Al convegno di Potsdam si è decisa la “sterilizzazione” del proletariato tedesco e una nuova spartizione del mondo
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POTSDAM banco di prova dell’imperialismo
La pace, la pace.. vera, si farà; intanto a Potsdam i «Tre Grandi» (accettiamo la definizione come grazioso eufemismo) ci hanno fornito un primo convincente e concentrato assaggio di ciò che la pace sarà e di come come essi intendono applicarla.
Siamo alla fase della politica scoperta e senza infingimenti, lontana ormai dagli orpelli propagandistici e tattici della guerra al nazifascismo come premessa per un ritorno alla lotta del proletariato e alla tattica rivoluzionaria (piattaforma cara alla propaganda bolscevica della Russia); e dai postulati delle quattro libertà sancite dalla Carta Atlantica (piattaforma della propaganda anglosassone). Poiché la vittoria ha assicurato il potere in mano alla democrazia, è tempo di dire pane al pane: gli operai dei paesi alleati o no hanno dato alla guerra e alla vittoria tutto quello che potevano; sta bene, ma; ora che lo scopo è stato raggiunto, una loro eventuale e tardiva opposizione non farebbe più paura.
Ecco perché a Potsdam il linguaggio delle democrazie è apertamente e sfacciatamente antidemocratico; ecco perché le prime decisioni hanno la durezza e la inesorabilità propria del più pauroso ed esasperato militarismo. In questo senso, Potsdam è una Versaglia peggiorata; è la preparazione fredda, scientifica, storicamente inevitabile della terza guerra mondiale, perché vi sono create le condizioni per il divampare di un nuovo, più pericoloso e più potente nazionalismo tedesco.
La critica marxista non grida per questo al tradimento dei principi per i quali sembrava combattuta la seconda guerra mondiale; né accusa la borghesia democratica d’aver fatto a Potsdam nulla di diverso da ciò che aveva già fatto a Versaglia la democrazia di Wilson, il marxismo non ha di queste malinconie, né si è mai posto il problema di dar consigli alla borghesia per aiutarla a quadrare il circolo tragico entro cui si dibattono ciecamente le contraddizioni del suo sistema politico e morale. E’nella natura stessa del capitalismo questa fatalità della guerra che genera nuova guerra; e non sarebbe concepibile il capitalismo fuori di questo clima di sangue, di distruzione e di miseria; privo di questo alimento fondamentale essa cesserebbe di aver senso storico la guerra di liberazione, come la pace democratica, rimangono pur sempre semplici buaggini del centrismo. La verità è che la pace per la borghesia capitalista altro non è se non la preparazione potenziale della prossima guerra; così a Potsdam oggi, cosi ieri a Versaglia, così sempre, se rifacciamo a ritroso tutta la storia del capitalismo.
Ed ecco la conferma nelle decisioni più recenti e significative di Potsdam.
Due, ma di portata storica:
1. la decisione di non… decidere, per adesso almeno, sui problemi spinosissimi delle piccole potenze.
2 l’annientamento della Germania non solo come stato unitario, ma come entità economica a base industriale.
La più rigida dittatura e formazione ternaria si esercita oggi sulle piccole nazioni, le quali, prive di luce e di vita propria, gravitano di fatto nella zona d’influenza delle tre maggiori stelle del firmamento mondiale.
Il tentativo di organizzazione escogitato a Potsdam, tradotto in linguaguaggio politico, vuol dire che le competizioni imperialistiche sono portate sul piano mondiale, per cui la prossima guerra uscirà da questa competizione a tre, in quanto tre sono i blocchi economici, politici e militari in cui s’è suddiviso il mondo capitalistico e nel cui ambito si produrranno su scala più allargata i fenomeni dell’accentramento e della sovraproduzione caratteristici del suo modo di produzione, fenomeni promotori di tutte le guerre dell’imperialismo.
Vuol dire inoltre che gli interessi nazionali dei piccoli stati sacrificati ora sul piano delle superiori esigenze dell’equilibrio democratico, risorgeranno tra non molto più imperiosi e violenti in una inevitabile coalizione delle loro forze a salvaguardia del loro diritto alla vita autonoma e alla loro indipendenza.
Vuol dire infine che la federazione democratica egualitaria degli stati, come chiassosamente e cinicamente era stata sbandierata dalla propaganda di guerra, è semplice utopia, è mistificazione politica, è imbroglio volgare fino a che verrà enunciata come raggiungibile a politicamente attuabile nell’ambito dell’esperienza borghese.
Ma è nelle decisioni concernenti: la distruzione della Germania che il genio dei «Tre Grandi» raggiunge il vertice della… saggezza. Variante sensibile portata a Potsdam in confronto a Versaglia è che, questa volta, forti della esperienza negativa del passato, si è accettata a soluzione estrema nella quale è facilmente visibile un prevalere della psicologia radicale dell’imperialismo russo. Smembrare la Germania, disarmarla, spegnere in essa ogni capacità di vita… alla tedesca sarebbe stato inefficace, sarebbe stato ricalcare l’errore imperdonabile di Versaglia se non si fossero prima distrutte, col frantumare il suo apparato industriale, le ragioni stesse di ogni sua attività, di ogni sua possibilità di ripresa.
E questo precisamente si è deciso a Potsdam, e la decisione che par logica, lineare, conseguente per la mentalità mercantilista borghese che vede nella eliminazione dell’avversario e del concorrente economico la ragione essenziale al proprio dominio e al trionfo dei propri affari, è quanto mai assurda e antistorica se considerata dal punto di vista della stessa economia borghese, al lume degli stessi suoi interessi fondamentali.
Sotto la pressione dell’occupazione militare è praticamente possibile smontare gli impianti industriali e portarli altrove in conto riparazioni; è possibile ridurre uno stato di 70 milioni di anime, lo stato industriale per eccellenza, la punta avanzata più evoluta e più sociale del capitalismo europeo, con un proletariato che ha dato alla storia della lotta del lavoro gli uomini migliori e gli episodi più salienti e formativi, a mera entità agraria; ed è anche possibile che tutto questo sia realizzato senza suscitare la benché minima reazione. E poi? Che cosa avverrà dell’economia europea impoverita, stremata dalla guerra ed ora evirata del più valido complesso industriale e delle sue migliori e più efficienti maestranze, su cui una seria ripresa produttiva avrebbe dovuto fare assegnamento?
Che cosa avverrà di questo proletariato, il più sperimentato, il più ricco di potenziale classista e rivoluzionario, quando sentirà allentate su di sé le maglie della ferrea occupazione militare, che non potrà essere eterna, e più vicina, più calda, più fattiva la solidarietà del proletariato internazionale?
I borghesi più pensosi parlano oggi di incognite insite nelle decisioni di Potsdam; noi no, noi diciamo che la storia ha già risolto per suo conto tali incognite, le quali si chiamano nuove guerre o rivoluzione proletaria.