Liquidazione del fascismo
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Il problema della liquidazione del fascismo non ha alcun senso, in quanto il fascismo è il moderno contenuto del regime borghese, e si può superarlo storicamente ed annientarlo solo rovesciando il potere della classe capitalistica ed i suoi istituti, compito che non può essere assolto da coalizioni politiche tanto ibride quanto impotenti e per nulla intenzionate a demolire il fascismo, ma solo dall’azione rivoluzionaria del proletariato. Per conseguenza, il partito squalifica e respinge tutto l’armamentario di repressione del fascismo, inscenato dagli attuali governi d’Italia. L’unica seria lotta contro il fascismo non consiste nel rintracciare e perseguitare i militanti, gli squadristi, i gerarchi del periodo fascista, in gran numero già annidati nelle presenti gerarchie, con metodo e stile immutati, ma nello scoprire e colpire gli interessi di classe e gli strati sociali che compirono quella mobilitazione, e che sono i medesimi che tentano oggi di serbare il controllo dello Stato. Questi colpi possono essere portati solo da forze di classe; e quando saranno per esserlo, tutti gli organismi più diversi e le gerarchie più disparate che oggi parlano di sradicare il fascismo (chiesa, monarchia, burocrazia civile e militare, strati dei professionisti della politica e del giornalismo ecc.) faranno blocco dalla parte controrivoluzionaria della barricata.
Il proletariato politicamente riorganizzato respinge quindi la parola dell’epurazione dell’organismo statale che interessa soltanto la conservazione borghese. I comunisti perseguono il progressivo disfacimento di questo organismo, la sua demolizione, e il seppellimento dei suoi infetti residui, nel senso della frase marxista sul capitalismo che crea i suoi affossatori.
La ipocrita profilassi dell’epurazione va quindi abbandonata ai reazionari. Viene anche respinta e derisa la politica delle sanzioni antifasciste che, nel suo apparato giuridico, si apre col 3 gennaio 1925 (accettando come storica una delle abusate date mussoliniane) e tradisce la precisa tesi che il fascismo fu ben accetto e benemerito finché picchiò sulle correnti rivoluzionarie e sugli organismi indipendenti del proletariato estremista, mentre andrebbe chiamato delinquente solo per i colpi che successivamente, con evidente logica storica, fu in grado di assestare ai suoi complici necessari della prima fase, capi e gerarchi politici del rancido parlamentarismo borghese.
(Dalla «Piattaforma politica del Partito»)