[RG-74] Corso della crisi economica
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Il rapporto riguardava il lavoro di ordinamento e commento delle statistico sull’economia.
Il rallentamento mondiale della crescita della produzione di capitale prosegue lentamente senza precipitare. Non ci sono segni importanti di quelle temporanee inversioni della tendenza alla discesa dell’incremento relativo della produzione capitalistica, che hanno frenato il processo degli ultimi venticinque anni destinato a portare verso la grande crisi di bassi prezzi e violenta deflazione che precede la guerra.
Non modificano l’andamento depresso complessivo mondiale i segnali di resistenza alla crisi presenti in alcuni paesi: 1. lentezza del calo dagli alti livelli precedenti e dopo lunga espansione della crescita della produzione industriale negli Stati Uniti, 2. l’abbozzato risollevarsi dalla lunga crisi del capitale in Russia, 3. l’arresto della contrazione o l’avvio all’espansione in alcuni paesi asiatici colpiti dalla crisi del 1997, 4. la gradualità del ridimensionamento della forte crescita cinese.
Interpretati dalla borghesia come presagio di ripresa, gli aumenti recenti dopo lunga discesa dei prezzi di petrolio, metalli, produzioni minerarie e agricole sono per ora solo effetti immediati e temporanei di tagli produttivi concordati, sospensioni o cessazioni di attività di miniere, fonderie e piantagioni marginali, determinati dal consumo calante, che possono condurre a prezzi di produzione regolatori del mercato più bassi.
Gli altri dati dell’economia, oltre quelli fondamentali della produzione industriale, indicano che il movimento verso la deflazione continua (rallentamento drastico della crescita del commercio mondiale generalizzato in tutte le aree, calo forte in volume fisico e ancor più forte in valore monetario corrente (difficoltà di realizzo) con i connessi nuovi scontri commerciali protezionistici. Si osservano: 1. prezzi alla produzione, all’ingrosso e all’esportazione generalmente in discesa; 2. prezzi mondiali delle materie prime fortemente ribassati in particolare per le derrate agricole alimentari (sovrapproduzione ma umanità mai sfamata); 3. inflazione nei prezzi al consumo molto ridotta e persino negativa nei grandi industrialismi e insolitamente ridimensionatasi rapidamente nei paesi a moneta nazionale fortemente svalutata nelle crisi recenti. Anche questi dati mostrano la fase di sovrapproduzione cronica, la saturazione del mercato mondiale, l’insensata sovraccumulazione di capitale fisso in impianti condannati a sovrapprodurre per continuare ad ingigantirsi in una giostra catastrofica mossa con il tormento degli operai.
Il carattere non di breve periodo della crisi, che è accelerazione del processo seguito ai trent’anni di forte crescita del dopo guerra, si è dapprima manifestato alla fine degli anni ottanta in Giappone e Russia, poi sono passate le recessione congiunturali americana ed europea dei primi anni novanta, rapidamente o faticosamente; ma la crisi è proseguita e ha coinvolto via via altre aree del mondo, senza abbandonare la presa nelle zone già colpite; ora sta coinvolgendo l’Europa e si avvicina al centro mondiale del capitale.
Da più di quarant’anni il Partito sulla scorta dei dati statistici verifica nell’esperienza storica le tesi marxiste sulla curva di sviluppo e di crollo finale della società capitalistica. Tanto più avanza la sovrapproduzione in corso che conduce alla crisi di inter guerra, tanto più il capitale ha necessità di distruggere per accumulare nuovi profitti nella ricostruzione, tanto più la classe dominante deve condurre il proletariato alla ubriacatura patriottarda, formare i fronti imperialisti su cui schierare divisi i proletari, per risolvere la crisi prossima col grande macello imperialista.
La seconda parte del rapporto considerava alcuni degli elementi solitamente considerati come fattori del recente vigore relativo degli Stati Uniti.
