Partito Comunista Internazionale

Dalla «Piattaforma politica del Partito»

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Il partito proletario denunzia, nel periodo della ricostruzione dell’apparato produttivo devastato, all’opposto dell’esigenza anche temporanea di una collaborazione tra datori di lavoro e prestatori d’opera, il sicuro prevalere di un inasprimento dei contrasti di classe e di un raddoppiato sfruttamento dei salariati per riaccumulare la ricchezza nelle mani degli imprenditori padronali e delle gerarchie burocratiche statali cointeressate con essi. La politica economica dello Stato, riprendendo e sviluppando le direttivi sociali fasciste, presenterà come concessione alle classi operaie la formazione di un capitalismo statale, ribadita fortezza della classe economica padronale e della polizia borghese di cui le insulse parole di socializzazione dei monopoli non sono che un complice travestimento. Attraverso questa i potenti organi di monopolio industriale e bancario faranno pagare dalla collettività, ossia dai loro stessi dipendenti, il passivo della ricostruzione dei loro impianti e dei loro patrimoni.

La rivendicazione dei partiti ufficiali comunista, socialista e cattolico per la socializzazione del latifondo, dei monopoli finanziari e di quelli industriali, significa tutto l’opposto di una confisca dei profitti per restituirli e distribuirli agli sfruttati – conquista che non è che una piccola frazione di quelle socialiste – perché significa praticamente la socializzazione delle passività dell’economia padronale italiana, sfiancata dalla sconfitta, in quanto il suo debito fallimentare sarà fatto pagare da tutti i lavoratori con ribadite condizioni sfavorevoli della loro retribuzione.

Il partito proletario si schiera decisamente contro le parole dello Stato-padrone, che non ha nulla in comune con le rivendicazioni dell’economia socialista, attuabili dal potere rivoluzionario contendendo il campo all’economia privata mercantile e monetaria su cui si basa lo sfruttamento capitalistico.

(Dalla «Piattaforma politica del Partito»)