D’altro canto non va sottovalutato il fatto che l’avvento al potere del laburismo si è avuto per effetto di un suffragio elettorale che ha indicato senza possibilità di equivoco come gli operai inglesi esigano un orientamento a sinistra nella politica del loro paese. Questo è il punto essenziale.

Che forse gli operai non hanno sempre espresso questa loro esigenza a sinistra dacché si muovono attraverso gli organismi di lotta della loro classe? Se così è, perché il governo di Sua Maestà non ha espresso in permanenza questa precisa volontà popolare.

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Gli è che la macchina elettorale, sia essa inglese o di qualsiasi altro paese, ha in sè questa virtù tutta borghese di saper esprimere come vuole e quando vuole quel determinato indirizzo politico che sia conforme a questo o a quel determinato interesse della classe dominante.

Oggi, soltanto i laburisti possono assicurare le condizioni più favorevoli a questa classe dominante, che non è proletaria, perchè possa agevolmente vincere la pace dopo aver vinto la guerra.

Per vincere la pace è condizione prima la collaborazione costante, fattiva e sentita delle masse, masse operaie, allo sforzo economico e politico della ricostruzione. Bisognerà produrre di più e meglio per riparare i danni incalcolabili della guerra; e poiché il capitalismo non vorrà perdere un centesimo del suo plusvalore, la ricostruzione dovrà incidere unicamente e seriamente sul salario degli operai.

E’ in previsione perciò una ripresa della lotta di classe; sta per aprirsi l’epoca classica degli scioperi, delle agitazioni sociali e degli squilibri politici. In questa previsione, chi potrà seriamente far opera di persuasione fra le masse, arginare il loro intervento e convogliarne le agitazioni nell’alveo della legalità? Soltanto laburisti, che hanno l’incontrastato dominio delle masse e monopolizzano di fatto i loro organismi di lotta, sono in grado di operare il grande miracolo della pacifica collaborazione degli operai allo sforzo immane della ricostruzione.

Questo, e soltanto questo, hanno voluto dire le urne inglesi traducendo in termini politici le esigenze attuali ed imperiose della classe dirigente.

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Entro questo quadro realistico ed obiettivo, va considerato l’eventuale modificarsi delle relazioni intercorrenti tra l’Inghilterra vittoriosa e a regime laburista e l’Italia vinta retta a regime democratico.

Che cosa possono attendersi gli italiani da questo cambio della guardia? La politica delle concezioni nei nostri riguardi sarà tale da rendere possibile un aumento di prestigio del partito socialista, il pupillo del laburismo, ma sarà in ogni caso armonizzata a quella inglese e non sarà tale da porre in discussione, tanto meno in sottordine, certi fondamentali interessi, sia pure contingenti, del vittorioso imperialismo inglese.

Tutti, ad esempio, considerano come ormai risolta per virtù laburista, la sentenza istituzionale che tanto appassiona i partiti di casa nostra; noi invece pensiamo che i laburisti oseranno disilludere gli italiani e continueranno la politica di Churchill se la pedina monarchica sabauda potrà ancora giocare favorevolmente per gli interessi della corona di S. M. Britannica.

Come si cede, la logica degli interessi non coincide quasi mai con la logica di certe passioni.

Estendiamo ora l’analisi del problema su scala internazionale.

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Una pace vittoriosa per la borghesia inglese sarà possibile se le forze centrifughe delle colonie e dei dominions saranno sapientemente contenute nell’ambito dell’interesse fondamentale unitario della madrepatria. C’è un capitalismo indigeno che mira alla sua completa emancipazione; c’è un proletariato indigeno che è portato a battersi e contro il capitalismo del suo paese e contro quello della madrepatria. La guerra ha profondamente inciso sul loro potenziale umano e sul loro potenziale economico senza che ciò corrispondesse un interesse vitale, storico, al formarsi una loro nazionalità. E’ prevedibile che il moto di tali forze centrifughe sarà tanto più vasto, profondo e violento, quanto più gretta, cieca e conservatrice sarà la politica del governo centrale. Ed ecco la macchina elettorale indicare nei laburisti il partito più adatto ad ordire e portare a compimento il nuovo inganno politico verso le colonie, e i dominions.

E’ assolutamente necessaria l’elaborazione di un programma di libertà per le colonie che risolva nel contempo la loro permanenza, in quanto entità economiche, nell’ambito del superiore interesse nazionale inglese

E i laburisti, soltanto essi, per il contenuto democratico e progressista della loro politica, possono intelligentemente operare questa sottile manovra di conservazione imperiale. Tanto più che le masse operaie laburiste debbano all’esistenza di questo patrimonio coloniale e allo sfruttamento del proletariato indigeno la ragione prime e più vera d’un loro tenore di vita superiore a quello di altri complessi proletari, che hanno raggiunto lo stesso grado di sviluppo storico di quello inglese.

Perciò questa è l’ora del laburismo. Ma il socialismo non c’entra; e se il socialismo entrerà un giorno nell’impero inglese, non lo sarà certo in virtù del laburismo, ma contro di esso e per effetto delle contraddizioni che sorgeranno profonde e ricche di storia dal suo stesso esperimento.

Come la guerra ha spremuto il partito conservatore, così la pace spremerà il partito laburista; e il cambio della guardia di Sua Maestà continuerà fino a che la rivoluzione proletaria non avrà infranto per sempre questo gioco ingannatore della più illuminata borghesia liberale.