1. La crescita (più veloce di quella della produzione) del credito interno, credito di capitale alle imprese, credito al consumo personale e per la speculazione di borsa, ossia debito non statale verso capitalisti monetari americani ed esteri. Si leggeva a questo proposito il paragrafo “La diavoleria monetaria” de “Il corso…” che ricorda come Marx facendo astrazione dal credito dimostri la catastrofe del capitale. La dimostrazione è per lo scambio a contanti quindi a maggior ragione si ha per lo scambio a credito, che rimanda solamente ma non elimina il vincolo dello scambio secondo la legge del valore; esalta sia l’espansione che il crollo della produzione; è non la causa ma il miglior veicolo della crisi. Non sarà il credito a dare una nuova era al capitalismo, ma sarà la legge del valore a saltare.
2. La crescita della produttività del lavoro vigorosa nel periodo ’90/98 nell’industria.Nel breve periodo dà un effetto, secondario e temporaneo, che favorisce l’accumulazione per l’aumento del plusvalore e della massa fisica dei prodotti della giornata lavorativa, come spiega il passo ” Produttività del lavoro” degli “Elementi dell’economia marxista” e quelli corrispondenti dei libri I e III de “Il Capitale”.
Ma l’aumento di produttività del lavoro vuol dire quello della composizione organica del capitale che ha l’effetto, dominante storicamente, della caduta del saggio del profitto e della decrescenza dell’incremento relativo del capitale ed inevitabile distruzione della legge capitalistica secondo la quale quanto maggiore è la potenza del lavoro salariato, tanto più è precaria l’esistenza proletaria.
3. La crescita più forte della popolazione per maggiore immigrazione e tasso di fertilità. L’influenza di questo fattore va studiata in base alla tesi marxista che l’aumento più rapido del capitale entra in conflitto con quello più lento della popolazione.
4. Sovrapprofitti alle aziende americane dal mercato mondiale in settori a progresso tecnico e innovazione recenti(questione distinta da quella dell’essere questi settori giovani a produzione pro capite non saturata). Il sovrapprofitto da monopolio dell’innovazione permette accumulazione potenziata fino alla divulgazione dell’innovazione; è analogo alla rendita assoluta fondiaria provenendo dagli impedimenti alla circolazione del capitale; è difeso dalla potenza americana con la condanna delle pratiche protezionistiche nazionali; non accresce il plusvalore mondiale estorto, ma di questo è semplice appropriazione al disopra del livello generale; fa crescere più velocemente, ma con sicuri crolli, il prezzo delle azioni, stimato considerando i profitti futuri sulla base effimera dei sovrapprofitti di oggi, perché il monopolio singolo sparirà. Ma sarà una società superiore a far sparire i ricorrenti monopoli del capitale sulle “forze produttive del cervello sociale”.
5. Debito estero crescente che finanzia la crescita della produzione in America. Triplicato negli anni dell’espansione ultima come saldo netto fra debiti e crediti esteri, compresi quelli statali, esclusi i debiti delle imprese non rimborsabili (azioni). Si riscontrava la sua ampiezza in aumento nel crescente deficit della bilancia del commercio estero e di quella comprendente anche i redditi da capitale. Ricordando che il debito estero è un dato patrimoniale a una certa data, si leggeva una citazione da ” Traiettoria e catastrofe della forma capitalistica nella classica monolitica costruzione del marxismo”, 1957, che chiarisce la distinzione nostra fra patrimonio e capitale,che riporta a quella fra lavoro accumulato e lavoro vivo.
Il debito estero è una questione sulla proprietà del capitale monetario; ma il saggio del profitto non dipende dalla composizione finanziaria del capitale, ma dal saggio di sfruttamento e dalla composizione organica: la crisi sarà generata dal calo del saggio del profitto e dalla mancata realizzazione del valore delle merci; allora il capitale industriale in America non potrà più giovarsi di credito sicuro a tassi d’interesse minori per via del dollaro forte e sempre accettato e di una borsa euforica. Esso è condannato a crescere sul credito, sul rafforzamento del dollaro e della borsa sulla forza del suo dominio politico- militare, pena il tonfo fragoroso suo e dei compari.